Tuesday, August 18, 2009

Diario di viaggio (X): Protesta a Gerusalemme est, ovvero "Peace is not the absence of conflict, it is the presence of justice".

Con Gaurav, Ingird e William lascio il villaggio di Beit Ommar, direzione Gerusalemme Est. Dopo poco siamo a Betlemme (che dista dieci chilometri da Gerusalemme) e dopo vari check point, controllo zaini e passaporti, eccoci a Gerusalemme Est. Citta' pulita, divisa in due solo teoricamente, visto che ebrei e arabi vivono insieme dappertutto. Ci fermiamo in un ristorantino palestinese a discutere di nazionalismo e stato-nazione. Tramite Israeli Committe Against House Demolitions (ICAHD), Gush Shalom (un'organizzazione pacifista israeliana con sede a Tel Aviv) e Gaurav ero venuto a sapere di questa manifestazione contro lo sfratto di alcune famiglie palestinesi a Gerusalemme Est. L'esercito israeliano e' piombato a casa di queste famiglie alle cinque di mattina, ha cacciato via i palestinesi e sequestrato i loro beni (in un magazzino del governo, a pagamento), mezz'ora dopo sono arrivati i coloni israeliani ad occupare lo stabile, coloni di quelli piu' radicali e ortodossi possibile, sionisti alla follia. Le famiglie palestinesi (con molti bambini, donne e anziani) sono accampati da settimane fuori dalle loro (ex) case, han portato la causa in tribunale e sono in attesa di risposte, nel frattempo media e attivisti si sono organizzati con materassi, coperte, sedie, te', caffe', narghile', manifestazioni e presidi. Raggiungiamo le case occupate verso le sei di pomeriggio, non lontano dalla Citta' Vecchia di Gerusalemme. Vediamo le famiglie per strada, lasciamo gli zaini e andiamo verso la manifestazione, poche centinaia di metri piu' su, tra hotel di lusso e soldati armati. La manifestazione e' fuori da un hotel nel cui interno famiglie di ebrei e leader sionisti brindano e festeggiano. Fuori diversi militari col mitra, manifestanti con cartelloni e slogans in ebraico: sono soprattutto oppositori politici e pacifisti israeliani. Pochi i palestinesi. Molti gli internazionali, alcuni comunisti israeliani e qualche punk. Il gruppo piu' rumoroso e' quello di un'organizzazione filo palestinese di franco-algerini: sono soprattutte ragazze di origine araba, col volto coperto per non farsi riconoscere ed essere schedate, tra esse spicca attivissima una bellissima ragazza di Bordeaux; la chiameremo la Pantera. Tra i soldati, il piu' su di giri e' un capitano sui quarant'anni, senza mitra e in maniche di camicia: lo chiameremo il Guerriero, spinge i manifestanti e da' ordini a tutti. Dall'altra parte dell'entrata all'hotel ci sono degli attivisti sionisti, con bandiere israeliane, giovani ebrei con tipici pantaloni neri, camicia bianca e giacca, barba e ricciolini che vengono giu' dalle tempie sotto un largo cappello nero. Sono figli di un dio che ha dato loro questa terra. Cosi' han deciso. La manifestazione e' molto rumorosa ma non violenta. Insulti da tutte le parti, slogan in ebraico, arabo, inglese, francese: "sionista fascista, sei tu il terrorista" spicca su i vari "tornatevene a casa", "stop insediamenti", "pace subito" e vari in lingua ebraica che non capisco. Molti i giornalisti ed attivisti di varie organizzazioni, tra cui la solita International Solidarity Movement. Troviamo anche Alexa, la tipa canadese che era a casa di Mousa. Conosciamo un'antropologa norvegese, Ivy (una delle cose piu' belle che abbia mai visto), che ha un blog da cui potete vedere alcune foto e una studentessa di Praga, Teresa, grande teorica di scienze politiche e pacifismo; decidono entrambe di aggregarsi al nostro gruppetto di disorganizzati attivi. La manifestazione termina di li' a poco, i leaders lasciano scortati l'hotel, i dimostranti delle due fazioni fanno ritorno a casa, spinti dalla polizia e con insulti e provocazioni varie. Nel gruppetto di ebrei ultra ortodossi spiccano due tizi in particolare : un tizio rosso con la bandiera di Israele (che chiameremo Pel di Carota) e un altro basso, brutto, con gli occhiali (che chiameremo l'Idiota).
Il peggio e il peggissimo devono ancora arrivare, puntualissimi.

Sulla strada del ritorno verso le famiglie accampate per strada, ci si presenta una strana tipa, vestita da freakkettona, tutta sporca, con un grande mantello ed una chitarra. Ci chiede della manifestazione e da che parte stiamo: Gaurav si ferma a parlare con lei, Ivy e William riprendono la scena con delle piccole telecamere. La tipa e' un'ebrea ultra ortodossa completamente pazza, occhi da folle, ci dice che questa e' terra sua, un regalo di dio e che noi e i bastardi arabi ce ne dobbiamo andare. Tutto bene finche' la tipa non impazzisce del tutto, cerca di prendere la telecamera di William, morde Ingrid, colpisce Ivy. Intervengo anche io, le blocco le mano e le guardo la bocca sporca di sangue, questa tipa e' una furia, gli altri sono gia' piu' sotto, cerco di spiegarle che siamo in pace e ce ne vogliamo andare in pace, la tipa non molla, vuole la telecamera di William, mi graffia le braccia e cerca di spezzarmi il mignolo, inutilmente. Arriva anche il gruppo di franco-algerini, la tipa non mi molla e io non mollo lei finche' non mi sento bloccare alle spalle: e' arrivata anche la polizia. Il poliziotto non mi molla, non avevo alcuna intenzione di passare la notte in caserma, poi per fortuna la pazza ebrea aggredisce anche i poliziotti e tutti noi internazionali tagliamo la corda. Folle ebrea figlia 'un dio
piu' folle di lei. Ivy mettera', appena possibile, il video di questa scena nel suo blog.

Tornati dalle famiglie sfrattate, raccontiamo l'accaduto agli altri attivisti e giornalisti. Siamo una cinquantina di persone. Conosco un free lancer basco e un gionalista di Singapore che parla cinese e che scrive qui. Ci accampiamo anche noi, per rilassarci e organizzarci per la notte, che abbiam deciso di passare in strada sui materassi con le famiglie cacciate di casa. Ho in mente ancora gli occhi della pazza di prima, quand'ecco che fanno ritorno alle case occupate i coloni ebrei. Una ventina di persone, con barba, ricciolini e cappelli neri. In prima fila Pel di Carota e l'Idiota. Scoppia subito il caos: una strada larga qualche metro, da una parte i sionisti, dall'altra famiglie sfrattate, palestinesi, attivisti e giornalisti. Pioggia di insulti. Che fortunatamente non degenera in lancio di sassi o molotov. Cori e slogans, sfotto' e provocazioni per una ventina di minuti, poi arriva l'esercito. Capitanato dal nostro caro Guerriero. Dopo pochi minuti arrestano e portano via (decisamente in malo modo) Pel di Carota. Solo un ebreo si oppone: arrestato anche lui. Applausi e urla dalla parte palestinesi, sempre capitanata dalla Pantera. Poteva benissimo finire cosi'. A me non e' piaciuto l'arresto di Pel di Carota, non capisco cosa abbia fatto che gli altri (da entrambi i lati) non abbiano fatto. In questo delirio di grida e insulti, slogans e foto, mi sento come immobilizzato, non ho davvero idea di cosa stia succedendo, lo stesso capita agli altri internazionali, diverso e' invece l'atteggiamento di ebrei e palestinesi, che sembrano partecipare ad un rito quotidiano. Improvvisamente l'Idiota mima gesti di assassino e sterminio in direzione dei palestinesi; una ragazzina della famiglia sfrattata urla qualcosa contro il Guerriero e scappa dietro la folla dei filo palestinesi. Il Guerriero si lancia assatanato, da solo e disarmato, verso la ragazzina, ma trova la folla a proteggerla, in particolare un robusto ragazzo palestinese. Volano schiaffi, i due si azzuffano tra materassi e persone, intervengono altri soldati, la folla cerca di proteggere il palestinese, si crea una pila umana cui sopra spiccano i flash dei fotografi e le telecamere. Una baraonda caotica nella quale resto ancora immobile ed incredulo ad osservare. Poco dopo anche il palestinese, livido in volto, e' arrestato tra i pianti e le urla delle donne. Due arrestati ad uno per gli ebrei. Ebrei che nel frattempo sono scappati, rintanati in casa. Ma non e' ancora finita. La Pantera guida la folla di filo palestinesi in una via sotto, vari spintoni tra soldati e palestinesi, il Guerriero non sa piu' dove sbattere la testa. Mi aspetto che un proiettile, una bomba o una molotov esploda da qualche parte. Sbuca dal nulla l'Idiota, rincorso e insultato (ma non pestato) da alcuni ragazzi palestinesi, l'Idiota inciampa e cade, una fragorosa risata rompe la tensione. Alcuni anziani palestinesi e l'esercito invita tutti a tornare a casa. Alcune donne palestinesi inscenano un teatrino di pianti, a cui partecipano anche le ragazze franco-algerine, la Pantera in primis. Pian piano se ne vanno tutti, restano solo le famiglie per strada e alcuni attivisti. La Pantera mi racconta varie storie, che non capisco del tutto, parla solo francese. Gli attivisti franco-algerini se ne vanno, salutandoci col simbolo della vittoria. Io con Ingrid, Gaurav, Teresa ed Ivy mi sistemo sui materassi, le famiglie palestinesi ci offrono pere, acqua e caffe', ringraziandoci per la presenza. Con i pochi attivisti e giornalisti rimasti scambiamo impressioni e indirizzi, rivediamo le immagini della giornata, parliamo di stato, proprieta', pacifismo, futuro. La stanchezza e il sonno ci assalgono verso mezzanotte, sotto un cielo stellato e un grande ulivo, col vento che fischia forte, tra aspirine e coperte spendiamo una notte tutt'altro che tranquilla, tra sirene della polizia e il terrore che qualche pazzo ebreo possa tirarci molotov e quant'altro dalla "sua" casa occupata, a meno di quindici metri dai nostri materassi. Ho la testa che scoppia di emozioni differenti, ma la stanchezza la vince su tutto.

La domanda e' "fino a quando tutto questo?!" e credo che nella testa di queste persone la risposta l'abbia gia' data un rivoluzionario argentino una cinquantina d'anni fa: "Fino alla vittoria!".

La mattina dopo ci svegliamo tra macchine delle Nazioni Unite e pullman di turisti. Ingrid, Gaurav, Ivy e Teresa di dirigono verso la stazione dei pullman e da li' verso i posti delle nuove proteste: Nablus e Saffa. Saluti ed abbracci, io resto ancora un po' sui materassi, poi la mia strada procede verso un villaggio vicino Betlemme dove stasera c'e' una conferenza dal titolo "Between Political Statements and Reality on the Ground - Eighteen Months to the Annapolis Conference", conto di ribeccarmi con Chiara e Fabio li'.
Sono a pezzi.

5 Comments:

At 2:15 PM, Blogger Massaccesi Daniele said...

per maggiori informazioni sulle famiglie sfrattate a sheikh jarrah:

www.sheikhjarrah.com

www.coalitionforjerusalem.org

 
At 4:01 PM, Blogger marco quagliatini said...

capita, sempre piu' spesso, di vergognarsi di essere italiano.

per fortuna, leggendo il tuo blog, mi risollevano il morale...e per di piu' marchigiano!
grande.
un saluto, con un pizzico di invidia,
marco.

 
At 3:52 AM, Blogger 5to1 said...

ao danie'
la pantera, il guerriero, il guercio, l'idiota, la luna nera... nn se po' proprio senti'!!
tu ke facevi la velina?!

daje scherzo
take care bro
abbraccio ;-P

 
At 3:16 PM, Blogger Massaccesi Daniele said...

di guercio c'abbiamo solo un gatto, la luna solo mezza, io purtroppo ancora cow boy, fabio mercante di spezie e chiara giovanna d'arco dei poveri. mi manchi stronzo.

 
At 4:08 PM, Anonymous Anonymous said...

Hello. And Bye.

 

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