Monday, August 10, 2009

Diario di viaggio (V): i beduini di Petra

Petra e' un sito archeologico e antichissima citta' della civilta' dei Nabatei, posta nella Giordania meridionale. Una delle non troppe meraviglie che ci restano al mondo. E' situata tra un deserto di alte montagne rocciose. Il paesaggio offre paesaggi mozzafiato, asini, cammelli, beduini e poc'altro. Per Petra son passati gli antichi romani, lasciando evidenti tracce. Il sito e' molto grande, il ticket e' di 21 euro ma bisogna dire che li merita tutti. Problema principale il caldo asfissiante che massacra i turisti durante la marcia. Rimedio a questo sono le interessantissime discussioni che possono nascere tra un turista no Alpitour e un beduino. Tra antiche tombe di re e quel che resta di templi sfarzosi, all'ombra di un muro o sotto un cespuglio eccoci a scambiare quattro chiacchiere con questi ragazzi dalla pelle scura, i capelli lunghi, le braccia tatuate, la matita sugli occhi, i turbanti e le kefie. Dapprima ci fermiamo a parlare con due giovani beduini mercanti di argento. Ci raccontano le loro avventure sessuali con russe, francesi, spagnole. Sono facili le europee, dicono. Ci parlano poi di ashish e viaggi in Tailandia. Piu' tardi invece incontro un'anziana signora che viene a chiedermi una sigaretta. Si siede vicino a me, ci scambiamo lunghi sguardi finche' non finisce la sigaretta, tira fuori un sacchettino nero pieno di antiche monete che dice di aver trovato nel sito. Poi e' la volta di un ragazzo che porta cammelli, asini e cavalli per gli obesi turisti americani. Mi spiega che un asino vive in media trent'anni. Che i musulmani non mangiano carne di asino. Che lui ha imparato l'inglese stando sempre con i tustisti, sostiene di aver conosciuto i turisti prima di aver conosciuto sua madre, mai andato a scuola, una "scuola senza scuola". Quando qualcuno si sposa fanno feste per diverse giorni nei villaggi, ci sono piu' di cinquecento invitati, mangiano a non finire e colorano il cielo di notte con razzi e fuochi d'artificio. Cosa che abbiam avuto modo di osservare direttamente nelle due notti accampati nel villaggio vicino Petra.
Il cammino continua poi per una ripidissima parete di scalini dove in cima si trova un antico ed imponentissimo monastero. Poco piu' sopra "la fine del mondo", ovvero uno strapiombo tra alte montagne rocciose, dove in un tempo andato facevano sacrifici umani. E' una delle visioni piu' suggestive che abbia mai visto. Fermandoti a riflettere capisci che dio non potrebbe che essere nato da quelle parti, tra deserti e montagne di pietra, dal nulla insomma. Non a caso le tre principali religioni monoteiste sono nate proprio qui. Sulla via del ritorno, tra sudatissimi turisti italiani, coreani, russi e spagnoli, un'anziana signora beduina mi lascia in mano un pacchetto di sigarette e un asino, pregandomi di portarlo al figlio, piu' sotto, a valle. Prima ancora di capire cosa stia succedendo mi ritrovo con il suddetto asino fra le palle e Chiara che non la finisce di ridere e scattare foto. Il mestiere di portatore d'asino non e' poi cosi' male, ci faro' un pensierino per il futuro.
Torniamo all'ostello sfiniti e bruciati dal sole. Decidiamo di muoverci verso Amman, capitale della Giordania, e da li' verso il Mar Morto (che in realta' e' un lago salatissimo) e il confine con Israele. Facciamo cena nel villaggio con del pane e una cesta di pomodori che qualcuno ha lasciato incostudita. Ce ne andiamo appena vediamo in un bar dei tizi maneggiare delle pistole. Passiamo poi la notte in quella che ha tutta l'aria di essere una stazione dei bus, il mattino alle cinque e mezza ci sveglia un tipo chiedendoci se dobbiamo andare ad Amman e un paio d'ore dopo eccoci nella capitale. Tiriamo fuori gli ultimi spiccioli di dinar giordano e prendiamo un taxi verso la frontiera con Israele. Con nostra grande sorpresa la frontiera e' ben distante dal Mar Morto e dunque il nostro tanto sperato bagnetto nelle salatissime acque va a farsi benedire. Mai affrontato un viaggio piu' disorganizzato, ne' guida, ne' mappa, solo vaghi ricordi di come sia fatta la geografia del Medio Oriente. Dopo fastidiose burocrazie e incazzature con i burocrati attraversiamo il confine con Israele. Ad attenderci e' una visione da fine del mondo, quinta essenza dell'anarchia, a meta' tra la fila per un pasto caldo alla mensa dei poveri della Stazione Termini a Roma e un campo profughi nell'Africa nera. Ma di questo parlero' la prossima volta. Sono a Betlemme, a sud di Gerusalemme, Palestina, Israele Orientale, West Bank o Cisgiordania che dir si voglia. Il posto e' magico ed e' gia' amore a prima vista: Palestina libera!!

2 Comments:

At 7:44 PM, Anonymous Anonymous said...

molto intiresno, grazie

 
At 7:48 PM, Anonymous Anonymous said...

Perche non:)

 

Post a Comment

<< Home