On the road: i Carpazi.
Nella Bassa Slesia non puoi bypassare la tranquilla cittadina di Kudowa-Zdrój, prossima al confine ceco, 10.000 abitanti circa e un paio di buoni motivi per esistere:
- l'ossuario della Kaplica Czaszek (la "cappella dei teschi"), una piccola cappella in una chiesetta di periferia, tre euro il parcheggio (nelle vicinanze, oltre a un negozio di alimentari e un paio di souvenir, un bel gelataio) più cinque euro ad adulto per entrare nella cappella. Niente foto o video al suo interno: un business della Madonna, verrebbe da dire. Circondato da turisti e fedeli polacchi, stretti come sardine nella minuta cappella interamente ricoperta di teschi, femori e altri resti di ossa umane datate dal secolo XVII a seguire. La guida, un signore che assomiglia al monaco russo Grigori Yefimovich Rasputin (1869-1916), ma senza barba nera e con una camicia a scacchi bianchi e azzurri, parla solo polacco (forse anche ceco?) e vomita informazioni per una ventina buona di minuti. Non so come abbia fatto nostro figlio a resistere lì dentro;
- le particolari rocce che formano un percorso a labirinto naturale delle Błędne Skały (o “rocce erranti”), non lontano dalla città, salendo su per i monti di foreste; purtroppo per noi, la meta è molto gettonata, non c’erano posti auto a destinazione e si era costretti a compiere 4 km circa a piedi e in salita, senza la certezza di riuscire ad acquistare il biglietto d’ingresso all’entrata. Con un figlio di tre anni e una compagna incinta al quarto mese, non abbiamo impiegato molto per capire cosa fare: riaccendere il motore, nostro malgrado, e ripartire.
La nostra giornata è poi un po’ morta lì, impiegando le prossime cinque ore in auto verso est, pagando (chissà perché!?) un tratto autostradale tra Opole e Katowice. Si prosegue poi verso Cracovia, ma si gira poco dopo in direzione sud, fino a fermarci nella cittadina di Jordanów, poco più di 5.000 abitanti nel voivodato della Piccola Polonia, poco prima dei Monti Carpazi, dove decidiamo di passare la notte.
Carpazi: una catena montuosa di 1.550 km, più lunga delle Alpi, che va dalla Repubblica Ceca alla Serbia passando per diversi paesi dell'Europa orientale (i monti della Transilvania sono Carpazi, per intenderci), vetta più alta il Gerlachovský štít, 1.655 m s.l.m. Ero già stato per questi Carpazi, ma mai in questa città di cui avevo tanto sentito parlare: Zakopane, 28.000 abitanti circa, 40 minuti di macchina a sud di Jordanów, non lontano dal confine con la Repubblica Slovacca. Ne avevo letto come la meta turistica per eccellenza per gli amanti della montagna, come una sorta di Cortina d'Ampezzo della Polonia, verso cui mi avevano sconsigliato di dirigermi alcuni ragazzi polacchi conosciuti in campeggio perché estremamente turistica e commerciale, stressante e costosa. A Zakopane volevo però passare almeno per una foto. Non ho fatto neanche quella, visto che il cielo era nuvoloso e il traffico talmente denso che per percorrere 15 km ci abbiamo messo quasi un'ora. Siamo fuggiti subito verso il villaggio poco distante di Kościelisko, dove finalmente il cielo si è leggermente aperto, giusto per fare uno scatto di queste valli verdi e casette di legno, sotto il sovrastare di montagne rocciose mai davvero troppo alte per chi è abituato alle Alpi. E con questo salutiamo con affetto la terra polacca.
Prossima meta, un paese europeo dove non credo di aver mai messo piede: la Slovacchia. Chi ha i capelli bianchi come me, ricorderà che fino a una trentina d'anni fa le cartine recitavano "Cecoslovacchia", poi diverse cose sono successe e ora questa si chiama Repubblica Slovacca, 5 milioni di abitanti circa, capitale Bratislava che poi è a due passi da Vienna, lingua simile al ceco, moneta l'euro. Una ragazza slovacca che avevo conosciuto a Macerata mi aveva consigliato i monti slovacchi, e quindi eccoci qua. Per arrivare al confine si passa per Bukowina Tatrzańska, altro villaggio polacco che merita una sosta. Il paesaggio si fa subito più piacevole agli occhi, richiama in effetti un tantino il Trentino e l'Alto Adige, i monti in comune con la Polonia sono quelli dei Monti Tatra, dall'aspetto simili alle Dolomiti, ma alti molto meno.
Prendiamo in affitto una stanza in una specie di ostello appena fuori la cittadina di Važec, per poi scendere in paese per il primo pasto slovacco: zuppa di cetrioli, carne di maiale su letto di salsa di cipolle e fredda birra alla spina (ne ho prese tre, andava giù una meraviglia!). Il posto dove abbiamo mangiato merita due righe: via di mezzo tra pub irlandese e taverna valdostana, tre donne sulla cinquantina ci hanno accolto, la più anziana conosceva qualche parola in inglese, le altre ci hanno semplicemente servito e riempito il boccale, la più bassa e biondina sembrava un elfo uscito dalla foresta, le mancavano solo la cetra e le orecchie a punta. Riprendiamo l'auto per salire verso la montagna e incontrare, una ventina di curve e di minuti dopo, Štrbské Pleso, un lago verde in una splendida cornice di pini e abeti. Molti turisti, quasi tutti bianchi e biondi, alcuni intenti a fare trekking tra i sentieri nel bosco, altri come noi a fare due passi attorno al lago. Un piacevole posto dove trascorrere un paio d'ore.
Gli stessi ragazzi polacchi che giorni fa ci avevano consigliato di evitare Zakopane, ci avevano anche consigliato di evitare in generale la Slovacchia perché "piena di zingari". In effetti la rete dice che il 9% circa della popolazione è di etnia rom, contro lo 0,qualcosa% di Italia e Polonia, ma in linea con Ungheria, Romania o Bulgaria. Lasciatemi aprire una piccola parentesi: le popolazioni romanì (o rom, conosciute anche come zingari o gitani, perché si pensava venissero da Egitto o Turchia, mentre arrivarono in Europa secoli fa dall'India) a me sanno di romantico, anzi di vintage. Da piccolo ricordo le anziane che per spaventarti ti dicevano di fare il bravo, altrimenti gli zingari ti venivano a rapire. C'è una bellissima canzone del gruppo punk italiano Punkreas sul tema. Crescendo ho poi sentito la propaganda dei partiti razzisti e xenofobi contro i rom, e in generale l'odio sui social verso queste persone, perché brutti, sporchi e cattivi, oltre che ladri, ubriaconi, violenti, incontrollati e ingovernabili. A memoria, non ho mai avuto esperienze negative con i rom, non mi hanno rubato le ruote dell'auto né fregato la fidanzata. Nelle Marche non ne vedo da anni, a Roma ricordo qualche campo rom. Ma ho soprattutto un ricordo vivo: estate 2002, un viaggio da vagabondi per treni e autostop nell'est Europa, un poliziotto ci portò in caserma in qualche cittadina rumena (Brașov?) perché dormivamo in stazione e ci rifiutammo di pagargli la "mazzetta", ebbene, nella caserma ci prese i documenti e ci mise dietro alle sbarre di uno stanzone buio con altre decine di persone, in buona parte rom. Pensammo "ora ci derubano e ci ammazzano, per noi è finita", invece non accade nulla, dopo un po' lo sbirro ci lanciò i passaporti in faccia e ci disse di non farci vedere mai più da quelle parti.
Però è vero, qui di rom in strada se ne vedono, non fosse per i tratti somatici (capelli neri e carnagione scura in un paese di bianchi biondi), il modo di vestire, gli occhi vispi e quel sorriso tagliato in faccia col coltello, come di chi vive senza paura né imbarazzo. Spero neanche stanotte mi derubino e ammazzino i rom, vorrei ancora visitare un altro paio di laghi e le rovine di un castello slovacco. Al prossimo post.


































