Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (VI)...
Ultime righe dal diario di bordo.
Se fuori c’è stata tempesta non è dato saperlo, la notte si è dormito e al mattino si era serenamente di fronte al porticciolo di Vikøyri. Serenamente si fa sempre per dire, il cielo è ancora grigio e nuvoloso, il mare nero, qualche goccia di pioggia, ma almeno non tira vento. Vikøyri villaggio rurale di 1.300 anime circa, concentrato nel porto di questo non troppo ampio lembo di terra verde, fuori da esso casette sparse, qua e là a formare altri villaggi di agricoltura e di allevamento. A due chilometri la Hopperstad stavkirke, un’antica chiesa fatta interamente di assi di legno marrone scuro. Se nel Mediterraneo “antico” ha il sapore di antica Grecia, Colosseo o invasioni barbariche, qui nel Mare di Norvegia “antico” significa duecento anni fa, quando va bene. Costruiscono col legno e il fuoco porta via tutto, come in Cina, ma senza la Grande muraglia. I dintorni di Vikøyri sono stradine semi asfaltate, che portano ad altre chiese meno antiche, villaggi di contadini, campi di fragole e lamponi, casette sugli alberi, fattorie, foreste di conifere, romantici punti da cui ammirare il paesaggio, un gatto.
Sulla strada del ritorno, notiamo nel bel mezzo del villaggio e senza particolari indicazioni, restrizioni o mura di cinta, un istituto penitenziario circondato semplicemente da un alto cancello con filo spinato in cima, di modo che i detenuti nell’ora d’aria (non so se esista l’ora d’aria in Norvegia, diciamo semplicemente quando sono autorizzati a stare nello spazio all’aria aperta) sono praticamente a contatto con i passanti fortuiti tipo me, per scambiare due chiacchiere, un etto d’erba o un colpo di pistola… Vero che sono presenti cartelli dove si informa di essere sorvegliati e si vieta di utilizzare droni o fare foto, ma, esagerazione a parte, sarete d’accordo con me che una scena del genere non è del tutto comune in Italia, dove per visitare un detenuto o una detenuta servono richieste e permessi, e si deve superare una cinta di mura, metal detector e una decina di porte di ferro chiuse a chiave. Nel campo sportivo del carcere, che da lontano pensavo fosse una scuola e non capivo il senso del filo spinato, ho osservato una quindicina di detenuti, maschi bianchi tra i 20 e i 50 anni, seduti a chiacchierare o intenti a giocare a pallavolo. Non un carcere di massima sicurezza immagino. Non il carcere del pluriomicida terrorista nazista norvegese Anders Breivik (uno che vanta 77 vittime nel curriculum) immagino. Al porto una piccola sauna, un trampolino per i tuffi (usato molto poco, penso), una spiaggetta di sassi grigio topo, un museo di motori (di navi, immagino).
Rientriamo in nave con una lancia, anche in questo caso il villaggio è troppo piccolo per avere un porto vero e proprio, attrezzato per grandi navi. Il pranzo al ristorante vista mare ormeggiato, una serie di rossi color bordeaux per trarre le fila del pensiero e riflettere su questi giorni in crociera tra i fiordi della Norvegia. A breve si ripartirà e il prossimo porto sarà, tra un giorno e mezzo, quello tedesco di Amburgo. Dovremo pur trovar il modo di salutare questo paese. E di parlarvi più nello specifico delle mie impressioni di un viaggio in crociera. “C’è freschezza nell’aria e una sorta di amara malinconia” cantano i Sick Tamburo. Allora…
I fiordi sono un’incantevole scoperta, li annovero tra le 10 cose da vedere prima di morire, magari un po’ giù nella classifica, ma comunque presenti. Il silenzio è un’altra inaspettata sorpresa, ok che le tribù germaniche sono un po’ così, ok le auto elettriche, ok che bambini e bambine del Mediterraneo urlano troppo, però questo silenzio dà anche senso alla vita, creando uno spazio intimo e personale dove alienarsi, pensare, esistere. In Italia puoi farlo sul cucuzzolo della montagna o in piena campagna alle quattro di mattina, qui tranquillamente in centro città nell’ora di punta. Norvegia resa famosa dal fenomeno calcistico di Erling Braut Haaland, in realtà di campi di calcio in giro o di monumento al fenomeno ne ho visti pochi, è invece l’industria della pesca che coglie la tua attenzione: un po’ perché tutto sa di pesce, un po’ perché baccalà e salmone qui sono religione, e non potrebbe essere altrimenti. Costo della vita indubbiamente alto per chi ha stipendio italiano, tuttavia non è tutto così proibitivo. Immagino visitare la Norvegia d’estate sia molto diverso dal visitarla d’inverno: luce 24 ore e piacevole venticello dei 15 gradi da una parte, buio quasi tutto il giorno e neve a valanga dall’altra. Tutto bello, grazie, ma non ci vivrei. Al massimo ci tornerei, quando toglierete il prezzo del biglietto per l’ingresso nelle chiese. Protestanti protestate! Siamo stati bene, grazie. Alla prossima.


0 Comments:
Post a Comment
<< Home