Tuesday, February 09, 2010

Fishing and reading Plato...

"Marx's writings contain several idyllic passeges describing a future society in which men would go fishing in the morning, go to factory in the afternoon, and go home and read Plato in the evening. This is not a ridiculous picture. I have known people working in kibbutzim in Israel who did read Plato in the evening"

From "Main Currents in Sociological Thought", by Raymond Aron.

Anarchici auguri per il nuovo anno cinese! Happy New Chinese Year!

迎春节,砸警车中大奖活动火爆进行中!砸一辆,可获当地看守所七日游,包食宿;砸五辆可获劳改农场三年游,除食宿另外赠精美小手镯一对。砸十辆,可获省内最大监狱漫长游,脚链相赠,警车开道,武警接送,食宿终生免费。砸得第一名者最高人民法院颁发荣誉证书,更可获纯铜枪子一枚免费穿颅,还可获驾鹤西游单程套票!放下手机,拿起砖头赶快行动吧!详情咨询当地派出所!春节快乐!

Cancer and pesticides

A video on the connection between cancer and pesticides

L'aborto dal miglior offerente...


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Una crisi per amica


Saturday, February 06, 2010

Pechino, 6 febbraio 2010: il giorno di Matteo Ricci

Filippo Mignini, docente all'Università di Macerata, storico della filosofia moderna e studioso della figura di Matteo Ricci è a Pechino per l'inaugurazione alla mostra del gesuita maceratese. Qui un testo che ha scritto per Cronache Maceratesi:

"Da Pechino racconto ai maceratesi la grandezza di Padre Matteo Ricci"


Qui invece il video di un'intervista rilasciata per Tg1 Focus (visione fortemente sconsigliata ai "sinologi" più radicali):

Tg1 Atlante, 4 febbraio 2010

Friday, February 05, 2010

Barack Obama... un premio Nobel per la pace tra Afghanistan e Taiwan. E Guantanamo.

"Tre detenuti di Guantanamo, la cui morte, nel giugno del 2006, fu archiviata come suicidio,
morirono in realtà in seguito a una serie di interrogatori duri condotti in una struttura
segreta vicino al complesso principale del carcere. Nessuno di loro aveva avuto contatti con
Al Qaeda o i taliban. Lo rivela un’inchiesta del mensile Harper’s"

Da Internazionale, 5 febbraio 2010.

E, come cantava un mio amico tagiko, musulmano e alcolista "I love my baba, I love my mama, but most of all I love Osama!"...

Thursday, February 04, 2010

Sinologia a pranzo e a cena

A pranzo...

Capodanno cinese alle porte, Pechino vuota, il campus universitario è peggio di una città fantasma: anche i fantasmi si sentono soli. Ero a mangiare un piatto di spaghetti freddi all'aperto, in un baracchino di strada nascosto. Di fronte a me ua signora con bambino e una giovane ragazza. Entrambe cinesi. Stavano contrattando il prezzo per un falso diploma di laurea. Cento metri più giù, gli studenti pagano tasse altissime e spendono anni di studio e bestemmie nelle biblioteche e nelle aule di lezione per conquistarsene uno. La pratica della vendita di un diploma, un titolo o un documento falso è diffusissima e all'acqua di rose. Quando arriva la polizia le donne che vendono documenti falsi si nascondono, quando la polizia se ne va, tornano in strada. La polizia non le arresta perchè hanno con loro i bambini. E non è facile coglierle in flagranza di reato. Fanno un buon business, probabilmente corrompono anche la polizia. Sono piene di clienti, la prima cosa che fa uno studente appena di laurea (e dunque non è più iscritto all'università e non più in possesso di un tesserino da studente) è andarsi a comprare il tesserino falso da queste signore. Costa due euro, un euro se sai trattare. Con un tesserino da studente ottieni sensibili sconti per biglietti del treno, ingressi a mostre e concerti. Otto-dieci euro costa un diploma di laurea falso.
Alla fine la ragazza non compra il diploma falso. E se ne va. La donna raccatta il bambino buttato in strada, mi guarda e fa "Hai bisogno di un documento?". Mi fingo straniero che non parla cinese e non le rispondo. Finisco gli spaghetti e penso: "No, il documento non mi serve. Però ragionavo sul fatto che per un diploma di laurea servono quattro anni di studio. Per un bambino due minuti di sesso, nove mesi di attesa e anni di pannolini... Senti un po', quanto me lo metti il bambino al chilo?!"



... e a cena

Un mio compagno di dottorando cinese è tornato da un periodo di studio in Giappone. Per festeggiare ci ha invitati tutti (tutti quelli rimasti a Pechino, cinque su trenta, di cui quattro in partenza) a cena in un ristorante. Partono brindisi violenti di birra, una volta tanto mi improvviso astemio. Ci scarrella una lunga narrazione del suo orribile periodo di studio in Giappone, orribile per la freddezza dei giapponesi, la sua noia e solitudine, per non parlare degli usi e costumi (dal cibo alla pulizia) a cui non era abituato e non si è abituato. Troppo felice di tornare in Cina insomma. Finalmente ha capito anche lui cosa si prova a vivere lontano da casa, cosa si prova a vivere da straniero in terra straniera. E' tutto un brindisi a non finire, probabilmente è per l'aria di festa e l'imminente capodanno cinese. Uno si rivolge a me "A volte penso tu conosca la Cina meglio di noi cinesi. Vivi in Cina da diversi anni, hai una formazione da sinologo, come mai tanti stranieri vengono in Cina a studiare la Cina? I più grandi studiosi della Cina sono occidentali". Non mi han fatto rispondere, è partito un altro giro di brindisi e la domanda è morta senza una risposta.
Secondo me il problema è solo linguistico, di definizione. E' una palese stronzata che i più grandi studiosi di Cina sono occidentali. Conoscete qualche famoso sinologo cinese? No. I sinologi sono solo stranieri. In gran parte occidentali (francesi, italiani, inglesi, americani), per tradizione. "Sinologia" (parola che odio) in cinese si dice "hanxue", cioè "studio degli han", ovvero studio della cultura han, principale etnia cinese. Ma in Cina la parola che si usa per indicare gli studi collegati al proprio paese è "guoxue", ovvero "studio del paese" (il loro, ovviamente). Quindi un cinese non si spaccia per "eminente sinologo" ma per "eminente studioso del proprio paese". Soliti nazionalismi e retaggi colonialisti. Avete mai conosciuto un "italianologo" cinese o un "occidentologo" cinese? No. Fa ridere solo il nome. Ovviamente esistono specialisti delle più varie e disparate discipline in una geografia umana sempre più ampia. E' ora passata di chiamare le cose con il vero nome, definire le cose più nel dettaglio che con inutili definizioni ottocentesche quale "sinologia" o "orientalismo"!

E poi, a volerla dire tutta, visti i tempi di crisi (economica, psicologica, umana, esistenziale, accademica e d'identità) della quale non vedo l'uscita, va sottolineato che ci siamo (no, non è un plurale maiestatis) stancati di studiare la Cina. Più vivi e studi in Cina, più conosci e meno capisci. Se mi chiedono "cosa fai in Cina?" da domani risponderò "Cosa vuoi che faccia in Cina, quello che fanno tutti: faccio affari, mi arricchisco e non penso a nient'altro. D'altronde "capire" è una pretesa del cazzo, "conoscere" una perdita di tempo!". C'aveva visto giusto Deng Xiaoping: "Arricchirsi è glorioso!". E anche punk, ormai.

Servizio de Le Iene sulla prostituzione cinese a Milano


Il 15 dicembre scorso ho pubblicato su questo blog un post (che riporto sotto) dove narravo la mia prima esperienza in un centro massaggi qui a Pechino. Dove, oltre ai massaggi, si pratica anche la prostituzione.

Qui invece il link ad un servizio de Le Iene che riproduce perfettamente l'attività di prostituzione che si vive in molti di questi centri massaggi. Ma non a Pechino, bensì a Milano.

Solo due note al servizio de Le Iene:

1) Non si voglia che lo spettatore italiano pensi: "Minchia! Queste vivono nel centro massaggi tutto il giorno, lavorano dalle 10 alle 24, mangiano e dormono lì... ma non hanno una vita sociale, una vita fuori dal posto del lavoro?!". Questa è una circostanza molto comune in Cina, molta gente (per tutta una serie di motivi che non sto qui ad elencare) pensa solo a fare soldi e farlo lavorando (più o meno legalmente). "Non hanno una vita sociale?", beh, secondo me queste lavoratrici non sono in Italia per divertirsi, ma per far soldi da mandare a casa e a casa tornare il prima possibile. I cinesi in Cina (condizioni economiche permettendo) ci vivono bene, non hanno questa voglia di fuga dal loro paese che uno si potrebbe immaginare. Dunque se stanno in Italia non è per mangiare la pizza al ristorante con gli amici o andare allo stadio il fine settimana, ma per fare soldi. Sette giorni a settimana, ventiquattro ore al giorno. La logica è semplice: più lavoro, più guadagno. Se sto in Italia (solo) per far soldi, ha senso che pensi solo a lavorare.

2) Non si pensi che tutti i cinesi siano così, ovvero così facili ad abbassarsi ad una condizioni di vendere (affittare) il proprio corpo per soldi. Quindi questa retorica del cazzo "i cinesi passano dal ristorante o abbigliamento al falso centro massaggi" non è solo menzognera ma anche offensiva.

E un'ultima considerazione: indovinate chi sono i principali clienti di questi "centri massaggi" cinesi a Milano (così come a Pechino, in verità!)?? Il maschio latino! E pensare che dicevano che era in crisi! Gli uomini d'affari italiani lo chiamano "esportazione del Made in Italy". Un vanto per la nostra grande nazione.


"Sono in Cina per far ricerca sulle lavoratrici migranti, giovani ragazze che lasciano le campagne e si riversano nelle città, alla ricerca di qualcosa e/o in fuga da qualcos'altro. A Pechino la maggior parte di esse trovano impiego più o meno temporaneo nei migliaia di ristoranti e hotel che offre la capitale. Altre lavorano nel settore delle pulizie. Altre in quello della prostituzione. I racconti di vita e le esperienze di queste ragazze sono oggetto della mia ricerca e soggetto della mia tesi di dottorato. Intervistarle e passare tempo con loro è il modo che ho scelto per collezionare materiale.
Finora avevo fatto interviste solo a cameriere e commesse di negozi. Oggi pomeriggio mi sono deciso ad entrare in uno di questi centri messaggio dove spesso si pratica la prostituzione. Sotto, il resoconto dei cinquanta minuti passati al suo interno.

È un minuscolo locale sotto un’insegna luminosa di una buia stradina tra l’Università di Lingue Straniere e quella di Scienze e Tecnologia. Sulla porta di vetro c’è scritto “Baojian Zuliao Beimo”, ovvero “cura del corpo, pedicure, massaggi alla schiena”. Rosa la luce che pervade al suo interno, interno che lascia intravedere tre ragazze in minigonna sedute su un divano rosso, una televisione accesa e un uomo vestito di nero. Entro e le tre ragazze scattano in piedi. “Prego!”, mi fanno, indicandomi le stanzine sul retro. “Fate baguan?” chiedo falsamente. “Baguan” è la coppettazione, una terapia della medicina cinese tradizionale, praticamente ti mettono delle ampolle sulla schiena: pare faccia bene alla salute. “No, qui non ne facciamo. Solo massaggi”. Mi informo sui prezzi: cinque euro per quarantacinque minuti. Mi sembra abbastanza onesto: la ricerca non solo non paga, ma costa.

Una delle tre ragazze mi accompagna nella stanzina sul retro. Fastidiosa luce rosa e offuscata. Lettino minuscolo, non c’è altro in quello che sembra in realtà uno sgabuzzino. Poso cappello e cellulare sul lettino, faccio per togliermi la maglietta ma la ragazza mi dice che devo tenerla. Mi stendo quindi sul lettino e la tipa mi chiede se ho dolori alla schiena. Comincia il suo massaggio, sedendosi accanto a me, sul fondo della schiena, sotto la maglietta. Iniziamo una tranquilla e piacevole chiacchierata. Mi dice subito che non aveva mai parlato con uno straniero: gli stranieri che vengono lì non parlano cinese. Di sicuro non vengono per parlare cinese, penso. Il messaggio è piacevole, ma niente di speciale. Dopo qualche minuto va via la luce e la ragazza imbarazzata si scusa e dice che normalmente non accade. Dopo un paio di minuti ritorna il poco di luce. Continuiamo la conversazione, parla molto volentieri e vengo a sapere che: si chiama S.Y., viene dal Fujian (provincia meridionale), vive fuori casa da cinque anni, è a Pechino da un mese, ha lavorato come massaggiatrice a Dongguan, Hangzhou e infine Pechino, ha quattro fratelli tutti sposati e i genitori fanno i contadini. Le parlo di me, di quello che faccio a Pechino, della mia ricerca, ma senza entrare troppo nei particolari.

Dopo una quindicina di minuti, forse perché stanca, forse perché confusa, mi chiede qualcosa che non capisco. Si spiega: voglio una sega? No grazie, il pistolino me lo massaggio da solo. Come se niente fosse continua il suo zelante massaggio alla schiena. Entro più nei particolari della mia ricerca, parlo di campagna e migrazione e lei mi dice che potrei andare a fare ricerca e interviste dalle sue parti. Sfortunatamente non torna a breve a casa. Comincia a chiedermi di amore e fidanzamenti nel mio paese. Io rimbalzo la domanda e entro nello specifico del suo lavoro: mangia, lavora e dorme in questo stanzino. Sette giorni a settimana. Dalle undici di mattina alle due di notte. I clienti sono quasi tutti cinesi. Ogni quaranta cinque minuti sono cinque euro, di cui lei ne prende due. Non capisco se ha un fisso al di là della “prestazione”. Ogni tanto mi giro a guardarla, un po’ per curiosità un po’ perché il cuscino dev’essere una delle cose meno igieniche sulle quali abbia mai appoggiato la faccia. Indossa una camicetta scollata, minigonna e stivali. Belle gambe. Avrà la mia età, ma sembra più grande, direi quasi “segnata”. Non conosce nessuno, non ha amici, non esce mai dal negozio. Le interessano solo i soldi e resterà a Pechino se lo riterrà vantaggioso. Dice che al sud il clima è migliore, ma la paga è meglio qui nella capitale. A Dongguan prendeva sessanta euro al mese. È lì che ha imparato a fare la “massaggiatrice”.

Ascolto volentieri. Poi mi fa “vuoi un massaggio da qualche altra parte?”. No, no, è la schiena che mi fa male. Continua a massaggiarmi ma non a parlare, anche io non saprei cosa chiedere. Verso la fine mi chiede se voglio aggiungere un “XXX”, una parola che non conosco, probabilmente una metafora per qualcos'altro. Credo che nei cinque euro sia compresa la masturbazione, ma ogni altro servizio sessuale va pagato extra e non saprei se si arriva anche alla scopata. Voglio dire, in altri posti sicuramente sì, in questo e con S.Y. non posso dirlo al 100%. Finiti i quarantacinque minuti, mi alzo dal lettino, dove S.Y. mangia, dorme, lavora e masturba i suoi clienti. La ringrazio, le lascio il mio bigliettino, spero tanto che mi chiami per uscire, vorrei registrare tutto quello che mi ha detto e usarlo per la mia ricerca ma non voglio chiederle troppo e soprattutto non posso pagarla per questo “servizio”. Prendo le mie cose, torniamo al salottino, le altre due ragazze e il signore in nero stanno mangiando riso, carne di pollo e verdure varie sotto grassi strati di olio fritto. Labbra lucide e ossa di pollo, minigonne sbrodolate di frittura, unta la mano che prende i miei soldi. S.Y. si siede a mangiare, do uno sguardo alla televisione, poi a S.Y., la saluto ma lei non fa caso a me, gli altri sono troppo presi dalla carne di pollo e verdure varie sotto grassi strati di olio fritto.

Il massaggio è stato molto rilassante, sento le gambe più leggere. Ma non mi sento molto bene. Non mi sento bene accanto ad una ragazza che (con o senza costrizione) affitta il suo corpo per soldi. Non credo sia piacevole, per una donna. Non sono un moralista, penso solo che magari avrebbe piacere ad avere un altro tipo di rapporto con gli altri, invece che affittare il corpo a ore. Io il suo corpo non l’ho neanche affittato, ero lì per altro. Chissà che non si sia offesa, magari pensa che non mi piaccia il suo corpo. Preferisco pensare che stia ridendo di me, uno stupido occidentale che non ha capito che quello è un posto per scopare. Speriamo sia così."

L'unica chiesa che illumina è quella che brucia




Tuesday, February 02, 2010

"If I can't dance it, that's not my revolution!!"


Picture by Lucy

Chinese migrants and their sexual needs


"Long time repression could lead to host of social problems

GUANGZHOU: More assistance should be offered to migrant workers whose sex lives have been affected by long separations from their spouses, a local official said yesterday.

Zhang Feng, director of Guangdong provincial commission of population and family planning, said that the migrant population suffers from severe sexual repression that could contribute to a rise in many social problems.

"Sexually transmitted diseases are spreading faster among migrant workers, whose sex lives have long been neglected," Zhang said during the ongoing session of Guangdong provincial political consultative conference."

Full article: China Daily

"利玛窦,龙之国度的耶稣会士" "Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago"


Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago
Proiezione speciale del documentario
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Matteo Ricci, un gesuita nel regno del dragoGjon Kolndrekaj, regista italiano di origine kossovara, si è formato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Allievo di Joris Evans, ha collaborato con Valerio Zurlini, Miklos Jancso e Frank Capra. Oltre a numerosi documentari per Rai Uno, è autore e regista di programmi televisivi e speciali di successo, come Linea Verde, Made in Italy, Happy Circus, nonché di numerosi film.
Ha ideato un Sacro Corano cinematografico interconfessionale, la serie tv Viaggio nei luoghi del sacro per il grande Giubileo del 2000, il docufilm Icone, gli occhi di Dio, il film Passione di Cristo, Madre Teresa una bambina di nome Gonxhe. Si è occupato delle tematiche delle religioni monoteistiche realizzando film ed esclusive mondiali.
Numerosi settimanali, quotidiani, trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali ed internazionali si sono occupate dei suoi lavori. Ha ricevuto vari premi cinematografici e televisivi in gran parte del mondo con il riconoscimento per le sue qualità artistiche e il suo impegno culturale.
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Data: mercoledì 3 febbraio 2010
Orario: 19.30
Luogo: Teatro dell'Istituto Italiano di Cultura
Organizzato da: Istituto Italiano di Cultura
Ingresso libero

《利玛窦,龙之国度的耶稣会士》
纪录片特别放映
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《利玛窦,龙之国度的耶稣会士》
克伦德雷卡,科索沃裔意大利导演,曾就读于罗马电影实验中心。
除了为意大利国家广播电视一台拍摄为数众多的纪录片,还编导了很多电视节目,如《绿线》,《意大利制造》,《快乐马戏团》,都大获成功。
很多国内及国际电视和广播都或播出过他的作品,它们所具有的艺术和文化价值,使他屡屡在世界各地获奖。
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2010年2月3日
时间: 19:30
地点: 意大利文化处剧场
组织者: 意大利文化处
免费入场

Sunday, January 31, 2010

Il padrone non paga? Migranti gli sequestrano la macchina


"Not paying salaries? Then don’t think about leaving. On January 25, construction migrant workers in Zhengzhou surrounded the project leader’s BMW, not letting him to leave. However the project leader called for another car and forcibly left the scene. For this matter, the director of debt settlement office of the City Construction Commission Zhang Shunhai said, the City Construction Commission starting from today suspended this construction company and labor company’s rights to undertake any project in Zhengzhou, until the matter is investigated then precede further actions."

Full article: ChinaHush

Coglioni... se mi avessero chiamato sarei andato con loro!!

"Two college students, who where short of funds, walked 400 km in seven days to reach Yongzhou, their hometown in the province, Changsha Evening News reported Friday. Jiang Wenlong, 19, and Zhang Linghui, 20, both in their junior year in a college in Changsha, started walking on Jan 21 and reached Yongzhou on Jan 28. They said they enjoyed the mega-marathon walk as they got a chance to absorb the beautiful scenery their province has to offer"

China Daily, 30 January.

Friday, January 29, 2010

La verginità? Made in China!

Un anno fa, per un esame di sessuologia, ho presentato al professore un mini progetto di ricerca qualitativà tra le studentesse cinesi del mio campus. Tema: la verginità. Ottenni un bel voto, del tutto inaspettato. E presi ispirazione da un film libanese, Caramel, e da un articolo che parlava della moda tra molte donne turche di ricostruirsi (tramite operazione chirurgica) l'imene, e con esso la verginità.

Oggi leggo su Internazionale on-line:

"SIRIA Di nuovo vergini
Con 15 dollari è possibile tornare vergini grazie a un imene artificiale distribuito da Gigimo, una ditta cinese. Questo prodotto a base di metilcellulosa, che permette alle donne di “rivivere la prima notte di nozze”, è stato vietato in Egitto dal ministero della sanità. Secondo Syria Today, il dibattito sugli imeni artificiali non è nuovo a Damasco. Finora i medici effettuavano la ricostruzione chirurgica. Ora si teme che la vendita di imeni a basso costo faccia aumentare il numero delle riverginizzazioni."

Chissà, mentre io ero a pensare un progetto di indagine sociale sulla vergintà tra le studentesse del mio campus, qualche industriale cinese pensava a come far tornare vergini le ragazze siriane.
E anche stasera me ne vado a letto col sorriso in bocca. E domani chiamerò il prof.