Monday, August 03, 2026

Della crociera...

Bene, che dire allora di questa esperienza di viaggio in nave crociera, esperienza come vi dicevo mai fatta né considerata in passato?

Prima di un giudizio personale, basato sui 13 giorni a bordo (22 luglio – 3 agosto, Amburgo – Capo Nord e ritorno), vorrei prima illustrare “cosa” sia una nave crociera. È un bestione enorme di metallo, legno e vetro, lungo (nel nostro caso) 290 metri e alto 60, per un totale di 14 piani. A bordo oltre 3000 ospiti, più circa 500 di personale a lavoro (comandante, staff, chef e cuochi, animatori e animatrici, camerieri e cameriere, cabinisti e cabiniste, personale delle pulizie, tecnici, ballerini e ballerine, eccetera eccetera). Di solito si viaggia a 18 nodi, che sono circa 35 chilometri orari, immagino si arrivi anche a velocità più sostenute, ma si va comunque lentamente, solcando i mari senza fretta, ma costantemente, di giorno e di notte, secondo necessità e porto di arrivo. Nei 14 piani c’è praticamente tutto, come si fosse in una piccola città o quartiere: l’infermeria con i medici, la reception aperta 24 ore, due o tre ristoranti più due o tre sale mensa a buffet, sale per lo spettacolo, un teatro con centinaia di posti (quindi più grande di un teatro settecentesco di paesino di provincia, per capirci), piscine coperte, piscine scoperte (quindi poco utilizzabili nel caso di un viaggio verso il Polo Nord), gelataio, jacuzzi, palestra, centro benessere, spazi per lo sport e l’attività fisica, casinò, sala giochi, discoteca, cappella, diversi bar, spazi per i bimbi, giochi, scivoli, decine di bagni, il tutto ovviamente oltre alle cabine (più o meno grandi e di prezzi diversi) per le migliaia di persone a bordo. Per non parlare dell’organizzazione, praticamente onnipresente: pulizia e ristorazione in primis, lavanderia, parruccheria e altri tipi di servizi, animazione per grandi e piccinini, spettacoli, teatro, circo, yoga, sushi, serate a tema, incontri culturali, sport, corsi di lingue e tanto altro ancora. Ogni giorno in serata ti consegnano un ampio foglio con l’elenco delle attività del giorno successivo. Abbastanza impressionante, se consideri di non stare in centro a Milano o in un mega centro vacanze a Ibiza ma semplicemente a bordo di una nave. C’è anche una sorta di scuola dell’infanzia / primaria, dove tengono bambini e bambine dai 3 ai 12 anni dalle ore 9 alle 24. Ci abbiamo abbandonato nostro figlio più volte e quando siamo andati a riprenderlo era sempre sorridente ed entusiasta delle ore passate con animatrici e animatori.

Parlando prima della partenza al telefono con una gentile amica di famiglia, che tempo fa aveva intrapreso un viaggio in crociera, aveva definito la stessa come un “hotel che si muove”. In effetti la definizione non è affatto sbagliata, la cambierei al massimo con un “villaggio vacanze che si muove”.

La lingua parlata a bordo è una sorta di esperanto, una lingua franca mix tra le prevalenti neolatine italiano-spagnolo-francese e le germaniche (con lessico in buona parte neolatino) inglese-tedesco. La proprietà della crociera è italiana e quindi, va da sé, chi lavora a bordo se la cava con l’italiano e con l’(internazionale) inglese. A bordo tanti/e italiani/e. E tedeschi/e. Non so chi la spunti. Poi francesi, spagnoli, qualche altro europeo, minoranze cinesi. In maggioranza over 50 bianchi, per capirci. Chi lavora, “la servitù” come ho sentito dire a bordo, è variegata, per lo più giovane, porta sulla divisa un cartellino con la nazionalità, di predominanza asiatica: Filippine, India, Egitto. Qualcosa dall’Africa e dall’America Latina. Quel vecchio schema dell’uomo nero che serve il bianco, del colonizzato che serve il colonizzatore, rigorosamente col sorriso sulla bocca, in una gerarchia cinquecentesca mai davvero sabotata. A livello di animazione e di altre attività ludico-culturali, troviamo giovani e meno giovani professionisti bianchi/e, in buona parte italiani/e. Sic transit gloria mundi.

Nei ponti delle attività, dell’animazione, dell’esercizio fisico e delle piscine, la musica è costante e quasi onnipresente, a volume accettabile per alcuni/e, forse fastidiosa per altri/e, anche perché ripetitiva, fatta di canzoni pop italiane o di reggaeton spagnolo. In altre zone o ponti invece regna il silenzio, di notte nelle cabine o nelle aree relax.

A colpire uno come me, che appunto non aveva mai messo piede su una nave crociera, è forse il livello di relax, in un certo senso di libertà e di farsi gli affari propri che noti tra le persone a bordo. Di regole ce ne sono, ma sono poche e comunque non necessariamente rispettate: ad esempio, nelle piscine è vietato tuffarsi, ma ovviamente diversi/e bambini/e non rispettano questo divieto e raramente qualcuno viene a dirti qualcosa; o nelle jacuzzi l’accesso è vietato alle persone sotto i 16 anni, divieto altrettanto poco rispettato, con qualche uomo delle pulizie indiano o filippino che svogliatamente viene a chiedere gentilmente ai ragazzini/e di uscire. Paradossalmente, pur essendo tantissimi a bordo, è come se ci si sentisse liberi/e di agire senza essere osservati/e, controllati/e, giudicati/e; non solo all’interno delle proprie cabine, ma in generale. Non credo esista un dress code, io per lo più ero in costume e infradito, come in spiaggia o al villaggio vacanze, in realtà ero tra i pochi/e a presentarmi così al ristorante o al teatro per gli spettacoli, in genere si va vestiti come “all’esterno”, quindi t-shirt o camicia e pantalone lungo o corto, per lo più scarpe o sandali; in serata, ci si veste in maniera elegante o secondo il trend di divertimento proposto dall’organizzazione (quelle cose tipo “notte bianca” dove tutti si vestono di bianco). Quindi, pur risultando un grezzo campagnolo di provincia inadatto all’alta società, non mi sono sentito osservato o giudicato, tantomeno in imbarazzo.

Non sapevo poi che è possibile restare sempre a bordo. Voglio dire, se la crociera serve per viaggiare uno si aspetterebbe che ad ogni porto la gente si catapulti fuori dalla nave e ci resti finché non si riparte. Non è così. Alcuni non scendono proprio. Altri scendono, sì, ma con tutta calma. Un’immagine ricorrente è la nave che attracca al porto e la gente continua tranquillamente a fare colazione al ristorante o a giocare a Uno o a fare pesi in palestra o chiacchierare nella jacuzzi, per scendere con tutta calma dopo un’ora o due. Tanto in nave la vita, le attività, il mangiare e bere senza limite, l’animazione e il divertimento continuano come se nulla fosse, come se non attraccasse mai. Questo ti fa capire molto anche del tipo di ospiti che trovi a bordo e del tipo di vacanza o di “viaggio” intenti/e a fare.

Bene. Spero di avervi dato un’idea di quello che è stata la vita a bordo di una crociera in questi ultimi 13 giorni. Arrivando all’aspetto forse più richiesto: quanto costa tutto questo? La crociera è roba da ricchi?

No, i ricchi non seguono la massa, non prendono una nave con 4000 persone, semmai la nave se la comprano e vanno da soli a Saint-Tropez. Per il resto, rispondo sempre con la nostra diretta esperienza: abbiamo cercato inizialmente di organizzare il tutto tramite agenzia, dove abbiamo chiesto dettagli, risolto dubbi e provato a prenotare. Tutto ciò è poi saltato perché al momento della prenotazione non risultavano posti disponibili. Questo perché di solito un viaggio in crociera si organizza mesi prima e non tre o quattro settimane a ridosso della partenza, come abbiamo invece fatto noi. Delusi ma non scoraggiati, siamo poi riusciti a prenotare online pochi giorni prima di partire, facendo il tutto tramite telefono cellulare dal sito della compagnia di crociera. Per 13 giorni di viaggio comprensivo di tutto il necessario (cibo illimitato, cabina privata con bagno in camera, piscine, palestre, spettacoli, spazio bimbi, ecc…) si spende sui 1.400 a testa per adulto, la metà per i piccoli. Non sono comprese le escursioni (quando si arriva in un porto, la stessa organizzazione della crociera propone gite e attività varie, a un prezzo non compreso), bevande diverse dall’acqua, lo shopping a bordo, cibi particolari tipo la pizza o il sushi. A bordo tutto costa un 10-30% in più rispetto al bar o al negozio sotto casa, motivo per il quale con 700 euro in più abbiamo scelto di acquistare il pacchetto “tutto incluso” anche per le bevande. Di modo da avere latte caldo, cappuccino, caffè espresso, gazzose, pinte di birra, bicchieri di vino, whisky, amari, cocktail illimitati per i 13 giorni di viaggio. Probabilmente con noi non ci hanno guadagnato, anche se a perderci è stato il mio fegato. Quindi, diciamo sui 4200 euro per 13 giorni di crociera con praticamente quasi tutto incluso per due adulti e un bambino. Non sono ovviamente conteggiate le spese nei porti norvegesi (trasporti, ingresso musei, ingresso chiese, souvenir) o le spese di trasporto a e da Amburgo. Considerato quanto costa fare un pasto al ristorante in Italia durante i mesi estivi vacanzieri, o di quanto costi affittare una stanza o un piccolo appartamento per due settimane a mezza pensione al mare o in montagna, la cifra non mi sembra tanto sproporzionata. Certo, non è da tutti. Servono due stipendi da classe media italiana, sapendo che poi non farai altre grandi imprese durante le vacanze e mettendo in conto di risparmiare qua e là durante il resto dell’anno.

Altra questione di centrale importanza per un pubblico italiano: il mangiare. Non pensavo, ma devo dire che si mangia proprio bene. Tre i grandi chef, da Italia, Spagna e Francia, più tanti altri cuochi e camerieri che gestiscono la ristorazione dalla mattina alla sera, direi senza soluzione di continuità: colazione dalle ore 6 fino alle 11, poi si inizia col pranzo, a scelta tra ristorante o buffet, poi ci sono delle sorte di merende a base pesce o hamburger e patatine, poi si riparte con la cena, sempre a scelta tra buffet o ristorante, fino a tarda sera. Quantità e varietà del cibo impressionante e, come scrivevo prima, ottima anche la qualità, per lo meno a mio modesto parere. Birra fresca e vino niente male. L’all you can eat e, peggio ancora, l’all you can drink sono una sorta di suicidio, nei primi giorni se non si sta attenti a trovare un proprio equilibrio si rischia come me di avere le allucinazioni di giorno e vedere draghi viola di notte. La mia colazione delle ore 9 iniziava con acciughe su una base di cipolle e rucola, pane con speck e formaggio, un uovo sodo, uno yogurt magro, fagioli, bacon, uovo in tegamino, patata lessa, due birre, niente dolci che non ne vado pazzo, una fetta di melone, due prugne, mezzo litro d’acqua fresca, un caffè americano, un caffè espresso. Solo di colazione. Capite come non sia sostenibile. Al ristorante si mangia molto bene, con piccole e gustose portate per antipasto, primo, secondo e dolce. Praticamente si mangia e beve a morire, personalmente avrò preso almeno 15 chili, il costume da bagno oramai lo infilo in testa come cuffia quando esco sulla terra ferma.

Insomma, a bordo non ci si annoia mai, vedi persone fare attività fisica, giocare a carte, ping pong, biliardino o altri giochi da tavolo, partecipare agli spettacoli o alle tante attività dalla mattina alla sera. Probabilmente il tutto è più orientato a un pubblico di famiglie con bambini/e o anziani/e più che per adolescenti o ventenni. Si va più per rilassarsi, riposarsi ed essere intrattenuti con attività soft e divertenti, che per rimorchiare o fare casino con gli amici, per capire. E ci sta. Se ci tornerò? Da solo non credo. Con compagna e figli… beh, perché no, si potrebbe considerare l’idea, magari con una destinazione nuova e a noi confacente (non il Mediterraneo, per dire, che già conosciamo abbastanza). Credo siano tantissime le persone che tornano per un viaggio in crociera: il prezzo è quello, se vuoi spendere in extra sei libero/a di farlo, a bordo trovi gentilezza, pace e relax, non devi pensare a niente, guidano, cucinano e organizzano attività per te, quando vuoi scendi sulla terra ferma e ti metti a fare il turista, se non vuoi resti a bordo per essere intrattenuto/a come e meglio di come fanno per hotel, villaggi vacanze, sagre di paese o concerti d’estate.

L’ho fatta lunga, e probabilmente ho dimenticato qualcosa o scritto dati e informazioni non del tutto corrette. Ma qui ho fatto anche io l’ospite, non il ricercatore, lo studioso o il giornalista. Spero di essere stato utile o gradevole, per quel che potevo. Purtroppo nessuno/a mi ha pagato per questo, diciamo che era incluso nell’all you can drink. Al personale di bordo il nostro sincero ringraziamento, anche ai baristi che ovviamente, già dopo pochi giorni di viaggio, avevano imparato a riconoscere un assiduo cagacazzo come me. A loro e a voi che leggete: buona vita, buona estate!

p.s. Questo post è stato redatto con l’aiuto della mia compagna, che tiene al suo anonimato come io all’odio per Citanò.

Saturday, August 01, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (VI)...

Ultime righe dal diario di bordo.

Se fuori c’è stata tempesta non è dato saperlo, la notte si è dormito e al mattino si era serenamente di fronte al porticciolo di Vikøyri. Serenamente si fa sempre per dire, il cielo è ancora grigio e nuvoloso, il mare nero, qualche goccia di pioggia, ma almeno non tira vento. Vikøyri villaggio rurale di 1.300 anime circa, concentrato nel porto di questo non troppo ampio lembo di terra verde, fuori da esso casette sparse, qua e là a formare altri villaggi di agricoltura e di allevamento. A due chilometri la Hopperstad stavkirke, un’antica chiesa fatta interamente di assi di legno marrone scuro. Se nel Mediterraneo “antico” ha il sapore di antica Grecia, Colosseo o invasioni barbariche, qui nel Mare di Norvegia “antico” significa duecento anni fa, quando va bene. Costruiscono col legno e il fuoco porta via tutto, come in Cina, ma senza la Grande muraglia. I dintorni di Vikøyri sono stradine semi asfaltate, che portano ad altre chiese meno antiche, villaggi di contadini, campi di fragole e lamponi, casette sugli alberi, fattorie, foreste di conifere, romantici punti da cui ammirare il paesaggio, un gatto.

Sulla strada del ritorno, notiamo nel bel mezzo del villaggio e senza particolari indicazioni, restrizioni o mura di cinta, un istituto penitenziario circondato semplicemente da un alto cancello con filo spinato in cima, di modo che i detenuti nell’ora d’aria (non so se esista l’ora d’aria in Norvegia, diciamo semplicemente quando sono autorizzati a stare nello spazio all’aria aperta) sono praticamente a contatto con i passanti fortuiti tipo me, per scambiare due chiacchiere, un etto d’erba o un colpo di pistola… Vero che sono presenti cartelli dove si informa di essere sorvegliati e si vieta di utilizzare droni o fare foto, ma, esagerazione a parte, sarete d’accordo con me che una scena del genere non è del tutto comune in Italia, dove per visitare un detenuto o una detenuta servono richieste e permessi, e si deve superare una cinta di mura, metal detector e una decina di porte di ferro chiuse a chiave. Nel campo sportivo del carcere, che da lontano pensavo fosse una scuola e non capivo il senso del filo spinato, ho osservato una quindicina di detenuti, maschi bianchi tra i 20 e i 50 anni, seduti a chiacchierare o intenti a giocare a pallavolo. Non un carcere di massima sicurezza immagino. Non il carcere del pluriomicida terrorista nazista norvegese Anders Breivik (uno che vanta 77 vittime nel curriculum) immagino. Al porto una piccola sauna, un trampolino per i tuffi (usato molto poco, penso), una spiaggetta di sassi grigio topo, un museo di motori (di navi, immagino).

Rientriamo in nave con una lancia, anche in questo caso il villaggio è troppo piccolo per avere un porto vero e proprio, attrezzato per grandi navi. Il pranzo al ristorante vista mare ormeggiato, una serie di rossi color bordeaux per trarre le fila del pensiero e riflettere su questi giorni in crociera tra i fiordi della Norvegia. A breve si ripartirà e il prossimo porto sarà, tra un giorno e mezzo, quello tedesco di Amburgo. Dovremo pur trovar il modo di salutare questo paese. E di parlarvi più nello specifico delle mie impressioni di un viaggio in crociera. “C’è freschezza nell’aria e una sorta di amara malinconia” cantano i Sick Tamburo. Allora…

I fiordi sono un’incantevole scoperta, li annovero tra le 10 cose da vedere prima di morire, magari un po’ giù nella classifica, ma comunque presenti. Il silenzio è un’altra inaspettata sorpresa, ok che le tribù germaniche sono un po’ così, ok le auto elettriche, ok che bambini e bambine del Mediterraneo urlano troppo, però questo silenzio dà anche senso alla vita, creando uno spazio intimo e personale dove alienarsi, pensare, esistere. In Italia puoi farlo sul cucuzzolo della montagna o in piena campagna alle quattro di mattina, qui tranquillamente in centro città nell’ora di punta. Norvegia resa famosa dal fenomeno calcistico di Erling Braut Haaland, in realtà di campi di calcio in giro o di monumento al fenomeno ne ho visti pochi, è invece l’industria della pesca che coglie la tua attenzione: un po’ perché tutto sa di pesce, un po’ perché baccalà e salmone qui sono religione, e non potrebbe essere altrimenti. Costo della vita indubbiamente alto per chi ha stipendio italiano, tuttavia non è tutto così proibitivo. Immagino visitare la Norvegia d’estate sia molto diverso dal visitarla d’inverno: luce 24 ore e piacevole venticello dei 15 gradi da una parte, buio quasi tutto il giorno e neve a valanga dall’altra. Tutto bello, grazie, ma non ci vivrei. Al massimo ci tornerei, quando toglierete il prezzo del biglietto per l’ingresso nelle chiese. Protestanti protestate! Siamo stati bene, grazie. Alla prossima.

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (V)...

Diario di bordo.

Trondheim. Città da 207.000 abitanti circa, vecchia capitale norvegese, sede di università e gallerie d’arte, come anche della più titolata squadra di calcio norvegese, il Rosenborg. Chi seguiva il calcio europeo sul finire degli anni ’90, ne ricorderà il nome e i colori sociali, bianco e nero. Il porto è a due passi dalla stazione centrale e a neanche 10 minuti di cammino dal centro cittadino (poche auto in giro, è molto costoso il permesso a circolare qui), il classico centro delle grandi città nord e mitteleuropee, fatto si strade pulite, ristoranti e bar, negozi dei brand più famosi a livello internazionale e quella costante puzza di fast food americano. Origine vichinga, neanche a dirlo, celebre anche per la cattedrale di Nidaros (antico nome della città), distrutta e ricostruita e ristrutturata più volte. Nei suoi pressi notiamo un gran via vai di persone, forse non solo turisti (neanche fossimo in piazza San Marco a Venezia!), dato anche un festival in corso in un parco lì vicino. Biglietto d’ingresso 14 euro per adulti, non esattamente ben spesi visto che il suo interno lascia un tantino a desiderare. Nella cattedrale gotica più nord nel mondo, nostro figlio viene anche redarguito in inglese da una biondina norvegese sui vent’anni perché fa troppo chiasso e corre. Colpa nostra, non lo portiamo mai in chiesa. In generale, non sa cosa sia una chiesa, ma evidentemente lo trova un posto divertente dove correre e giocare, un po’ come fa in tutti gli altri posti.

Il tempo ci assiste, nel senso che non piove ma tira, come spesso accade, un po’ di vento qua e là. I nostri passi muovono oltre il fiume Nidelva (il cui nome significa “delle maledizioni”), su su fino alla fortezza tardo seicentesca di Kristiansen, da dove si ammira un ottimo paesaggio. Scendendo, costeggiamo il fiume in direzione ovest, sbuchiamo in un quartiere di case popolari e campi sportivi e un forte odore di crocchette per cani. Salutiamo Trondheim con un’ultima passeggiata lungomare, fino a raggiungere il porto (e, anche oggi, i nostri bei 10 chilometri a piedi li abbiamo messi in cantiere!).

Notte di navigazione, di mattina presto procediamo per l’ennesima volta tra fiordi, isolotti e montagne fino al porto della cittadina di Ålesund (si legge “Olesund”, per ragioni già in precedenza illustrate). 60.000 abitanti circa, il centro ricostruito in stile nouveau dopo un enorme incendio nel 1904. Piacevole e colorata alla vista, forse la più carina tra le città visitate, ma a occhio anche la meno caratteristica (ormai la Norvegia per me è mare nero, sparse casette rosse di pescatori, un po’ di verde vivo a limitare lo spazio fino alle rocce che si innalzano tipo Dolomiti). Via vai di turisti tra stradine attorno al porto, ristoranti, vinerie da 20 euro al bicchiere di rosso, agenzie immobiliari con offerte di case raramente sotto i 500 mila euro e di appartamenti sotto i 300 mila, negozi di souvenir e una buona dose di silenzio. Silenzio dato anche dal fatto che in Norvegia si vedono molte auto elettriche americane e cinesi. Per rispettare la regola dei 10 km da fare a piedi in ogni porto norvegese, ci dirigiamo controvento in direzione ovest, fino a giungere all’Atlanterhavsparken, un moderno acquario, con grandi vasche di pesci locali, foche, pinguini, castori e una vasta parte ludico-didattica per grandi e piccini. Biglietto d’ingresso 25 euro circa per adulti, 13 per bambini maggiori di due anni: i 63 euro meglio spesi del nostro viaggio in Norvegia, siamo stati all’interno (e all’esterno) dell’acquario per diverse ore, nostro figlio entusiasta e noi come lui. Sulla strada del ritorno abbiamo provato a visitare una chiesa in pietra con alta torre, ma volevano 8 euro ad adulto per entrare. Pernacchia e via, direzione porto.

In nave ci hanno appena fatto sapere che in nottata il mare sarà bello agitato. Salvo affondamenti, domani mattina ci sveglieremo a Vikøyri, per visitare il fiordo di 204 km di Sognefjord, il più lungo della Norvegia e il secondo al mondo dopo quello groenlandese di Kangertittivaq.