Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (V)...
Diario di bordo.
Trondheim. Città da 207.000 abitanti circa, vecchia capitale norvegese, sede di università e gallerie d’arte, come anche della più titolata squadra di calcio norvegese, il Rosenborg. Chi seguiva il calcio europeo sul finire degli anni ’90, ne ricorderà il nome e i colori sociali, bianco e nero. Il porto è a due passi dalla stazione centrale e a neanche 10 minuti di cammino dal centro cittadino (poche auto in giro, è molto costoso il permesso a circolare qui), il classico centro delle grandi città nord e mitteleuropee, fatto si strade pulite, ristoranti e bar, negozi dei brand più famosi a livello internazionale e quella costante puzza di fast food americano. Origine vichinga, neanche a dirlo, celebre anche per la cattedrale di Nidaros (antico nome della città), distrutta e ricostruita e ristrutturata più volte. Nei suoi pressi notiamo un gran via vai di persone, forse non solo turisti (neanche fossimo in piazza San Marco a Venezia!), dato anche un festival in corso in un parco lì vicino. Biglietto d’ingresso 14 euro per adulti, non esattamente ben spesi visto che il suo interno lascia un tantino a desiderare. Nella cattedrale gotica più nord nel mondo, nostro figlio viene anche redarguito in inglese da una biondina norvegese sui vent’anni perché fa troppo chiasso e corre. Colpa nostra, non lo portiamo mai in chiesa. In generale, non sa cosa sia una chiesa, ma evidentemente lo trova un posto divertente dove correre e giocare, un po’ come fa in tutti gli altri posti.
Il tempo ci assiste, nel senso che non piove ma tira, come spesso accade, un po’ di vento qua e là. I nostri passi muovono oltre il fiume Nidelva (il cui nome significa “delle maledizioni”), su su fino alla fortezza tardo seicentesca di Kristiansen, da dove si ammira un ottimo paesaggio. Scendendo, costeggiamo il fiume in direzione ovest, sbuchiamo in un quartiere di case popolari e campi sportivi e un forte odore di crocchette per cani. Salutiamo Trondheim con un’ultima passeggiata lungomare, fino a raggiungere il porto (e, anche oggi, i nostri bei 10 chilometri a piedi li abbiamo messi in cantiere!).
Notte di navigazione, di mattina presto procediamo per l’ennesima volta tra fiordi, isolotti e montagne fino al porto della cittadina di Ålesund (si legge “Olesund”, per ragioni già in precedenza illustrate). 60.000 abitanti circa, il centro ricostruito in stile nouveau dopo un enorme incendio nel 1904. Piacevole e colorata alla vista, forse la più carina tra le città visitate, ma a occhio anche la meno caratteristica (ormai la Norvegia per me è mare nero, sparse casette rosse di pescatori, un po’ di verde vivo a limitare lo spazio fino alle rocce che si innalzano tipo Dolomiti). Via vai di turisti tra stradine attorno al porto, ristoranti, vinerie da 20 euro al bicchiere di rosso, agenzie immobiliari con offerte di case raramente sotto i 500 mila euro e di appartamenti sotto i 300 mila, negozi di souvenir e una buona dose di silenzio. Silenzio dato anche dal fatto che in Norvegia si vedono molte auto elettriche americane e cinesi. Per rispettare la regola dei 10 km da fare a piedi in ogni porto norvegese, ci dirigiamo controvento in direzione ovest, fino a giungere all’Atlanterhavsparken, un moderno acquario, con grandi vasche di pesci locali, foche, pinguini, castori e una vasta parte ludico-didattica per grandi e piccini. Biglietto d’ingresso 25 euro circa per adulti, 13 per bambini maggiori di due anni: i 63 euro meglio spesi del nostro viaggio in Norvegia, siamo stati all’interno (e all’esterno) dell’acquario per diverse ore, nostro figlio entusiasta e noi come lui. Sulla strada del ritorno abbiamo provato a visitare una chiesa in pietra con alta torre, ma volevano 8 euro ad adulto per entrare. Pernacchia e via, direzione porto.
In nave ci hanno appena fatto sapere che in nottata il mare sarà bello agitato. Salvo affondamenti, domani mattina ci sveglieremo a Vikøyri, per visitare il fiordo di 204 km di Sognefjord, il più lungo della Norvegia e il secondo al mondo dopo quello groenlandese di Kangertittivaq.


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