Monday, August 03, 2026

Della crociera...

Bene, che dire allora di questa esperienza di viaggio in nave crociera, esperienza come vi dicevo mai fatta né considerata in passato?

Prima di un giudizio personale, basato sui 13 giorni a bordo (22 luglio – 3 agosto, Amburgo – Capo Nord e ritorno), vorrei prima illustrare “cosa” sia una nave crociera. È un bestione enorme di metallo, legno e vetro, lungo (nel nostro caso) 290 metri e alto 60, per un totale di 14 piani. A bordo oltre 3000 ospiti, più circa 500 di personale a lavoro (comandante, staff, chef e cuochi, animatori e animatrici, camerieri e cameriere, cabinisti e cabiniste, personale delle pulizie, tecnici, ballerini e ballerine, eccetera eccetera). Di solito si viaggia a 18 nodi, che sono circa 35 chilometri orari, immagino si arrivi anche a velocità più sostenute, ma si va comunque lentamente, solcando i mari senza fretta, ma costantemente, di giorno e di notte, secondo necessità e porto di arrivo. Nei 14 piani c’è praticamente tutto, come si fosse in una piccola città o quartiere: l’infermeria con i medici, la reception aperta 24 ore, due o tre ristoranti più due o tre sale mensa a buffet, sale per lo spettacolo, un teatro con centinaia di posti (quindi più grande di un teatro settecentesco di paesino di provincia, per capirci), piscine coperte, piscine scoperte (quindi poco utilizzabili nel caso di un viaggio verso il Polo Nord), gelataio, jacuzzi, palestra, centro benessere, spazi per lo sport e l’attività fisica, casinò, sala giochi, discoteca, cappella, diversi bar, spazi per i bimbi, giochi, scivoli, decine di bagni, il tutto ovviamente oltre alle cabine (più o meno grandi e di prezzi diversi) per le migliaia di persone a bordo. Per non parlare dell’organizzazione, praticamente onnipresente: pulizia e ristorazione in primis, lavanderia, parruccheria e altri tipi di servizi, animazione per grandi e piccinini, spettacoli, teatro, circo, yoga, sushi, serate a tema, incontri culturali, sport, corsi di lingue e tanto altro ancora. Ogni giorno in serata ti consegnano un ampio foglio con l’elenco delle attività del giorno successivo. Abbastanza impressionante, se consideri di non stare in centro a Milano o in un mega centro vacanze a Ibiza ma semplicemente a bordo di una nave. C’è anche una sorta di scuola dell’infanzia / primaria, dove tengono bambini e bambine dai 3 ai 12 anni dalle ore 9 alle 24. Ci abbiamo abbandonato nostro figlio più volte e quando siamo andati a riprenderlo era sempre sorridente ed entusiasta delle ore passate con animatrici e animatori.

Parlando prima della partenza al telefono con una gentile amica di famiglia, che tempo fa aveva intrapreso un viaggio in crociera, aveva definito la stessa come un “hotel che si muove”. In effetti la definizione non è affatto sbagliata, la cambierei al massimo con un “villaggio vacanze che si muove”.

La lingua parlata a bordo è una sorta di esperanto, una lingua franca mix tra le prevalenti neolatine italiano-spagnolo-francese e le germaniche (con lessico in buona parte neolatino) inglese-tedesco. La proprietà della crociera è italiana e quindi, va da sé, chi lavora a bordo se la cava con l’italiano e con l’(internazionale) inglese. A bordo tanti/e italiani/e. E tedeschi/e. Non so chi la spunti. Poi francesi, spagnoli, qualche altro europeo, minoranze cinesi. In maggioranza over 50 bianchi, per capirci. Chi lavora, “la servitù” come ho sentito dire a bordo, è variegata, per lo più giovane, porta sulla divisa un cartellino con la nazionalità, di predominanza asiatica: Filippine, India, Egitto. Qualcosa dall’Africa e dall’America Latina. Quel vecchio schema dell’uomo nero che serve il bianco, del colonizzato che serve il colonizzatore, rigorosamente col sorriso sulla bocca, in una gerarchia cinquecentesca mai davvero sabotata. A livello di animazione e di altre attività ludico-culturali, troviamo giovani e meno giovani professionisti bianchi/e, in buona parte italiani/e. Sic transit gloria mundi.

Nei ponti delle attività, dell’animazione, dell’esercizio fisico e delle piscine, la musica è costante e quasi onnipresente, a volume accettabile per alcuni/e, forse fastidiosa per altri/e, anche perché ripetitiva, fatta di canzoni pop italiane o di reggaeton spagnolo. In altre zone o ponti invece regna il silenzio, di notte nelle cabine o nelle aree relax.

A colpire uno come me, che appunto non aveva mai messo piede su una nave crociera, è forse il livello di relax, in un certo senso di libertà e di farsi gli affari propri che noti tra le persone a bordo. Di regole ce ne sono, ma sono poche e comunque non necessariamente rispettate: ad esempio, nelle piscine è vietato tuffarsi, ma ovviamente diversi/e bambini/e non rispettano questo divieto e raramente qualcuno viene a dirti qualcosa; o nelle jacuzzi l’accesso è vietato alle persone sotto i 16 anni, divieto altrettanto poco rispettato, con qualche uomo delle pulizie indiano o filippino che svogliatamente viene a chiedere gentilmente ai ragazzini/e di uscire. Paradossalmente, pur essendo tantissimi a bordo, è come se ci si sentisse liberi/e di agire senza essere osservati/e, controllati/e, giudicati/e; non solo all’interno delle proprie cabine, ma in generale. Non credo esista un dress code, io per lo più ero in costume e infradito, come in spiaggia o al villaggio vacanze, in realtà ero tra i pochi/e a presentarmi così al ristorante o al teatro per gli spettacoli, in genere si va vestiti come “all’esterno”, quindi t-shirt o camicia e pantalone lungo o corto, per lo più scarpe o sandali; in serata, ci si veste in maniera elegante o secondo il trend di divertimento proposto dall’organizzazione (quelle cose tipo “notte bianca” dove tutti si vestono di bianco). Quindi, pur risultando un grezzo campagnolo di provincia inadatto all’alta società, non mi sono sentito osservato o giudicato, tantomeno in imbarazzo.

Non sapevo poi che è possibile restare sempre a bordo. Voglio dire, se la crociera serve per viaggiare uno si aspetterebbe che ad ogni porto la gente si catapulti fuori dalla nave e ci resti finché non si riparte. Non è così. Alcuni non scendono proprio. Altri scendono, sì, ma con tutta calma. Un’immagine ricorrente è la nave che attracca al porto e la gente continua tranquillamente a fare colazione al ristorante o a giocare a Uno o a fare pesi in palestra o chiacchierare nella jacuzzi, per scendere con tutta calma dopo un’ora o due. Tanto in nave la vita, le attività, il mangiare e bere senza limite, l’animazione e il divertimento continuano come se nulla fosse, come se non attraccasse mai. Questo ti fa capire molto anche del tipo di ospiti che trovi a bordo e del tipo di vacanza o di “viaggio” intenti/e a fare.

Bene. Spero di avervi dato un’idea di quello che è stata la vita a bordo di una crociera in questi ultimi 13 giorni. Arrivando all’aspetto forse più richiesto: quanto costa tutto questo? La crociera è roba da ricchi?

No, i ricchi non seguono la massa, non prendono una nave con 4000 persone, semmai la nave se la comprano e vanno da soli a Saint-Tropez. Per il resto, rispondo sempre con la nostra diretta esperienza: abbiamo cercato inizialmente di organizzare il tutto tramite agenzia, dove abbiamo chiesto dettagli, risolto dubbi e provato a prenotare. Tutto ciò è poi saltato perché al momento della prenotazione non risultavano posti disponibili. Questo perché di solito un viaggio in crociera si organizza mesi prima e non tre o quattro settimane a ridosso della partenza, come abbiamo invece fatto noi. Delusi ma non scoraggiati, siamo poi riusciti a prenotare online pochi giorni prima di partire, facendo il tutto tramite telefono cellulare dal sito della compagnia di crociera. Per 13 giorni di viaggio comprensivo di tutto il necessario (cibo illimitato, cabina privata con bagno in camera, piscine, palestre, spettacoli, spazio bimbi, ecc…) si spende sui 1.400 a testa per adulto, la metà per i piccoli. Non sono comprese le escursioni (quando si arriva in un porto, la stessa organizzazione della crociera propone gite e attività varie, a un prezzo non compreso), bevande diverse dall’acqua, lo shopping a bordo, cibi particolari tipo la pizza o il sushi. A bordo tutto costa un 10-30% in più rispetto al bar o al negozio sotto casa, motivo per il quale con 700 euro in più abbiamo scelto di acquistare il pacchetto “tutto incluso” anche per le bevande. Di modo da avere latte caldo, cappuccino, caffè espresso, gazzose, pinte di birra, bicchieri di vino, whisky, amari, cocktail illimitati per i 13 giorni di viaggio. Probabilmente con noi non ci hanno guadagnato, anche se a perderci è stato il mio fegato. Quindi, diciamo sui 4200 euro per 13 giorni di crociera con praticamente quasi tutto incluso per due adulti e un bambino. Non sono ovviamente conteggiate le spese nei porti norvegesi (trasporti, ingresso musei, ingresso chiese, souvenir) o le spese di trasporto a e da Amburgo. Considerato quanto costa fare un pasto al ristorante in Italia durante i mesi estivi vacanzieri, o di quanto costi affittare una stanza o un piccolo appartamento per due settimane a mezza pensione al mare o in montagna, la cifra non mi sembra tanto sproporzionata. Certo, non è da tutti. Servono due stipendi da classe media italiana, sapendo che poi non farai altre grandi imprese durante le vacanze e mettendo in conto di risparmiare qua e là durante il resto dell’anno.

Altra questione di centrale importanza per un pubblico italiano: il mangiare. Non pensavo, ma devo dire che si mangia proprio bene. Tre i grandi chef, da Italia, Spagna e Francia, più tanti altri cuochi e camerieri che gestiscono la ristorazione dalla mattina alla sera, direi senza soluzione di continuità: colazione dalle ore 6 fino alle 11, poi si inizia col pranzo, a scelta tra ristorante o buffet, poi ci sono delle sorte di merende a base pesce o hamburger e patatine, poi si riparte con la cena, sempre a scelta tra buffet o ristorante, fino a tarda sera. Quantità e varietà del cibo impressionante e, come scrivevo prima, ottima anche la qualità, per lo meno a mio modesto parere. Birra fresca e vino niente male. L’all you can eat e, peggio ancora, l’all you can drink sono una sorta di suicidio, nei primi giorni se non si sta attenti a trovare un proprio equilibrio si rischia come me di avere le allucinazioni di giorno e vedere draghi viola di notte. La mia colazione delle ore 9 iniziava con acciughe su una base di cipolle e rucola, pane con speck e formaggio, un uovo sodo, uno yogurt magro, fagioli, bacon, uovo in tegamino, patata lessa, due birre, niente dolci che non ne vado pazzo, una fetta di melone, due prugne, mezzo litro d’acqua fresca, un caffè americano, un caffè espresso. Solo di colazione. Capite come non sia sostenibile. Al ristorante si mangia molto bene, con piccole e gustose portate per antipasto, primo, secondo e dolce. Praticamente si mangia e beve a morire, personalmente avrò preso almeno 15 chili, il costume da bagno oramai lo infilo in testa come cuffia quando esco sulla terra ferma.

Insomma, a bordo non ci si annoia mai, vedi persone fare attività fisica, giocare a carte, ping pong, biliardino o altri giochi da tavolo, partecipare agli spettacoli o alle tante attività dalla mattina alla sera. Probabilmente il tutto è più orientato a un pubblico di famiglie con bambini/e o anziani/e più che per adolescenti o ventenni. Si va più per rilassarsi, riposarsi ed essere intrattenuti con attività soft e divertenti, che per rimorchiare o fare casino con gli amici, per capire. E ci sta. Se ci tornerò? Da solo non credo. Con compagna e figli… beh, perché no, si potrebbe considerare l’idea, magari con una destinazione nuova e a noi confacente (non il Mediterraneo, per dire, che già conosciamo abbastanza). Credo siano tantissime le persone che tornano per un viaggio in crociera: il prezzo è quello, se vuoi spendere in extra sei libero/a di farlo, a bordo trovi gentilezza, pace e relax, non devi pensare a niente, guidano, cucinano e organizzano attività per te, quando vuoi scendi sulla terra ferma e ti metti a fare il turista, se non vuoi resti a bordo per essere intrattenuto/a come e meglio di come fanno per hotel, villaggi vacanze, sagre di paese o concerti d’estate.

L’ho fatta lunga, e probabilmente ho dimenticato qualcosa o scritto dati e informazioni non del tutto corrette. Ma qui ho fatto anche io l’ospite, non il ricercatore, lo studioso o il giornalista. Spero di essere stato utile o gradevole, per quel che potevo. Purtroppo nessuno/a mi ha pagato per questo, diciamo che era incluso nell’all you can drink. Al personale di bordo il nostro sincero ringraziamento, anche ai baristi che ovviamente, già dopo pochi giorni di viaggio, avevano imparato a riconoscere un assiduo cagacazzo come me. A loro e a voi che leggete: buona vita, buona estate!

p.s. Questo post è stato redatto con l’aiuto della mia compagna, che tiene al suo anonimato come io all’odio per Citanò.

Saturday, August 01, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (VI)...

Ultime righe dal diario di bordo.

Se fuori c’è stata tempesta non è dato saperlo, la notte si è dormito e al mattino si era serenamente di fronte al porticciolo di Vikøyri. Serenamente si fa sempre per dire, il cielo è ancora grigio e nuvoloso, il mare nero, qualche goccia di pioggia, ma almeno non tira vento. Vikøyri villaggio rurale di 1.300 anime circa, concentrato nel porto di questo non troppo ampio lembo di terra verde, fuori da esso casette sparse, qua e là a formare altri villaggi di agricoltura e di allevamento. A due chilometri la Hopperstad stavkirke, un’antica chiesa fatta interamente di assi di legno marrone scuro. Se nel Mediterraneo “antico” ha il sapore di antica Grecia, Colosseo o invasioni barbariche, qui nel Mare di Norvegia “antico” significa duecento anni fa, quando va bene. Costruiscono col legno e il fuoco porta via tutto, come in Cina, ma senza la Grande muraglia. I dintorni di Vikøyri sono stradine semi asfaltate, che portano ad altre chiese meno antiche, villaggi di contadini, campi di fragole e lamponi, casette sugli alberi, fattorie, foreste di conifere, romantici punti da cui ammirare il paesaggio, un gatto.

Sulla strada del ritorno, notiamo nel bel mezzo del villaggio e senza particolari indicazioni, restrizioni o mura di cinta, un istituto penitenziario circondato semplicemente da un alto cancello con filo spinato in cima, di modo che i detenuti nell’ora d’aria (non so se esista l’ora d’aria in Norvegia, diciamo semplicemente quando sono autorizzati a stare nello spazio all’aria aperta) sono praticamente a contatto con i passanti fortuiti tipo me, per scambiare due chiacchiere, un etto d’erba o un colpo di pistola… Vero che sono presenti cartelli dove si informa di essere sorvegliati e si vieta di utilizzare droni o fare foto, ma, esagerazione a parte, sarete d’accordo con me che una scena del genere non è del tutto comune in Italia, dove per visitare un detenuto o una detenuta servono richieste e permessi, e si deve superare una cinta di mura, metal detector e una decina di porte di ferro chiuse a chiave. Nel campo sportivo del carcere, che da lontano pensavo fosse una scuola e non capivo il senso del filo spinato, ho osservato una quindicina di detenuti, maschi bianchi tra i 20 e i 50 anni, seduti a chiacchierare o intenti a giocare a pallavolo. Non un carcere di massima sicurezza immagino. Non il carcere del pluriomicida terrorista nazista norvegese Anders Breivik (uno che vanta 77 vittime nel curriculum) immagino. Al porto una piccola sauna, un trampolino per i tuffi (usato molto poco, penso), una spiaggetta di sassi grigio topo, un museo di motori (di navi, immagino).

Rientriamo in nave con una lancia, anche in questo caso il villaggio è troppo piccolo per avere un porto vero e proprio, attrezzato per grandi navi. Il pranzo al ristorante vista mare ormeggiato, una serie di rossi color bordeaux per trarre le fila del pensiero e riflettere su questi giorni in crociera tra i fiordi della Norvegia. A breve si ripartirà e il prossimo porto sarà, tra un giorno e mezzo, quello tedesco di Amburgo. Dovremo pur trovar il modo di salutare questo paese. E di parlarvi più nello specifico delle mie impressioni di un viaggio in crociera. “C’è freschezza nell’aria e una sorta di amara malinconia” cantano i Sick Tamburo. Allora…

I fiordi sono un’incantevole scoperta, li annovero tra le 10 cose da vedere prima di morire, magari un po’ giù nella classifica, ma comunque presenti. Il silenzio è un’altra inaspettata sorpresa, ok che le tribù germaniche sono un po’ così, ok le auto elettriche, ok che bambini e bambine del Mediterraneo urlano troppo, però questo silenzio dà anche senso alla vita, creando uno spazio intimo e personale dove alienarsi, pensare, esistere. In Italia puoi farlo sul cucuzzolo della montagna o in piena campagna alle quattro di mattina, qui tranquillamente in centro città nell’ora di punta. Norvegia resa famosa dal fenomeno calcistico di Erling Braut Haaland, in realtà di campi di calcio in giro o di monumento al fenomeno ne ho visti pochi, è invece l’industria della pesca che coglie la tua attenzione: un po’ perché tutto sa di pesce, un po’ perché baccalà e salmone qui sono religione, e non potrebbe essere altrimenti. Costo della vita indubbiamente alto per chi ha stipendio italiano, tuttavia non è tutto così proibitivo. Immagino visitare la Norvegia d’estate sia molto diverso dal visitarla d’inverno: luce 24 ore e piacevole venticello dei 15 gradi da una parte, buio quasi tutto il giorno e neve a valanga dall’altra. Tutto bello, grazie, ma non ci vivrei. Al massimo ci tornerei, quando toglierete il prezzo del biglietto per l’ingresso nelle chiese. Protestanti protestate! Siamo stati bene, grazie. Alla prossima.

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (V)...

Diario di bordo.

Trondheim. Città da 207.000 abitanti circa, vecchia capitale norvegese, sede di università e gallerie d’arte, come anche della più titolata squadra di calcio norvegese, il Rosenborg. Chi seguiva il calcio europeo sul finire degli anni ’90, ne ricorderà il nome e i colori sociali, bianco e nero. Il porto è a due passi dalla stazione centrale e a neanche 10 minuti di cammino dal centro cittadino (poche auto in giro, è molto costoso il permesso a circolare qui), il classico centro delle grandi città nord e mitteleuropee, fatto si strade pulite, ristoranti e bar, negozi dei brand più famosi a livello internazionale e quella costante puzza di fast food americano. Origine vichinga, neanche a dirlo, celebre anche per la cattedrale di Nidaros (antico nome della città), distrutta e ricostruita e ristrutturata più volte. Nei suoi pressi notiamo un gran via vai di persone, forse non solo turisti (neanche fossimo in piazza San Marco a Venezia!), dato anche un festival in corso in un parco lì vicino. Biglietto d’ingresso 14 euro per adulti, non esattamente ben spesi visto che il suo interno lascia un tantino a desiderare. Nella cattedrale gotica più nord nel mondo, nostro figlio viene anche redarguito in inglese da una biondina norvegese sui vent’anni perché fa troppo chiasso e corre. Colpa nostra, non lo portiamo mai in chiesa. In generale, non sa cosa sia una chiesa, ma evidentemente lo trova un posto divertente dove correre e giocare, un po’ come fa in tutti gli altri posti.

Il tempo ci assiste, nel senso che non piove ma tira, come spesso accade, un po’ di vento qua e là. I nostri passi muovono oltre il fiume Nidelva (il cui nome significa “delle maledizioni”), su su fino alla fortezza tardo seicentesca di Kristiansen, da dove si ammira un ottimo paesaggio. Scendendo, costeggiamo il fiume in direzione ovest, sbuchiamo in un quartiere di case popolari e campi sportivi e un forte odore di crocchette per cani. Salutiamo Trondheim con un’ultima passeggiata lungomare, fino a raggiungere il porto (e, anche oggi, i nostri bei 10 chilometri a piedi li abbiamo messi in cantiere!).

Notte di navigazione, di mattina presto procediamo per l’ennesima volta tra fiordi, isolotti e montagne fino al porto della cittadina di Ålesund (si legge “Olesund”, per ragioni già in precedenza illustrate). 60.000 abitanti circa, il centro ricostruito in stile nouveau dopo un enorme incendio nel 1904. Piacevole e colorata alla vista, forse la più carina tra le città visitate, ma a occhio anche la meno caratteristica (ormai la Norvegia per me è mare nero, sparse casette rosse di pescatori, un po’ di verde vivo a limitare lo spazio fino alle rocce che si innalzano tipo Dolomiti). Via vai di turisti tra stradine attorno al porto, ristoranti, vinerie da 20 euro al bicchiere di rosso, agenzie immobiliari con offerte di case raramente sotto i 500 mila euro e di appartamenti sotto i 300 mila, negozi di souvenir e una buona dose di silenzio. Silenzio dato anche dal fatto che in Norvegia si vedono molte auto elettriche americane e cinesi. Per rispettare la regola dei 10 km da fare a piedi in ogni porto norvegese, ci dirigiamo controvento in direzione ovest, fino a giungere all’Atlanterhavsparken, un moderno acquario, con grandi vasche di pesci locali, foche, pinguini, castori e una vasta parte ludico-didattica per grandi e piccini. Biglietto d’ingresso 25 euro circa per adulti, 13 per bambini maggiori di due anni: i 63 euro meglio spesi del nostro viaggio in Norvegia, siamo stati all’interno (e all’esterno) dell’acquario per diverse ore, nostro figlio entusiasta e noi come lui. Sulla strada del ritorno abbiamo provato a visitare una chiesa in pietra con alta torre, ma volevano 8 euro ad adulto per entrare. Pernacchia e via, direzione porto.

In nave ci hanno appena fatto sapere che in nottata il mare sarà bello agitato. Salvo affondamenti, domani mattina ci sveglieremo a Vikøyri, per visitare il fiordo di 204 km di Sognefjord, il più lungo della Norvegia e il secondo al mondo dopo quello groenlandese di Kangertittivaq.

Thursday, July 30, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (IV)...

Diario di bordo.

“Se Milano avesse il mare, sarebbe una piccola Bari”, recita un detto pugliese. “Se le Dolomiti avessero il mare, sarebbero come la costa norvegese”, verrebbe da dire a me. Già, perché la Norvegia da noi visitata, ovvero quella costiera e di qualche porto più o meno grande, appare a chi la osserva come un dominio della natura, fatto di alte creste che scendono violentemente in questo ampio mare nero e freddo, lasciando poco spazio a chi vive tra i due. La terra arabile è appena il 3% del totale, per dire in Italia è oltre il 23%. Un capolavoro della natura. C’è anche una parola norrena (mi piace usare questa parola, “norreno”, per indicare paesaggi e genti del Nord Europa) che indica la vita all’aria aperta, “friluftsliv”, in un rapporto complice e profondo tra natura e uomo, che della natura fa parte. C’è poi una parola più goliardica, “forspill”, che indica l’abitudine a farsi prima qualche bicchiere a casa se ci si vuole ubriacare in giro, prima di uscire per bar con gli amici, dato l’alto costo dell’alcool fuori casa. Abbiamo letto che in realtà il consumo di alcool è più basso rispetto ad altri paesi europei, sia per l’alto costo (12 euro una pinta di birra al bar, 10 euro un bicchiere di vino) che per il forte controllo di Stato. Al supermercato le cose vanno meglio, ma come già dicevo è possibile comprare solo birra o comunque bevande con meno del 5% di alcool. Quando rimetto piede in Italia, devo ricordarmi di leggere qualcosa del filosofo norvegese Arne Dekke Eide Næss (1912-2009) e dello scrittore vivente Jo Nesbø, oltre ad ascoltare qualcosa del compositore Edvard Hagerup Grieg (1843-1907).

Arriviamo nel porto di Honningsvåg di mattina presto. Il cielo è azzurro, il mare calmo, la temperatura a 17 gradi: clima e giornata perfette per una passeggiata nei dintorni di Capo Nord, il punto più settentrionale in Europa raggiungibile dalla terra ferma. Il piccolo porto ci riceve con una struttura in legno dove sono appese le teste staccate dai merluzzi, messi al chiuso per terminare il processo di essicazione. Poco oltre ci sono negozi, ristoranti del celebre granchio locale, una chiesetta, le tipiche case colorate dei pescatori, un faro e il silenzio norvegese. Esportano silenzio. Assieme al salmone e al merluzzo esportano silenzio. La gente gira in pantaloncini e maniche corte, io mi sono portato dietro costume e infradito, mi spoglio e ne approfitto per un tuffo in mare. Acqua azzurra e limpida, si vedono ricci di mare, granchi morti e grosse meduse rosse sul fondo, resisto giusto qualche secondo perché l’acqua è, comprensibilmente, fottutamente fredda.

Honningsvåg è un paesino di 2500 abitanti circa, dove si arriva per poi raggiungere via pullman Capo Nord. Al cambio 1 euro = 10 corone, il biglietto di andata e ritorno è di circa 68 euro per adulti, 34 per bambini. Il pullman, pieno di turisti per lo più europei appena scesi dalla crociera e da altre navi presenti, impiega circa un’ora per percorrere i 35-40 km di strada. Questo perché si ferma in un paio di punti scenici e a visitare la “casa” dei nomadi allevatori Sami e delle loro renne. Le renne sono una specie di cervo con le corna pelose. Ce ne sono circa 6000 da queste parti, gironzolano tranquillamente, ma sono proprietà di chi le alleva. Mangiano erba e muschio, vengono macellate a settembre per essere sui nostri piatti ad autunno. Il paesaggio è quello dalla tundra, quindi un deserto di verde e di sassi, senza alberi e una vegetazione ridotta al minimo. A Capo Nord la strada e la terra terminano bruscamente con un dirupo, lì sono presenti anche parcheggio, museo e ristorante, oltre ad una massa importante di turisti a scattare la foto del ricordo. Poi è solo mare blu scuro, dritto verso nord, fino alle isole norvegesi dello Svalbard e poi fino al punto centrale del Circolo polare artico. Se continui, arrivi in Canada o giù di lì. Uomini molto più famosi e valorosi di me si sono avventurati in questo senso, io più umilmente mi sono limitato a pisciare nel cesso pubblico di Capo Nord.

Una nota a parte merita la Nordkapp Tour, l’agenzia di trasporto per la tratta Honningsvåg - Capo Nord. Non sono solito fare pubblicità a delle imprese private, né viaggio solitamente per tour organizzati. Ma devo dire che a bordo del pullman siamo stati piacevolmente intrattenuti da una voce registrata (creata da intelligenza artificiale?) che, in inglese prima e tedesco poi, sparava una battuta dopo l’altra mentre parlava del territorio a noi circostante, battute che mi facevano spesso scoppiare in fragorose risate, tanto che nostro figlio mi guardava infastidito, mentre probabilmente pensava “Come fa ad essere ubriaco fradicio anche di prima mattina?!?”. Ad esempio, la voce femminile ci informava che qui si conoscono tutti e i bambini giocano all’aperto perché è tutto sicuro e non c’è criminalità, il crimine peggiore si è registrato lo scorso anno, quando è scomparsa una bicicletta e al momento le autorità competenti la stanno ancora cercando. O, nel mostrarci una piccola spiaggetta vicino Honningsvåg che chiamano la loro Copacabana, le acque sono talmente gelide che si entra uomini e si esce donne. Spero l’abbiate capita. Le molte altre non le ricordo, ma hanno divertito e fatto ridere, per lo meno me e l’anziano tedesco seduto vicino a noi, probabilmente sbronzo fradicio di prima mattina anche lui.

Abbiamo visto un video su Youtube, un viaggio visivo della Norvegia che vorrei consigliare se avete curiosità di vedere quello che in parte anche noi stiamo vedendo. Si chiama “Meraviglie della Norvegia. Regno di Fiordi e Vichinghi. I luoghi più incredibili della Norvegia” e qui lascio il link:
https://www.youtube.com/watch?v=qTSBoXpg0Ag

C’è anche il sito di una ragazza italiana che, dopo la laurea in Italia, è venuta a vivere in Norvegia e qualcosa da dirci sul paese ce l’ha:
https://norvegeseconsakuri.com/

La nave ha ripreso il largo alle ore 18 e, salvo imprevisti, arriveremo nella grande città norvegese di Trondheim tra un paio di giorni alle ore 12. Al prossimo post, allora.

Tuesday, July 28, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (III)...

Diario di bordo

Giorno: sconosciuto. Abbiamo però superato il circolo polare artico. Il comandante ci ha anche fatto ricevere in cabina un certificato che attesta il passaggio. Già. Ma cosa è il circolo polare artico? Copio incollo dalla rete: “è uno dei cinque principali paralleli indicati sulle carte geografiche; è uno dei due circoli polari”. Insomma, una di quelle linee immaginarie e artificiali per dividere porzioni di pianeta Terra. Immaginati tagliato. Il Polo Nord dietro l'angolo. Dentro ci sono parti della Russia settentrionale, isole del Canada, la Groenlandia e la parte più a nord della Scandinavia. Figo. Anche solo per il fatto che da maggio a luglio il sole non sorge e non tramonta mai, è una palla di luce fissa che sta lì in cielo, la notte c’è ma non è buia. Chi ha inventato stelle e pianeti aveva chiaramente assunto acido lisergico. Poi nel resto dell’anno è quasi sempre buio, le ore di luce solare sono pochissime. Bello, per carità. Non credo ci vivrei, io uomo del Mare Mediterraneo. Ad ogni modo…

Sbarchiamo a Leknes, cittadina di 4000 abitanti circa, nelle isole Lofoten. Non c’è un porto per le navi crociere, così ci fanno arrivare a terra tramite le lance di soccorso, quelle per i naufragi. Pensati galeone. Le acque blu scuro, il cielo grigio e nuvoloso, temperatura piacevole, peccato il vento e la pioggia. Percorriamo quattro chilometri a piedi verso il centro cittadino, non c’è molto da vedere in giro, né abbiamo tempo per prendere il trasporto pubblico e gironzolare per queste isole, terre di vichinghi e paesaggi mozzafiato. Le Lofoten sono famose per la millenaria pesca del merluzzo, al quale poi tagliano la testa e lasciano essiccare da febbraio a maggio all’aria aperta, poi in casa per un altro paio di mesi. Salato diventa baccalà, altrimenti si chiama stoccafisso, da secoli esportato in tutto il mondo, in Italia sono famosi quello alla vicentina e all’anconetana. O così mi sembra di ricordare. Ma per noi italiani le Lofoten sono famose anche per il naufragio nel 1432 del mercante veneziano Pietro Querini. Tornando al porto, ne approfitto per bagnare i piedini nelle gelide (non troppo, in realtà) acque del Mare di Norvegia, nella spiaggetta di piccoli sassi e strane alghe nere non lontano da dove hanno parcheggiato la crociera. Pensati sirenetta. O troll.

Altra notte di navigazione, la mattina seguente siamo a Tromsø, città di 80.000 abitanti circa, una delle più grandi della Norvegia e la più a nord tra quelle di grandi dimensioni, considerata (leggo in rete) la “capitale della Lapponia”. I Lapponi sono il popolo dei Sami, quelli con le renne e l’abbigliamento colorato di rosso, blu e giallo, abitanti storici e autoctoni di queste zone del mondo. Tromsø (che si dovrebbe leggere qualcosa come “Trumsa”) ha ogni tipo di servizio che ti aspetti in una grande città, ospedali, università, impianti sportivi. Famosa per la “cattedrale dell’artico”, ha anche un buon numero di musei. Poiché nostro figlio andava correndo e devastando tutto ciò che gli capitava sottomano, purtroppo siamo riusciti a visitare soltanto il museo polare, che ospita oggetti e illustrazioni della vita, della caccia e delle esplorazioni nel profondo nord, partite proprio da Tromsø: insomma, un grande omaggio a personaggi come Roald Engelbregt Gravning Amundsen (1872-1928) o Fridtjof Nansen (1861-1930). Per l’inverno voglio i baffi come quelli di Fridtjof Nansen. E se avrò un cane, lo chiamerò Fridtjof, anche se non so bene come si pronunci. Poi però abbiamo fatto aperitivo al porto con lingua di renna essiccata: una prelibatezza del popolo sami.

Da un paio di giorni, insomma, facciamo 10-12 chilometri a piedi appena riusciamo a sbarcare a terra. Il morale delle truppe è alto, così come il sole nel cielo. Domani arriveremo a Honningsvåg, la città più a nord in Europa per quanto riguarda la terra ferma, a 35-40 km da Capo Nord. Ma quanto cavolo è lunga la Norvegia?!?, vi starete chiedendo. Me lo chiedo anche io, dopo giorni e giorni di navigazione fissa direzione nord. Non ne ho idea, mi sembra sui 2.500-3000 km. Più del doppio della lunghezza dello Stivale. Al prossimo post.

Sunday, July 26, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (II)...

Diario di bordo.

Giorno sconosciuto. Da qualche dì siamo in alto mare. Però abbiamo già fatto uno scalo in terra norvegese. Della vita in crociera scriverò con calma, magari verso la fine del viaggio, per avere un quadro più completo e meno impulsivo. Quindi, procedendo con ordine…

Da Amburgo, l’immenso colosso di ferro e vetro che conta ben 14 piani si muove lentamente verso nord. Solo per risalire l’estuario del grande fiume Elba ed uscire dalla Germania si impiegano ore. Verso nord. Già, perché, per chi non lo sapesse, “Norvegia” o “Norway” o “Norge” significano “la via verso nord”. Ce lo ha spiegato in crociera una tale Alessandra, che di mestiere credo faccia il mio stesso, quello di insegnante. Alessandra tiene degli incontri informativi nel grande teatro della nave, una sorta di lezioni aperte a tutto il pubblico, dove parla, in maniera chiara ed organizzata, di informazioni base e curiosità sul paese scandinavo. Le sue descrizioni dello “Skrik” (“L’urlo”) di Edvard Munch mi hanno riportato alle commissioni in Esame di maturità. Questo post è dedicato a chi, almeno una volta nella vita, si sia sentito come Munch su quel ca..o di ponte di legno ad Oslo sul finire dell’800.

Dopo circa un giorno e mezzo di navigazione in alto mare (il Mare del Nord! A chi, come me, è abituato al Mare Mediterraneo troverà tutto questo in qualche modo esotico, romantico, impervio e profondamente misterioso), vediamo la nave “entrare” tra due lontani lembi di terra, fatti di isole e montagne più o meno alte. Ore dopo, eccoci attraccare nel porto di Måløy. La “a” col pallino sopra si legge “o”, è sempre Alessandra a dircelo. In “Oslo”, invece, le “o” si leggono una sorta di “u”. Benvenuti nel tipico paesaggio norvegese. Cioè montagna marrone e verde a strapiombo sul mare nero-blu scuro, con casette bianche a punta e fabbriche di lavorazione del pesce lungo la costa. Suggestivo non direi, forse da cartolina. Sono comunque emozionato, e non credo di essere l’unico. Corro sul ponte esterno, come molti altri. In primis nostro figlio, che sfida i 12 gradi con una tuta di pile blu, un cappello da lappone e un sorriso che conosco bene. Il cielo è nuvoloso, qualche goccia di pioggia, ma c’è luce e molto, molto silenzio. Abbigliamento Fantozzi: scarponi da trekking, pantaloni neri corti con gli strappi dell’età, felpa nera black blok del 2001, giubbetto di pelle acquistato anni fa “dai cinesi”, cuffia corta verde da marinaio pubblicità tonno in olio d’oliva, zaino liceale in spalla, passeggino stracolmo tra le mani: l’avventura nei fiordi norvegesi per noi ha inizio.

Abituato negli anni al turismo nelle commerciali mete di Marocco, Albania o Cina, dove i venditori locali ti assalgono e importunano finché non compri loro qualcosa, qui a colpire (oltre al silenzio) è l’assenza di persone. Non solo venditori, ma persone in generale. Scendiamo in religioso silenzio, per continuare in religioso silenzio lungo le vie della città, accompagnati solo dal forte vento e da qualche bandiera norvegese qua e là. Måløy fa circa 3300 abitanti, ma non vediamo nessuno in giro. Sono le 4 di un venerdì pomeriggio, ma le uniche attività che troviamo aperte sono centri massaggi e alimentari tailandesi. Non scoraggiati, proseguiamo verso il lungo ponte che attraversa questa località, e collega l’isola alla terra ferma. Passa una macchina della polizia. Almeno quella. Poi facciamo ritorno verso il centro cittadino, provando ad avvicinarci all’unica chiesa all’orizzonte. Chiusa anche quella. Vicino ad una sorta di fabbrica per la lavorazione del pesce troviamo una catena di supermercati norvegesi. Entriamo giusto per passare dieci minuti riparati dal vento che infuria. Sapevamo che in Norvegia “costa tutto il doppio”, in realtà alcuni articoli costano come in Italia, altri sono del 20 o 30% più costosi, nulla di irraggiungibile insomma. Di alcolico vendono solo birra (o meglio, solo bevande sotto al 5% di alcool), per vino e superalcolici bisogna andare in negozi specializzati (così come ci aveva sempre detto Alessandra). Forse in Novergia hanno un problema con l'abuso di alcool, non so, chiederò ad Alessandra. Certo il clima ostile e le poche ore di luce che hanno durante l'anno non ti fanno impazzire di gioia e spensieratezza: andando a memoria, sono la Scandinavia e il nord Europa in generale (oltre al Giappone) ad avere i tassi più alti di suicidio. Ma pensiamo alle cose belle: compriamo fette di salame di alce, di renna e di balena. La Norvegia non è un paese per animalisti. Ma può permetterselo, un po’ come l’Islanda o il Giappone. Riprendiamo la strada, umida e bagnata, in direzione della grande nave, tra murales artistici e turisti che sono gli stessi che abbiamo visto in crociera. In serata il viaggio riprende. Destinazione le celebri isole Lofoten, dove arriveremo tra un giorno e mezzo. Al prossimo post.

Wednesday, July 22, 2026

Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (I)...

Diario di bordo.

Giusto in caso, se ce ne fosse bisogno… Da quanto tempo non andiamo in viaggio? Neanche troppo, forse qualche mese. Da quanto non usciamo dall’Italia? Autunno 2025, Belgio. Primavera 2025, Malta. Prima di allora, la Francia. Viaggiare con un bambino al seguito cambia un po’ le cose, bisogna riadattare, ripensare, riorganizzare. Ma sempre di viaggio si tratta, linfa vitale, ancora di salvezza, il modo migliore che conosco per conoscere, apprendere, crescere.

Crociera. Non ci sono mai andato, né mi era sfiorata l’idea di andarci. Con un figlio piccolo e un’altra in arrivo prendi in considerazione aspetti di vita (e forme di viaggio) prima pressoché alieni. Una crociera perché no. Ma no, non in zone già battute o conosciute, come le grandi città o le mete turistiche del Mare nostrum, bensì terre lontane rese appetitose dalle serie tv del nordic noir, oltre che da decenni di letture e documentari su vichinghi e mari ghiacciati: ce ne andiamo in crociera per i fiordi della Norvegia!

Giorno uno. Alzataccia delle 3.45 di notte, dopo un matrimonio (il quarto di cinque per questa estate) terminato non tante ore prima. Caricare l’automobile di bagagli e persone e si parte, prima meta Monaco di Baviera, attraverso l’autostrada adriatica, poi l’A1 e infine la Modena – Brennero, dove all’altezza di Mantova incontriamo una grandinata da far accapponare la pelle, con palle di ghiaccio che sembravano voler sfondare macchine e camion, oltre ad uccidere i pochi motociclisti in carreggiata. Passato il Brennero, i simpatici austriaci ti fanno pagare 23 euro di “pecetta” (una sorta di permesso autostradale) a cui aggiungere 12 euro per la strada subito dopo Brennero, un totale di 35 euro per neanche 70 km di pedaggio. Ci avevano avvisati di rispettare i limiti di velocità, solo che è difficile farlo, visto che cambiano in continuazione. E la cosa non muta per le autostrade tedesche, piene di cantieri e rimodulazione del limite di velocità (no, non è vero che non ci sono limiti di velocità in Germania; sì, è vero che le autostrade non si pagano). Insomma, probabilmente avremo preso qualche multa, ma arriviamo sani e salvi a Monaco di Baviera intorno alle 16. Ad ospitarci per la notte una giovane coppia di maceratesi. Un giro al grande e verde parco limitrofo, cenetta tra amici nel locale beer garden a suon di crauti, patate, hot dog e pinte di birra da litro.

Il giorno seguente, dopo una necessaria lunga dormita, riprendiamo l’automobile per dirigerci verso Amburgo, a quasi 800 km da Monaco. Praticamente si tratta di tagliare sfacciatamente la terra tedesca da sud a nord, passando per i vari Länder tedeschi (una sorta di regioni italiane, che però, da buono Stato federale, godono di maggiore autonomia amministrativa). Partiamo alle 9.30 per giungere senza grandi intoppi e giusto un paio di pause alle 19.30. L’ostello prenotato on-line, in un quartiere periferico della grande città sul fiume Elba, ha tutta l’aria di essere un dormitorio per operai dell’est Europa. La stanza a noi assegnata è sporca, con evidenti segnali che probabilmente qualcuno ci stia ancora vivendo. Proviamo a contattare l’amministrazione, ma niente da fare. Su consiglio di un paio di ragazzi presenti nell’ostello, andiamo ad “occupare” un’altra stanza a caso. Questa sembra più pulita e, per lo meno, non è già abitata. Il bagno è in comune ma, per una notte di riposo e il prezzo pagato, il luogo va più che bene. Scendendo per andare a fare cena, un romeno sui cinquant’anni riempie di complimenti nostro figlio e mi invita a bere un bicchiere di pessimo whisky da discount, invito che non avrei rifiutato per nulla al mondo.

Il mattino seguente mi sveglio già riposato alle 6.22. Qualche lettura in attesa che si alzi anche il resto della truppa. Ad Amburgo il cielo è grigio, piove, fanno 15 gradi. Mi ricorda le giornate autunnali in Irlanda. Ma qui siamo a metà luglio. Vengo dai 35-40 gradi marchigiani e so di non potermi lamentare. Rispolvero la felpa, sbrighiamo le pratiche bagno-colazione-vestizione e siamo tutti/e in auto, direzione porto di Amburgo. Il più grande mai visto, un museo a cielo aperto, ponti senza fine, camion con targhe da ogni parte del mondo, montagne di container, navi e crociere, treni e vagoni, camionisti e marinai in labirinti di mostri di ferro, di nebbia e di fumo. La merce cinese che arriva in Europa passa di qui. Qui opera il capitalismo globale.

In attesa di parcheggiare l’auto e salire in nave, scrivo queste righe. Perché ho scelto di tenere un diario di bordo? Non so, forse perché per la prima volta ho deciso di portare il computer portatile con me in viaggio. O, più probabilmente, perché so che avrò tantissime ore di nullafacenza in crociera. Per condividere immagini, informazioni, sensazioni ed emozioni di questa nuova avventura. E poi sì, perché, come sempre, “scrivere ti salva il culo”. Al prossimo post.

p.s. Non entravo in Germania dall’ottobre 2019, gita scolastica. Prima ero passato già qualche altra volta, la prima forse per un capodanno a 18 anni. Battute razziste ne abbiamo? Ne improvviso un paio. La Germania è talmente piena di immigrati, specie dalla Turchia, che si potrebbe oggi definire un tedesco come “un turco che ce l’ha fatta”. Inoltre, ho ripensato spesso ad un commento fatto da un utente internet, letto tempo fa on-line ad un articolo di una testata locale (dal sapore un tantino razzista): “Italia, importi l’Africa, diventi l’Africa”. Ecco, in Germania noti molti immigrati italiani in giro, e con essi buone e cattive abitudini della media italianità: parafrasando il commento di prima, verrebbe da dire “Germania, importi l’Italia, diventi l’Italia”.

Sunday, July 19, 2026

Matrimonio alla basilica di San Venanzio e alla Rocca d'Ajello a Camerino (MC)...

Saturday, July 18, 2026

Fish BBQ...

Friday, July 17, 2026

Letture da portare in viaggio...

Thursday, July 16, 2026

Estate pesce..

Prima del temporale...

Wednesday, July 15, 2026

Campagna, mare & guai...

Monday, July 13, 2026

Vecchie zuppe cinesi fatte in casa...

Sunday, July 12, 2026

Evening BBQ...

Saturday, July 11, 2026

Il castello di Pitino, nel comune di San Severino (MC)...