Monday, April 30, 2007

Omaggio alla laicità dello stato. E buon PRIMO MAGGIO a tutti/e



"Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza" A. Gramsci

"Il mondo non ha bisogno di dogmi, ha bisogno di libera ricerca" B. Russell

May the first, Labour Day: why?? 五一万岁!!农工人万岁!!劳动节万岁!!


A Labour Day is an annual holiday celebrated all over the world that resulted from efforts of the labour union movement, to celebrate the economic and social achievements of workers.
The celebration of Labour Day has its origins in the
eight hour day movement, which advocated eight hours for work, eight hours for recreation, and eight hours for rest. On 21 April 1856 Stonemasons and building workers on building sites around Melbourne, Australia, stopped work and marched from the University of Melbourne to Parliament House to achieve an eight hour day. Their direct action protest was a success, and they are noted as the first organized workers in the world to achieve an eight hour day with no loss of pay, which subsequently inspired the celebration of Labour Day and May Day.

The Haymarket Riot on May 4, 1886 in Chicago is generally considered to have been an important influence on the origin of international May Day observances for workers. In popular literature this event inspired the caricature of "a bomb-throwing anarchist." The causes of the incident are still controversial, although deeply polarized attitudes separating the business class and the working class in late 19th century Chicago are generally acknowledged as having precipitated the tragedy and its aftermath.
Source: Wikipedia

Jack, Clod, a voi che state nel Paese dei Bigotti... BUON PRIMO MAGGIO!


Roma, via degli Ausoni, gennaio 2004


E mentre stasera Macerata ha il suo momento di triste celebrità nazionale, con tanto di giornalisti e base mobile sky davanti alla caserma dei carabinieri in piazza e due (sembra) omicide prostitute romene di cui una minorenne, oggi la stessa Macerata era in piena botta primaverile, lungomare di Civitanova pieno di gente, il panzettaro sottoscritto con asciugamo e romanzo breve di Garcia Marquez sotto l'ascella sudata, crema abbronzante protezine 30 "raggio di sole non passi neanche se ti benedice Bagnasco", piacevolemte rilassato tra madri polacche con bambini filippini e ragazzini albanesi in piena tempesta ormonale, il mio primo bagno dell'anno (il primo della mia vita nel mese di aprile credo), anche il tempo per rimettermi gli infradito "sfrecciare" per la superstrada mentre il costume si asciuga e gli Afterhours suggeriscono che "niente è per sempre". Casa doccia pomodori e radicchio, un gelato in centro e due chiacchiere ai giardini, in serata concertino metal di minorenni post punk in buona compagnia. Molto meglio durante l'Anonima Komunkue, rullando tabacco mangiando libri digerendo thé nelle ore di sole e vino rancido nelle ore senza sole, riprese assonnate in piena notte e foto sbronze da sviluppare la domenica mattina in assenza di gravità. Felice di sentirsi sempre in movimento e quella costante paura di fermarsi per non ripartire. Come direbbe Messi il Saggio... "Ewwiwa!!"

Grazie Jack per la poesia...

Sunday, April 29, 2007

Cina e punk... sigh!!




Fonte: China Tunz
Foto: Pechino 2004, il mio primo concerto punk in Cina




Il punk italiano in Cina
Teneteli d'occhio, gli stalloni italiani sono tornati ! Un nuovo album, le date del “Lunga Marcia” Tour che li vedra' in azione in tutta la Cina a inizio maggio, una gustosa anteprima delle loro ruggenti canzoni e un racconto che ci narra origini, vita e miracoli di questa fantomatica band.
L'INIZIO DELLA FINEdi Lucio Cascavilla
La prima volta che parlammo di questa cosa, era in una casa a Napoli vicino piazza Mazzini. Non ricordo più nemmeno il nome della strada, ma forse non è importante.
"Sai che potremmo fare?", dissi rivolto a Eddy, mio coinquilino, amico e compagno dei corsi di cinese, "quando andiamo in Cina, potremmo metterci a cantare le canzoni dei CCCP, e diventare famosi. Tanto nessuno li ha mai sentiti in Cina. Diciamo che le canzoni sono le nostre e facciamo una barcata di soldi".
Annuì. Effettivamente l'articolo sui giovani cinesi che ascoltavano punk lo avevamo letto assieme, e io non mi ero inventato nulla. Raggiante ne fu convinto in un nanosecondo. Mi guardava come se fossi stato un genio, ma in realtà avevo detto solamente l'ennesima cazzata. Probabilmente sorseggiò una birra, o aspirò del fumo da una sigaretta, non lo ricordo, poichè tutto questo fino ad oggi non era mai stato cosi' importante metterlo per iscritto. Tutto si concluse lì, non fu aggiunta nemmeno una parola, però quella frase rimase nell'aria. Ogni tanto ci ripensavo, ma mai seriamente.
Tirava vento la sera che decidemmo di dare un seguito a quella discussione, ed erano passati diversi anni. Ne avevamo ben venticinque, quando parlando con John Shady, che ne aveva 35, decidemmo che era il momento di provarci. Provare a perdere la faccia. Parlai con John e lanciai un urlo a Eddy, che era seduto poco distante a parlare con una ragazza. Una ragazza inutile ricordarlo, dalle fattezze decisamente brutte. Ma come si sa l'alcol riesce a farti trovare divertente anche la sciagura più atroce, e spesso si beve per dimenticare di stare a parlare con un cesso.
"Lunedi andiamo a fare le prove!" gli urlai, mentre John si sfregava le mani.
"Le prove di che?" mi chiese lui.
"Le prove con la band!"
Non dissi altro e lui si immerse nelle sue profonde ricotte. Kill the poor, I wanna be sedated, Surfing Bird e Spara Yuri sarebbero state il nostro battesimo del fuoco su un palco ed in sala prove. In pochi secondi ingaggiammo Sandro al basso e John si diede da fare per trovare un batterista. Lasciai John ed andai a parlare con un qualsiasi cesso anche io. Il lunedi pomeriggio alle 5 avevo già dimenticato dell'appuntamento. Fu John con una telefonata a farmi staccare le chiappe dal divano. Io ancora non ci credevo che qualcuno potesse prendere sul serio l'offerta che in quel momento facevo.
Erano nati gli Spermatozeus, e suonammo con tanta gente: Sam, Chris, Matti. Ma il gruppo base con i quali io e Eddy avevamo suonato ci stava per lasciare. Mihao virtuoso batterista svedese, tornava in Svezia a sposarsi, con l'adorata Elizabeth, ragazza con la quale avevo avuto infinite discussioni al telefono, poichè il caro Mihao non era in possesso di un telefono. Sandro tornava in Italia per un paio di mesi, ma aveva già deciso che voleva suonare qualcosa di più consono alle sue qualità di musicista. Non lo biasimai quando smise di suonare con noi. John Shady, l'uomo che aveva scritto con la musica delle canzoni memorabili, incomprensibilmente ci lasciò per andare a vivere a Chiangmai in Tailandia. Ma io e Eddy avevamo voglia di suonare. Dovevamo trovare qualcuno disposto a perdere tempo con noi. Non fu difficile, a Kunming passano una infinità di sfaccendati, e qualcuno che sapesse mettere insieme tre sconclusionati accordi punk lo avremmo trovato di certo. Maestro Pippo Papozzi, con la testa piena di dread passò davanti al box insieme a Ciccio Fiabeschi in una calda serata settembrina, mentre io mi preparavo a diventare 26enne. Sempre in ritardo per il punk, e ancor più in ritardo per l'autodistruzione che il punk andava predicando. Noi volevamo vivere a lungo e scopare fino all'infinito, ma forse anche questo non succederà mai. Il maestro Papozzi, accettò di buon grado di far parte del gruppone. E sfortunatamente lui suonava Bossanova e jazz. Insomma uno serio, mica cazzi. Ma ormai dovevamo cambiare nome, non eravamo più gli Spermatozeus, eravamo una entità diversa. La parte ritmica era cambiata totalmente. Adesso eravamo io, Eddy, il Maestro Pippo Papozzi alla chitarra, Xiaodu, giovane studente del conservatorio di Kunming, al basso, e Wanghui, del quale non ho mai saputo cosa realmente facesse per mantenersi alla batteria. Wanghui era il più veloce con il suo strumento ma anche il peggiore, incapace di portare cambiare ritmo in qualsivoglia condizione, ma ancora oggi gli vogliamo bene. Erano nati gli Smegmariot. Gli ultimi due componenti li raccattammo in momenti di bisogno, ma mai il bisogno si dimostrò più efficace per formare il supercombo che adesso è con noi animo e corpo. Carletto arrivò in città in marzo. Xiaodu ci aveva appena detto che doveva lasciare la band per motivi di studio, o forse perchè non era punk abbastanza. Subito gli chiesi cosa sapesse suonare. Lui si vedeva subito aveva la stoffa degli altri stalloni italiani, ed era partecipe del progetto. Suonare con lui era come suonare con la cintura di sicurezza e l'airbag laterale. Insomma infondeva sicurezza, mica cazzi. L'ultimo a raggiungerci fu Demon Jon. Spaesato in locali vari e appena giunto a Kunming gli demmo l'opportunità di sognare e di fare l'imbecille assieme a noi. Accettò di buon grado. Timido ma fantastico, cercò subito di diventare italiano al cento per cento. Cazzo mica era facile.
Fu un'altra sera a casa a Kunming che decise il nostro futuro. Dei rapidi conti. Eddy aveva qualche centinaio di euri, ed io pure. Il costo totale sarebbe stato basso. Decidemmo di fare, l'ultima cazzata della vita. Nove eroi al servizio della causa del punk:due voci, una chitarra, un basso, una batteria, tre telecamere, ed una addetta al merchandising. Nove eroi pronti a servire la causa del punk, ma visto sotto un aspetto diverso. Non l'autodistruzione, ma la voglia di vivere, non la disperazione, ma la voglia di esprimersi, ed esprimere le proprie idee e la propria personalità, e pazienza se una canzone dei CCCP rende meglio l'idea di quelle liriche sgangherate che proviamo a scrivere. Tanto adesso, lunedi 30 aprile, mica un giorno qualsiasi, il tour comincia. Magari la nostra vita non cambierà, ma almeno cominceremo a divertirci, almeno ci proveremo.
Smegma Riot Tour in China
Hi guys! Finally Smegma Riot, Yidali Zhongma Pengkedui, in town! They are on China tour in May to promote the new album "A lovely touch of brutality". Smegma Riot the crazy italian punk band is back after some years of silence. The impact on the stage... madness... pure emotion....it will be a great show for an unforgettable tribute to the thirty years of punk rock music!
大家好!意大利种马朋克乐队Smegma Riot终于来啦!他们将在五月
开始新专辑"A Lovely Touch of Brutality"《野性的迷人触摸》的发布
巡演。在经历了几年的沉寂后,Smegma Riot这支疯狂的意大利朋克
乐队又回来了。舞台的冲击力, 疯狂, 纯粹的情绪……这将是一次了不起的演出, 向三十年历史的朋克音乐致敬!

29 aprile 1945: mi piace ricordarli così....


Post dedicato a tutti i caduti per la mia libertà

A me il capitalismo piace


Fonte: Corriere Online


«Esiste un'altra faccia di questo paese: 900 milioni di persone che non stanno beneficiando per nulla dello sviluppo in corso»
NUOVA DELHI - Sotto il boom dell’India cova la rabbia degli esclusi. Tra i 900milioni di persone che non sono riusciti a salire sul treno della crescita indiana, molti non si rassegnano a perderlo. «Soltanto il 20 per cento della popolazione sta beneficiando dello sviluppo in corso» spiega l’economista indiana Jayati Ghosh. Sahari rosso fuoco, tika (simbolo rosso hindu) in fronte tra due occhi che calamitano, questa donna di 52 anni docente all’università Nehru a Nuova Delhi mette subito in guardia il gruppo di giovani imprenditori e manager italiani portati ad esplorare il paese asiatico da The European House Ambrosetti nell’ambito del progetto «Leader del futuro».
L'ALTRA FACCIA DELL'INDIA - «Molti vi parleranno dell’India come paese delle opportunità, io invece vi racconto l’altra faccia del subcontinente» annuncia sciogliendosi i lunghi capelli quasi per sentirsi più libera. Tanto per cominciare il fatto che lei sia un’opinion leader donna non vuol dire che le discriminazioni tra i sessi siano superate, anzi: «Solo se appartengono alle caste superiori le donne sono rispettate e hanno delle chances — dice —. E più che in occidente: l’ho sperimentato quando insegnavo a Cambridge». E un sistema delle caste appena più morbido in città rispetto alla campagna favorisce la concentrazione delle opportunità di emancipazione tra i privilegiati di sempre.
CITTA' - In città «tenetelo ben presente: lo sviluppo non ha fatto aumentare l’occupazione, soprattutto quella giovanile. La crescita economica ha acuito le diseguaglianze, la spesa del governo per sanità ed educazione è diminuita mentre l’inflazione è aumentata: ci sono sacche profonde di frustrazione nel paese» in città e fuori. Nei grandi centri urbani spuntano grandi magazzini e altri simboli del consumismo globale ma per la stragrande maggioranza di chi vi abita sono off-limits. A essere tagliata fuori non è soltanto la base della piramide sociale, ma anche una grossa fetta di quella classe media dai cui consumi dipende il futuro decollo del Paese, ora provato dall’aumento del costo della vita».
CAMPAGNA - Nelle campagne spiega la Ghosh, «i contadini sono esposti senza paracadute alle oscillazioni dei prezzi del mercato mondiale, spesso si indebitano fino al collo e quando non ce la fanno si tolgono la vita». Soltanto nel villaggio di Vidarbha, dalle parti di Bombay, l’anno scorso si sono suicidati oltre 500 contadini. Ci sono poi quelli che si vedono confiscare la propria terra per far spazio a industrie e strade. E che nel cuore dell’India stanno reagendo con la forza: nel Chattsgarth è in corso la rivolta dei naxaliti, movimento d’ispirazione maoista definito dal primo ministro Singh il «maggior pericolo per la stabilità dell’India». Più pericoloso dei 58 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni in cerca di lavoro («in India il 70 per cento della popolazione ha meno di 35 anni, un potenziale economico incredibile che però non è sfruttato»). Più pericoloso dei 300 milioni di indiani che vivono ancora con meno di un dollaro al giorno. Più pericoloso dell’aumento della violenza dentro e fuori casa.
LA POLITICA - Che il risentimento stia prendendo il posto della tradizionale rassegnazione hindhu (è l’unica grande religione al mondo a predicare che gli uomini non nascono uguali) lo si è visto anche nelle ultime elezioni quelle del 2004 con l’inaspettata sconfitta della Bjp, il partito nazionalista che aveva centrato la sua campagna sul volto brillante della globalizzazione con gli slogan «Indian shining» e «Cento Bangalore». Un voto contro questa visione trionfalistica della nuova India dunque. «Un governo che si vanta della crescita senza considerare le tensioni che crea è destinato a essere cacciato — osserva l’economista — e se questo avviene significa che la democrazia è matura» per questo, secondo Ghosh, le tensioni in atto non sfoceranno in ribellioni e instabilità politica come in America Latina. Piuttosto lei prevede una faticosa negoziazione tra le istanze delle diverse parti che compongono il Paese. Il paese mosaico dalle 19 lingue riconosciute per un Presidente della Repubblica musulmano, un Primo Ministro sikh, e una leader del Partito di Governo cattolica e italiana. Con alcuni provvedimenti per lei inderogabili. Primo: una legge che renda l’istruzione obbligatoria. «Ho combattuto in Commissione governativa perché passasse questa legge ma poi la palla è stata girata ai governi locali» racconta con amarezza Jayati Ghosh. Secondo: stop alla politica della bassa tassazione delle imprese, lo sforzo per far avanzare l’economia emergente deve andare di pari passo con quella di far progredire i poveri. Se nò l’elefante crolla. I giovani leader di domani applaudono. E non sembra proprio una formalità.


Foto: Pomeriggio con i bambini di etnia Karen alla scuola di Maesot, confine birmano-tailandese

Friday, April 27, 2007

Prima che arrivi il 28 marzo


Beh insomma di tempo ne è passato... E mi verrebbe quasi da dire I'm still fucking here, as we are. Nonostante tutto e tutti/e we are still fucking here. C'è ancora qualcuno/a che continua a inserirsi maledettamente nelle nostre vite ed è questa la prova prima che "è tutto apposto gente", ma senza lamentarmene a che servirebbe la mia vita, o meglio come passare le giornate in società?! La società è il nostro più grande problema (dovrei forse parlare solo per me?!) e lo è in quanto comincia da noi stessi, caos insolubile la relazione fra uomo e uomo, lasciamo stare quella tra uomo e donna, ultimamente ci si sta buttando sui bambini, a me non sembra una bella trovata. Forse manca solo un po' di poesia, un po' tanta poesia. Da anarchico mordo aglio e lascio cadere qui il discorso. Oggi sto per chiudere il mio venticinquesimo 27 marzo e sono sicuro che il mio venticinquesimo 28 marzo sarà meglio del 27 ma non meglio del 29. Passeggio in questa direzione finchè possibile, noia e angoscia in una tasca, allegria e follia nell'altra, le mano (due) sempre in tasca (due). Seguiamo la scia del tramonto, sarebbe interessante vedere se e quando c'arriveremo, sbattere improvvisamente il naso e bruciarsi la punta, secondo me finirà tutto molto prima, magari una bomba al neutrone che squarcia il cielo e lo scenario a noi dirimpetto, forse più semplicemente una banale slogatura e caviglia e gamba che cedono e con esse il passo. Il passo. Passo. Per stasera io passo.
Foto: Pechino, maggio 2006, giovani comparse a lavoro la mattina presto ma non troppo.

Quei mitici pazzi dell'ahimè troppo sputtanato 798 di Pechino


Fonte e foto: Repubblica Online


Si chiama "Marito e moglie pro tempore" ed è una installazione artistica davvero trasparente nei suoi significati simbolici. Yefu e la sua compagna Hairong vivono in una casa dalle pareti di vetro, sotto gli occhi dei passanti nel centro di Pechino, ma non possono comunicare tra di loro perchè separati da una lastra. Lo spazio è situato in una fabbrica dove si continuano a produrre macchine ma dove vengono anche ospitate mostre di giovani artisti. I due resteranno ancora un mese rinchiusi nella casa di vetro

Again on chinese pollution



Source: AsiaNews Online

Pic: Three years ago, in a place not far from Beijing.




Pollution: Fujian farmers destroy machines of 11 factories


Damages amount to 11 million dollars. Meanwhile the Harbin authorities evacuate 5 thousand people after a chlorine leak contaminates local water system.
Quanzhou – About 500 farmers from several villages in the southern Fujian provinces stormed factories causing high levels of pollution, forcing the plants to shut down. Authorities in Guangzhou city, Fujian, refused to confirm yesterday whether any arrests had been made over the raids.
A Quangang district official said the violence was triggered by local officials' failure over the past few years to monitor the leather industry's compliance with environmental standards. Armed with sticks, the exasperated villagers went on a rampage that lasted more than six hours and destroyed almost all of the factories' facilities. The violence resulted in injuries to a dozen workers, two of whom were in a serious condition, and inflicted economic losses of up to 100 million Yuan (10thousand Euro).
A similar case erupted last year, when other farmers from the same area attacked four factories. The protests came to an end following promises made by the authorities to resolve the problem within four months. The farmers lament that the contaminated waste water pollutes the land and makes the air un-breathable.
Pollution along with forced land requisition are the root causes of almost all rural social protests which take place on an almost daily basis in China. According to the farmers, the authorities do not make sure that the industries respect the imposed limits regarding industrial emissions, because they are corrupt. The central government, which is increasingly concerned by developments, has repeatedly requested that local officials apply the law, but their calls have been in vane.
There are continual problems linked to industrial waste. Yesterday, Hairbin authorities evacuated 5 thousand students and local residents following a Chlorine leak from a local factory contaminated the areas main water supply.

Thursday, April 26, 2007

Finalmente la fucking bad news...


La caccia ai pedofili, la caccia alle streghe, la caccia ai pederasta, la caccia a quelli coi rasta. Sesso coi bambini, violenze sui bambini, inaccettabili le violenze tanto quanto 'sti moralismi da due soldi. Caos in televisione, caos nella vita quotidiana. Io mi sono fatto tre giorni di sole e burocrazia a Roma, passeggiate e discussioni con gli amici, 25 aprile sbracato in compagnia a villa Ada, poi concertone al Forte Prenestino dei Ratos de Porao, gruppo hardcore brasiliano e il bassista più assurdo che abbia mai visto, un incrocio tra l'uomo ragno e un ebete in calzamaglia. Finito in bellezza con gita al Ministero degli Esteri, mostra di fotografia giapponese, libro alla stazione e ore di sonno nel treno del ritorno.
Una bruttissima notizia. Pessima se si rivela tale. Più che una notizia una cosa alla quale non avevo pensato: pare che dovrò restare a Macerata fino a metà agosto, in attesa di documenti, invitation letter e altra carta burocratica dall'università in cui andò a studiare in Cina, con la quale robaccia fare il visto annuale (passando due volte in ambasciata cinese, ci vuole almeno una settimana) e arrivare a destinazione entro il primo settembre. In altre parole sembra proprio che oltre ad andarmi in culo il tanto atteso viaggio in Giappone, vada (senza mezzi termini che davvero qui non ce n'è bisogno...) a puttane anche il viaggio in Tibet. Dovrei farmi la seconda estate consecutiva in Italia, rinunciando ad un viaggio che aspetto e rimando da troppo tempo, arrivando in Cina (e restandoci 12 mesi senza opportunità di uscire dal paese e con al massimo 3 settimane di vacanza) stressato, inkazzato, deluso e frustrato. Impazzirei in neanche 2 giorni. Sto seriamente valutando di mandare a fanculo la borsa di studio se per ottenerla devo restare in Italia tutta l'estate. E' un semplice discorso di valori e priorità. Quello che è importante per me non ce l'ho ben chiaro nemmeno io, ma sul VIAGGIO non transigo. Ne ho bisogno. Non vado in vacanza (ovvero in viaggio) da troppo tempo, nell'ultimo anno solo esami, stage a Canton, tesi, lavoro, laurea, lavoro, master, lavoro, borsa di studio... ho bisogno reale e concreto di staccare per qualche settimana e concentrarmi sulla strada. Sennò un anno di catene in Cina non le reggo.
Spero solo di sbagliarmi e che non sia così... la preoccupazione è tanta, non ho alcuna intenzione di restarmene qui e rinunciare al Viaggio in Oriente. Intanto, da anarchico, mi mangio due spicchi di aglio... e vaffanculo!!
Foto: Due anni fa, scalzo in Cambogia

Sunday, April 22, 2007

Una giornata da paura. A Siena.


Finalmente ce l'ho fatta a schiodare da Macerata: sabato pomeriggio dopo una sbroccata con mio padre su questioni alcoliche ho preso sacco a pelo e auto, sono sfrecciato via (ah ah! la mia Uno a metano ancora va, ma "sfrecciare" non è nemmeno un eufemismo) direzione Siena. Bellissima giornata di sole, nessuno in strada, punk a tutto volume, il tempo è scorso in fretta. A Siena mi becco subito con Chiara e Cecilia, due carinissime ragazze di Macerata, studentesse di storia dell'arte e di antropologia rispettivamente. Mi han fatto fare il giro turistico della città, la piazza dove fanno il palio, varie fonti, il duomo e lo spettacolare "Orto dei Pecci", verdissimo terreno proprio sotto la città coltivato in "stile medievale" da un gruppo di ex tossicodipendenti. In giro solo turisti, qualche sbandieratore, molti bar e ristoranti, zero zingar, punkabbestia, fattoni, extracomunitari. A giudicare dal primo paio di ore sembra un tranquillissima (forse noiosa) isola di pace. In un baretto sotto piazza sono affisse frasi etiliche di celebri scrittori, poeti, cantanti. Ne ricordo una, di Brecht, che più o meno recitava così: "Dov'è il prossimo whisky bar? No, non chiedermi perchè, dobbiamo tutti morire prima o poi". Ci siamo poi incontrati con altre loro amiche, spesa, casa, cena. Io, in astinenza da alcool da un paio di settimane, tanto per star sballato d'altro mi sono sparato sette Red Bull (cominciamo finalmente a distruggerci il cuore, visto che fegato, polmoni, cervello e sistema nervoso sono andati in culo da un pezzo...) e cinque minuti dopo non riuscivo a tener ferme le gambe e la lingua. Verso le dieci e mezza prendiamo due auto e andiamo tutti/e in un locale a 22 chilometri da Siena, 15 euro per il concerto degli Asian Dub Foundation. E' incredibile cosa riescano a fare quei tre tipi con la voce e una base sotto. Qualche problema tecnico e fischi, poi grande nottata di movimento, salti, balli, pogo fino alle 4 del mattino, usciamo in una pozza di sudore, senza la forza neanche per pisciare. Guido io, dietro muoiono tutte, per fortuna c'è Chiara al mio fianco a tenermi sveglio. A casa giusto il tempo per le ultime due chiacchiere da sfiniti alle cinque di mattina, poi coma profondo sul letto. Verso l'una riprediamo conoscenza, dentrificio, saluto tutte e riprendo la via per Macerata. Caldo apocalittico, strada più vuota di ieri, divina campagna toscana, sembra di stare dentro un quadro di Van Gogh, "Sì, sì... questa roba mi mancherà una volta che sarò di nuovo in qualche grigia e caotica metropoli cinese" penso fra me e me, in sottofondo Bregovic e Capossela. Splenidda giornata gente.
Piacevolissime ore di compagnia e relax quelle di Siena. Ne avevo davvero bisogno. Grazie ragazze!! 多谢!!
Foto: Non ho mi sono portato la macchina fotografica a Siena, ma ho trovato questa foto dell'estate scorsa in spiaggia, Cecilia è quella sulla sinistra coi capelli rossi, Chiara quella al centro con la maglia rosa.

Friday, April 20, 2007

Grande Ianna, grande 110!!!




Foto: Ianna ed io in tempi migliori...

Thursday, April 19, 2007

Che schifo

Posso testimoniare che quanto scritto qua sotto sia vero, e credo possano farlo tutti i miei colleghi/amici stranieri e non di Pechino. Vero che spesso i tassisti sono sporchi, "maleducati", arroganti, hanno abitudini strane per uno straniero e a volte non parlano neanche il cinese mandarino, ma solo il loro dialetto. Vero anche che 3 anni fa i taxi costavano 1.2 yuan (12 centesimi di euro) o 1.6 yuan ad ettometro a seconda della bellezza/qualità dell'auto, e al giorno d'oggi costano 2 yuan tutti, indifferentemente dall'auto. Schifoso che questi lavoratori (con la "l" maiuscola, visti gli orari di lavoro, i rishi e gli stipendi) siano costretti a tali umiliazioni e restrizioni della libertà personale e comportamentale solo per fare "piacere" a noi stranieri (diciamo pure occidentali). Noi invece in Italia ci lamentiamo se i musulmani lavoratori vorrebbero avere una moschea dove pregare. Mettetevi nei panni di un poveraccio venuto dalle campagne nella grande metropoli Pechino, costretto a fare il tassista per mantenere madre, moglie e figlio e si debba conciare vestiti, alito, capelli, pulizia auto, lingua di comunicazione e mille altre pugnette per far contento l'americano panzone che va a mignotte nei locali "per occidentali", non prima di aver comprato il fumo dai nigeriani e aver accompagnato la figlia 14enne in minigonna a mangiare in un ristorante dove un piatto di riso condito costa 15 euro, la paga settimanale del tassista in questione.
Se noi occidentali abbiamo da insegnare qualcosa a qualcuno è proprio che noi occidentali non abbiamo da insegnare un cazzo...

Fonte: Corriere Online

Pechino '08, no ai capelli tinti per le tassiste
Nuove indicazioni della municipalità della capitale cinese preoccupata per l'afflusso dei tanti turisti da tutto il mondo
PECHINO - Il governo di Pechino, a poco più di un anno dall'Olimpiade che avrà luogo nella capitale, continua nell'opera di riqualificazione urbana ed «educazione» dei suoi cittadini. Con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, ciò che deve essere migliorata è l'immagine della nazione, a cominciare da una categoria che sarà a strettissimo contatto con i laowai (gli stranieri): i tassisti.
LE DIRETTIVE - Le nuove indicazioni che sono state date alle sempre più numerose conducenti di taxi e ai colleghi del sesso forte entreranno in vigore entro fine mese. La vettura dovrà risultare pulita dentro e fuori e non vi dovranno essere odori sgradevoli nell'abitacolo. Il conducente dovrà avere cura della sua persona, vestendo pulito e ordinato. Un appunto particolare è stato fatto, affinché adottino un linguaggio cortese ed educato e servano il cliente con massima trasparenza e cordialità. A tal proposito viene ribadito un utilizzo corretto del tassametro, visto che alcuni tassisti maggiorano il prezzo della corsa approfittando del fatto che tantissimi stranieri sono a digiuno di toni ed ideogrammi. Yao Kuo, vicedirettore dell'Ufficio del Traffico, li ha invitati a non fumare mentre guidano, a non sputare fuori dal finestrino.
Un tipico taxi cinese (internet)«Alcuni tassisti non si curano del proprio aspetto e questo ha un impatto negativo su tutta l'industria dei taxi.», ha affermato Yao. Ha poi aggiunto che «i tassisti spesso hanno l'alito pesante e puzzano, rendendo il taxi maleodorante». I conducenti maschi non devono portare i capelli lunghi; mentre alle colleghe del gentil sesso è fatto divieto di tingersi i capelli di rosso o di giallo e di indossare orecchini troppo vistosi. Tassisti e tassiste devono avere indistintamente tagli di capelli e abbigliamenti decorosi, in quanto la loro è «un'attività a contatto con il pubblico e questo dovrebbe farli riflettere sulla loro immagine», ha sottolineato l'alto funzionario Yao. Questi ha dichiarato che già da oggi partiranno controlli a campione, dove addetti al controllo dei taxi verificheranno il rispetto delle nuove ordinanze. Qualora l'autovettura risultasse maleodorante, verrà fatto rapporto all'azienda ed il conducente verrà «rieducato». A seconda delle circostanze e degli articoli violati si rischiano multe e addirittura il ritiro della licenza.
LE PRIME REAZIONI - Il tassista Geng, dell'azienda Yinjian, con una moglie tassista, ha affermato in un'intervista di essere d' accordo col fatto che le guidatrici siano vestite «decentemente», ma aggiunge che dare direttive addirittura sul colore dei capelli è una «interferenza nella libertà personale» della sue colleghe.

Wednesday, April 18, 2007

Ad Alex


Finì credendo di essere un cavallo. Togliendosi gli occhiali dalle grandi lenti nere tornò a fare quello che sapeva far meglio: pisciare.


Non so come, ma stasera prima di andare a letto (dove invece di una messicana nuda e formosa mi aspetta un libro sulle streghe) voglio immortalare sui pixel il ricordo di un ragazzo bielorusso del quale non ho mai capito il nome, se Alex, Arcibald o Chicken, un campione di sfiga buono come il pane, simpatico ubriacone di poco più grande di me, le nostre strade si sono incrociate più volte nel grande impero cinese. Lo ricordo quella volta quando a Suzhou, durante la mia prima esperienza come comparsa in un telefilm cinese, il regista ci invitò tutti a cena in un ristorante (la madre aveva avuto poche ore prima una delicata operazione chirurgica perfettamente riuscita) e dopo qualche bicchiere i cinesi montarono sulle sedie a cantare o recitare stornelli; il regista chiamò anche uno di noi sei ragazzi "occidentali" (tre russe, un bielorusso, un tagiko e me) a fare la performance e lui rosso in volto, camicia bianca e macchie blu cantò per tutti i banchettanti "Katusha", famosa e romantica canzone militare sovietica, mentre noi altri "occidentali" sbellicavamo dal ridere e versavamo grappa cinese. Grande Alex! Chissà che fine ha fatto questo campione di sfiga, so che ha perso di nuovo il passaporto e 2000 dollari in contanti, bel colpo tutto in una sola volta. Caro amico, compagno di sbronze e nottate alle stazioni per lavori che giusto solo gli sfigati e i sovietici potevano accettare, passa una buona notte. Ovunque tu sia. Dawai dawai!
Foto: Quella serata al ristorante; Alex è a destra.

东亚朋友们,想给你们介绍一下古代西方的世界七大奇跡


世界七大奇跡是指古代世界上7處宏偉的人造景觀:


埃及吉薩大金字塔(仍存在)
巴比倫空中花園(毀於地震)
土耳其以弗所亞底米神廟(毀於火災)
希臘羅得島太陽神銅像(毀於地震)
埃及的
亞歷山大燈塔(毀於地震)
希臘奧林匹亞宙斯神像(毀於火災)
土耳其摩索拉斯王陵墓(毀於地震)


来源: Wikipedia

尊敬


黑澤 明(, 1910年3月23日1998年9月6日日本知名導演。執導過許多世界知名的電影,代表作品為《羅生門》、《七武士》、《》。他是日本電影走向國際化的重要導演,也是日本近代電影史的重要人物。
来源: Wikipedia


Non capisco perchè il popolo italiano si turbi tanto per tre morti sul lavoro al giorno... Prendiamo invece esempio dalla Cina: morti 32 operai in un sol colpo, peggio che una bomba a Baghdad.


Fonte: AsiaNews Online


Colata di acciaio fuso uccide 32 operai. Crescono gli incidenti sul lavoro. Gli operai dell'acciaieria sono stati sommersi da 30 tonnellate di metallo fuso. In 3 giorni numerosi incidenti hanno colpito centinaia di persone. Da una fabbrica chimica esce una nuvola di gas tossico e nessuno avverte la popolazione. Almeno 47 minatori intrappolati dall’acqua e da esplosioni in 3 diversi impianti.

Tuesday, April 17, 2007

Magerada Magerada...


Mi è andata bene anche col mistero della raccomandata con su scritto "atti giudiziari". Non c'ho dormito una notte (o meglio, mi sono sparato mezzo "Mattatoio n.5" prima di riuscire a prender sonno) ma la mattina seguente alle poste ogni ansia paranoica è sparita: era soltanto un avviso per il pagamento dei soldi che devo prendere per il lavoro d'interprete al tribunale. Yeah! E anche stavolta è andata bene...





Ultimi giorni passati fra internet, computer, uffici legali e ospedale per rimediare tutto il materiale burocratico da consegnare al Ministero degli Esteri e partire per la Cina. Il programma a grandi linee resta sempre quello: appena finisco il mini master a Macerata (primi di luglio in teoria) parto per il Giappone per 2-3 settimane, vedrò di appoggiarmi da qualcuno/a, riducendo le spese al minimo indispensabile (appena sotto la soglia di povertà, oi oi!!), poi volo Tokyo-Pechino per un immediato tour di 3-4 settimane in Tibet (leggi permettendo. Se bisogna stare agli ordini di qualche agenzie cinese il viaggio salta in automatico e dirotterò in direzione estremo ovest, Xinjiang meglio conosciuto come Turkestan Cinese o Cina musulmana, deserto, carovane, vigneti, Kashgar). Il primo settembre inizio i corsi universitari in qualche città che decideranno e mi faranno sapere verso luglio. A grandissime linee la storia è questa. Chiunque volesse partecipare, venire, provare, sbroccare è il benvenuto/a.


Quando ho finito di scrivere la tesi mi sono gasato. Ed ho aggiunto dedica e ringraziamenti. Ho dedicato il mio lavoro in primis a due poveracci di nome Nicola e Bartolomeo, morti sulla sedia elettrica a Boston negli anni venti per due semplicissimi motivi: erano italiani ed erano anarchici; poi ho ricordato (più che dedicato) nella tesi anche due grandi viaggiatori e studiosi maceratesi, tali Matteo Ricci e Giuseppe Tucci, il primo al servizio della Chiesa, il secondo del regime fascista. E questo non fa loro molto onore forse, ma non intacca il loro merito. Sui ringraziamenti ci sono un po' tutti/e, un po' tutti/e voi. E visto che la tesi non l'avete letta e vi auguro di non farlo mai, vi ringrazio da qui: Grazie.



Oggi invece pomeriggio passato col Greg ai giardini Diaz di Macerata. Stesi sul prato, sigarette e tanti ricordi. Credo che Macerata esprima il suo meglio proprio in questo periodo dell'anno, tra fine aprile e inizio maggio, quanto non è troppo caldo per uscire e ovunque trovi verde e alberi in fiore. Poi la malinconia ha buttato a tristezza e le esclamazioni ciniche e nichiliste si sprecavano. Tristemente curioso appunto come ogni discussione con ogni maceratese doc che incontra per la strada finisca in climax suicidante con la frase "Oh, vavè, allora ce vedimo in gniro... tanto... a Magerada...".
Io: "Ma non le abbiamo un paio di amiche per giocare a pallavolo?!"
Greg: "Non credo. Abbiamo sempre e solo giocato con le bottiglie..."


Foto: Per chi non lo sapesse, Greg è un fotografo...

Macerata e i cinesi

Fonte: Il Resto del Carlino Online

“FEBBRE GIALLA” anche nella nostra provincia. Il numero degli immigrati cinesi — anche se ben lontano dalle realtà metropolitane di Milano, Roma o anche Firenze e Prato — ha superato le 400 unità. Ma ciò che è più significativo è che sono oltre duecento le ditte individuali che hanno per titolare un cittadino proveniente dal gigante asiatico.
E’ QUANTO rileva un’indagine della Camera di commercio di Milano. Tra il 2000 e il 2006 le ditte individuali gestite da cinesi nel Maceratese sono aumentate del 68,59%, passando da 27 a 212. Un vero e proprio boom che nelle Marche è superato solo dalla provincia di Ascoli Piceno (339 ditte, una crescita in sei anni dell’87%), mentre in quelle di Ancona e Pesaro (rispettivamente 202 e 89 imprese) l’aumento è stato ugualmente notevole ma più contenuto: rispettivamente il 40,59% e il 27,1%.
LA STRAGRANDE maggioranza delle ditte cino-maceratesi opera nel settore manifatturiero (164), in particolare nel tessile e nella calzatura, mentre quasi tutte le altre si occupano di commercio, in particolare all’ingrosso, oppure operano nel settore alberghiero e della ristorazione. In proposito, la nostra è una situazione esattamente opposta rispetto al quadro nazionale che segnala invece una prevalenza di attività nel commercio all’ingrosso, seguito da quelle nel manifatturiero.
IN PROVINCIA i cinesi sono soprattutto concentrati lungo i Comuni della fascia costiera o dell’immediato entroterra collinare, in particolare nei Comuni di Civitanova (sono 242 e in città rappresentano la seconda comunità straniera più numerosa), Corridonia (116), Monte San Giusto (76) e Montecosaro (54), con presenze più sporadiche in altri piccoli centri. Accanto a quelli che lavorano, cresce anche il numero degli studenti cinesi che raggiungono la nostra terra sulle orme tracciate dal gesuita maceratese padre Matteo Ricci, che per loro costituisce ancor oggi un importante punto di riferimento, e di cui ci si appresta a celebrare (nel 2010) il quattrocentesimo anniversario della morte.
AL RIGUARDO lo scorso dicembre hanno soggiornato in provincia per due settimane un primo gruppo di dodici studenti cinesi, di Nanchino e Shanghai, accolti da scuole e famiglie nell’ambito dell’iniziativa “Il Gelso Bianco”, volta a migliorare i rapporti tra i Paesi: un progetto di scambio culturale, coordinato dall’associazione “Le antiche torri di Sarnano”, sottoscritto da Provincia e Comune di Macerata, Comune di Sarnano, Comunità montana dei Monti Azzurri. Nel capoluogo li hanno accolti i Licei classico e scientifico, l’Ita, l’Itg e l’Itas, ma al progetto aderiscono anche istituti di Civitanova, Cingoli, Camerino, Sarnano, San Severino, Corridonia e Recanati. Un primo passo verso l’auspicata apertura ai giovani cinesi delle università di Macerata e Camerino.

Cambogia: storie d'ordinaria ingiustizia


Fonte: AsiaNews Online

Ditte straniere e autorità rubano la terra ai contadini per costruire casinòImprese di Giappone, Corea del Sud, Thailandia e Cina acquistano diritti di sfruttamento dei terreni agricoli, per coltivarli a latifondo o costruirci casinò. I contadini sono cacciati grazie a cavilli legali e ricevono minimi indennizzi per la perdita di casa e terreno: “Peggio che con gli Khmer Rossi”.
Phnom Penh – Grandi ditte estere e locali tolgono la terra a migliaia di famiglie cambogiane, con la complicità dei pubblici funzionari. Le coltivano per esportare i prodotti, oppure vi costruiscono casinò.
Da oltre 10 anni i grandi gruppi di Paesi donatori quali Giappone, Corea del Sud e Malaysia danno alte cifre alla Cambogia e costruiscono strade e ponti, ma in compenso ricevono diritti di sfruttamento su migliaia di ettari di terreno. Ci piantano ananas, zucchero e altri prodotti che poi portano nel loro Paese. Fonti di AsiaNews riferiscono che a nord nella zona di confine con la Thailandia sono attivi gruppi di Thailandia e Cina che pure fanno grandi donazioni e costruiscono opere pubbliche e ricevono terra per realizzarci casinò, che spuntano numerosi.
I contadini non possono provare la proprietà della terra, perché non esistono documenti catastali. Negli anni '70 i Khmer Rossi hanno abolito la proprietà privata e creato fattorie collettive. Caduto il regime, durante il quale è morto almeno un quarto della popolazione, i 6 milioni di superstiti hanno avuto terra in abbondanza. Ma la popolazione è ora cresciuta a 13 milioni e il valore della terra è molto cresciuto. Secondo una legge del 2001, chi usa la terra per almeno 5 anni senza che nessuno la richieda ne acquisisce la proprietà. Ma i contadini non possono sostenere i costi e i tempi lunghi per far riconoscere il loro diritto, molti nemmeno conoscono questa legge. Per cui lo Stato può dare in concessione la terra che non è di nessuno. Poi le grandi ditte cacciano chi le coltiva o persino ci abita, offrendo indennizzi minimi.
Nel distretto di Sre Ambel, nella meridionale provincia di Koh Kong, la ditta leader Koh Kong Sugar Industry nel 2006 ha avuto una concessione pubblica di 9.700 ettari di terra e ha cacciato via i contadini con l’aiuto della polizia. Ha delimitato i terreni con un fossato, spianato le coltivazioni con bulldozer protetti dalla polizia e creato piantagioni di zucchero. Nel solo villaggio di Trapeang Kandol ha cacciato via più di 50 famiglie che, oltre al riso di cui si nutrono, coltivavano cocomeri, mais e altre merci di pregio per venderle ai vicini centri turistici balneari con buoni guadagni. La ditta, che si dice appartenga al parlamentare Ly Yong Phat, ha offerto un indennizzo di 50 dollari per ettaro, ma i legali dei contadini che hanno fatto ricorso al tribunale, dicono che il prezzo di mercato è di 500-1.000 dollari per ettaro. Intere famiglie sono rimaste senza sostentamento. Quando i contadini si sono opposti la polizia militare ha sparato contro i dimostranti, ferendone diversi. Una petizione al Parlamento non ha dato alcun esito.
Licadho, una ong per la tutela dei diritti, afferma che nel 2006 ha ricevuto denunce di circa 115 casi di simili espropri forzati e che quando i contadini protestano le compagnie rispondono con la violenza.
Non risulta che i governi locali facciano qualcosa. Il premier Hun Sen a febbraio ha detto che questo furto di terre “crea una seria minaccia alla stabilità sociale e politica della Cambogia” e ha promesso la punizione per i pubblici funzionari che la permettono. Ma analisti dicono che l’intervento sia stato solo formale e che il governo è intervenuto in pochissimi casi. Dal 1992 circa 1 milione di ettari di terreno coltivabile è stato concesso a sole 57 ditte.
Molti contadini dicono che ora è peggio di quando c’erano gli Khmer Rossi. “Allora – ricordano – loro dicevano che ogni cosa è di tutti e provvedevano per darci cibo da mangiare. Ora ci tolgono la terra senza darci nulla”.

"Mammamia le 100 lire adesso devi darmi, parto per l'America perchè... Voglio armarmi!!"


Fonte: Wikipedia


La National Rifle Association, o NRA, è un'organizzazione di avvocatura per possessori di armi (da fuoco) degli Stati Uniti.
Si occupa di promuovere la sicurezza nell'uso delle armi, organizza corsi d'addestramento ed eventi sportivi relativi alle armi, ed è spesso considerata come una delle più potenti organizzazioni degli
Stati Uniti.
Venne fondata a
New York nel 1871 con il nome di American Rifle Association, e viene frequentemente definita come la più antica organizzazione per i diritti civili degli Stati Uniti (essendo il possesso di un'arma un diritto civile protetto dalla Carta dei Diritti statunitense).
La NRA è, inoltre, una potente
lobby, che spesso finanzia campagne politiche e si oppone a qualsiasi restrizione relativa all'uso delle armi.
Michael Moore, nel suo documentario, vincitore dell'Oscar 2002, Bowling a Columbine, dedicato alle stragi nelle scuole statunitensi ed all'uso delle armi in America, li definisce come "i successori del Ku Klux Klan". Secondo le tesi esposte dal regista, grazie all'influenza della NRA molte leggi sul controllo delle armi vennero bloccate, e la presenza di "milizie" (i cui membri sono affiliati alla NRA e svolgono veri e propri addestramenti) destano enormi preoccupazioni.
Attualmente il presidente della National Rifle Association è l'ex attore
Charlton Heston.

La NRA è considerata da molti una delle più influenti
lobby politiche degli Stati Uniti considerata la sua abilità di distribuire grandi quantità di voti alle elezioni, e per le sue attività lobbistiche contro il controllo delle armi.
Molte leggi sul
controllo delle armi sono state fermate da questa lobby. Le leggi andavano dalla quasi totale abolizione delle armi a Washington, alla messa fuorilegge di intere classi di armi da fuoco in molti stati o a livello federale, fino al concedere il possesso d'armi solo in qualche giurisdizione.
La NRA si oppose alla nuova legislazione in materia di controllo delle armi, a favore del rafforzo di leggi esistenti che proibissero a 'violenti criminali' di possedere armi da fuoco. La NRA è, ufficialmente,
nopartisan, ed ha aiutato indistintamente democratici e repubblicani, tuttavia molti più repubblicani, rispetto ai democratici, tendono a condividere le visioni dell'NRA.

Monday, April 16, 2007

Ma va!?!


Source: Xinhua Online


China has been seeing higher incidence and rising mortality rate of lung cancer, said an expert with China Cancer Foundation Thursday.
The number of cancer patients has been rising steadily, with urban residents outnumbering rural dwellers and men outnumbering women, said Zhi Xiuyi, director with the department of lung cancer prevention of the China Cancer Foundation.
The big cities, such as Beijing, Shanghai, Tianjin, Wuhan and Harbin, register the highest mortality rate of lung cancer, which is the deadliest form of cancer.
People are contracting the deadly disease at an earlier age, Zhi said.
Zhi said smoking, overworking and environmental pollution are causing the higher incidence of lung cancer among younger people.

Saturday, April 14, 2007

TANA LIBERA TUTTI/E

Fonte: CorriereAsia Online

Globalizzazione cinese: traduttori certificati cercasi

13 Aprile 2007 PECHINO: La scorsa settimana si è tenuto a Pechino "A bridge to the world", forum internazionale di traduttori che, per la prima volta, hanno scelto una città cinese come sede del congresso. Principali organizzatori, il China International Publishing Group e la Translators Association of China. Tra i partecipanti, delegati dei principali media, come il China Daily e China Radio International, università, e importanti traduttori e sinologi come Shi Yanhua, interprete di Deng Xiaoping, Li Wusun, traduttore dell'Arte della Guerra di Sun Zi in inglese, il Prof. Mc Dougall, famoso per aver tradotto in inglese la corrispondenza amorosa tra Lu Xun e sua moglie Xu Guangping.Uno dei principali temi di discussione è stato il bassissimo numero di interpreti e traduttori qualificati. "La mancanza di professionisti , capaci di produrre traduzioni di alta qualità dal cinese verso le lingue straniere, è diventato uno dei maggiori ostacoli alla conoscenza della Cina e della cultura cinese nel resto del mondo (...) - ha affermato Cai Wu, ministro dell'Ufficio Informazione del Consiglio di Stato -- (...) Sin dal XIX secolo, gli intellettuali cinesi hanno promosso la modernizzazione del Paese attraverso la traduzione di opere occidentali, ora abbiamo bisogno di maggiore enfasi nell'introdurre e nel promuovere la Cina all'estero (...), perché la nostra cultura, antica di 5.000 anni, non appartiene solo a noi, ma al resto del mondo. La Cina deve partecipare alla costruzione di una realtà culturale globale nel nuovo secolo. Il lavoro dei traduttori sarà determinante per il raggiungimento di quest'obiettivo (...) Dobbiamo formare professionisti che abbiano una piena conoscenza sia della cultura cinese, sia della cultura del Paese straniero di cui usano la lingua".Dello stesso parere anche Huang Youyi, vice presidente della Federazione Internazionale di traduttori : "(...) La comunicazione nei nostri giorni è vitale. In questi anni di globalizzazione, la traduzione ha sicuramente giocato un ruolo cruciale nell'avvicinamento della Cina all'Occidente (...)."Altro grosso problema che si è andato delineando riguarda la guerra dei prezzi e la concorrenza sleale. Il prezzo più conveniente viene molte volte preferito alla garanzia di un lavoro realizzato da professionisti: in Cina sono ufficialmente certificati 60.000 traduttori, mentre il mercato ne mette a disposizione oltre 500.000. Anche il numero di agenzie di traduzione ufficialmente registrate, ossia 3.000, non corrisponde a quello reale, circa 10.000, questo perché i servizi di traduzione e interpretariato vengono inseriti tra quelli forniti da accoglienze turistiche e agenzie di servizi. Il prossimo forum si terrà sempre in Cina, questa volta a Shanghai, nell'agosto 2008, riconoscendo l'importante ruolo della Cina nel panorama internazionale.Secondo Lin Wusun, traduttore senior della China International Publishing Group e vice presidente della Translators Association of China, la Cina copre più del 10% del mercato mondiale della traduzione.

E ai cd pirata non credere mai


A me queste notizie mi mettono di buon umore, per la simpatia e la spontaneità.

E' come se in Italia facessero la multa per parcheggio in sosta vietata ad un boss malavitoso e dire che stanno combattendo la Mafia...


Fonte: Corriere Online


Cina, alle fiamme 42 milioni di cd e dvd
Campagna contro la pirateria e contro la pornografia. «Vogliamo combattere le pubblicazioni illegali»
PECHINO - Circa 42 milioni di video piratati e pubblicazioni illegali sono stati distrutti in 31 province della Cina nella campagna di primavera contro la pornografia. Lo ha riferito Long Xinmin, responsabile dell'Editoria statale e Pubblica amministrazione, spiegando che il materiale dato alle fiamme e distrutto fa parte dell'iniziativa, condotta a livello nazionale, per ripulire il Paese dalla pornografia e contrastare le pubblicazioni illegali.

CONTRO LA PIRATERIA - Un gesto di distruzione «per mostrare al mondo la ferma determinazione del governo cinese a proteggere la proprietà intellettuale, contro ogni tentativo di violazione del copyright e contro la pirateria, ma anche per spronare le coscienze a combattere la pornografia e le pubblicazioni illegali», ha sottolineato Long in una cerimonia organizzata a Pechino per celebrare l'evento. SEQUESTRI - Un quarto di tutte le pubblicazioni illegali distrutte in Cina sono state date alle fiamme nella provincia di Guangdong, una delle più avanzate dal punto di vista economico. Nella zona, dall'ultimo trimestre 2006 sono stati sequestrati 18.76 milioni di pezzi e arrestate 26 persone.

«Non si vende la terra sulla quale la gente cammina» Tashunka Witko. E a un dio fatti il culo non credere mai...




Foto: Tashunka Witko, meglio noto come Cavallo Pazzo.


Testo: De Andrè, "Coda di Lupo"
Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto correvo dietro ai cani e da marzo a febbraio mio nonno vegliava sulla corrente di cavalli e di buoi sui fatti miei e sui fatti tuoi e al dio degli inglesi non credere mai E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo rubai il primo cavallo e mi fecero uomo cambiai il mio nome in "Coda di Lupo" cambiai il mio poney con un cavallo muto e al loro dio perdente non credere mai E fu nella notte della lunga stella con la coda che trovammo mio nonno crocefisso sulla chiesa crocefisso con forchette che si usano a cena era sporco e pulito di sangue e di crema e al loro dio goloso non credere mai E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente possedevo una spranga un cappello e una fionda e una notte di gala con un sasso a punta uccisi uno smocking e glielo rubai e al dio della Scala non credere mai Poi tornammo in Brianza per l'apertura della caccia al bisonte ci fecero l'esame dell'alito e delle urine ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso "Per la caccia al bisonte - disse - il numero è chiuso" e a un dio a lieto fine non credere mai Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn capelli corti generale ci parlò all'università dei fratelli tute blu che sepellirono le asce ma non fummammo con lui non era venuto in pace e a un dio fatti il culo non credere mai E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa che ho imparato a pescare con le bombe a mano che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia ma colpisco un po' a casaccio perché non ho più memoria e a un dio senza fiato non credere mai

Friday, April 13, 2007

Le notizie potenzialmente belle. E quelle potenzialmente brutte. Ovvero: giornata d'un asmatico


Come ogni venerdì da un paio di mesi a questa parte, anche oggi mi sono sparato otto ore di marketing ed esportazione d'impresa; giornata particolarmente pesante, eccellente professoressa dalla Bocconi, origine della merce e antidumping a rotta di collo, oltre la finestra un sole splendido che gridava vendetta. Torno a casa al tramonto, bello provato dalle otto ore di capitalismo, mia madre al telefono, entro in cucina, una ciotola di fragole e una raccomandata dal Ministero degli Esteri. Apro: l'ho spuntata anche stavolta, LA COMMISSIONE MISTA DI SELEZIONE HA RITENUTO DI PROPORRE LA MIA CANDIDATURA PER LA BORSA ANNUALE DELLA DURATA DI 11 MESI IN CINA!! In altre parole ho QUASI vinto la borsa di studio, il ministero mi ha scelto, ora devo presentare una sacco di documentazione entro 16 giorni e sperare che il governo cinese non bocci la mia proposta e mi rifiuti il visto.

Neanche il tempo di godere che a fianco della raccomandata noto un talloncino delle Poste Italiane col mio nome sopra, uno coso che serve per ritirare una lettera all'ufficio poste. Mittente: ufficio atti giudiziari. Paranoia. Ho ucciso qualcuno involontariamente? Ho stuprato una vecchietta da ubriaco e non me lo ricordo? Sono passato col rosso? Mi hanno sgamato a far pipì dietro l'Ufficio della Questura? Una telecamera mi ha inquadrato mentre sfasciavo vetrine al corteo contro la visita di Bush in Italia? E' ancora per quella storia di Perugia? Mi pagano per il lavoro al tribunale come interpete? Non so. Mi cago sotto. Cuore alla gola, prendo le chiavi del motorino, salto le scale, mi fiondo al centro, lascio il motorino, salita di corsa, rosso come un peperone tempie che esplodono fiato da lupo che russa entro alla poste, la signora oltre il vetro mi guarda e mi dice "(Coglione!) Questa raccomandata è di oggi, non la può ritirare prima di domani". Merda! Torno a casa, asma a mille, pappo le fragole, mi concentro sul tagliando delle poste: che cazzo ho combinato?! Proprio oggi che mi hanno detto di aver quasi vinto la borsa per la Cina... e se mi costringono a restare a Macerata per chissà quale cazzo di motivo!? Rinunciare alla borsa per qualche delinquenza idiota? Ma quale poi?! Che cosa cazzo ho combinato? Non lo sapremo prima di domani.

Asma.




All'economia di tempo si riduce in definitiva tutta l'economia
Lev Trotsky

Everything. Everywhere. Everyone. Purchè non duri meno di cinque secondi e non più di trenta giorni... Facciamo trentuno.

Thursday, April 12, 2007

Banlieu all'italiana: se i cinesi s'inkazzano...


Fonte e foto: Corriere Online


MILANO - Tafferugli nel popolare quartiere milanese di via Paolo Sarpi, la Chinatown di Milano, dove dal controllo di un'auto con a bordo una donna cinese da parte della polizia è esplosa una protesta che ha coinvolto circa 300 immigrati cinesi. Sono 14 gli agenti contusi. Uno di loro ha riportato la frattura di una mano. Un'ambulanza, proprio all'incrocio delle due vie, si è invece fermata per soccorrere un cittadino cinese rimasto a terra, a fianco di un'auto bloccata in mezzo alla strada.

PROTESTE E SCONTRI- Secondo quanto ricostruito da alcuni testimoni, un primo momento di tensione si era già registrato in mattinata, intorno alle 10,30. Poi alle 12,30, in via Niccolini angolo via Bruno, la reazione contro la pattuglia dei vigili accusata dagli immigrati cinesi di aver malmenato una donna con un bambino dopo averle contestato la multa per parcheggio in doppia fila (ricostruzione che sarebbe stata confermata dal console cinese). Altri testimoni riferiscono che la pattuglia avrebbe cercato di far salire la donna insieme al bambino sull'auto di servizio dopo che questa aveva opposto resistenza. A questo punto l'auto, con tre funzionari all'interno e alla quale hanno dato rinforzo altri agenti presenti in zona, è stata circondata da circa trecento persone. Rapidamente le strade del quartiere si sono riempite di altri immigrati che hanno cominciato ad inveire e a gridare contro le forze di polizia che sono rapidamente giunte sul posto. Dopo la carica di alleggerimento della celere l'auto dei vigili è stata recuperata. Testimoni riferiscono di due auto ribaltate, mentre un funzionario di polizia ha confermato il ferimento di un agente. Durante gli scontri sono state viste sventolare diverse bandiere della Repubblica Popolare cinese e anche una bandiera italiana sventolata sempre da un immigrato. Un nuovo tafferuglio è poi scoppiato all'angolo tra via Nicolini e Giordano Bruno. La polizia è intervenuta con l'uso di manganelli per sfollare le persone ma è stata a sua volta aggredita con lancio di bottiglie, bidoni della spazzatura e cartelli. Successivamente un nuovo tafferuglio si è verificato tra Via Bramante e via Sarpi. Bottigliette piene d'acqua sono state lanciate all'indirizzo di un cordone di polizia schierato in via Bramante, alle spalle dei manifestanti. Appena è iniziato il tiro, diversi cittadini cinesi si sono messi davanti allo schieramento degli agenti per fermare i lanci

IL CONSOLE - «Questo episodio non è casuale». Lo ha detto senza mezzi termini Limin Zhang, il console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. «Sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte pressione - ha detto ai giornalisti -. Voglio sapere chi ha sbagliato, sono qui per capire, e per proteggere gli interessi legali dei commercianti cinesi che pagano le tasse e sono in regola». Il console ha sottolineato che le continue multe ai commercianti cinesi che trasportano le merci con carrelli e carrellini, i numerosi divieti di sosta fatti dalla polizia municipale, i posti di controllo lunga via Paolo Sarpi, l'arteria principale del quartiere, avrebbero esasperato gli animi. Il console ha poi spiegato di rimanere in attesa della dinamica dei fatti accaduti augurandosi che venga rilasciata la donna, madre di un bambino di due anni, che è stata portata in caserma dopo aver reagito al controllo della polizia municipale. Secondo fonti di polizia, ancora da confermare, la donna sarebbe stata rimessa in libertà. Il console ha chiesto alla polizia di fare in modo che la donna possa tornare al più presto in via Nicolini, «il modo migliore per calmare gli animi».

Wednesday, April 11, 2007

Preti punk


Fonte: Libero News


La chiesa ribelle di Madrid
Messe in abiti civili e biscotti al posto delle ostie in una "parrocchia di frontiera": il cardinale decide di chiuderla ma i preti e il quartiere non ci stanno

A Madrid la chiesa di San Carlos Borromeos, a Entrevías, sta diventando un caso tanto che il cardinale Antonio Rouco Varela ne ha ordinato la chiusura per trasformarla in un centro della Caritas. I tre preti che la gestiscono - che per inciso hanno già fatto sapere di non volere obbedire - celebrano la messa senza conformarsi alla liturgia: non solo lo fanno in abiti civili ma hanno iniziato a dare biscotti al posto delle ostie per l'eucarestia.
«Ci hanno detto che andiamo molto bene dal punto di vista sociale, ma non per quel che riguarda la catechesi e la liturgia. Secondo loro, la prima non è omologata e la seconda è un disastro» ha spiegato a El Pais don Enrique de Castro. Come gli altri sacerdoti di San Carlos, de Castros è un seguace della teologia della liberazione e fa dello stare in mezzo alla gente un credo assoluto: «Non siamo dei pazzi. Ci dedichiamo agli emarginati».
Le porte sono aperte a tutti: extracomunitari, tossicodipendenti e musulmani. Ma la liturgia? «Se non indossiamo gli abiti talari per dire messa è perchè ce l'ha chiesto la gente». Quella dei biscotti, spiega, è una richiesta delle madri: «Abbiamo cambiato le ostie dal momento che i bambini non comprendono cosa sono. Sono le loro mamme a comprarli».
Ammettono di essere un po' fuori dai canoni classici ma la liturgia, sostengono, deve adeguarsi ai tempi e alla nuova realtà sociale e hanno dalla loro l'appoggio dal quartiere. «Andremo avanti. I movimenti sociali appoggeranno la nostra decisione di resistere». Domenica in parrocchia c'è stato un pranzo di solidarietà con vino, paella, musica reggae.

Tuesday, April 10, 2007

Utopianistically speaking...


Fonte: Wikipedia. Guarda anche "Crespi d'Adda"


Il termine cohousing è utilizzato per definire degli insediamenti abitativi composti da abitazioni private corredate da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all'uso comune ed alla condivisione tra i cohousers. Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca ed altro.
Di solito un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi di costi e benefici di natura ecologica.
Il cohousing nacque in
Danimarca verso la fine degli anni '60, da allora vi è stata una progressiva diffusione negli Stati Uniti e nel resto dell'Europa.
Il cohousing si impone oggi come strategia di
sviluppo sostenibile in grado di dare benefici sul piano sociale ed ecologico; se da un lato, infatti, la condivisione di spazi, attrezzature e risorse agevola la socializzazione e la cooperazione tra gli individui, dall'altro questa pratica, unitamente ad altri "approcci" quali la costituzione di gruppi d'acquisto interni, favoriscono il riparmio energetico e diminuicono l'impatto ambientale di queste comunità.

Vakanze di paskua: trip in camper con la famiglia, lago di Garda e costa romagnola





























Monday, April 09, 2007

Ohhh.... finalmente una buona notizia...


Fonte: Unità Online


Un incremento delle esportazioni del 61,12%, oltre un miliardo di euro in più in un solo anno: è questa la cifra record registrata dall’industria delle armi del Belpaese nel 2006 secondo il rapporto annuale inviato al Parlamento dalla presidenza del Consiglio. Il primo dell’era Prodi che sarà discusso in aula. Il quadro che ne viene fuori è quello di un’industria che sembra non conoscere crisi e intoppi e che fa fare affari anche alle banche italiane che, sempre nel 2006, si sono viste autorizzate operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro con relativi “compensi di intermediazione” per oltre 32,6 milioni di euro. Tra le cosiddette “banche armate” in testa troviamo ancora il gruppo San Paolo Imi e Bnp Paribas. Nel 2006 sui conti dell'istituto torinese sono transitati ben 446 milioni di euro frutto di transazioni internazionali per la compravendita di armi. L'anno precedente erano 164 milioni. Anche Bnp-Paribas supera la quota massima dello scorso anno, attestandosi sui 290 milioni di euro. Questi due istituti coprono da soli praticamente la metà delle transazioni dovute a esportazioni definitive. A seguire vengono Unicredit (in flessione del 15%), la Banca nazionale del lavoro (+33%), Deutsche Bank (-14%), Banco di Brescia (con uno sbalorditivo +95%) e Commerz Bank (in crescita dell'85%). Passando ai Paesi che beneficiano di tanto rifornimento bellico, troviamo al primo posto come destinatari dell’export nostrano gli Stati Uniti che oltre alla flotta di elicotteri presidenziali dell'Agusta acquistano dall'Italia armamenti di vario genere per un totale di oltre 349,6 milioni di euro. Seguiti a ruota da un Paese che nei rapporti di Human Right Watch si distingue per «vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani»: gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha autorizzato la vendita di bombe, siluri, razzi, missili ed accessori oltre che di navi da guerra e quant’altro per oltre 338,2 milioni di euro. Da sottolineare inoltre che, anche se la destinazione principale delle autorizzazioni rilasciate riguardano i Paesi dell'Ue e della Nato (63,7%), nel 2006 le esportazioni effettuate per l'area extra Ue-Nato sono salite ad oltre il 44,2% e più del 20,2% dei sistemi d'arma finisce in una delle zone più calde del pianeta, il Medio Oriente e l'Africa settentrionale al quale sono destinate armi per un valore complessivo di 442,8 milioni di euro. Per non parlare della Nigeria che riceve armi per 74,4 milioni di euro o del microscopico Oman che si vede autorizzate importazioni di armi dall'Italia per oltre 78,6 milioni di euro.

Thursday, April 05, 2007

"Trenta milioni al mese per i re neri dello spaccio"

Fonte: LaStampa Online

Parigi, metà Anni 80. C’è un caseggiato davanti alla Gare de Lyon, approdo di centinaia di migliaia di viaggiatori ogni anno. Gente di ogni Paese, molti in cerca di fortuna. E quel caseggiato è il primo impatto. Grande quanto un isolato, è chiamato «foyer», luogo di accoglienza. Ospita immigrati, quasi tutti africani. Molti vivono nell’illegalità. Così, l’accoglienza diventa covo, il controllo non è più possibile. Tanto che il governo francese decide di abbattere quelle palazzine. Superate le Alpi in treno, Torino è la prima grande città italiana. L’architettura richiama un po’ la «Ville Lumière», la passeggiata dei Murazzi ricorda il lungo Senna. E le periferie sono pure meglio delle «banlieue» parigine. «E’ il momento del secondo flusso di immigrati del mio Paese» racconta un giovane al cronista a patto di mantenere l’anonimato, seduto a un tavolo del bar «Al Jazira» nel cuore di Porta Palazzo.All’inizio degli Anni 80 i senegalesi contendevano a marocchini e algerini il primato dell’attività di «vu’ cumprà» nelle strade torinesi. Venticinque anni dopo i senegalesi sono diventati i re di «Tossic Park». Senza guerre per il territorio né per strappare clientela ai pusher di altre etnìe. L’unica battaglia è avvenuta con le forze dell’ordine, all’inizio di settembre. Una retata, la fuga nello Stura, i morti senegalesi, la rivolta. Gente violenta? «Guardi che non avevano capito, per questo si sono ribellati. Pensavano che le forze dell’ordine avessero smesso di cercare quei due ragazzi morti nel fiume soltanto perché erano stranieri. Poi hanno capito e se ne sono andati» spiega. A Torino ci sono quasi 2 mila senegalesi con i documenti in regola, altri mille e 500 sono clandestini. «Quasi tutti tra i 18 e i 30 anni» aggiunge. La cultura del suo Paese è molto legata al commercio. E pure in Italia i senegalesi arrivano per vendere. Di solito, cd e dvd taroccati, borse e pantaloni con i marchi contraffatti. Almeno, all’inizio. «Vendendo quella merce, è possibile guadagnare 40-50 euro al giorno. Altri commerci sono più redditizi» dice. Non vuole nominare la droga. Ma è quella la merce preziosa. Lui conosce i guadagni dei pusher, ne ha incontrati tanti nei 13 anni di lavoro a Torino. «Uno spacciatore può guadagnare dai 300 ai 2 mila euro al giorno» spiega. Rischia la galera come il connazionale che vende cd taroccati, ma guadagna 6 volte tanto. «Il rischio è che molti passino a spacciare droga. E ci sono già i primi casi di giovani partiti dal Senegal proprio per fare questo - racconta -. E’ un momento difficile per la comunità. Mi è capitato di parlare con qualcuno, di cercare di convincerlo a smettere, ma la risposta è stata una domanda: “Che lavoro mi offri in cambio?”».La droga venduta è quasi tutta cocaina. I senegalesi «non lavorano per nessuno. Acquistano e rivendono. Se i fornitori sono anche loro senegalesi, pagano la droga soltanto dopo averla venduta» dice. Commercianti puri, che vivono di accordi sulla parola. Poco importa se la merce è l’ultimo film di Stallone in dvd oppure polvere bianca che finirà per ammazzare qualcuno. Indifferenza e guadagno. Su mille e 500 clandestini senegalesi, «gli spacciatori sono più o meno il 70 per cento» spiega. Una media di mille euro al giorno ciascuno per mille immigrati fa un milione di euro. A questi vanno aggiunti i denari incassati con la merce taroccata, ricevuta via corriere da Napoli (cd, dvd, orologi) oppure da Firenze (pelletteria) e venduta dagli ambulanti clandestini nei mercati della città. «Soldi mandati quasi tutti in Senegal» sostiene. E quasi tutti finiscono nella regione di Louga, da dove arrivano moltissimi immigrati senegalesi. Acquistare 250 metri quadrati di terreno per costruire una casa costa due o tremila euro, altri 40 mila servono per i materiali. Con meno di 50 mila euro è possibile costruire una villa, nella zona di Dakar ne servono il doppio. Cifre quasi inarrivabili per la maggior parte della popolazione, considerato che lo stipendio di un insegnante è di 150 euro al mese.Ogni giorno da Torino parte un fiume di ricchezza. Illegale, ma fondamentale per il tenore di vita dei 9 milioni di abitanti del Senegal, poco meno della metà concentrati nella capitale Dakar. Così, i «venditori di morte» a Tossic Park, in via Ormea e in via Saluzzo, nella zona di corso Principe Oddone diventano uomini d’affari. L’odore dei soldi inebria al punto da trasformare in criminali il nipote di una guida religiosa e persino un campione nazionale di dama, Abdoulaye Der, preso a Malpensa con 2 chili di coca nascosti sotto il gessato. E comunque l’interlocutore del cronista ha una certezza: «Non siamo un popolo litigioso, non ci saranno mai senegalesi coinvolti in guerre per la conquista di territori per lo spaccio di droga o per altri commerci illegali. Piuttosto, il senegalese cambia zona, non vuole guerre. E non lavora per nessuno. Acquista la merce, ma poi decide da solo come regolarsi per la vendita».Molti senegalesi, però, ancora resistono alla tentazione del guadagno facile. «Gli spacciatori vivono con gli spacciatori, chi non commercia con la droga non vuole avere a che fare con loro» spiega. Troppi rischi. E anche un po’ di disprezzo. La droga porta disperazione, uccide. Marchi fasulli e diritti d’autore violati sono un’altra storia.