Diario di bordo: di una crociera in Norvegia (III)...
Diario di bordo
Giorno: sconosciuto. Abbiamo però superato il circolo polare artico. Il comandante ci ha anche fatto ricevere in cabina un certificato che attesta il passaggio. Già. Ma cosa è il circolo polare artico? Copio incollo dalla rete: “è uno dei cinque principali paralleli indicati sulle carte geografiche; è uno dei due circoli polari”. Insomma, una di quelle linee immaginarie e artificiali per dividere porzioni di pianeta Terra. Immaginati tagliato. Il Polo Nord dietro l'angolo. Dentro ci sono parti della Russia settentrionale, isole del Canada, la Groenlandia e la parte più a nord della Scandinavia. Figo. Anche solo per il fatto che da maggio a luglio il sole non sorge e non tramonta mai, è una palla di luce fissa che sta lì in cielo, la notte c’è ma non è buia. Chi ha inventato stelle e pianeti aveva chiaramente assunto acido lisergico. Poi nel resto dell’anno è quasi sempre buio, le ore di luce solare sono pochissime. Bello, per carità. Non credo ci vivrei, io uomo del Mare Mediterraneo. Ad ogni modo…
Sbarchiamo a Leknes, cittadina di 4000 abitanti circa, nelle isole Lofoten. Non c’è un porto per le navi crociere, così ci fanno arrivare a terra tramite le lance di soccorso, quelle per i naufragi. Pensati galeone. Le acque blu scuro, il cielo grigio e nuvoloso, temperatura piacevole, peccato il vento e la pioggia. Percorriamo quattro chilometri a piedi verso il centro cittadino, non c’è molto da vedere in giro, né abbiamo tempo per prendere il trasporto pubblico e gironzolare per queste isole, terre di vichinghi e paesaggi mozzafiato. Le Lofoten sono famose per la millenaria pesca del merluzzo, al quale poi tagliano la testa e lasciano essiccare da febbraio a maggio all’aria aperta, poi in casa per un altro paio di mesi. Salato diventa baccalà, altrimenti si chiama stoccafisso, da secoli esportato in tutto il mondo, in Italia sono famosi quello alla vicentina e all’anconetana. O così mi sembra di ricordare. Ma per noi italiani le Lofoten sono famose anche per il naufragio nel 1432 del mercante veneziano Pietro Querini. Tornando al porto, ne approfitto per bagnare i piedini nelle gelide (non troppo, in realtà) acque del Mare di Norvegia, nella spiaggetta di piccoli sassi e strane alghe nere non lontano da dove hanno parcheggiato la crociera. Pensati sirenetta. O troll.
Altra notte di navigazione, la mattina seguente siamo a Tromsø, città di 80.000 abitanti circa, una delle più grandi della Norvegia e la più a nord tra quelle di grandi dimensioni, considerata (leggo in rete) la “capitale della Lapponia”. I Lapponi sono il popolo dei Sami, quelli con le renne e l’abbigliamento colorato di rosso, blu e giallo, abitanti storici e autoctoni di queste zone del mondo. Tromsø (che si dovrebbe leggere qualcosa come “Trumsa”) ha ogni tipo di servizio che ti aspetti in una grande città, ospedali, università, impianti sportivi. Famosa per la “cattedrale dell’artico”, ha anche un buon numero di musei. Poiché nostro figlio andava correndo e devastando tutto ciò che gli capitava sottomano, purtroppo siamo riusciti a visitare soltanto il museo polare, che ospita oggetti e illustrazioni della vita, della caccia e delle esplorazioni nel profondo nord, partite proprio da Tromsø: insomma, un grande omaggio a personaggi come Roald Engelbregt Gravning Amundsen (1872-1928) o Fridtjof Nansen (1861-1930). Per l’inverno voglio i baffi come quelli di Fridtjof Nansen. E se avrò un cane, lo chiamerò Fridtjof, anche se non so bene come si pronunci. Poi però abbiamo fatto aperitivo al porto con lingua di renna essiccata: una prelibatezza del popolo sami.
Da un paio di giorni, insomma, facciamo 10-12 chilometri a piedi appena riusciamo a sbarcare a terra. Il morale delle truppe è alto, così come il sole nel cielo. Domani arriveremo a Honningsvåg, la città più a nord al mondo per quanto riguarda la terra ferma, a 33 km da Capo Nord. Ma quanto cavolo è lunga la Norvegia?!?, vi starete chiedendo. Me lo chiedo anche io, dopo giorni e giorni di navigazione fissa direzione nord. Non ne ho idea, mi sembra sui 2.500-3000 km. Più del doppio della lunghezza dello Stivale. Al prossimo post.

















































