Sunday, July 26, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (II)...

Diario di bordo.

Giorno sconosciuto. Da qualche dì siamo in alto mare. Però abbiamo già fatto uno scalo in terra norvegese. Della vita in crociera scriverò con calma, magari verso la fine del viaggio, per avere un quadro più completo e meno impulsivo. Quindi, procedendo con ordine…

Da Amburgo, l’immenso colosso di ferro e vetro che conta ben 14 piani si muove lentamente verso nord. Solo per risalire l’estuario del grande fiume Elba ed uscire dalla Germania si impiegano ore. Verso nord. Già, perché, per chi non lo sapesse, “Norvegia” o “Norway” o “Norge” significano “la via verso nord”. Ce lo ha spiegato in crociera una tale Alessandra, che di mestiere credo faccia il mio stesso, quello di insegnante. Alessandra tiene degli incontri informativi nel grande teatro della nave, una sorta di lezioni aperte a tutto il pubblico, dove parla, in maniera chiara ed organizzata, di informazioni base e curiosità sul paese scandinavo. Le sue descrizioni dello “Skrik” (“L’urlo”) di Edvard Munch mi hanno riportato alle commissioni in Esame di maturità. Questo post è dedicato a chi, almeno una volta nella vita, si sia sentito come Munch su quel ca..o di ponte di legno ad Oslo sul finire dell’800.

Dopo circa un giorno e mezzo di navigazione in alto mare (il Mare del Nord! A chi, come me, è abituato al Mare Mediterraneo troverà tutto questo in qualche modo esotico, romantico, impervio e profondamente misterioso), vediamo la nave “entrare” tra due lontani lembi di terra, fatti di isole e montagne più o meno alte. Ore dopo, eccoci attraccare nel porto di Måløy. La “a” col pallino sopra si legge “o”, è sempre Alessandra a dircelo. In “Oslo”, invece, le “o” si leggono una sorta di “u”. Benvenuti nel tipico paesaggio norvegese. Cioè montagna marrone e verde a strapiombo sul mare nero-blu scuro, con casette bianche a punta e fabbriche di lavorazione del pesce lungo la costa. Suggestivo non direi, forse da cartolina. Sono comunque emozionato, e non credo di essere l’unico. Corro sul ponte esterno, come molti altri. In primis nostro figlio, che sfida i 12 gradi con una tuta di pile blu, un cappello da lappone e un sorriso che conosco bene. Il cielo è nuvoloso, qualche goccia di pioggia, ma c’è luce e molto, molto silenzio. Abbigliamento Fantozzi: scarponi da trekking, pantaloni neri corti con gli strappi dell’età, felpa nera black blok del 2001, giubbetto di pelle acquistato anni fa “dai cinesi”, cuffia corta verde da marinaio pubblicità tonno in olio d’oliva, zaino liceale in spalla, passeggino stracolmo tra le mani: l’avventura nei fiordi norvegesi per noi ha inizio.

Abituato negli anni al turismo nelle commerciali mete di Marocco, Albania o Cina, dove i venditori locali ti assalgono e importunano finché non compri loro qualcosa, qui a colpire (oltre al silenzio) è l’assenza di persone. Non solo venditori, ma persone in generale. Scendiamo in religioso silenzio, per continuare in religioso silenzio lungo le vie della città, accompagnati solo dal forte vento e da qualche bandiera norvegese qua e là. Måløy fa circa 3300 abitanti, ma non vediamo nessuno in giro. Sono le 4 di un venerdì pomeriggio, ma le uniche attività che troviamo aperte sono centri massaggi e alimentari tailandesi. Non scoraggiati, proseguiamo verso il lungo ponte che attraversa questa località, e collega l’isola alla terra ferma. Passa una macchina della polizia. Almeno quella. Poi facciamo ritorno verso il centro cittadino, provando ad avvicinarci all’unica chiesa all’orizzonte. Chiusa anche quella. Vicino ad una sorta di fabbrica per la lavorazione del pesce troviamo una catena di supermercati norvegesi. Entriamo giusto per passare dieci minuti riparati dal vento che infuria. Sapevamo che in Norvegia “costa tutto il doppio”, in realtà alcuni articoli costano come in Italia, altri sono del 20 o 30% più costosi, nulla di irraggiungibile insomma. Di alcolico vendono solo birra (o meglio, solo bevande sotto al 5% di alcool), per vino e superalcolici bisogna andare in negozi specializzati (così come ci aveva sempre detto Alessandra). Forse in Novergia hanno un problema con l'abuso di alcool, non so, chiederò ad Alessandra. Certo il clima ostile e le poche ore di luce che hanno durante l'anno non ti fanno impazzire di gioia e spensieratezza: andando a memoria, sono la Scandinavia e il nord Europa in generale (oltre al Giappone) ad avere i tassi più alti di suicidio. Ma pensiamo alle cose belle: compriamo fette di salame di alce, di renna e di balena. La Norvegia non è un paese per animalisti. Ma può permetterselo, un po’ come l’Islanda o il Giappone. Riprendiamo la strada, umida e bagnata, in direzione della grande nave, tra murales artistici e turisti che sono gli stessi che abbiamo visto in crociera. In serata il viaggio riprende. Destinazione le celebri isole Lofoten, dove arriveremo tra un giorno e mezzo. Al prossimo post.

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