Secondo me sinologia 汉学与疯狂:体现当代中国 Sinology's Not Dead
Blog senza presunzioni di uno studioso di cultura e società cinese. Troverete qui reportage dalla Cina, racconti di viaggio, pagine di diario, serate goliardiche, sviolinate politico-ideologiche, dibattiti intellettuali e non so cos'altro ancora. 大家好! 我是中国文化与当代社会的一位意大利博士研究生。我爱旅游,写作,看书。其次,我爱这两句话:"世界人民大团结万岁!" 与 "革命不是请客吃饭!"。Welcome everybody in this small free space regarding Chinese culture and society, international politics, academic world, travels and much much more.
Saturday, September 05, 2026
Friday, September 04, 2026
学习中文吧
语法 ChinaGram - Chinese Grammar Platform - Co-funded by the European Union https://chingram.upol.cz/it
Thursday, September 03, 2026
Tuesday, September 01, 2026
Sunday, August 30, 2026
Thursday, August 27, 2026
Tuesday, August 25, 2026
La torre di Morro (o ciò che ne resta), nel comune di San Ginesio (MC)...
Negli ultimi giorni ho trascorso diverso tempo tra la mia città natale, Macerata, e il paese di mia nonna materna, San Ginesio, che da Macerata dista una trentina di chilometri, verso le montagne, in direzione sud-ovest. Oggi, prima che arrivasse l'acquazzone, ho fermato l'auto poco dopo il paese di Ripe San Ginesio e percorso a piedi la collinetta e la ripida salita nel bosco che conduce alla torre di Morro. Si tratta di una torre di avvistamento medievale, punto di collegamento tra castelli nei secoli andati. Ricordo che da bambini ci raccontarono una leggenda che riguarda questa località rurale: ai piedi della torre si sarebbe trovata una lunga catena che, se fatta risalire, avrebbe consegnato un teschio d'oro. Da ragazzini, armati di motorini e tanta tanta fantasia, arrivammo a ciò che restava della torre, e iniziammo a scavare con mani e bastoni, con l'entusiasmo che gli adolescenti sono soliti avere. Non trovammo nulla, ma passammo un pomeriggio di gioia e primi amori. Non venivo su questa collinetta da allora, sono trascorsi una trentina d'anni. L'ho ritrovata bene, la torre. Forse qualche masso in più a terra per colpa del terremoto. O del Covid. Comunque un piacere, esserci rivisti.
Monday, August 24, 2026
Sunday, August 23, 2026
Saturday, August 22, 2026
Pratica di autonomia...
“Prima ancora di inventare un nuovo sound e una nuova estetica, il punk ha infatti trasformato il modo stesso di fare musica. Non tanto sul palco quanto dietro le quinte: nella produzione, nella distribuzione, nell’organizzazione dei concerti, nella circolazione delle idee. Il Do It Yourself e il pauperismo tecnologico vengono ben prima delle creste, dei tre-accordi-per-tre-minuti e dell’irruenza performativa. Registrare dischi fuori dal circuito delle major, fondare etichette indipendenti, stampare fanzine, occupare spazi, significava soprattutto redistribuire il diritto di produrre cultura. […] La domanda, però, è rimasta la stessa: è ancora possibile creare cultura senza limitarsi a riprodurre ciò che il mercato considera già desiderabile? È qui che il punk torna contemporaneo. Non come genere musicale, né come repertorio di simboli ormai addomesticati, ma come pratica di autonomia.”
Fonte:
https://ilmanifesto.it/976-2026-cosa-resta-del-punk-tra-reliquie-territori-mutazioni
Friday, August 21, 2026
Thursday, August 20, 2026
Wednesday, August 19, 2026
Tuesday, August 18, 2026
Monday, August 17, 2026
Quando siamo nella taverna...
Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus.
Tratto da "In taberna quando sumus", carme n. 196 dei "Carmina Burana". Traduzione dal latino qui sotto:
Beve la signora, beve il signore,
beve l'esercito, beve il clero
beve quello, beve quella,
beve il servo con l'ancella,
beve il veloce, beve il pigro,
beve il bianco, beve il nero,
beve il costante, beve l'allegro,
beve l'ignorante, beve l'istruito.
Sunday, August 16, 2026
On the road: Slovacchia, Stiria, Carinzia e... il profondo Veneto.
Nessun rom ci ha rubato la macchina, fregato le valigie, rapito il figlio o stuprato le donne nell’ostello, quindi siamo ancora vivi e vegeti in questo casolare / ostello fuori Važec, di fronte al verde di campi e abeti proprio sotto i Monti Tatra. Questa ampia valle inizia grossomodo a Poprad, città di quasi 55.000 abitanti, e continua con l’omonimo fiume per 170 km, costeggiando il confine nord tra Slovacchia e Polonia. Ampia valle dicevo, dalla quale raggiungere in più punti (a piedi, in bici, in moto, in auto, in trenino o in cabinovia) laghi, cime, cascate, sentieri e altre varie mete turistiche dei Monti Tatra, la parte più alta dei Carpazi, 330 km a nord-est di Bratislava. Il confine con l’Ucraina è solo 200 km più a est. In Slovacchia, come in Austria e Repubblica Ceca, l'autostrada si paga con delle "vignette" acquistabili on-line, per un giorno chiedono sugli 8 euro. Il diesel è intorno ai 1,8 euro al litro.
Abbiamo visitato il paesino di Stary Smokovec, che è una vera e propria stazione sciistica d’inverno e punto di ritrovo per il trekking d’estate. Molti turisti, sempre alti, robusti, bianchi e biondi, per lo più sorridenti e silenziosi, armati di bastoni e macchine fotografiche. A giudicare dalle targhe delle auto vengono dalla Slovacchia e dalle vicine Polonia e Repubblica Ceca. Prezzi dei parcheggi, dei ristoranti, degli hotel, dei treni o delle cabinovie sono più o meno quelli italiani, ne deduco questo sia un turismo riservato alla classe medio-alta locale, un po’ come andare in Sardegna o in Trentino in alta stagione per noi in Italia. In effetti il paesaggio e la situazione richiamano un po’ il Trentino, ma con molte meno strutture e infrastrutture, meno gente in giro, meno stress, più calma e semplicità, senza dover rinunciare ad altrettanta bellezza. Il parcheggio costa 15 euro per l’intera giornata, il trenino 16 euro ad adulto (andata e ritorno) e impiega 7 minuti per raggiungere il rifugio di Hrebienok, da dove partono diversi sentieri per camminate di poche decine di minuti o di diverse ore per le varie mete montanare. Noi raggiungiamo in una ventina di minuti le cascate di Studeneho Potoka, giusto per una foto di famiglia e godere del fragore delle acque. Ripresa l’auto, proseguiamo la strada tra queste foreste di montagna, fino al paese di Tatranska Lomnica. Anche qui c’è una lunga funicolare che porta in alto tra i monti, ma il prezzo del biglietto, assieme a quello del parcheggio e, diciamolo, a un po’ di stanchezza, ci convincono a prendere la strada per Poprad, fare acquisti e passare il resto del pomeriggio a fare un bel barbecue nelle vicinanze del laghetto appena fuori dal nostro ostello: carne di manzo, carne di maiale, due pannocchie di granturco, melanzane, pomodori, crauti, la birra slovacca Zlatý Bažant (letteralmente "Fagiano d'oro"), la birra ceca Kozel, un vino francese.
Il giorno prima avevo scoperto che le rovine del castello di Čachtice sono proprio a metà strada tra qui e Bratislava, dove dovremmo dirigerci per iniziare a fare ritorno a casa, proprio nel weekend di fuoco di ferragosto. Avete mai sentito parlare di Čachtice e dell’orrendo destino della nobildonna ungherese Erzsébet Báthory (1560-1614), meglio nota come “la contessa sanguinaria” (o anche come “Lady Dracula” in un film tedesco del 1978)? Ne avevo letto alcuni mesi fa, pare che in questo castello della Slovacchia occidentale, sul finire del secolo XVI, una nobile ossessionata dalla sua bellezza in decadenza fosse solita uccidere bambine e giovani donne per berne il sangue e tentare così di conservare la sua bellezza di un tempo. Scoperta, venne giudicata da un tribunale locale e condannata a morire in un padiglione della fortezza. Tra storia e leggenda, il nome di Elisabetta è così legato a questo castello, prima romanico e poi gotico, di cui oggi restano solamente le rovine. Il paese si trova lungo l'autostrada e già prima di giungervi si notano sulle colline altri castelli, un po' come il castello dei Varano alla Sfercia di Camerino (MC) o il castello di Pitino a San Severino (MC), sempre per chi avesse familiarità con la provincia maceratese. Si paga il parcheggio auto 3 euro e si percorre a piedi un percorso di 2 km per metà asfaltato e per metà sentiero di montagna in tutta salita fino al castello; l'ingresso costa 4 euro e in effetti restano solo le mura e qualche torrione, oltre a descrizioni su legno e didascalie in slovacco della storia del posto, immagini della famiglia nobiliare e il padiglione dove morì la sanguinaria contessa. Vale la pena farci una camminata, per immergersi nell'immaginario horror di questa realtà ungherese di oltre quattro secoli fa. Pranziamo presso una caffetteria del paese, come al solito a base di zuppa, cotoletta alla milanese e patate, birra no, perché il limite al tasso alcolemico nel sangue per guidare in Slovacchia è 0.
Riprendiamo l'autostrada in direzione Bratislava, le montagne sono alle spalle, di fronte a noi la pianura che, attraversato il Danubio, ci porterà in terra austriaca, lasciando Vienna da un lato e proseguendo a sud-ovest verso nuove foreste e nuove montagne, fino a giungere in Stiria nella grande città di Graz, 300.000 abitanti circa, seconda città dell'Austria per popolazione, sindaco donna e del Partito comunista. Per 49 euro prendiamo una stanza in una specie di ostello nella periferia nord della città, anche qui l'autostrada si paga con le "vignette" che si acquistano on-line, 10 euro circa il costo per un giorno. Il diesel è a 2 euro circa e l'Italia, ahimé, non è lontana. Passata la notte, non abbiamo avuto modo di visitare la città, ma all'alba ho fatto una passeggiata nei dintorni dell'ostello, per tastare la multietnicità locale e leggere qualcosa di Graz, che è gemellata (tra le altre) con l'italiana Trieste e la norvegese Trondheim. Chi si appassiona di calcio forse ricorderà delle imprese della bianconera Sportklub Sturm Graz alle Champions League dei primi anni 2000, squadra oltretutto sponsorizzata dalla locale birra Puntigamer.
L'Italia non è lontana, dicevo, ma prima di attarversare la Carinzia ed entrare a Tarvisio (ex UD), ci fermiamo a fare due passi per il lago di Faaker See, nei pressi di Villach, città austriaca di quasi 62.000 abitanti. Bel posticino, acqua turchese circondata da campeggi e boschi, presa un po' d'assalto da turisti in bici, per lo più tedescofoni e italiani. L'ingresso in Italia è salutato dalle auto con un palese irrispetto dei limiti di velocità e lo spettacolo della parte non più alta delle Alpi. Emozioni contrastanti, felici del lungo viaggio intrapreso ma tristi nel dover mettere la parola "game over" a questa bellissima esperienza di famiglia. Detto fatto, "la nostra festa non deve finire / non deve finire / e non finirà", decidiamo di proseguire il tour alla scoperta di una parte dell'Italia nord-orientale che non conosciamo affatto: quella di produzione del Conegliano Valdobbiadene - Prosecco (sì, Prosecco soprattutto), nella provincia di Treviso. Il profondo Veneto del cantautore veronese Vasco Brondi e del suo progetto "Le luci della centrale elettrica".
Lasciamo l'autostrada poco dopo Udine e per vie provinciali arriviamo dalle parti di Pordenone attraverso San Daniele del Friuli, da lì direzione Conegliano (TV), dove ci fermiamo in un supermercato per fare provviste e piazzarci, nomadi style, all'ombra di un grande albero in un parco lì vicino. Pranzo a km 0: radicchio rosso trevigiano, prosciutto San Daniele e prosecco freddo. Un orgasmo. Abbiamo trascorso poi i due giorni successivi a scoprire queste zone di paesini pianeggianti, alti campanili, portici, canali, campi coltivati, manodopera Refugees Welcome e vigneti in collina. Vi consiglio il centro di Conegliano per uno spritz, la piazza di Valdobbiadene per un aperitivo al prosecco, un giro per le colline adiacenti e una passeggiata tra le vigne (sempre con un freddo prosecco in mano, per combattere la calura), la Via dell'acqua a Cison di Valmarino, il molinetto della Croda a Refrontolo, una visita all'abbazia di Santa Bona a Vidor e una passeggiata per il fiume Piave in secca, che "mormorava calmo e placido al passaggio"... Insomma, viviamo in un Paese bellissimo, ma vale sempre la pena andare anche a fare un giro e due scatti fuori dal Bel paese.
Arrivati nel primo pomeriggio in una Macerata non eccessivamente afosa attraverso la via Romea e l'autostrada Adriatica A14 quasi senza traffico. 28 giorni a zonzo tra auto e crociera tra Germania, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Austria e Veneto; oltre 5.000 km d'asfalto macinati, più credo altri 5.000 via mare fino al punto più a nord della Norvegia raggiungibile via terra, e un ritorno tra paesi, città e meraviglie del Pianeta Terra in buona parte improvvisato. Non voglio sapere quanti soldi se ne siano andati, sono stati tutti ben spesi. Viva il viaggio, viva viaggiare! Un ringraziamento ai posti visti e alle persone conosciute, un ringraziamento particolare alla mia compagna e al suo pancione, e uno a nostro figlio che a soli tre anni ha affrontato il tutto col sorriso sulla bocca e qualche capriccio giusto quando entravamo in una chiesa. Buon proseguimento di estate a tutti e tutte, spero di vacanze, magari in viaggio.
Nel profondo Veneto
dove il cielo è limpido
dove il sole come te è sempre pallido.
Nel profondo Veneto
quello senza traffico
dove il terreno come te a volte è arido.
Wednesday, August 12, 2026
On the road: i Carpazi.
Nella Bassa Slesia non puoi bypassare la tranquilla cittadina di Kudowa-Zdrój, prossima al confine ceco, 10.000 abitanti circa e un paio di buoni motivi per esistere:
- l'ossuario della Kaplica Czaszek (la "cappella dei teschi"), una piccola cappella in una chiesetta di periferia, tre euro il parcheggio (nelle vicinanze, oltre a un negozio di alimentari e un paio di souvenir, un bel gelataio) più cinque euro ad adulto per entrare nella cappella. Niente foto o video al suo interno: un business della Madonna, verrebbe da dire. Circondato da turisti e fedeli polacchi, stretti come sardine nella minuta cappella interamente ricoperta di teschi, femori e altri resti di ossa umane datate dal secolo XVII a seguire. La guida, un signore che assomiglia al monaco russo Grigori Yefimovich Rasputin (1869-1916), ma senza barba nera e con una camicia a scacchi bianchi e azzurri, parla solo polacco (forse anche ceco?) e vomita informazioni per una ventina buona di minuti. Non so come abbia fatto nostro figlio a resistere lì dentro;
- le particolari rocce che formano un percorso a labirinto naturale delle Błędne Skały (o “rocce erranti”), non lontano dalla città, salendo su per i monti di foreste; purtroppo per noi, la meta è molto gettonata, non c’erano posti auto a destinazione e si era costretti a compiere 4 km circa a piedi e in salita, senza la certezza di riuscire ad acquistare il biglietto d’ingresso all’entrata. Con un figlio di tre anni e una compagna incinta al quarto mese, non abbiamo impiegato molto per capire cosa fare: riaccendere il motore, nostro malgrado, e ripartire.
La nostra giornata è poi un po’ morta lì, impiegando le prossime cinque ore in auto verso est, pagando (chissà perché!?) un tratto autostradale tra Opole e Katowice. Si prosegue poi verso Cracovia, ma si gira poco dopo in direzione sud, fino a fermarci nella cittadina di Jordanów, poco più di 5.000 abitanti nel voivodato della Piccola Polonia, poco prima dei Monti Carpazi, dove decidiamo di passare la notte.
Carpazi: una catena montuosa di 1.550 km, più lunga delle Alpi, che va dalla Repubblica Ceca alla Serbia passando per diversi paesi dell'Europa orientale (i monti della Transilvania sono Carpazi, per intenderci), vetta più alta il Gerlachovský štít, 2.655 m s.l.m. Ero già stato per questi Carpazi, ma mai in questa città di cui avevo tanto sentito parlare: Zakopane, 28.000 abitanti circa, 40 minuti di macchina a sud di Jordanów, non lontano dal confine con la Repubblica Slovacca. Ne avevo letto come la meta turistica per eccellenza per gli amanti della montagna, come una sorta di Cortina d'Ampezzo della Polonia, verso cui mi avevano sconsigliato di dirigermi alcuni ragazzi polacchi conosciuti in campeggio perché estremamente turistica e commerciale, stressante e costosa. A Zakopane volevo però passare almeno per una foto. Non ho fatto neanche quella, visto che il cielo era nuvoloso e il traffico talmente denso che per percorrere 15 km ci abbiamo messo quasi un'ora. Siamo fuggiti subito verso il villaggio poco distante di Kościelisko, dove finalmente il cielo si è leggermente aperto, giusto per fare uno scatto di queste valli verdi e casette di legno, sotto il sovrastare di montagne rocciose mai davvero troppo alte per chi è abituato alle Alpi. E con questo salutiamo con affetto la terra polacca.
Prossima meta, un paese europeo dove non credo di aver mai messo piede: la Slovacchia. Chi ha i capelli bianchi come me, ricorderà che fino a una trentina d'anni fa le cartine recitavano "Cecoslovacchia", poi diverse cose sono successe e ora questa si chiama Repubblica Slovacca, 5 milioni di abitanti circa, capitale Bratislava che poi è a due passi da Vienna, lingua simile al ceco, moneta l'euro. Una ragazza slovacca che avevo conosciuto a Macerata mi aveva consigliato i monti slovacchi, e quindi eccoci qua. Per arrivare al confine si passa per Bukowina Tatrzańska, altro villaggio polacco che merita una sosta. Il paesaggio si fa subito più piacevole agli occhi, richiama in effetti un tantino il Trentino e l'Alto Adige, i monti in comune con la Polonia sono quelli dei Monti Tatra, dall'aspetto simili alle Dolomiti, ma alti molto meno.
Prendiamo in affitto una stanza in una specie di ostello appena fuori la cittadina di Važec, per poi scendere in paese per il primo pasto slovacco: zuppa di cetrioli, carne di maiale su letto di salsa di cipolle e fredda birra alla spina (ne ho prese tre, andava giù una meraviglia!). Il posto dove abbiamo mangiato merita due righe: via di mezzo tra pub irlandese e taverna valdostana, tre donne sulla cinquantina ci hanno accolto, la più anziana conosceva qualche parola in inglese, le altre ci hanno semplicemente servito e riempito il boccale, la più bassa e biondina sembrava un elfo uscito dalla foresta, le mancavano solo la cetra e le orecchie a punta. Riprendiamo l'auto per salire verso la montagna e incontrare, una ventina di curve e di minuti dopo, Štrbské Pleso, un lago verde in una splendida cornice di pini e abeti. Molti turisti, quasi tutti bianchi e biondi, alcuni intenti a fare trekking tra i sentieri nel bosco, altri come noi a fare due passi attorno al lago. Un piacevole posto dove trascorrere un paio d'ore.
Gli stessi ragazzi polacchi che giorni fa ci avevano consigliato di evitare Zakopane, ci avevano anche consigliato di evitare in generale la Slovacchia perché "piena di zingari". In effetti la rete dice che il 9% circa della popolazione è di etnia rom, contro lo 0,qualcosa% di Italia e Polonia, ma in linea con Ungheria, Romania o Bulgaria. Lasciatemi aprire una piccola parentesi: le popolazioni romanì (o rom, conosciute anche come zingari o gitani, perché si pensava venissero da Egitto o Turchia, mentre arrivarono in Europa secoli fa dall'India) a me sanno di romantico, anzi di vintage. Da piccolo ricordo le anziane che per spaventarti ti dicevano di fare il bravo, altrimenti gli zingari ti venivano a rapire. C'è una bellissima canzone del gruppo punk italiano Punkreas sul tema. Crescendo ho poi sentito la propaganda dei partiti razzisti e xenofobi contro i rom, e in generale l'odio sui social verso queste persone, perché brutti, sporchi e cattivi, oltre che ladri, ubriaconi, violenti, incontrollati e ingovernabili. A memoria, non ho mai avuto esperienze negative con i rom, non mi hanno rubato le ruote dell'auto né fregato la fidanzata. Nelle Marche non ne vedo da anni, a Roma ricordo qualche campo rom. Ma ho soprattutto un ricordo vivo: estate 2002, un viaggio da vagabondi per treni e autostop nell'est Europa, un poliziotto ci portò in caserma in qualche cittadina rumena (Brașov?) perché dormivamo in stazione e ci rifiutammo di pagargli la "mazzetta", ebbene, nella caserma ci prese i documenti e ci mise dietro alle sbarre di uno stanzone buio con altre decine di persone, in buona parte rom. Pensammo "ora ci derubano e ci ammazzano, per noi è finita", invece non accade nulla, dopo un po' lo sbirro ci lanciò i passaporti in faccia e ci disse di non farci vedere mai più da quelle parti.
Però è vero, qui di rom in strada se ne vedono, non fosse per i tratti somatici (capelli neri e carnagione scura in un paese di bianchi biondi), il modo di vestire, gli occhi vispi e quel sorriso tagliato in faccia col coltello, come di chi vive senza paura né imbarazzo. Spero neanche stanotte mi derubino e ammazzino i rom, vorrei ancora visitare un altro paio di laghi e le rovine di un castello slovacco. Al prossimo post.
Monday, August 10, 2026
On the road: la Bassa Slesia.
Se prendete una vecchia cartina fisica della Polonia, scoprirete che le zone montuose sono solo al sud: i Sudeti a ovest e i Carpazi a est. Per il resto è un'infinita pianura di campi di granoturco e girasole, e foreste a non finire. Un bel paesaggio indubbiamente, un tantino ripetitivo, sembra la pianura Padana con trapiantati pini e abeti delle Alpi. Le autostrade e superstrade polacche (ma mi sembra di ricordare la stessa cosa anche in Germania) hanno, oltre ai classici punti di ristorazione e pompe di benzina e diesel, dei parcheggi ogni tot chilometri dove riposarsi, con bagni puliti e gratuiti, giochi per bambini/e, rifornimento per auto elettriche. Non immaginavo l'Italia fosse il nuovo Terzo mondo, almeno rispetto alla Prussia.
Ma parliamo di montagne. Quelle delle Slesia, dove siamo al momento, non sono poi così alte: quando da Breslavia ti dirigi verso il confine con la Germania o la Repubblica Ceca, noti in lontananza una sorta di alta collina, un po' come risalendo le valli del Potenza o del Chienti (per chi avesse familiarità con le Marche), o della Valtiberina o della Valnerina, per chi ne avesse con l'Italia centrale. Dresda e Praga non sono poi così lontane. La cima massima qui è quella del Monte Sněžka (1602 m s.l.m.), niente di che. Sono però zone turistiche, a giudicare dai prezzi, dai sentieri segnati, dai ristoranti e dagli hotel, ma soprattutto dalla presenza massiccia di uomini e donne bianche con scarponi, zaini e bastoni da cammino per i tanti percorsi da trekking, senza parlare della presenza di bici e motociclette. Non un fenomeno di massa o in qualche modo fastidioso: serenità, rispetto, calma e silenzio fanno godere appieno queste basse montagne di verde e legno travestite.
Prima notte passata in una "tenda glamour" (così viene definita) in questo campeggio vicino Srebrna Góra, campeggio composto appunto da grandi tende con all'interno brande e coperte, un palo centrale con luce e prese elettriche, un tavolino; poi ci sono casette di legno tipo bungalow, staccionate, una sorta di mini fortino, spazio e attrezzatura per barbecue, bagni in legno, panchine e tavoli e una grande e alta casa (di legno, s'intende) che funge da mensa, addobbata come se si fosse nel fulcro di un mix tra cultura celtica, musica mongola, medioevo vichingo, cacciatori di taglie e black metal. Come black metal è il tipo che la gestisce. Per chiamare gli ospiti al pasto usa un corno, per intenderci. Una location perfetta per lunghe sessioni di giochi da tavolo o di ruolo, tipo "Dungeons & Dragons".
La sera prima c'erano diversi ragazzi a celebrare un addio al celibato attorno a un grande fuoco, armati di birra e vodka, ma che tutto sommato sono andati a dormire abbastanza presto. Io ho invece scambiato due parole con i nostri vicini di tenda, due ragazzi polacchi delle zone di Cracovia, venuti a trascorrere il weekend su questi sentieri in bicicletta. Piacevole scambio di esperienze e opinioni su viaggi, politica, immigrazione, futuro. Brindisi di vodka, strette di mano e tutti a nanna.
Il giorno dopo prendiamo l'auto per dirigerci, a un'oretta di guida, a Sokołowsko, un pittoresco villaggio in stile liberty, che ospita un ex sanatorio ottocentesco. Da lì ci dirigiamo poi al castello di Książ, vicino la città di Wałbrzych. 7 euro il prezzo del parcheggio (grande come diversi campi da calcio), 16 euro il biglietto per visitare il solo castello. Sì perché questa ampia zona verde è perfettamente tenuta e curata e conta la possibilià di visitare più parti, dai giardini ai ruderi del castello vecchio, dal mausoleo della famiglia Höchberg alla tenuta per cavalli e altro ancora. Tantissimi i turisti, ordinati e silenziosi, gli unici a disturbare siamo noi che rincorriamo nostro figlio per pregarlo di non urlare. Perché siamo abituati a volumi così alti di confusione in Italia? Boh, un giorno forse lo scoprirò. Il castello, in stile gotico, barocco e rococò, richiede una visita di almeno un paio d'ore, tanti sono i piani e le stanze, prima di accedere poi ai giardini e all'immenso parco attorno, circondato da foreste a perdita d'occhio. Leggendo e copiando dalla rete (Wikipedia), "Durante la seconda guerra mondiale, il castello divenne parte del Projekt Riese ("Progetto Gigante"), un progetto di sette complessi militari sotterranei voluto dal regime nazista e rimasto incompiuto, fino al 1945, quando venne occupato dall'Armata Rossa". Tutto molto bello e interessante, peccato che, anche in questo caso, abbiamo trovato il tutto un po' troppo spoglio e svuotato, rispetto ai palazzi signorili o ai musei cui siamo abituati nel Bel Paese.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a fare spesa di carne in un supermercato, volendo accendere un bel fuoco e fare un barbecue nel campeggio. Arrivati, abbiamo notato con sorpresa che tutti gli ospiti se ne erano andati e che campeggio e barbecue erano tutti per noi! Non vi dico la gioia di nostro figlio nell'improvvisarsi fuochista e gustare fettine di maiale e pane abbrustolito.
Le zone da visitare in questa parte di Polonia ci sono state consigliate da un'amica polacca che vive a Macerata. Domani proveremo a vedere il labirinto naturale delle Błędne Skały (o "rocce erranti") e l'ossuario della Kaplica Czaszek (la "cappella dei teschi"), prima di dirigerci verso i Monti Carpazi ed entrare in Slovacchia. Al prossimo post.

















































