Thursday, October 22, 2026

Giornata di follia e delirio social...

Credo che oggi sia successo qualcosa di estrema gravità: nella scuola secondaria superiore dove insegno, a Macerata, c’erano pochissime alunne e alunni in classe. Strano, visto che oggi era prevista l’assemblea di istituto per la presentazione delle liste dei candidati come rappresentanti d’istituto. Nelle classi che ho avuto modo di vedere c’era sì e no un quarto dei ragazzi e delle ragazze. Dove sono gli altri? “A casa”, mi hanno risposto. “I genitori hanno paura a mandarci a scuola”. Resto basito. “Sui social girano messaggi minatori di orde di maranza che oggi a Macerata, Ancona e Jesi spaccheranno tutto e stupreranno le ragazze come hanno fatto a Milano”. Non so se ridere o piangere. I maranza? Gli stupri? Le vetrine di Milano? A Macerata?!? Qualcun altro dice che sono solo fake news, altri parlano di amici in Lombardia che dicono non sia mai successo nulla, altri di brutti ceffi nei pullman che seminano panico. Non ho parole. Ecco perché stamattina ho notato presidi di polizia, carabinieri e finanza fuori da alcune scuole. Evito ogni polemica, provo a restare calmo, accendo computer e proiettore, avvio il video dell’assemblea d’istituto che, ci hanno informato ieri in tarda giornata, non sarà più in aula magna ma on line in aula. Passa un collega a vedere quanti sono i presenti in aula. Faccio un giro nel registro elettronico e in effetti in molte classi non c’è quasi nessuno.

Maranza. Di questo termine so poco o niente, ricordo di averne chiesto ai miei alunni e alunne anni fa. Da quanto ne ho capito così vengono definiti, soprattutto nelle grandi città italiane, i figli di immigrati magrebini di bassa estrazione sociale e contesto culturale svantaggiato, che si atteggiano a bulli (in branco, ovviamente) e che si vestono con abbigliamento di alta moda, tarocco o rubato nei negozi. Coatti italiani di seconda generazione. I poveri che si atteggiano a ricchi, celebrando i marchi dell’alta moda. Gli esclusi dal sistema che si uniscono per servire il sistema che li esclude. Un grande classico. O magari non ho capito bene io, non so. “Maranza” è, avevo poi visto sempre anni fa in rete, termine creato in Lombardia come mix di “marocchino” e “zanza”, cioè teppistello, bulletto, tamarro di origine magrebina. Scopro oggi che c’è anche una pagina Wikipedia dedicata. Di questi maranza a Macerata non mi pare di averne mai visti, il primo gruppetto mi balzò all’occhio più di tre anni fa durante una visita fuori la Reggia di Caserta.

Tuttavia ancora non mi è chiaro cosa c’entrino i maranza longobardi con le proteste studentesche in giro per l’Italia e, soprattutto, le minacce di saccheggio e distruzione nel nostro territorio in questa banalissima mattinata di un caldo ottobre maceratese. Scopro poi che per oggi, anche a Macerata, era prevista una manifestazione indetta dalla Rete degli studenti medi per reclamare migliori condizioni per le scuole della provincia, cui hanno aderito anche ANPI e CGIL. Strano che non ne avessi saputo nulla, sto indubbiamente perdendo colpi. Non credo però che tutta questa popolazione studentesca abbia partecipato a una manifestazione, alcune alunne che nelle prime ore sono state alla manifestazione mi hanno confermato che non ci fosse poi così tanta gente. Resta il fatto che un numero importante di genitori oggi abbia deciso di non mandare i propri figli e figlie a scuola per paura di disordini, violenze e stupri (?!?!) in città, collegati o meno alla manifestazione organizzata dagli studenti, ma (fonte social) promossi dai maranza sul modello milanese. Frutto di un “clima di terrore e di paura iniziato ieri”, come detto da uno studente candidato rappresentante d’istituto, e dirigenti scolastici sotto pressione che corrono ai ripari.

Ministro, prefetto, dirigenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, genitori: dove sono i miei studenti e le mie studentesse?!? Perché le nostre aule sono quasi vuote? Per dei video brutali girati on line? Per un delirio social? Ripeto, per me il fatto che le scuole siano vuote per una minaccia di ipotetici maranza spaccavetrine milanesi sembra davvero assurdo e preoccupante. Mi riporta alla mente quando, negli anni ’80 e ’90, anche nella nostra provincialissima Macerata, dalle cabine telefoniche si chiamava la mattina presto la questura per millantare la presenza di una bomba nella scuola x, frequentata dal nostro miglior amico che voleva saltare un compito in classe. Ma quella era una ragazzata. Qui situazione e contesto mi sembrano un tantino diversi. Il risultato, purtroppo e però, è stato lo stesso: le aule vuote.

Alle ore 12 era tutto tranquillo. La manifestazione si è conclusa serenemente e i manifestanti sono tornati a casa. Gli Unni non sono scesi nel capoluogo marchigiano. Ora sta agli studiosi di scienze politiche, della comunicazione, scienziati sociali e dei "media studies" a fare le loro indagini e condividere i risultati delle loro analisi su quanto successo oggi.

In estrema sintesi: la Rete degli studenti medi indice a Macerata per giovedì 22 ottobre una manifestazione pacifica per denunciare problematiche scolastiche, si uniscono anche ANPI e CGIL. Cavalcando l’onda dei violenti disordini scoppiati ad opera degli studenti in Francia e in altre grandi città italiane, qualcuno sui social fa girare video osceni e minaccia che in questa occasione verrà messa a ferro e fuoco la città, trucidate persone, stuprate donne. I genitori si allarmano, chiamano le caserme di polizia e i dirigenti scolastici, temono il rischio sia reale e lasciano tantissimi alunni e alunne a casa, una minoranza entra in classe, una minoranza ancora più raccolta va alla manifestazione. Io mi trovo le aule vuote, casco dal pero, mi informo, resto incredulo, sconcertato e preoccupato. Buona giornata.


Ulteriori informazioni:
“Scuola, presidio degli studenti a Macerata il 22 ottobre: "Vogliamo condizioni migliori"”
https://picchionews.it/scuola-e-universita/scuola-presidio-degli-studenti-a-macerata-il-22-ottobre-vogliamo-condizioni-migliori

“Messaggi allarmanti nelle chat degli studenti: presidi delle forze dell’ordine a Macerata”
https://www.cronachejunior.it/2026/10/21/messaggi-allarmanti-nelle-chat-degli-studenti-presidi-delle-forze-dellordine-a-macerata/

Tuesday, October 20, 2026

Cannibalismo rituale...

Monday, October 19, 2026

Una escort statunitense e il figlio di un gerarca russo...

"Anora" (2024), di Sean Baker

Fuochi campagnoli...

Mattinata autunnale lungo la media e alta valle del Potenza...

Le sorgenti del torrente Monocchia e la fonte "u coppu", Appignano (MC)

Chiesa di San Carlo Borromeo fra gli ulivi a Botontano, Cingoli (MC)

Chiesa della Madonna delle Vaccarecce, Gaglianvecchio di San Severino (MC)

Castel Santa Maria, Castelraimondo (MC)

Sunday, October 18, 2026

Canada, iceberg per caso e mostri marini. Vedete un po’ voi…

“Below” (2026), serie TV Netflix di Jamie Childs, Helen Shaver e Stephen Dunn

农路 Camminata rurale lungo la ciclopedonale Sambucheto - Montecassiano (MC)...

Saturday, October 17, 2026

回家中。。。Tornando a casa...

收获橄榄 Lunga vita alla raccolta delle olive!

Giardini di notte...

Friday, October 16, 2026

Quanto mi divertivo a fare il sinologo...

L'espressione cinese 黄牛背 (in mandarino si pronuncia huángniú bèi, letteralmente "groppa del bue giallo") è in uso nella città meridionale di Wenzhou per indicare l'emigrazione clandestina. In dialetto locale si pronuncia qualcosa come “wao ngau pai”. 黄牛背出去 quindi sta per “far espatriare clandestinamente qualcuno”.

Sempre un adagio di Wenzhou recita 十八个捣臼还生长在岩坦上, che significa qualcosa come "I diciotto mortai sono ancora sulla roccia", ad indicare che qualcosa è stata solo idealizzata e non ancora cominciata, né è dato sapere quando inizierà. Un po' come un "campa cavallo che l'erba cresce" o ad indicare qualcuno estremamente lento nella realizzazione di qualcosa.

Il "come" di ciò che già sapevamo: Israel Defense Forces genocida.

“Naza” (2026), di Yuval Abraham e Rachel Szor

Cercavo un nordic noir, ho trovato questo romanzo rosa olandese di corna, droga e omicidi...

“Il gusto amaro del tradimento” (2026), serie TV Netflix di Dana Nechushtan e Margien Rogaar

Una normale mattina di profonde riflessioni filosofiche...

Parcheggio l'auto in una via secondaria, non lontana dal centro storico maceratese. La scuola di nostro figlio dista poche decine di metri. Camminiamo per mano, mi chiede perché deve tenere il giubbettino, rispondo sicuro che è perché di prima mattina l'aria è pizzichina, lui mi contesta che però le foglie degli alberi non si muovono e quindi non c'è vento, forse collegando l'assenza di vento all'assenza di freddo. Non male per un bimbo di tre anni e quattro mesi. Una giovane donna, alta e bionda, ci supera a piedi. Mi chiedo se abbia figli. All'ingresso incontro i soliti bimbi dei soliti genitori, in buona parte di origine straniera. Saluto con un sorriso, mentre osservo mio figlio entrare, la maestra tiene aperta la porta, io mi assicuro di chiudere bene il cancello di ferro. Dall'interno, un bimbo nero mi chiede in italiano dove sia un certo..., un nome straniero che non al momento non ricordo. Un altro bimbo di probabile origine straniera gli corre dietro. Muovo i miei passi divertito verso l'auto, la nostra è stata una scelta cosciente e mirata, quella di iscrivere nostro figlio in una scuola ad alta percentuale di bimbi e bimbe di origine non italiana. Sarebbe fantastico se, fra qualche anno, porti con sé qualche parola o frase di arabo, albanese, urdu o romeno. Mi piacerebbe se mi chiedesse di invitare a casa l'amichetto nigeriano, o andare a fare merenda dalla famiglia tunisina della sua compagna di classe, o chiedermi i soldi per il biglietto aereo per il Senegal, perché vorrà andare a trovare una sua amica. Oltrepasso un alimentari etnico, dove a volte mi fermo a comprare pane libanese e tè verde cinese. La giovane donna che lo gestisce è alta e magra, indossa un velo che le copre collo e capelli, è una ragazza di rara gentilezza. Giorni fa, il macellaio del negozio ci ha regalato delle ossa di bovino per i nostri cani. Sono quasi arrivato alla macchina, il cielo è azzurro, l'aria pizzichina e puzza un po' di smog, siamo infatti a due passi dalla stazione dei treni e dal traffico cittadino. Peccato, avrei preferito una sigaretta, una di quelle cinesi magari.

Teaching Chinese language to foreigners: grammar approach vs communicative approach.

Grazie al professor Henning Klöter della Humboldt-Universität zu Berlin. E all'intelligenza artificiale.

Wednesday, October 14, 2026

Cosa scrivono gli adolescenti...

Ore 9.08...

Tuesday, October 13, 2026

Sugli alunni neoarrivati…

“La tesi sostenuta in questo lavoro è che una parte significativa delle risposte a tali interrogativi risieda nelle modalità di accoglienza adottate dal territorio e dalle scuole. SI tratta di pratiche che rimangono in gran parte implicite e raramente problematizzate e che, a loro volta, derivano da linee guida, documenti divulgativi ministeriali nonché da convinzioni socioculturali diffuse. Si sostiene inoltre che il rafforzamento del sistema di accoglienza, con particolare attenzione alle azioni attivate nel primo anno dall’arrivo, possa incidere in maniera decisiva nella prevenzione di criticità altrimenti destinate a cronicizzarsi e cristallizzarsi. In assenza di tali misure, i rischi più ricorrenti includono un apprendimento deficitario dell’italiano, fenomeni di dispersione precoce e percorsi di vita marginali nella città. A ciò si aggiunge una responsabilità, spesso sottovalutata ma di cruciale rilevanza etica: prevenire sofferenze profonde e, in alcuni casi, veri e propri traumi che possono derivare dal processo migratorio o dall’impatto con il contesto di accoglienza.”

Tratto dalla tesi di dottorato “L’accoglienza degli alunni neoarrivati nelle scuole primarie. Analisi critica e proposte teorico-operative a partire da una ricerca etnografica nella città di Prato” di Federico Trentanove

Sunday, October 11, 2026

Grazie al F.a.i. che ci apre i palazzi antichi del centro storico...

Ogni maledetta domenica...

Saturday, October 10, 2026

Letteratura da Premio Nobel…

Tratto da “La norma sbagliata” di Anne Carson

Thursday, October 08, 2026

8 ottobre 2006 - 8 ottobre 2026. Venti anni di questo blog.

8 ottobre 2006. Venti anni fa aprivo questo blog e iniziavo, a mio dire, una nuova avventura, una “sfida” con la tecnologia. Facebook era ancora sconosciuto, per capirci, mentre oggi è ritenuto un social da vecchi. Venti anni fa ero a Canton, nella Cina estremo meridionale, per un tirocinio presso il consolato italiano. Vivevo con delle carissime compagne di studio italiane, ma non ero abituato al caldo umido tropicale di Canton, né a quel via vai di frenetico business, grattacieli, imprenditori, fiere, puzza di soldi. Evidentemente mi annoiavo. In Cina ero più abituato agli stimoli culturali e agli ambienti universitari di Pechino, dove portavo in qualche modo avanti anche una relazione con una ragazza giapponese di qualche anno più giovane di me. Nella noia, presi un computer portatile di seconda mano che mi ero comprato coi soldi sudati con qualche lavoretto a Pechino e mi dedicai a scoprire questa cosa di cui si parlava molto al tempo: il blog. Niente di che, leggere e scrivere mi piaceva, lasciare qualche foto da condividere e una qualche forma di memoria storica non mi disturbava, quindi iniziai in effetti questa avventura.

Sono passati venti anni. Non credo di aver mai smesso di scrivere su questo blog (che negli anni ha cambiato titolo, da “Secondo me” a “Secondo me sinologia”, perché scrivevo principalmente di Cina dalla Cina), che ancora oggi uso come database ufficiale della mia vita, fonte di ricordi, mezzo di comunicazione, valvola di sfogo, album di famiglia, strumento per conoscere nuove persone (fino ad una decina di anni fa, soprattutto) e compagno di vita. Oggi posto novità del territorio che vivo, foto della cena prima, immagini di partite allo stadio, pagine di libri o notizie dal mondo scolastico. Passano gli anni, cambiano un tantino le cose. Tuttavia penso a quanti secondi, minuti, ore, giorni o anni ho passato davanti allo schermo di questo blog. Meglio non saperlo, a chi importa?! In tutta sincerità, però, mi fa piacere sapere che ero con le amiche a Canton venti anni fa, e ora nella mia Macerata a battere ancora tasti su computer portatili sempre nuovi, sapendo che il tempo passa ma io mi diletto ancora a immortalarlo da qualche parte nell’etere. Lascio qui copia/incollati i mini testi dei primi due post, nella conferma che così in effetti è stato: scrivere, caro vecchio Bukowsky, ci salva ancora il culo...

Ottobre l'8, ore 17.54, Canton (China)
Comincia la sfida…

Quale sfida? Niente, una scemenza. La mia personale sfida contro la tecnologia. Mai avuto un blog e pressoche' mai cercato di crearne uno. Oggi ci provo. Oggi e' un bel giorno per buttar via del tempo. A Canton non tira un filo d'aria. In casa non c'e' nessuno, compreso il mio cervello che se ne e' andato stamattina appena alzato, in preda ai postumi della solitaria sbronza di ierisera. Scopo di questo blog? Sfogarmi. Spesso mi sfogo con lunghe e-mail che mando a tutta la mia mailing list, lunghe sbroccate che arrivano spesso indesiderate a conoscenti ed amici vicini e lontani. Posso fare a meno di rompere le scatole agli altri riempendo le loro caselle di posta elettronica, ma non posso far a meno di scrivere. Come diceva Bukowsky "Scrivere ti salva il culo". E su queste dolci noti per ora vi/mi lascio. Vado a vedere se mi riesce di capirci qualcosa con questo blog, magari infilare qualche foto, tradurre pezzi anche in cinese e in inglese. E ad un blogger non credere mai...
Daniele



p.s. La foto invece è del settembre 2005, alla festa per il mio 23esimo compleanno tra i dormitori dell'università pechinese dove vagabondavo allora.

Pausa pranzo...