Saturday, November 17, 2018

Il punk è vivo. E suona nelle stalle.






Concerto hardcore da qualche parte nelle campagne maceratesi.

Cimeli.


Friday, November 16, 2018

"I borghesi son tutti dei porci": otto film per inquadrare il '68.




"Puttana m'inchiodi al letto"

"I sovversivi" (1967), di Paolo e Vittorio Taviani





Viva la revolucion!

"Corri uomo corri" (1968), di Sergio Sollima




"Il tentativo dell'indecenza"

"Nostra Signora dei Turchi" (1968), di Carmelo Bene



"Lo scopo della vita nella fabbrica non è quello di vivere, ma di produrre. Produrre sempre di più"

"La fabbrica parla" (1968), di Antonio Bertini



La leggendaria battaglia contro il peggior imperialismo yankee.

"L'offensiva del Tet" (1969), del Collettivo Cineasti del Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam del Sud



- Ma dove va questa barca?
- A Tahiti.

"Dillinger è morto" (1969), di Marco Ferreri



"Perché al padron vogliam rompere le ossa e farlo nero"

"Apollon: una fabbrica occupata" (1969), di Ugo Gregoretti


Qui l'ho fatta e qui la lascio 
metà al Duce, metà al fascio

"Strategia del ragno" (1970), di Bernardo Bertolucci

Le cene al buio.



Tra le cose più interessanti che mi siano capitate di recente, c'è la "Cena al buio". E' un evento organizzato in un ristorante di Macerata dalla sezione locale dell'Unione italiana dei ciechi. Donne e uomini ciechi o ipovedenti accompagnano e guidano gli ospiti ad una cena in uno stanzone nel buio totale. E per buio totale intendo nero assoluto. Nessuna luce, nessun bagliore. Per circa un'ora si sta insieme e si mangia nella totale oscurità. E' una sensazione toccante, forse sgradevole, ma poi la luce (per i vedenti) torna. 
Inizialmente sono stato in silenzio, un po' sorpreso, forse impaurito. Mi ha colpito il gran baccano delle persone, una quarantina circa. Quasi come: visto che non si può vedere bisogna almeno urlare. Per farsi sentire, per esistere. Ho pensato alla solitudine. Solitudine non è star soli, ma sentirsi soli in mezzo agli altri. Sentirsi fuori luogo e in silenzio, mentre gli altri urlano, socializzano. Brutta sensazione. Poi ho imparato a versare del vino al buio e abbiamo iniziato a cantare. 
Bellissima esperienza. "Questa cena è una figata", come ha scritto qualcuno.

Grazie alle donne e agli uomini della sezione maceratese dell'Unione italiana dei ciechi.

Sabato 1 dicembre, cenetta nel borgo e bisboccia massima. Vietato non venire.


Sabato 1° Dicembre 2018 l'Ecomuseo delle Case di Terra Villa Ficana organizza “A lume di candela”, l'annuale cena di finanziamento.
Parte integrante della rete Macerata Musei, l’Ecomuseo propone una serata all’insegna del buon cibo e del buon vino, nella splendida cornice del borgo.

L’evento si terrà all'interno delle case di terra, allestite per l'occasione dai volontari del servizio civile e del servizio europeo. Proprio i volontari, assieme ai soci delle associazioni OZ e Gruca Onlus, cucineranno i piatti che andranno a comporre il menù: ingredienti locali e di stagione saranno l’essenza della cena. I partecipanti potranno quindi degustare delizie nostrane nelle suggestive atmosfere delle case di terra e paglia, tra modernità e tradizione, a lume di candela. L’evento è organizzato con il sostegno di Coop Alleanza 3.0

Menù:
Antipasto
Involtini verza, speck e formaggio
Primo
Crema di lenticchie con crostini
Secondo
Costarelle di maiale glassate
Dolce
Tartufi al cioccolato & vino cotto
Vino Bianco e Rosso locale

Contributo : 20 euro a persona.
Prenotazione obbligatoria entro il 25 Novembre al numero 320-7127847.
I posti sono limitati.
Per maggiori informazioni : www.ecomuseoficana.it

Fonte:
https://www.facebook.com/events/281400932504973/

Viaggiare nel tempo.


La poesia del passato. Sempre un piacere viaggiare nel tempo. E rivivere il passato. Mai per un like, ma come forma massima di intrattenimento. Dove il silenzio non è noia, dove il tempo rallenta, dove la panza non è fuori forma ma è sostanza e autorevolezza. Tornare bambino e uccidere Pascoli, fracassare di nuovo la stessa vetrina, bussare al balcone e trovarvi nessuno. Nessuna colpa, nessun reggiseno.
Tu, bambolotto fisso gaudente, prima che nascesse tua madre. Sono stato più cattivo io.

tajete ssi capigli, tzingheru!

Resistere.


A due anni dal terribile sisma del 2016, trovo finalmente il coraggio di andare a fare un giro per i paesini del maceratese bastonati dal terremoto. Uscita autunnale, dovere morale. Gualdo, San Ginesio, Caldarola, Belforte, San Severino, Castelraimondo. Tra muri tirati giù, scuole e capannoni rasi al suolo, scorgo vecchie torri e campanili di chiese antichissime ancora in piedi. Incerottati, ma ancora in piedi.
Ecco, penso che se il campanile resiste vale ancora la pena resistere. E, detto da un ateo, significa tanto.

Monday, November 12, 2018

Altri che non impareranno proprio mai.


Tratto da "Il pastore di stambecchi. Storia di una vita fuori traccia" di Louis Oreiller

Sunday, November 11, 2018

San Martino amaro: di stadio, di castagne, di vino.


Nonostante l'affluenza allo stadio, che ho visto più anziani tifare i pulcini della terza squadra del Petriolo scalo. Passi pure la casacca color pisellino rosa pallido (Macerata è solo biancorossa). Però, Dio crimine, prendere così un goal su rovesciata a due minuti dalla fine... neanche a far esaltare i supporter avversari arrivati da Centobuchi...
Perdere quei due punticini mi ha rovinato la giornata. E mandato di traverso la castagnata di San Martino all'Helvia Recina.

Pozza pioe.

pericolo se vieni a Macerata
attento devi stare all'Armata
per noi ogni giorno è San Martino
io sono pistacoppo
amante del buon vino
io sono sempre stato
sempre sarò un contadino

p.s. Grazie a G. per le castagne.

Un libro letto tanto tempo fa. Quando sognavo una vita come Bukowski.

"Il bar vicino alla stazione ha cambiato padrone sei volte in un anno. Prima era un locale topless, poi l'ha preso un cinese, poi un messicano, poi uno stroppio, e così via. Io lo frequento da un pezzo. Dal mio posto abituale si vede l'orologio della stazione, attraverso una porta laterale, che di solito è socchiusa. Come bar non c'è male: niente donne, a romperti le balle. Solo un branco di mortidifame, che giocano a carte e ti lasciano in pace. O sennò guardano la tivù, quando c'è una partita. In camera tua è meglio, senz'altro, ma l'esperienza insegna che, se bevi da per te, fra quattro mura, mica duri: non solo, quelle quattro pareti ti opprimono e, quindi, danno una mano agli oppressori tuoi, e invece, non bisogna dar loro una vittoria troppo facile. Ci vuole un certo dosaggio, fra solitudine e folla, un certo equilibrio ecco il trucco, per non finire tra quattro pareti imbottite."

Tratto da "Storie di ordinaria follia" di Charles Bukowski

Attualità in una favola di Esopo

Un'aquila aveva costruito il suo nido in alto sulla cima più alta di una quercia, mentre in una cavità posta a metà del tronco vi era una gatta che aveva appena dato alla luce sei bei micini. Alla base dell'albero, invece, una scrofa aveva scavato tra le sue radici dove aveva partorito anch'essa sei teneri cinghialini.

La gatta non aveva a piacere di questa convivenza con gli altri animali. Lei voleva la pianta tutta per se. Così escogitò un astuto stratagemma per liberarsi degli altri inquilini.

Il felino si arrampicò fino al nido dell'aquila e le disse: "Una calamità si sta abbattendo su di te ed anche su di me. Vedi laggiù quella femmina di cinghiale? Ogni giorno sta scavando tra le radici di questa quercia affinché la pianta cada e lei potrà facilmente uccidere i nostri figlioli". Dopo avere instillato la goccia del terrore nella mente della povera aquila, la gatta scese giù strisciando fino ad arrivare dalla scrofa e le disse: "Ti avverto cara mia che i tuoi piccoli sono in pericolo. Non appena ti allontanerai in cerca di cibo, l'aquila balzerà su uno dei tuoi figli per darlo in pasto ai suoi aquilotti". Dopo essersi accertata d'aver intimorito anche la scrofa, la menzognera gatta fece ritorno nella sua tana. Di notte essa faceva mangiare di nascosto i suoi micetti, di giorno invece se ne stava lì a fissare gli altri due fingendo di temere che da un momento all'altro l'albero cadesse giù. Così, mentre l'aquila rimaneva appollaiata giorno e notte sul nido per paura che il cinghiale potesse ghermirgli i figli. Per lo stesso motivo nemmeno la scrofa si allontanava in cerca di cibo. Insomma, per non tirarla tanto sulle lunghe, andò a finire che morirono di fame sia l'aquila che la scrofa assieme ai loro figli.

E la gatta? Lei cibò la sua prole con le loro carcasse.

"La gatta, l'aquila e la scrofa", favola di Esopo (VI sec. a.C.)

Piccole grandi soddisfazioni.


Sempre cara mi fu quest'erma Padania...


Friday, November 09, 2018

La migrazione raccontata dai migranti.


Un cortometraggio di registi maceratesi, girato nel maceratese.

"OKIKE - A movie in Pulaar & English" (2018), di Edoardo Ferraro e Leonardo Accattoli

Thursday, November 08, 2018

Sulla condizione fisica.

Ultimamente mia sorella mi chiede spesso come mai non faccio un po' di sport, magari in palestra, o anche solo uscire a correre qualche volta...

Oggi mi è caduto un foglio sotto il letto, mi butto a terra per raccoglierlo e provo a rialzarmi con un piegamento (quel movimento che da piccoli chiamavamo "flessioni"). E niente... Spero valga questa come risposta. O, meglio ancora, come domanda.

p.s. La prossima volta che mi cade un foglio sotto il letto chiamo direttamente il 118.

Siamo tutti "indegni". Vorrei il tuo coraggio. Ciao Mariasilvia.

Lo scultore serbo Majic a Macerata


All'interno del GABA (Galleria Accademia Belle Arti) - Macerata

Wednesday, November 07, 2018

Come mai / come mai / sempre in culo agli operai...


Tratto da "Ma come fanno gli operai. Precarietà, solitudine, sfruttamento. Reportage da una classe fantasma" di Loris Campetti

Roma mafia capitale puttane cocaina violenza omicidi morte.


"La terra dell'abbastanza" (2018), di Damiano e Fabio D'Innocenzo