Secondo me sinologia 汉学与疯狂:体现当代中国 Sinology's Not Dead
Blog senza presunzioni di uno studioso di cultura e società cinese. Troverete qui reportage dalla Cina, racconti di viaggio, pagine di diario, serate goliardiche, sviolinate politico-ideologiche, dibattiti intellettuali e non so cos'altro ancora. 大家好! 我是中国文化与当代社会的一位意大利博士研究生。我爱旅游,写作,看书。其次,我爱这两句话:"世界人民大团结万岁!" 与 "革命不是请客吃饭!"。Welcome everybody in this small free space regarding Chinese culture and society, international politics, academic world, travels and much much more.
Monday, February 23, 2026
Sunday, February 22, 2026
Friday, February 20, 2026
Crescete figli bilingui?
Ciao. Prendendo ispirazione un po’ anche dalla puntata di questo podcast, a titolo “Crescere figli bilingui”, cerco qui un confronto su questo: per chi di voi ha figli/e piccoli/e, avete iniziato a insegnar loro una lingua diversa da quella italiana? Se sì, a che età e in che modo? Gliela insegnate voi, avendo esperienza e praticità con quella lingua straniera? Lo fate perché la lingua del/la partner è un’altra? Perché vivete all’estero? Perché gliela insegnano a scuola? Insomma, qualunque condivisione di esperienza in questo senso sarà altamente apprezzata. Grazie in anticipo!
“Crescere bambini bilingue è difficile, ma è un grande atto d’amore. Insegnare il cinese a un bambino non significa creare un piccolo genio delle lingue, o assicurargli un futuro radioso dal punto di vista lavorativo. Significa offrirgli uno sguardo in più sul mondo, dargli accesso a un’altra sensibilità e a un diverso modo di pensare e ragionare, ma soprattutto trasmettergli una parte di voi, dei vostri viaggi e fargli capire un po’ la vostra nostalgia. E forse un giorno camminerà per una strada in Cina, e si sentirà un po’ a casa.”
"Espresso e youtiao - Crescere figli bilingui"
https://open.spotify.com/episode/77HLP8Siaez7zB59y7cCcB?si=HDFNxbnMQC-qCFosoWL-0Q&nd=1&dlsi=e8980bb2984b43f2
Tuesday, February 17, 2026
Introduzione alla lingua cinese...
"la storia linguistica cinese e quella italiana sono davvero molto simili: anche in Italia, come sappiamo, è esistita per secoli una lingua standard (l’italiano “bembiano”) soprattutto scritta, che si è affermata nel parlato solo in tempi relativamente recenti, grazie all’azione della scuola e dei mezzi di comunicazione di massa. Anche la popolazione italiana, infatti, era perlopiù dialettofona, e i dialetti restano molto usati, perlomeno presso alcuni settori della popolazione (si pensi anche, ad esempio, alla fortuna delle produzioni cinematografiche, televisive e musicali in napoletano). Inoltre, sia nel contesto cinese che in quello italiano, la padronanza della lingua standard è certamente variabile da individuo a individuo e, soprattutto, “colorata” da caratteristiche regionali. Così come, sentendo un milanese parlare italiano, siamo generalmente in grado di percepire tratti fonologici, grammaticali e lessicali caratteristici (ad esempio, l’uso dell’articolo davanti ai nomi propri), anche i cinesi parlano il 普通话 Pǔtōnghuà con caratteristiche locali. E, come in Italia (pensiamo alla recente polemica su scendi il cane), allontanarsi dallo standard è spesso valutato in maniera negativa dalla comunità dei parlanti. La situazione cinese, oltre alle numerose somiglianze evidenziate sopra, ha però anche una caratteristica che la differenzia marcatamente da quella italiana: per quasi quattro millenni, le varietà cinesi sono state scritte con dei caratteri logografici. L’italiano, così come la quasi totalità delle lingue del mondo, utilizza un sistema di scrittura fonografico (l’alfabeto latino), dove i grafemi (le lettere) registrano i suoni della lingua. In un sistema logografico come quello cinese, ogni carattere scritto rappresenta una sillaba e, nella stragrande maggioranza dei casi, un’unità di significato."
Tratto da "Il cinese" di Giorgio Francesco Arcodia e Bianca Basciano, in "La classe pluringue" di Ilaria Fiorentini, Chiara Gianollo e Nicola Grandi

















































