Saturday, July 31, 2010

French pigs...




Police filmed dragging women and babies during protest

Click here to watch the shocking video

Source: CNN

Summer Jamboree




6 agosto, Chuck Berry a Senigallia!!

Friday, July 30, 2010

Quando non ci sono parole...





Foto: Time

Olè!!

"La prohibición de los toros
Hoy me siento mucho mejor, es un gran día para todos aquellos que creemos en la justicia, la ética, la moral, el progreso humano, y la Libertad con mayúsculas que no se usa para torturar, matar, ni infringir sufrimiento a los animales. La tauromaquia muere por el mismo motivo por el cual se suprimió la tortura en las cárceles, la Inquisición, la explotación infantil y tantas lacras más del pasado por ser prácticas indignas, crueles y anacrónicas."

El Pais

Money and human rights

"According to one veteran diplomat: 'China is easier to do business with because it doesn't care about human rights in Africa - just as it doesn't care about them in its own country. All the Chinese care about is money.'"

Source: London Evening Standard

武汉东湖 Again on the East Lake, Wuhan

"Lakeside dramas", on Global Times (in English)

"东湖乐与怒", on Tudou (a video in Chinese language)

Meno male

"China rejects Western standards on human rights"

Read the article: ChinaDaily

Radical tent theatre in Beijing 北京,帐篷剧场

Radical tent theatre in Beijing, July 30th - Aug 2nd

Radical tent theatre from a person from Japan (Sakurai Daizo) which is going to take place in Beijing from today till August the second.

It takes place in a migrant village near the airport. There are people from the Academy
of Social Sciences involved as actors.

Here is the weblink:
http://tent-beijing.blog.sohu.com/

and this is where it takes place:
http://www.dagongwenhua.org.cn/

Con l'età...

"L'anarchismo umanitario ed un po' lacrimoso che può prolungarsi oltre l'adolescenza in certi bohemiens barbuti, si trasforma molto facilmente, con l'età, in un nichilismo fascistizzante, chiuso nel rimasticamento e nella ruminazione degli scandali e dei complotti"

Pierre Bourdieu, "La distinzione. Critica sociale del gusto"

Thursday, July 29, 2010

"We'll just have to get guns and be men"




"The End of Silence", by Elaine Brown, former Black Panter Party chairperson.

Have you ever stood
In the darkness of night
Screaming silently
You're a man
Have you ever hoped that
a time would come
when your voice could be heard
In a noon-day sun
Have you waited so long
'Til your unheard song
Has stripped away your very soul.

Well then, believe it my friend
That this silence will end
We'll just have to get guns
and be men

Has a cry to live
When your brain is dead
Made your body tremble so.
And have unseen chains
Of too many years
Hurt you so bad 'til you can't
Shed tears
Have so many vows
From so many mouths
Made you know that words
Are just words
Well then, believe it my friend
That this silence will end
We'll just have to get guns
and be men

You know that dignity
Not just equality
Is what makes a man a man
And so you laugh at laws
Passed by a silly lot
That tell you to give thanks
For what you've already
Got
And you can't go on
with this time-worn song
That just won't change the way
You feel.
Well then, believe it my friend
That this silence will end
We'll just have to get guns
and be men

You don't want to think
You just want to drink
Both the sweet wine and the gall
You been burning inside
For so long a while
'Til Your old time grin
is now a crazed man's smile
And the goal's so clear
And the time so near
You'll make it or
You'll break the plow
Well then, believe it my friend
That this silence will end
We'll just have to get guns
and be men

Yes it's time you know
Who you really are
And not try whitewash the truth.
You're a man you see
And a man must be
Whatever he'll be or he
won't be free
If he's bound up so tight
He'll hold back the night
And their won't be no light
For day
Well then, believe it my friend
That this silence will end
We'll just have to get guns
and be men.

Sand Grain

The island nation of Cape Verde is running out of fish but so is the EU. To secure fishing treaties, the EU uses it's arsenal of embargo, black list and corruption. This is the personal story of Jose Fortes, how the EU treaties affect his family and friends in the fishing village of Ribeira da Barca and how people have to destroy their environment to be able to survive.

Watch "Sand Grain" trailer here.

Sulle tradizioni

«Le “tradizioni” che ci appaiono, o si pretendono, antiche hanno spesso un’origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta»

Eric J. Hobsbawm in «L’invenzione della tradizione»

Wednesday, July 28, 2010

Qualche film...

"Il sapore della ciliegia", di Abbas Kiarostami. Consigliato agli aspiranti suicidi.

"Suburbia", di Penelope Spheeris. Giovani punk, giovani per sempre.

"Seize The Time (Afferra il tempo)", di Antonello Branca. Un docu-film sulle Black Panthers americane negli anni settanta.

"Sotto gli ulivi", di Abbas Kiarostami. Un film per giovani innamorati.

"La stella che non c'è", di Gianni Amelio. Un'immagine sorprendentemente abbastanza veritiera della Cina.

"Barton Fink - È successo a Hollywood", dei fratelli Coen. Un film per giovani scrittori alcolizzati.

Tuesday, July 27, 2010

Moravia in Cina

- Perché parlare di amore quando si tratta in realtà di un rapporto meccanico? Il membro virile entra ed esce, come uno stantuffo, dentro e fuori dal sesso femminile. A un certo grado di eccitazione provocato dallo sfregamento, lo sperma si scarica e il bambino è concepito. Che ha, tutto questo, a che fare con l’amore?

- Quei due si amavano. Potevano amarsi. Che ne sappiamo?

- L’amore non porta al rapporto sessuale, porta alla castità.



"La rivoluzione culturale in Cina", Alberto Moravia

Teatro cazzo!

Geniale Tetsuya Ishida







Foto da ChinaSmack

Monday, July 26, 2010

China’s Money and Migrants Pour Into Tibet

"“Why did I come here? To make money, of course!” said Xiong Zhahua, a migrant from Sichuan Province who spends five months a year running a restaurant on the shores of chilly Nam Tso, the lake north of Lhasa."

Read all the article: The New York Times

Lesbiche cinesi 中国女同性恋

"Pubblichiamo un secondo estratto del testo della sociologa e sessuologa Li Yinhe, Sessualità e amore delle donne cinesi. Apparso per la prima volta nel 1998, il testo è piuttosto diretto ed esplicito e, attraverso interviste a donne omossessuali e non, racconta le esperienze sessuali e affettive di molte lesbiche e quello che le donne eterosessuali intervistate pensano di loro. L’autrice, una delle più note attiviste per i diritti LGBT, narra attraverso la voce di più donne della scoperta del piacere fi sico provato nel rapporto sessuale con un’altra donna. Molte donne che hanno una vita sessuale piatta con il proprio marito scoprono di essere omosessuali quando hanno la prima esperienza con una persona dello stesso sesso e provano per la prima volta l’eccitazione sessuale. Dalle interviste alle donne eterosessuali emerge una generale tolleranza nei confronti delle lesbiche e un’assenza di giudizio morale, al contrario delle posizioni dominanti in ambito maschile.
L’omosessualità in Cina è ancora un tabù, nonostante negli ultimi anni le cose siano cambiate molto: l’omosessualità non è più reato in Cina dal 1997 ed è stata cancellata dall’elenco delle malattie mentali dell’Associazione Psichiatrica Cinese nel 2001; sono nate molte organizzazioni LGBT (lesbian, gay, bisexual, transsexual) cinesi attive soprattutto nei grandi centri culturali come Pechino, festival cinematografi ci e manifestazioni a tematica omosessuale e nel 2009 a Shanghai si è svolto il primo Pride. (A.Z.)"


Fonte e articolo: Polonews

Il cielo come lavagna da colorare








Festa di Sant'Anna, Porto Potenza Picena (MC), 25 luglio 2010

Lo sguardo delle donne




Lo squardo delle donne. Dai macchiaioli a Modigliani.
Immagini femminili nell'arte dall'Unità d'Italia al primo conflitto mondiale

Comune di Civitanova Marche
Civitanova Alta, Auditorium Sant'Agostino

dal 18 luglio al 31 agosto, dalle 19.00 alle 23.30
dal 1 settembre al 19 settembre, dalle 17.00 alle 20.00
chiuso il lunedì

3 euro il biglietto

Sunday, July 25, 2010

"la spazzatura non conosce distinzioni di classe nella capitale afgana"

"Benvenuti a Kabul, città-spazzatura
Francesca Marretta da Kabul

Almeno una cosa accomuna i notabili di Kabul che abitano nelle ville lussuose del quartiere di Wazir Akbar Khan, con le larghe frange della popolazione che vive miseramente sulle colline affacciate sull’omonimo lungo fiume, ammasso di case costruite col fango, legna e paglia. Che si giri nel quartiere dei ricchi, in cui vivono Warlords, come contractors stranieri e ministri, che pagano anche fino 10mila dollari al mese per un appartamento di cinque stanze, o tra i vicoletti e le scalinate polverose che si arrampicano sulle tra le casette dei morti di fame, si respirano gli stessi colibatteri, trasportati dalla brezza che, pur nella calura estiva, comuqnue spira a duemila metri. In questa stagion dell’anno, il sole asciuga le fogne di Kabul, tutte a cielo aperto. Vapori che ti riempoiono naso e polmoni. Anche la spazzatura non conosce distinzioni di classe nella capitale afgana."

Leggi tutto l'articolo: Liberazione

Juvenile Delinquency, call for papers

Juvenile Delinquency in the 19th and 20th Centuries: East-West Comparisons

CALL FOR PAPERS

Juvenile Delinquency in the 19th and 20th Centuries:

East-West Comparisons

12th and 13th March 2011

Centre for British Studies, Humboldt University, Berlin

The history of juvenile delinquency has too often been written from an exclusively national perspective with little in the way of comparative or transnational studies. Particularly lacking are comparisons between the construction and understanding of juvenile delinquency in the cultural fields of East and West. How have attempts to define and problematise child and youth behaviours differed between Eastern and Western cultures? Have children and childhood been imagined differently in East and West? How have cultural constructions of the young affected the ways in which the behaviour of children and young people has been classified and understood in different societies? Is `juvenile delinquency´ a peculiarly western idea?

This two-day conference seeks to bring together scholars at all levels working in a variety of fields including history, sociology, literary studies, geography, anthropology and ethnography, to discuss these and related questions. It is hoped that such discussions will lead to a more nuanced understanding of the ways in which concepts of childhood, youth and delinquency have been shaped by particular cultural contexts.

Although we welcome papers based on the specific research areas of speakers, we ask that participants choose topics which are broad enough to function as the basis of comparison with other papers. It is hoped that an edited volume containing selected papers will be published after the conference. Potential topics for papers include but are not limited to:

* Definitions of juvenile delinquency
* Cross-cultural constructions of children, childhood and youth
* Delinquency as a Western/Eastern construct
* Generational relations
* Educational systems
* Governmental and legal responses
* Young people and revolution
* Young people and war
* Gender and delinquency
* Class and delinquency
* Race and delinquency
* Sexuality and delinquency
* Portrayals of delinquency in art or in the media

Abstract Deadline: 15th October 2010

We welcome proposals for both panels and individual papers. Abstracts should be no more than 300 words. Please ensure that a title, your name, affiliation and email address are included with your abstract. Please send abstracts and a short bio to:

heather.ellis@staff.hu-berlin.de

http://www.gbz.hu-berlin.de/staff/staff/juveniledelinquencyconference

Conference Organizers: Heather Ellis, Humboldt University, Berlin
Lily Chang, University of Oxford

Saturday, July 24, 2010

Lavorare tutti/e, lavorare gratis...

"Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo"

Jerome Klapka Jerome (1859 – 1927)

Sesso illegale

LICENZIOSITÀ DI GRUPPO
Il sesso è un reato, il partito comunista continua a comandare anche nelle camere da letto.

In Cina la tortura, durante un interrogatorio di polizia, è ammessa. Il sesso invece rimane un reato. Fino al 1997 avere una relazione al di fuori del matrimonio era considerato «teppismo». Nei primi anni 80 un uomo, ritenuto promotore di un «gruppo immorale», fu condannato a morte. La legge 301 prevede oggi pene meno definitive. I colpevoli di violare «l’etica dello Stato» possono però scontare fino a cinque
anni di carcere. In realtà l’offerta di sesso a pagamento non è mai stata generosa quanto oggi. I cinesi guadagnano di più, milioni di emigrati lavorano lontano da casa, milioni di donne si trasferiscono dai villaggi nelle città. Un popolo di individui soli, incapaci di dare un senso alla vita, anestetizza il dolore che lo travolge affollando locali notturni, saloni per massaggi o parrucchieri dove la compagnia di un’estranea costa pochi yuan. Non è un mercato ossessivo e obbligatorio come quello del Giappone, dove i «piccoli giochi» del dopo-lavoro sono indispensabili
per guadagnare il rispetto dei colleghi. Ma con il tempo, e grazie all’esempio di vecchi funzionari di partito sempre accompagnati da stormi di ragazzine, anche i cinesi si stavano convincendo di un lento ritiro del potere dalla loro esistenza
privata. Alcuni episodi testimoniano che si sono sbagliati. Per la prima volta, dopo vent’anni, un articolo della legge sul «teppismo sessuale» è stato applicato contro un irreprensibile professore di informatica di Nanchino. Ma Yaohai, 53 anni, aveva organizzato una compagnia di coppie disposte allo scambio dei partner. Dopo otto mesi di carcere è stato condannato a tre anni e mezzo per il reato di «licenziosità folle». Si è difeso chiedendo alla corte in che modo, dal divano di casa, avrebbe
potuto «sconvolgere l’ordine sociale». I giudici hanno risposto che dal 1997 la Cina vieta gli «incontri promiscui». Ma Yaohai ha perso il lavoro e il giorno in cui tornerà libero sarà costretto a sopravvivere grazie alla pensione che il morbo di
Alzheimer garantisce alla madre. La corte di Dongguang si è occupata invece di una studentessa di 17 anni. Un filmato, finito in Rete, la ritrae mentre intrattiene due uomini nudi. Anche lei è finita in carcere e dopo ventisei giorni è stata processata per «licenziosità di gruppo». Li Yinhe, sociologa dell’Accademia cinese di scienze sociali, ha accusato le autorità di «voler gestire e controllare la popolazione secondo norme che esse stesse non condividono e non rispettano». Alcuni giuristi hanno ammesso che il reato di «licenziosità» è assai vago e che il codice non chiarisce «il valore etico da cui il sesso dovrebbe allontanare». Centinaia di studenti universitari hanno protestato rifiutandosi di partecipare alle lezioni. Non chiedono solo che la diciassettenne venga assolta. Vogliono che i presidi smettano di applicare una legge, per altro sospesa, che vieta «baci e abbracci dentro il
perimetro degli atenei». Centinaia di ragazzi, sorpresi in effusioni, sono stati esclusi dagli esami e privati della possibilità di trovare un lavoro. La situazione, negli ultimi giorni, è però precipitata. Una giovane insegnante di Hefei, nella Cina
centrale, è stata accusata di aver sedotto novecento allievi in tre anni, tutti minorenni. Centinaia di famiglie l’hanno denunciata, ottendendo licenziamento e arresto. La professoressa ha infine ammesso cento relazioni in tre anni e i giudici sono in grave imbarazzo. La donna è celibe, come i suoi studenti, e lo Stato non persegue i flirt tra due individui consenzienti e non sposati. I genitori dei ragazzi pretendono di «essere risarciti» per un «comportamento immorale». La Cina scopre così di non sapere quale sia oggi esattamente la sua morale e il partito comunista fatica a chiarire i princìpi che lo autorizzano a comandare anche in camera da letto. Il Quotidiano del Popolo si è richiamato all’«etica tradizionale
della patria». Migliaia di persone, su internet, hanno definito la formula «ridicola» e chiesto al governo di stabilire se anche «innamorarsi sia illegale» e quale sia eventualmente «la prova da esibire per certificare l’amore». Nessuno ha risposto, tranne un giudice dello Yunnan. Ha assolto un alto funzionario pubblico accusato di aver stuprato una tredicenne. L’esame osseo ha provato che la ragazza, di anni, ne aveva sedici. Dunque, «licenziosità non provata».

Autore: Giampaolo Visetti

Post conference

POSTFEMINIST POSTMORTEMS? GENDER, SEXUALITIES AND MULTIPLE MODERNITIES
Annual Conference of the Department of English, Delhi University, India
February 14-16, 2011

Feminisms and modernities have had a long and interlocked history. Now that we are, arguably, in a post-feminist, post-modern era, is it a fitting moment to stop and take stock of this critical encounter?

This provocation emerges out of a particular trajectory of debates, controversies and confrontations in gender studies over the past two decades. Judith Butler?s Gender Trouble (1990) destabilised understandings of these interlocked categories about two decades after feminism emerged as a serious tool of critical inquiry. In 1990, also, Gayatri Spivak in The Postcolonial Critic re-located critical feminisms outside the Anglophone world.

As a result of such foundational interventions, gender and modernities have encountered each other in and across unlikely cultural geographies, and have produced unforeseen critical progeny. Recent developments, in particular, dislocate any universalist assumption behind such mercurial categories, and allow us to re-conceptualize both gender and modernities across multiple spatial coordinates spanning innovative understandings of postcolonial feminisms, queer studies, performance/film studies, legal studies and so forth. Following on leads offered by such significant scholarship in these areas, this conference in the 21st century will look for fresh evaluations of modernities and gender across the arts and social sciences. The conference will seek to understand the complex interactions of gender/sexualities with a large array of social identifications including race, class, nation and caste within the framework of modernities across literatures, cinema, art, music, dance, photography and theatre in western as well as in post/neo/colonial sites.

Possible topics may include but are not restricted to:
* Literary modernity and gendered politics
* Sexualities and contemporary modernities
* Queer politics and cultural tropes
* Postfeminist interventions and contemporary frames of knowledge
* Reframing political thought and gendered citizenship
* The gendered subaltern and modern historiographies
* Gender, sexualities, and everyday life
* Postfeminist geographies and locational politics
* Metropolitan modernities and feminist interventions
* Gender, sexualities and contemporary visual cultures
* Genres of modernity
* Postsecular interrogations
* Consuming modernities and public/private spaces
* Performing gender and modernities
* Gender and science/technology
* Sexual minorities and contemporary legal discourses
* Class, caste and gendered politics
* Islam, the veil and the West
* Gender and development/environment
* Radical queernesses
* Violence, sexuality and power
* The desiring/desired body
* Affective modernities

Please send your abstract (300 words) and a brief bionote (150 words) to the following email or postal address by October 31, 2010:

DUgendermodernitiesconf@gmail.com

DU Gender & Modernities Conference 2011
Department of English
Delhi University
Delhi - 110007

Friday, July 23, 2010

Le vacanze in Cina. E quelle in Italia.

Da anni, vivendo in Cina, impazzisco cercando di capire un minimo il rapporto che i cinesi hanno col lavoro. E di farlo confrontando il tutto con quanto accade in Italia. O nel mondo occidentale, civile, democratico, sviluppato e come minchia ci chiamiamo.

Spesso un occidentale al suo primo viaggio in Cina orripilisce (non credo si dica così, ma il termine mi piace) nel vedere le condizioni di lavoro (e di vita) di molti cinesi. Se poi resta più a lungo non ci mette molto a lamentarsi di come lavorano i cinesi: “Non hanno voglia di lavorare”, “Non fanno quello che dici”, “Fanno tutto male”, “Sono sporchi e maleducati”. Commenti che non commento.

Voglio invece spendere due parole sul rapporto cinese-lavoro-vacanza e italiano-lavoro-vacanza. E so già che se qualche sindacalista legge questo mi denuncerà alle autorità competenti.

Son tornato in Italia da tre settimane e una cosa che non ricordavo è la seguente: cazzo, i negozi sono sempre chiusi. E anche gli uffici. Cazzo, ma voi italiani non lavorate mai!? Io no, non lavoro, ma questo non c’entra. Dico, è mai possibile che una pizzeria apra alle 11.00 per chiudere alle 13.00? Poi in caso riapre alle 17.00 e chiude alle 22.00!? Uffici aperti due ore al giorno!? Negozi con le saracinesche sempre abbassate, perché?!
Qualche ipotesi: C’è poco lavoro. Pochi clienti, c’è crisi, è inutile tenere aperto. O forse sono in sciopero. O forse sono le vacanze. O forse è così è basta.
In Cina invece il paradigma è un altro: se lavoro guadagno. Se non lavoro non guadagno. Se il lavoro serve a guadagnare, allora più lavoro più guadagno, se non guadagno cosa lavoro a fare? Dunque lavoro 21 ore al giorno tutti i giorni, così guadagno molti soldi, faccio questa vita per dieci vent’anni e poi vado in pensione.
Giusto o sbagliato, condivisibile o meno, molti cinesi fanno lo stesso anche in Italia e voi italiani che vivete in Italia lo sapete meglio di me: la domenica è tutto chiuso, se voglio farmi una scopata devo chiedere i profilattici al mio pusher oppure prendere l’auto e andare alla farmacia più vicina, a quaranta chilometri da qui. La domenica quasi tutti i ristoranti italiani son chiusi (è il “riposo settimanale”) e i cinesi ne approfittano per tenere aperti i loro, perché pensano: “Se gli altri son chiusi, tutti i clienti verranno da me”. Non fa una piega. Ma il ristoratore italiano criticherà: “E il giorno di riposo?” e il cinese pronto risponderà: “Se volevo andarmi a riposare non venivano in Italia. Sono giovane, devo solo lavorare e guadagnare, sposarmi, fare figli e mantenerli. Quando sarò vecchio loro si occuperanno di me”.

In Cina anche durante le vacanze negozi e uffici sono aperti, eccezion fatta forse per il capodanno cinese e la festa di primavera. Invece in Italia le settimane attorno a ferragosto sono periodo di chiusura totale per tutti. Chiuderebbero anche gli ospedali se potessero: di sicuro i medici se ne vanno al mare, restano solo giovani infermieri a “fare tirocinio”, ovvero lavorare gratis.

Possibili conclusioni:

- Magari gli italiani non lavorano per fare soldi, ma solo per piacere. Ma se lavorano per piacere perché hanno bisogno di vacanze?

- Oppure la questione è semplicemente religiosa (ovvero culturale): per dictat divino i musulmani riposano il venerdì, gli ebrei il sabato e i cristiani la domenica. In Cina, dove dio non c’è (e Confucio si è dimenticato di comandare il giorno di riposo) e i sindacati han smesso di fare il loro mestiere appena i comunisti sono andati al potere, riposo e vacanze sono solo lussi borghesi. E si lavora perché chi non lavora non mangia. Magari!

Come andare in paranoia a spasso con un cane

Di ritorno in questo tranquillo borgo noto come “Macerata – città della pace” (a cui qualcuno ha giustamente aggiunto “eterna”), mi rilasso dal caos snervante di Pechino e mi godo mare e campagna che questa terra offre. In sella al motorino gironzolo per le strade semivuote di questa cittadina delle colline marchigiane. E mi fermo a pensare. E riflettere. La Cina, il dottorato, la vita pechinese… sembra tutto così lontano. La mia mente è catturata da queste quattro case e campagna all’orizzonte. Realtà che fino alla fine del liceo sentivo in qualche modo davvero “mie” e che negli ultimi dieci anni ho invece un po’ perso di vista.

Perso di vista come tante delle persone che un tempo conoscevo e bazzicavo. Amici, compagni di classe, compagni di sbronze, compagni di squadra, parenti, conoscenti, vicini di casa.

E ti capita, passeggiando nel tuo vecchio quartiere, di incontrare quella ragazza a spasso col cane. L’ultima volta che l’hai vista facevi la medie. Saranno passati quindici anni. Era carina allora e ora oltre ad essere carina è anche donna. E porta a spasso il cane.

“Ma tu non sei…?!”
“Sì… e tu sei… !”
Momento di imbarazzo generale e reciproco sorrisetto. Per fortuna lei rompe il ghiaccio:
“Mi hanno detto che hai vissuto a Roma. E poi in Cina”
“Sì… e invece… tu… cosa hai fatto negli ultimi quindici anni?!”
“Beh… vediamo… tu cosa hai fatto negli ultimi quindici anni?”
E qui ti fermi un attimo a pensare, perché la domanda è intelligente assai… che cazzo ho fatto negli ultimi quindici anni? Come nel film di Antonio Albanese, quel tipo che si ferma a pensare… gli ultimi quindici anni… cosa cazzo ho fatto negli ultimi quindici anni!?!?

Inchiesta sui preti gay




"Le notti brave dei preti gay: una grande inchiesta in edicola con Panorama

Un’inchiesta con telecamera nascosta, seguita da verifiche minuziose. Per venti giorni un giornalista affiancato da un «complice», si è infiltrato nelle serate brave di alcuni sacerdoti. Tutti i video sulla versione iPad di Panorama"

Da: Panorama

Thursday, July 22, 2010

Marche Punk!!




LA PORVERA FESTIVAL MARCHE PUNK

Inizio concerto: venerdì 23 luglio, dalle 18.00

Parco Villa Fermani, CORRIDONIA (MC)

Sarà una serata di solo chaos, con soli gruppi hc & street punk oltre ai gruppi della provincia saranno presenti: PUBBLICO OLTRAGGIO (Milano), BLOODY RIOT (Roma), BECAUSE THE BEAN (Emilia Romagna)e FINAL RESISTANCE

Grazie

Giovane nigeriana rimpatriata rischia la pena di morte




"Arrestata e rimpatriata in tutta fretta nel suo paese rischia la pena di morte. Questa storia che poco clamore mediatico ha suscitato, (fatta salva l’edizione bolognese di Repubblica, l'agenzia Ansa e pochi altri), ha dei contorni assurdi quasi grotteschi, ancora una volta frutto della deriva securitaria della democratica Italia. Questi in breve i fatti, come sono stati ricostruiti dal legale, Alessandro Vitale, che ha reso nota la vicenda."


Articolo e foto: Articolo 21

The God's Smuggler... in China!!




Click here to read the comic (pdf version)

Ecco l'articolo che aspettavo da tempo




Annoiati e contenti:il consiglio dell’estate

Il divertimento forzato è roba da carcerati del tempo. Meglio una noia calcolata, ben diversa da ozio e pigrizia

Se volete un consiglio per un’attività estiva, eccolo: annoiatevi. Provare ad annoiarsi è più difficile che tentare di divertirsi. Bisogna saper resistere alla fretta, agli amici, alle occasioni e ai cattivi pensieri, uno su tutti: sto sprecando il mio tempo. Invece chi si annoia oggi si prepara a divertirsi domani.

Il divertimento forzato è roba da carcerati del tempo. Fare il bagno nel mare una notte è meraviglioso; fare il bagno nel mare tutte le notti è banale (umido e stancante). Aspettare l’alba una volta con gli amici, e bere un cappuccino all’apertura dei bar, è memorabile. Fare l’alba tutti i giorni è una noiosa manipolazione dei fusi orari: uno vive sull’orario di Fort Lauderdale anche se è in vacanza a Forte dei Marmi. Il cappuccino lo fanno sia qui che là.

Le transumanze serali dei condannati al divertimento, in questa rotonda estate 2010, muovono a compassione. Stessi aperitivi, stesse frasi («Ehi raga, e adesso?»), stesse sigarette, stessi posti, stessi orari, stessa aria da comparse pubblicitarie. Solo gli adolescenti hanno la facoltà dell’uniformità; dai diciott’anni in poi si ha il dovere d’inventarsi almeno il tempo libero, visto che il resto è spesso obbligato.

L’Italia stesa al sole offre molte possibilità. Annoiarsi — senza esagerare— è una bella soluzione. Un modo sano per ripristinare un circolo virtuoso: mi annoio, mi vien voglia di divertirmi, mi diverto, mi stanco, mi riposo, mi annoio. Leggete Il tempo breve di Marco Niada (Garzanti): è un antidoto al veleno della frenesia.

La serata perfetta non è un diritto costituzionale, ma il frutto di pazienza, intuizione e combinazione. Non è neppure qualcosa che si compra: i soldi, in questa materia, sono utili, ma non garantiscono. Se avete dubbi provate a frequentare i luoghi dei ricchissimi: chissà cosa darebbero per divertirsi come a vent’anni, con una vespa e una birra.

Il divertimento continuo e obbligatorio sta provocando disastri. Per compensare l’eccitazione che scende si cercano stimoli sempre maggiori: più posti, più strada, più forte, più rischi e meno scrupoli. Prima o poi, venuta a noia anche l’orrenda equazione nordeuropea (sono ubriaco = mi diverto), arriva l’amico dell’amico che ha polvere in tasca (e sabbia al posto del cervello): e qualcuno, invece d’insultarlo, aspetta il suo turno.

La medicina, dicevo, è la noia. Una noia calcolata e coltivata, troppo razionale per essere ozio e troppo occasionale per diventar pigrizia. Aspettare le cinque del pomeriggio nella penombra dietro una persiana, con un libro e un marito, entrambi così così. Curare il giardino, quand’è chiaro che è lui a curare noi. Lavare la macchina pensando al primo sorso di birra. Guardare, dall’alto di un albergo o una collina, l’ingannevole ordine di una spiaggia, il luogo dove l’Italia scende nel mare, che le perdona quanto ha combinato più su.


Da: Corriere della Sera
Autore: Beppe Severgnini

Chu Chapei, the Chinese Makhno

"In China, Anarchist guerrillas fought the Manchu (Monarchists), Guomindang (Nationalists) and Japanese. Chu Chapei, an Anarchist guerrilla organizer in Yunnan Province in southern China, patterned himself after Nestor Makhno."

Source: "Anarchy: an history of anti-racism"

Wednesday, July 21, 2010

Pechino, mostra fotografica




"La Solita Beijing"
Scatti e impressioni della comunità italiana a Pechino
Istituto italiano di cultura, Pechino
23 luglio - 3 settembre (lunedì - venerdì)
Ingresso libero

Pechino, in sedici fotografie di italiani residenti in Cina. Non un occhio stupito dalla magnificenza di architetture o dai tetti dorati, che tanto colpiscono tutti, da Marco Polo ai milioni di turisti di oggi, bensì uno sguardo disincantato ma non per questo privo di passione per questa grande capitale.

Capaci d'indignarci non siamo più...




"Fiat, partecipò al presidio a Pomigliano: licenziato operaio di Termoli

La notizia è rimbalzata a livello nazionale in pochi minuti. Giovanni Musacchio, lavoratore 32enne di Portocannone della Fiat Powertrain, è stato licenziato dall’azienda per aver partecipato alla protesta di Pomigliano d’Arco, nella famosa giornata del 22 giugno scorso, nella quale si è svolto il referendum sul tanto contestato piano di investimento proposto da Sergio Marchionne. La notizia è stata comunicata a Musacchio - componente del coordinamento provinciale dello Slai Cobas, e tra l’altro nipote di Stefano Musacchio, anche lui lavoratore licenziato tempo fa per aver esposto in fabbrica la bandiera della pace e poi reintegrato dopo il ricorso mentre stava entrando nei cancelli dell’impianto per cominciare il turno di lavoro nell’unità cambi, dove lavorava da 12 anni.

«E’ inammissibile, un atto gravissimo di repressione - commenta Andrea Di Paolo, rsu di stabilimento e coordinatore provinciale dello Slai Cobas - gli è stato contestato di aver utilizzato un permesso per accudire la figlia, e di essere stato presente alla manifestazione, insieme alla delegazione che era partita al mattino. Musacchio aveva assolto i suoi impegni, motivati con tanto di certificato medico, ci ha raggiunti il pomeriggio a Pomigliano per il presidio. Alla comunicazione sono state allegate anche le fotografie prese da Repubblica, come prova della sua presenza davanti ai cancelli dell’impianto di Giambattista Vico».

«Sono giornate intense di scioperi interni e di assemblee, per esprimere il nostro dissenso contro il piano Marchionne e per il mancato premio di produzione - aggiunge Di Paolo - ci sentiamo osservati, non siamo né terroristi né delinquenti, noi ci alziamo la mattina per lavorare, non ci si può attaccare alla vita privata dei dipendenti. E’ un episodio gravissimo, ignobile verso le maestranze. Ora stiamo facendo una quadra della situazione, insieme al coordinamento nazionale». Prima del licenziamento di Musacchio, a livello nazionale altri due operai sono stati sospesi dal lavoro altr 3 operai a Melfi due dei quali delegati Fiom e un impiegato di Mirafiori, componente della Cgil. Dopo l’ennesimo icenziamento crese la tensione tra il Lingotto e i sindacati.Intanto il coordinamento nazionale della Fiom ha proclamato uno sciopero di 2 ore per venerdì 23 luglio in tutti gli stabilimenti e ha organizzato per il mercoledì seguente un incontro in piazza Montecitorio con i gruppi parlamentari e le forze politiche per «denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio in Fiat». Le modalità, informa una nota, saranno gestite a livello di stabilimento. “La Fiat”, si legge nel comunicato, ”ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti. Alle lavoratrici ed ai lavoratori, con salari già bassi, non vuole dare niente”. Tre le rivendicazioni della Fiom: ”la corresponsione immediata di una cifra non inferiore quella dell’anno scorso 600-800 euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in Cassa integrazione; il ritiro dei licenziamenti a carattere intimidatorio a Melfi e a Mirafiori; l’apertura di un negoziato sulle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo connesse alla costituzione di due società (Auto e Fiat Industrial), respingendo la strategia perseguita a Pomigliano di contrapporre lavoro e diritti”."

Fonte: Liberazione
Immagine: L'Espresso

Tuesday, July 20, 2010

China, one country one language 一国一语

Vattene o muori

"Un libro di memorie di una transessuale nata e cresciuta in Algeria, tra abusi, discriminazione e minacce.

Con una decisione molto coraggiosa e senza precedenti, un pioniere del movimento
transgender del mondo arabo ha deciso di raccontare in un libro la sua lotta per diventare una donna. In Mouzakarat Randa al-Trans, scritto con l’aiuto del giornalista Hazem Saghieh, Randa, che per l’anagrafe algerina è Fuad, ha dovuto difendere la sua scelta contro la cultura familiare, sociale e religiosa del suo paese. Nel corso degli anni Randa è stata minacciata più di una volta. La polizia algerina aveva un dossier su di lei. Nell’aprile del 2009 ha ricevuto un ultimatum:
dieci giorni di tempo, andarsene o morire. Dato che per lei era impossibile andare
in Europa, Randa è partita per il Libano. A Beirut, oggi, vive come una donna, in attesa di compiere l’operazione per cambiare sesso. Anche in Libano l’omosessualità è criminalizzata, ma è una società tollerante rispetto al resto del mondo arabo e soprattutto la legge non vieta il cambiamento di sesso. Sydney Morning Herald"


Fonte: Internazionale 16/22 luglio 2010

Rapite a vita

"Nella regione dello Svaneti, in Georgia, molti uomini sequestrano le donne che scelgono come spose. Il reportage di Stéphane Remael

Rapite, stuprate e poi sposate: è il destino di molte donne dello Svaneti, una regione montuosa nel nordovest della Georgia. In base a un’antica tradizione caucasica, le donne sequestrate sono rinchiuse nelle torri medievali della regione inché accettano di sposare i loro rapitori. Alcune riescono a scappare e tornano dalle loro famiglie. Ma, considerate impure e disprezzate dagli abitanti dei villaggi, spesso iniscono per tornare dall’uomo che le ha rapite (lo fanno anche
per salvare l’onore della famiglia ed evitare guerre tra clan). Oggi, con la progressiva apertura della regione verso l’esterno, le cose stanno cambiando e molti giovani riiutano i rapimenti. Il crollo dell’Unione Sovietica e la guerra civile in Georgia hanno fatto precipitare lo Svaneti nel caos. La criminalità è diventata
incontrollabile e sono aumentati i rischi anche per i turisti. Nel 2004 la polizia georgiana ha lanciato un’operazione per paciicare la regione, patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1996."

Fonte: Internazionale 16/22 luglio 2010

Nove anni fa...

Up the yangtze

"“Ci sono tre metodi attraverso i quali raggiungere la saggezza:

Primo: la riflessione, il più nobile. Secondo: l’imitazione, il più semplice. Terzo: l’esperienza, il più amaro”

E’ la citazione di Confucio che Yung Chang, regista cino-canadese sceglie come incipit di Up The Yangtze, un sorprendente documentario sullo scontro culturale e la cancellazione della propria storia conseguenti al miracolo economico cinese."


Articolo e video su: IlFattoQuotidiano

Monday, July 19, 2010

La Iglesia Católica...

"Fundamentos, actitudes y comportamientos de una organización criminal: La Iglesia Católica"

by Audiovisuales CNT Madrid

Viaggiare cazzo. E gratis.

"How many people use alone their car for work, study or else, even several times a week? RoadSharing.com is an easy way to find someone to share a trip with, is a meeting point between those who offer and those who look for a lift and it is the best way to save money, pollute less and meet new friends!"

Autostop and Carpooling for commuters, free Car sharing and Hitchhiking service

"CouchSurfing is an international non-profit network that connects travelers with locals in over 230 countries and territories around the world. Since 2004, members have been using our system to come together for cultural exchange, friendship, and learning experiences. Today, over a million people who might otherwise never meet are able to share hospitality and cultural understanding."


CouchSurfing

Sembra così lontana, Pechino

Revolución y Guerra Civil en España



74 aniversario de la Guerra Civil Española. Tras liberar a Barcelona del yugo del fascismo, la Columna Durruti se lanza hacia Aragón para liberar a los hermanos Aragoneses. "Atención, atención...desde Barcelona os habla Buenaventura Durruti". El camarada Durruti anuncia a los obreros de Barcelona la marcha para liberar Zaragoza. Esta y otras imágenes, como la de los obreros catalanes comiendo en el majestuoso hotel Ritz de Barcelona después de haber sido arrebatado a la burguesía, son algunas de las escenas antológicas de este documental.

"La Guerra Civil en España. La Revolución obrera y campesina que estalló en aquellos años fue ahogada en sangre por medio de la guerra civil lanzada por los franquistas. Esta derrota abrió el camino a la mayor masacre del Siglo XX, la Segunda Guerra Mundial. Con el tiempo quedó el recuerdo de dos campos militares enfrentados. Pero había una revolución social en marcha que fue traicionada por las direcciones reformistas. Esta es la historia de la guerra civil dentro de la guerra civil.
El nuevo documental, realizado por Contraimagen, en colaboración con el Instituto del Pensamiento Socialista Karl Marx y el PTS, Partido de Trabajadores Socialistas, tiene el objetivo de ofrecer una visión marxista revolucionaria, trotskista, de aquellos acontecimientos que fueron una de las grandes epopeyas de la clase obrera mundial. Es también un homenaje a los hombres y mujeres que, contra todo y contra todos, quisieron tomar el cielo por asalto en la Península Ibérica en la década del 30."

Revolución y Guerra Civil en España

Saturday, July 17, 2010

North Korean propaganda




"Posters Show Smashed Ship
2010-07-15
North Korean propaganda posters now circulating seem to be referring to a recent attack on the South Korean vessel Cheonan, which Pyongyang has denied."

Source: RFA

Friday, July 16, 2010

Hu Shi, missionaries, and women's rights

"I often ask myself: why is China this messed up? Everyone has their own intelligent answer to this question, but my answer is: China is this messed up all because our forefathers were too unfair to our women."

Source: Danwei

Two PKU Professors on China’s Youth

"In late May and early June, I interviewed professors Zhang Weiying and Pan Wei of Peking University (known as ‘Beida’). I wanted to know what the generation who grew up in the Cultural Revolution thought of the generation who grew up in the Consumer Revolution – and who could be leading China in thirty years. Here’s what they said."

Read all the article: The China Beat

Sigue huelga de hambre de presos Mapuches en Chile




"Los siete comuneros Mapuches presos, que cumplieron este jueves cuatro días de huelga de hambre en la cárcel “El Manzano”, de Concepción, mantendrán la medida de protesta hasta las últimas consecuencias, según aseguraron sus abogados a la agencia Prensa Latina."

Librered.net

Thursday, July 15, 2010

Beijing starts gating, locking migrant villages

"BEIJING – The government calls it "sealed management." China's capital has started gating and locking some of its lower-income neighborhoods overnight, with police or security checking identification papers around the clock, in a throwback to an older style of control."

Source: AssociatedPress

Città ideale?!

Wednesday, July 14, 2010

Quanto vale la vita in Cina

Canton, metropoli del profondo sud cinese. Un ladro prende in ostaggio una ragazza, ferendola e minacciandola con delle forbici. Improvvisamente una donna poliziotto si fa avanti e fredda il ladro con un colpo di pistola, per poi finirlo a terra esplodendo altri tre colpi.

Articolo e video (in inglese) li trovate qui: ChinaSmack

Al di là della cronaca dell'evento, quello che secondo me è interessante osservare è la reazione degli internauti cinesi. A voi questo commento:

"The main problem is that this female police officer was still able to laugh after the incident. A lack of humanity, a serious lack. No matter what, killing someone, especially if it was the first time killing someone, and then still being able to laugh afterward. This is China, everything is possible, nothing makes sense."

Perché gli uomini uccidono le donne

"Perché gli uomini uccidono le donne
Molti di questi definiti delitti passionali sono il sintomo del declino dell'impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l'autonomia femminile
di MICHELA MARZANO

Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell'opera di Bizet prima di uccidere l'amante: "Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen". Ma cosa resta dell'amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all'interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?"

Tutto l'articolo qui: Repubblica

ChinaSmack: In-depth Dialog with a Post-90s Generation Sex Worker

This is basically the original dialog, but I did rely on memory to write it down. I’ve also removed some useless chatter and explicit content. She is a friend who I met by chance, but I am definitely not someone who visits prostitutes. I originally had her permission to post her picture, very pretty girl, but I decided not to because I think she can still start over again someday.

Fuxu: Can you tell me your age?
Her: I was born in 1991, 18 years old.

Fuxu: Can you tell me your occupation?
Her: Allow me to set two conditions, can you not be so formal? Also, can you not ask about the things that you’ve already known long before? Isn’t it okay if you just fill in these areas? I can also boldly say this one more time to you, my occupation is being a prostitute while simultaneously studying in school.

Fuxu: Can you describe your family background? Is your family very poor?
Her: My dad is a low-level boss, drives a Crown (luxury car from Toyota), so according to your standards, my family is not poor at all.

Fuxu: Actually, if you told us how poor your family was, how you have brothers and sisters going to school, or a relative who has a serious illness, everyone would sympathize a lot with you. How many of those around you are similar to you?
Her: When you say similar, do you mean similar family background or occupation? Occupation-wise, there are actually many similar people around me, how can I say this using your language? Right, birds of a feather flock together. But if you’re talking about family background, then not everyone is like me, there are also those whose family is very poor. Of course the so-called poor may not be the same definition that you people have. The poor that we say are those that cannot wear name brands, perhaps your world is different from ours.

Fuxu: You all have very good family backgrounds, then why are you all doing this profession?
Her: Because I like being depraved, [I] like that kind of depraved feeling from being in a bar or in a bed. But debauchery also requires money, can’t be depraved by relying on support from parents. I indulge in a feeling that is different from your lives, your world. No need to think about what a person ought to do or what needs to be done, no need to ponder and no need to struggle hard. You have no way of understanding.

Fuxu: Do those that are close to you who are in your profession also have this kind of thinking?
Her: Yes, I think so. Think about it, we can be students in this kind of school, so would we be in this profession because of our poor livelihoods? Unlikely. If it isn’t to simply reap without sowing [sic, i.e. get something for nothing], to be able to wear and use name brands without putting in effort, then it is to or to acquire resources to become depraved.

Fuxu: If your friends that are close were to know you were in this profession, would they make fun of you guys?
Her: There is absolutely no one close to me who is like this, I’ve already said it, birds of a feather flock together. Those close to me who aren’t in this profession are either still the depraved type, do K [sic, i.e. a kind of drug, possibly Ketamine], or fight, good students would not hang around with us, we are also not very uncommon. Of course, if classmates were to know, [they] would definitely make fun of us behind our backs, consider us dirty or something.

Fuxu: Do you care? Care about the feelings others have when they see you?
Her: [I] care, but no one dares to make fun of us in front of our faces, otherwise their legs would be broken.

Fuxu: Have you thought about your life in the future?
Her: Thought about it. But I’m not the same as you all, you’ll all worry about what your lives will be like, but we won’t. We only think about how to be happy right now, our parents already have money.

Fuxu: Are you happy?
Her: Sometimes, I’m unhappy, but oftentimes we’re in a kind of state where we don’t know what is happy and what is unhappy. You people that haven’t done K before would not know that kind of feeling.

P.S. Our chat actually wasn’t this short, [we] talked for a long time. She said many things to me, including some events she’s been through, but I can only pick a few to post. She agreed to let me post everything we talked about and her picture, but I only want to say this much. These stories make me feel heavy-hearted, make me feel I can’t write them down, I specifically picked this excerpt so everyone would know we are different from them in only one respect, that is we still have hope and conviction.


Source: ChinaSmack

Tuesday, July 13, 2010

Chinese New Left and political partecipation

"He [Wang Hui] convincingly argues that both one-party dictatorships and multiple-party representative democracies have bowed their heads to the interests of global capitalism; that popular struggles to eliminate class disparity have been replaced by compromise and bureaucratization; and that society in general has become depoliticized."


From "A Chinese Alternative? Interpreting the Chinese New Left Politically", by Lance Carter.

All the article here: China Study Group
(thanks Simone for the link)

"La familia del anarquista el día de la ejecución", Manuel Benedito




"La familia del anarquista en el día de la ejecución
¿Por qué pintaron cuadros sobre el mismo tema Romero de Torres, Álvarez de Sotomayor, Manuel Benedito y Eduardo Chicharro?"


Gracias a: CNT Valladolid

Fiesta nacional = Vergüenza NAZIonal




by KIKO MAKARRO

http://ACCIONARTEando.blogspot.com
http://ACCIONARTE.iespana.es

Punkreas e TreAllegriRagazziMorti a Macerata!!

“Li sdragomunidari”

A Macerata si usa la parola “sdragomunidariu” (al plurale “sdragomunidari”) per indicare non tanto gli extracomunitari (ovvero i cittadini di un paese che non fa parte dell’Unione europea) ma più in generale gli stranieri provenienti da paesi considerati poveri o in via di sviluppo. Ovviamente a Macerata nessuno ti chiede il passaporto per vedere da dove vieni, basta il colore della tua pelle o l’accento per considerarti uno “sdragomunidariu”. Dunque ogni persona di colore sarà “sdragomunidaria”, anche se italiano per adozione o francese di origine senegalese, pakistano di origine inglese o palestinese che vive in Italia da trent’anni. Tutti “sdragomunidari”. Compresi i romeni e i bulgari, che fanno parte dell’Unione europea. Tutti allegramente “sdragomunidari”. Generalmente parlando non c’è nulla di male nell’essere “sdragomunidari”, anzi il cattolicesimo insegna ad aiutare il fratello “sdragomunidariu”. Ma, sempre generalmente parlando, c’è comunque una sorta di pregiudizio e/o luoghi comuni che spesso scadono nel vero e proprio razzismo.
Problema vecchio credo. Ovviamente anche i cinesi (ed ogni uomo / donna / vecchio / bambino / cane / ruota di scorta che abbia occhi a mandorla) rientra sotto la voce “sdragomunidariu”.
“Siamo tutti sdragomunidari!”, avrebbe detto oggi J. F. Kennedy.

Monday, July 12, 2010

Cronaca di un furto. Ovvero una giornata al mare

Sono in Italia già da un paio di settimane e stamane mi sono deciso: vado al mare! Prendo qualcosa da leggere, sandali e asciugamano, in extremis si aggiunge anche mia sorella ed eccoci in superstrada direzione Civitanova Marche, direzione mare.

Trenta minuti dopo eccoci in spiaggia, la stessa spiaggia libera di quindici anni fa, quando venivo qui con i compagni di classe a maggio e giugno, ogni volta che marinavamo la scuola. Non è cambiato molto, il clima è ancora tranquillo, i bambini a giocare in acqua, gli anziani a leggere il giornale, i giovani a pomiciare sul bagnasciuga.

Verso l’ora di pranzo la spiaggia si svuota, io e mia sorella ci spariamo due panini all’ombra di un muretto, per poi tornare a leggere e cuocerci sotto un sole re della giungla. Tra i pochi rimasti in spiaggia, noto un tipo abbronzato, fisico scolpito, treccine ai capelli e barba curata, un tamarro solitario seduto sul suo asciugamano. Non faccio molto caso a lui. Passano poi due giovani bionde a chiedermi da accendere. Una mezzoretta più tardi noto il tamarro alzarsi, prendere le sue due cose e arrotolare l’asciugamano. È un lampo. Pochi secondi dopo lo vedo ripassare di fronte a noi di corsa con una borsa (palesemente non sua) semi nascosta sotto l’asciugamano. Nella corsa perde per strada una crema abbronzante, non si ferma a raccoglierla e si dilegua tra le auto in sosta e i vicoli del lungo mare di Civitanova. “Un ladro”, penso. Non credo di esser stato l’unico a notarlo, ma nessuno sembra scomporsi. “Magari mi sbaglio”, penso.

Poco dopo vedo le due giovani bionde parlottare agitate con il bagnino della spiaggia a fianco. A giudicare dall’accento mi sembrano due ragazze dell’est Europa. Vediamo se posso fare qualcosa per loro. Se è vero che non tutti gli italiani sono mafiosi devo almeno parlare con queste due tipe e dire quello che ho visto. E non credo che “non siano affari miei”, sono affari miei perché lo zaino è stato rubato random, poteva benissimo essere il mio e invece le malcapitate sono quelle due tipe dell’est. E allora mi avvicino e racconto del tipo che è fuggito con la borsa. Le due mi ringraziano e si mettono sulle sue tracce. “Ma era italiano?”, è la prima cosa che mi chiedono. “Boh!” rispondo io, non lo sapremo mai, di sicuro era abbronzatissimo e con le treccine. In borsa non avevano una lira ma tutti i documenti e le chiavi del posto dove lavorano. Poveracce davvero.

Passa una mezzoretta e una delle due bionde si ripresenta per chiedermi se gentilmente la seguo, forse hanno trovato il ladruncolo e vogliono il testimone. Anche stavolta avrei potuto dire “no, magari mi sono sbagliato” o pensare “non sono cazzi miei”, invece (sentendomi un coglione) mi sono alzato e l’ho seguita. Mi porta in un bar e mi fa: “è lui?!”. Guardo il tipo. “No, non è il ladro. Ma è un mio amico”. E mi fermo a chiacchierare con questo mio amico, chiarissimo di carnagione ma con lunghi rasta che non passano inosservati.

Giorni fa avevo letto in una locandina: “Allarme furti in spiaggia” e mi ero detto “Che cazzata! Furti in spiaggia ce ne sono sempre stati, dov’è la notizia?!”. Forse non era una notizia, ma piuttosto un avvertimento.

Prostituzione cinese anche a Macerata




"Parapiglia nella casa a luci rosse

Una squillo cinese aggredisce un poliziotto e una sua connazionale si getta dalla finestra

Macerata. Un arresto rocambolesco ha visto protagonisti gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Macerata. A finire nel mirino della polizia è stata una cinese, finita in manette con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e resistenza a pubblico ufficiale, mentre una sua connazionale, pronta a vendere il proprio corpo, è fuggita gettandosi dalla finestra. Di lei, nessuna traccia."

Leggi tutto l'articolo: CorriereAdriatico

Free Sakineh!



"Sakineh Mohammadi Ashtiani, Iranian Mother, could be put to death at any moment

July 10, 2010: Following international condemnation, Iranian officials have reported they will review the verdict of stoning handed down to Sakineh Ashtiani… but execution is still possible. As is a brutally long prison term. Pressure must be maintained toward the only just solution – freedom.

An Iranian woman faces death after having been tortured for alleged adultery.

In 2006 Ashtiani was convicted of having an ‘illicit relationship’ and received 99 lashes. Since this time the 43 year old has been in jail where she recanted the confession she made under the duress of the lashing."

Save Sakineh


"La condena a morir lapidada de Sakineh Mohammadi Ashtiani ha conmovido al mundo. Pese a que las autoridades iraníes han dado a entender que van a conmutar su pena -el jefe de la autoridad judicial ha dicho que "por el momento" se suspende el veredicto "por razones humanitarias" aunque es "definitivo y aplicable"-, continúa la movilización de sus hijos, Farideh y Sajjad, y de las organizaciones de defensa de los derechos humanos. La campaña en la web para salvar su vida (http://freesakineh.org/) ha recogido más de 45.000 firmas"

El Pais

Sunday, July 11, 2010

Formaggio di soia: non ci dormo la notte...

"Soia" in cinese si dice 大豆 (dadou). E' un legume molto usato in Cina. In Cina non si usano mangiare quello che noi italiani chiamiamo i latticini, ovvero tutti gli infiniti tipi di formaggi che da Bolzano ad Agrigento riempiono le nostre tavole.
In Cina usano invece una cosa pressoché sconosciuta in Italia: il doufu, 豆腐. Se un italiano ti chiede cosa sia il doufu, solitamente si risponde: "formaggio di soia".
Ora, mi chiedo, se il formaggio è fatto con il latte, come fa il doufu ad essere un formaggio se è derivato da un legume!?
Forse è un formaggio fatto dal latte di soia, ovvero quello schifosissimo doujiang 豆浆 che i cinesi bevono a pranzo o a cena. Ma si può fare del latte da un legume? E' come se in Italia avessimo un formaggio derivato dalle lenticchie. Che magari esiste, tanto ricca è la cultura culinaria italiana...

Morale della favola: non capisco come si possa dire che il doufu sia un formaggio. Ma amo il doufu. E schifo il doujiang.

Per non dimenticare



A quindici anni dal massacro di Srebrenica, Bosnia orientale, consiglio il film "Welcome to Sarajevo", di Michael Winterbottom. Non c'entra con il massacro in sé, ma con la pulizia etnica di quegli anni nella ex Jugoslavia.

Rapes soar in quake-hit Haiti

"When a powerful earthquake devastated Haiti, aid workers poured into the country along with pledges of security and billions of dollars in aid.

But six months on, conditions for the victims have improved little and in some cases it has worsened.

As part of our special coverage of Haiti, Sebastian Walker reports on the victims of rape."

Source: AlJazeera

Saturday, July 10, 2010

Shame on Japanese government!!

A documentary I strongly recommend (especially to my Japanese friends):

"The Cove"
Winner of the Audience Award for Best Documentary at the 2009 Sundance Film Festival, The Cove follows a high-tech dive team on a mission to discover the truth about the international dolphin capture trade as practiced in Taiji, Japan.

Click here for the trailer

La catena





Capo capo reparto
Rallenta la catena
Che voglio restar vivo
Prima che suoni la sirena
E cento cento all’ora
E cento pezzi devo fare
Non ho neanche il tempo
Il tempo per pisciare
In fabbrica in fabbrica
Non ci voglio andare
In fabbrica in fabbrica
Non ci vado piu’ piu’ piu’ piu’
Come vorrei che fosse ieri
Vorrei un fine settimana
Ma oggi e’ lunedi’
Si ricomincia la catena
E tiro e tiro avanti
Per una sporca busta paga
Ma chi c’e’ stato lo sa
Che la fabbrica e’ una galera
In fabbrica in fabbrica
Non ci voglio andare
In fabbrica in fabbrica
Non ci vado piu’ piu’ piu’ piu’
In fabbrica in fabbrica
Non ci voglio andare
In fabbrica in fabbrica
Non ci vado piu’
Sentite che vi canto
La vita e’ solo una
Meglio un posto al sole
Che un turno alla catena
In fabbrica in fabbrica
Non ci voglio andare
In fabbrica in fabbrica
Non ci vado piu’
Se otto ore vi sembran poche
Provate voi a lavorare
E proverete la differenza
Tra lavorare e comandare
In fabbrica in fabbrica
Non ci voglio andare
In fabbrica in fabbrica
Non ci vado piu’ piu’ piu’ piu’

"In fabbrica", Statuto

Dedicato a tutti gli operai e a tutte le operaie d'Italia

Friday, July 09, 2010

Le badanti del futuro

"anche volendo sperare, per la nostra vecchiaia, nel fatto che una parte dell'umanità continui ad essere in condizioni tali da trovare 'conveniente' venire a svolgere lavoro domestico e di cura in Europa, probabilmente molti di noi, almeno in Italia, non avranno nemmeno una pensione con cui pagare uno stipendio da fame ad una «clandestina» (o «clandestino»). I paesi occidentali che oggi confidano nell'immigrazione di colf e badanti farebbero dunque bene ad attrezzarsi per risolvere i problemi del lavoro domestico e del caring in modo diverso"

Raffaella Sarti, "Servizio domestico, migrazioni e identità di genere in Italia: uno sguardo storico"

Chinese Artist Who Led Protest Has Been Jailed

"BEIJING — Wu Yuren, an artist who helped lead an unusually bold public protest last winter over a land dispute, has been languishing in a Beijing jail for almost six weeks after having been beaten by police officers, his wife said on Thursday.

Mr. Wu’s wife, Karen Patterson, a Canadian citizen, said in a telephone interview that the police were accusing her husband of assaulting an officer when he visited the police station on May 31. Ms. Patterson said she learned this only through their lawyer because the police had so far not formally told her that Mr. Wu had been arrested. She decided to publicly discuss the arrest in recent days, she said, because of what she called her frustration with China’s opaque legal system.

“You don’t realize how arcane this system is until you have to deal with it,” Ms. Patterson said. “It’s a nightmare.” "


Read all the article: The New York Times

Fotografia e rivoluzione



"Ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista" in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro."

Tina Modotti (1896-1942), fotografa e militante comunista

The World Cup I like




Gallery: Repubblica

Thursday, July 08, 2010

Identità e lotta



"Gli stranieri ci hanno messi nella loro Storia, io lotto per uscire dalla Storia degli altri"

Amílcar Cabral (1924 – 1973)

Fatima Mernissi, Moroccan feminist and sociologist

Wednesday, July 07, 2010

Il Punto SNAI: la fine dell'uomo non dev'essere troppo lontana

In Italia c'è una cosa che si chiama "Punto SNAI". Ne avevo sentito parlare senza mai capire cosa fosse. Ieri pomeriggio a Macerata due miei amici mi hanno portato al Punto SNAI: dovevano fare un paio di puntate.

Al Punto SNAI si va per scommettere. Non sono mai stato un patito delle scommesse, non scommetto e non compro biglietti della lotteria, della fortuna e minchiate varie. Alle scuole elementari mio padre mi portò una volta alle corse dei cavalli e alle medie giocai un paio di volte la schedina del totocalcio con i compagni di classe. Tutto qua, per il resto sono un totale menefreghista delle scommesse.

Entrato al Punto SNAI resto letteralmente allibito: serie infinita di mini schermi con numeri e statistiche in costante cambiamento, pavimento pieno di cartaccie e cicche, fumo di sigarette, grida e bestemmie e una serie di persone che stanno palesemente male. Anziani ai quali è rimasto poco, tossicodipendenti, quarantenni appena usciti dal carcere, migranti africani, alcolisti mai anonimi, un ragazzino perso nel vuoto e due avvenenti ventenni dietro il bancone. Sembrava di stare in un romanzo di Bukowsky. Avete presente quando Bukowsky narra magistralmente del sistema scommesse alle corse dei cavalli?! Ecco, tutto esattamente uguale. Stessa gente, stessa atmosfera, stessa decadenza e miseria umana. La fine dell'uomo non dev'essere troppo lontana, ho pensato. Sarebbe interessante prendere una sedia e starsene per due mesi chiusi lì dentro ad osservare la clientela, per poi scrivere una tesi di laurea in sociologia con le impressioni e i dati raccolti.

I drogati del Punto SNAI fanno avanti e indietro tra gli schermi con numeri e statistiche e corse di cavalli e la cassa dove si puntano i soldi. Tutti armati di carta e penna, li vedi bestemmiare alle fine di una corsa e buttare lo scontrino a terra, si accendono un'altra sigaretta e si dirigono alla cassa, dove ad attenderli ci sono due bellissime ragazzine annoiate, proprio come nei racconti di Bukowsky. Ho sentito di gente che punta 100 euro a botta, praticamente si gioca lo stipendio in un giorno. Un demone, una droga, un vizio al pari di tanti altri, uno dei pochi che non ho, per mia fortuna.

All'uscita del negozio Punto SNAI, tra le centinaia di cartelli che ricordano "E' severamente vietato fumare" ce n'è anche uno che ammonisce "Vietato ai minori di 18 anni". Dunque è solo un gioco per adulti.

When I see il Punto SNAI, I don't wanna grow up!

India. Contro il divorzio: donne musulmane picchiano tre dottori coranici

"I tre esperti religiosi erano stati corrotti dai mariti per emettere sentenze di divorzio lasciando le donne all’oscuro. Nishat Fatima lancia un appello: “Donne musulmane alzate la voce prima che sia troppo tardi”."

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Tuesday, July 06, 2010

Heroin warlord Khun Sa (1933-2007)

Lo speciale di China Files sul Xinjiang




Xinjiang. La Nuova Frontiera un anno dopo

Foto: Alessandro Vecchi

Pechino: violenza poliziesca sugli operai in protesta

Ho ricevuto poco fa una email che riporto (in parte) qui sotto. E' la testimonianza di una mia amica italiana che lavora e studia nei pressi della Peking University, zona Zhongguancun, Pechino.

"Stamattina esco di casa, prendo la bici e al semaforo di Chen Fu Lu non c´era nessuno...e penso: ma che fortuna, oggi non c´è nessuno e posso attraversare subito! Stupide felicitá... non mi era mai capitato!

Sulla strada per andare in istituto vedo 4 o 5 operai , che lavorano nel cantiere accanto al mio istituto, che cercavano di bloccare le macchine che passavano... inizialmente pensavo ci fosse stato un incidente, perché uno di loro era seduto a terra... poi mi rendo conto che nessuno sta male e che parlano tra di loro.

Comincio ad intuire qualcosa. Gli operai diventano sempre di piú fino a diventare una decina e bloccano tutto il traffico della carreggiata... fino alle biciclette.

Io penso: Cazzo, la Cina sta cambiando!!

Comincia ad affollarsi la gente, c´è chi guarda e prosegue, c´è chi guarda e si ferma... io penso: Cazzo, gli operai hanno preso coscienza di chi sono, di essere tanto importanti quanto gli altri nella societá, hanno realizzato che non è giusto il loro rapporto lavoro/salario e si RIBELLANO con coraggio!!

Le persone che erano state bloccate cominciano a gridare, a litigare, diventa un pó un´isteria.....

Ad un tratto arriva la polizia... sblocca una parte di traffico... e si lancia su due di questi operai... li prende per le braccia... cominciano a girargli il braccio all´indietro e l´operaio grida... quasi glielo spezzano... la gente che era lí... i bloccati dai dimostranti... aiutano la polizia!!

Ne pestano un altro, una poliziotta riprende quello che succede....la gente ai bordi della strada...RIDE, PORCA TROIA, RIDE!!!!

A me veniva solo da piangere... sono le 10:11 del 6 luglio 2010, è successo mezz´ora fa ed io non riesco a smettere di piangere... perché non è giusto, perché ho voglia di dire che questo paese è una merda, perché sono sicura che questo paese ha cose meravigliose, perché non è giusto quello che è successo, perché sono stati pestati due uomini che non chiedevano niente altro che correttezza, giustizia, dignitá e forse perché non ho avuto il coraggio di fare né dire niente... cazzo... niente... ero l´unica straniera, l´unica...avrei potuto dire qualcosa... ma non ho fatto niente!!"

Monday, July 05, 2010

Orrore

"Oh, comincia, arriva – l’orrore – fisicamente è come un’onda di dolore che monta intorno al cuore – e mi aggredisce. Sono infelice, infelice! Giù – Dio come vorrei essere morta. Pausa. Ma perché sento così? Ecco, ora voglio osservare l’onda che sale. La osservo. Vanessa. I bambini. Fallimento. Sì, ecco che cosa scopro. Fallimento, fallimento (l’onda monta). Oh, hanno riso di me, perché mi piace il verde! L’onda si rovescia. Vorrei essere morta. Mi restano pochi anni da vivere, spero. Non posso pensare di affrontare questo orrore – (e qui l’onda mi travolge)."

Virginia Woolf

Signora foto




Picture by Chiara Scovacricchi

Sunday, July 04, 2010

Ai potenti non credere mai

Ancora una volta, nonostante tutte le dichiarazioni ipocrite, il vertice del G20 non è servito a niente. Si pensava che a Toronto sarebbero stati afrontati due problemi importanti: le regole del sistema inanziario e la riduzione del debito pubblico.
Invece non si è deciso nulla. Sulle banche non è stato trovato nessun accordo: né sulla regolamentazione né sulla tassazione né sulle riserve e la contabilità. Sulla riduzione dei deicit sono riusciti solo a ribadire un impegno già preso da ciascuno stato (ridurre della metà il deicit di bilancio) che sarà comunque insuiciente.
Non c’era da aspettarsi di più: il G20 non ha poteri, non può imporre nessuna regola mondiale e non è neanche d’accordo sul modo di prendere decisioni. Come in ogni riunione che non segua delle regole, sono i più forti ad avere la meglio. In questo caso i più forti sono gli Stati Uniti e la Cina, che si sono trovati d’accordo nel non accettare imposizioni.
Gli americani hanno ottenuto che il dollaro resti la principale moneta di riferimento con cui farsi dare prestiti dal mondo intero senza rimborsarli. I cinesi hanno ottenuto che nessuno critichi il loro tasso di cambio, la loro politica di esportazione e la debolezza dei loro consumi interni. E che nessuno controlli le loro piazze inanziarie e i loro paradisi iscali. Gli europei invece, divisi e senza strategia, si sono lasciati dare lezioni di buona amministrazione, si sono lasciati
dire che l’euro è messo male e si sono lasciati imporre regole contabili per le loro banche molto più severe di quelle imposte agli istituti americani.
Le banche statunitensi sono quindi le grandi vincitrici di questo iasco di cui sono largamente responsabili. Non dovranno neanche applicare nel resto del mondo la nuova legislazione in discussione al congresso statunitense, che contempla tante deroghe da permettere alle banche di continuare a speculare sui prodotti derivati e sugli altri titoli rischiosi. È come se i governi avessero deciso di rinunciare a controllare i loro sistemi inanziari e di passare la mano alle banche centrali, tenute a fornire tutta la liquidità necessaria.
Non è quindi cambiato nulla dal primo G20. Giorno dopo giorno, la democrazia arretra di fronte al mercato. E si prepara così una nuova crisi inanziaria, che potrebbe minare tutti gli sforzi di riduzione dei deicit di bilancio. E dopo? Che faremo? Niente, ovviamente, se non far pagare i contribuenti. In passato sono scoppiate delle rivoluzioni per molto meno.

Jacques Attali, L’Express, Francia


Fonte: Internazionale

Word Cup? Made in China!


Picture and article: ChinaSmack

Racconti da L'Aquila

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti,per conto di Sky.

Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.

Mi chiede come mai.Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.

Ammutolisce.

Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.

Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.

Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa.

Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.

E mi sale il groppo alla gola.

Le dico che abitavo proprio lì.

Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.

Ed io lo faccio.

Le racconto del centro militarizzato.

Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.

Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.

Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.

Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.

E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.

Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.

Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.

Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta.

Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.

Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.

Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.

Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.

La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.

Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.

Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra.

Lontani chilometri e chilometri.

Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore.

E lei mi risponde, con la voce che le trema.

"Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."

Loro non scrivono voi fate girare.

www.papadellefavole.blogspot.com

Grazie a tutti/e per il festone di ieri sera!! Mi mancava, Macerata...

Grazie, per l'aria che respiro
per i morti a Sarajevo
per il colore che c'ha il mare
per questa canzone

Grazie, ai potenti della terra
per il razzismo la protesta
ai padroni incappucciati
agli uomini mai nati

Grazie, per la fine della guerra
per la mafia e la camorra
ai giurati insanguinati
ai politici assassini

Grazie, per le mine anti-uomo
alla crisi del petrolio
Genova G8
per i morti senza un volto

Grazie, per l'inizio di quel giorno
per la conquista dello spazio
per gli scontri in Palestina
anche alla polizia

Grazie, per le verità nascoste
per le nostre ossa rotte
alla destra e alla sinistra
a tutti, grazie e basta

Grazie, per i giorni mai vissuti
per i popoli straziati
per chi sempre si fa il mazzo
Grazie a tutti. Grazie al cazzo!


Malavida - "Grazie a tutti, grazie al cazzo!"

Saturday, July 03, 2010

Scusa, hai una sigaretta?

Messo piede nel vecchio stivale, mi sento già rinato. Energia e positività. Unica nota stonata, atterrato all'aeroporto di Fiumicino la prima faccia in cui mi sono imbattuto è stata quella di un asiatico. Probabilmente un cinese. Ma porca puttana! Dopo undici ore di volo e tre di scalo a Mosca la prima persona che becco in Italia è un cinese! Ironia della sorte.

Tornando da un anno di Cina (l'ennesimo, sigh!) le prime cose che credo noti un cinese a Roma sono principalmente due: 1) la presenza di strani personaggi (es: suore, gitani, punkabbestia, ...) 2) il fatto che tutti ti chiedano sigarette.

In Italia è la cosa più comune, che qualcuno ti chieda "Scusa, hai una sigaretta?". In Cina non esiste. Ognuno ha le sue e solitamente le offre agli altri. Ho già scritto molti post sul "rito" della sigaretta in Cina e lo status sociale ad esso legato.

Ma in Italia è diverso. "E' perché le sigarette in Italia costano tanto" penserà qualcuno. Forse. Ma ci dev'essere anche dell'altro. Ad esempio ieri sera ero seduto in un mini parco dove vanno i ragazzini a bere birra e fumare spinelli. Ero solo, la mia birra e il cellulare. In meno di venti minuti due ragazzi e una ragazza sono venuti da me col classico "Scusa, hai una sigaretta?". Mi veniva da rispondere: "No. Ma le vendono lì". Che suona orribile, ma ha senso. Hai bisogno di cicche, lì le vendono, vai a comprarle. Non erano ragazzini squattrinati, avevano belle macchine, vestiti di marca e una birra che costava il doppio della mia. Perché non le compri invece di perdere mezz'ora in giro ad elemosinare sigarette ai passanti!?

Dev'essere un rito della sigaretta anche questo. Un'abitudine, un modo di fare, qualcosa di consuetudinario e socialmente accettato: chiedere la sigaretta. Perché non si chiede "Scusa, hai un sorso di birra?" o "un pezzo di pizza?" o "un morso di panino?" o "un paio di mutande?". No, questo non si chiede. Perché non è un problema di soldi. E' un'abitudine, un rito, un passatempo: quello di chiedere sigarette.

Sigarette a parte, pur avendo percorso il tratto ferroviario Roma-Macerata un centinaio di volte negli ultimi dieci anni, per la prima volta in vita mia mi sono reso conto di come (tolti i centri urbani e industriali di città come Terni o Fabriano) sia tutto meravigliosamente verde. Verde di monti, colline e campagna. E, verso la fine, intuisci il mare all'orizzonte. Uno spettacolo vietato per chi vive a Pechino o nel nord della Cina in generale.

Affacciato al finestrino del treno, mi chiedevo cosa cazzo ci sia andato a fare io, a Pechino.