Sunday, August 16, 2026

On the road: Slovacchia, Stiria, Carinzia e... il profondo Veneto.

Nessun rom ci ha rubato la macchina, fregato le valigie, rapito il figlio o stuprato le donne nell’ostello, quindi siamo ancora vivi e vegeti in questo casolare / ostello fuori Važec, di fronte al verde di campi e abeti proprio sotto i Monti Tatra. Questa ampia valle inizia grossomodo a Poprad, città di quasi 55.000 abitanti, e continua con l’omonimo fiume per 170 km, costeggiando il confine nord tra Slovacchia e Polonia. Ampia valle dicevo, dalla quale raggiungere in più punti (a piedi, in bici, in moto, in auto, in trenino o in cabinovia) laghi, cime, cascate, sentieri e altre varie mete turistiche dei Monti Tatra, la parte più alta dei Carpazi, 330 km a nord-est di Bratislava. Il confine con l’Ucraina è solo 200 km più a est. In Slovacchia, come in Austria e Repubblica Ceca, l'autostrada si paga con delle "vignette" acquistabili on-line, per un giorno chiedono sugli 8 euro. Il diesel è intorno ai 1,8 euro al litro.

Abbiamo visitato il paesino di Stary Smokovec, che è una vera e propria stazione sciistica d’inverno e punto di ritrovo per il trekking d’estate. Molti turisti, sempre alti, robusti, bianchi e biondi, per lo più sorridenti e silenziosi, armati di bastoni e macchine fotografiche. A giudicare dalle targhe delle auto vengono dalla Slovacchia e dalle vicine Polonia e Repubblica Ceca. Prezzi dei parcheggi, dei ristoranti, degli hotel, dei treni o delle cabinovie sono più o meno quelli italiani, ne deduco questo sia un turismo riservato alla classe medio-alta locale, un po’ come andare in Sardegna o in Trentino in alta stagione per noi in Italia. In effetti il paesaggio e la situazione richiamano un po’ il Trentino, ma con molte meno strutture e infrastrutture, meno gente in giro, meno stress, più calma e semplicità, senza dover rinunciare ad altrettanta bellezza. Il parcheggio costa 15 euro per l’intera giornata, il trenino 16 euro ad adulto (andata e ritorno) e impiega 7 minuti per raggiungere il rifugio di Hrebienok, da dove partono diversi sentieri per camminate di poche decine di minuti o di diverse ore per le varie mete montanare. Noi raggiungiamo in una ventina di minuti le cascate di Studeneho Potoka, giusto per una foto di famiglia e godere del fragore delle acque. Ripresa l’auto, proseguiamo la strada tra queste foreste di montagna, fino al paese di Tatranska Lomnica. Anche qui c’è una lunga funicolare che porta in alto tra i monti, ma il prezzo del biglietto, assieme a quello del parcheggio e, diciamolo, a un po’ di stanchezza, ci convincono a prendere la strada per Poprad, fare acquisti e passare il resto del pomeriggio a fare un bel barbecue nelle vicinanze del laghetto appena fuori dal nostro ostello: carne di manzo, carne di maiale, due pannocchie di granturco, melanzane, pomodori, crauti, la birra slovacca Zlatý Bažant (letteralmente "Fagiano d'oro"), la birra ceca Kozel, un vino francese.

Il giorno prima avevo scoperto che le rovine del castello di Čachtice sono proprio a metà strada tra qui e Bratislava, dove dovremmo dirigerci per iniziare a fare ritorno a casa, proprio nel weekend di fuoco di ferragosto. Avete mai sentito parlare di Čachtice e dell’orrendo destino della nobildonna ungherese Erzsébet Báthory (1560-1614), meglio nota come “la contessa sanguinaria” (o anche come “Lady Dracula” in un film tedesco del 1978)? Ne avevo letto alcuni mesi fa, pare che in questo castello della Slovacchia occidentale, sul finire del secolo XVI, una nobile ossessionata dalla sua bellezza in decadenza fosse solita uccidere bambine e giovani donne per berne il sangue e tentare così di conservare la sua bellezza di un tempo. Scoperta, venne giudicata da un tribunale locale e condannata a morire in un padiglione della fortezza. Tra storia e leggenda, il nome di Elisabetta è così legato a questo castello, prima romanico e poi gotico, di cui oggi restano solamente le rovine. Il paese si trova lungo l'autostrada e già prima di giungervi si notano sulle colline altri castelli, un po' come il castello dei Varano alla Sfercia di Camerino (MC) o il castello di Pitino a San Severino (MC), sempre per chi avesse familiarità con la provincia maceratese. Si paga il parcheggio auto 3 euro e si percorre a piedi un percorso di 2 km per metà asfaltato e per metà sentiero di montagna in tutta salita fino al castello; l'ingresso costa 4 euro e in effetti restano solo le mura e qualche torrione, oltre a descrizioni su legno e didascalie in slovacco della storia del posto, immagini della famiglia nobiliare e il padiglione dove morì la sanguinaria contessa. Vale la pena farci una camminata, per immergersi nell'immaginario horror di questa realtà ungherese di oltre quattro secoli fa. Pranziamo presso una caffetteria del paese, come al solito a base di zuppa, cotoletta alla milanese e patate, birra no, perché il limite al tasso alcolemico nel sangue per guidare in Slovacchia è 0.

Riprendiamo l'autostrada in direzione Bratislava, le montagne sono alle spalle, di fronte a noi la pianura che, attraversato il Danubio, ci porterà in terra austriaca, lasciando Vienna da un lato e proseguendo a sud-ovest verso nuove foreste e nuove montagne, fino a giungere in Stiria nella grande città di Graz, 300.000 abitanti circa, seconda città dell'Austria per popolazione, sindaco donna e del Partito comunista. Per 49 euro prendiamo una stanza in una specie di ostello nella periferia nord della città, anche qui l'autostrada si paga con le "vignette" che si acquistano on-line, 10 euro circa il costo per un giorno. Il diesel è a 2 euro circa e l'Italia, ahimé, non è lontana. Passata la notte, non abbiamo avuto modo di visitare la città, ma all'alba ho fatto una passeggiata nei dintorni dell'ostello, per tastare la multietnicità locale e leggere qualcosa di Graz, che è gemellata (tra le altre) con l'italiana Trieste e la norvegese Trondheim. Chi si appassiona di calcio forse ricorderà delle imprese della bianconera Sportklub Sturm Graz alle Champions League dei primi anni 2000, squadra oltretutto sponsorizzata dalla locale birra Puntigamer.

L'Italia non è lontana, dicevo, ma prima di attarversare la Carinzia ed entrare a Tarvisio (ex UD), ci fermiamo a fare due passi per il lago di Faaker See, nei pressi di Villach, città austriaca di quasi 62.000 abitanti. Bel posticino, acqua turchese circondata da campeggi e boschi, presa un po' d'assalto da turisti in bici, per lo più tedescofoni e italiani. L'ingresso in Italia è salutato dalle auto con un palese irrispetto dei limiti di velocità e lo spettacolo della parte non più alta delle Alpi. Emozioni contrastanti, felici del lungo viaggio intrapreso ma tristi nel dover mettere la parola "game over" a questa bellissima esperienza di famiglia. Detto fatto, "la nostra festa non deve finire / non deve finire / e non finirà", decidiamo di proseguire il tour alla scoperta di una parte dell'Italia nord-orientale che non conosciamo affatto: quella di produzione del Conegliano Valdobbiadene - Prosecco (sì, Prosecco soprattutto), nella provincia di Treviso. Il profondo Veneto del cantautore veronese Vasco Brondi e del suo progetto "Le luci della centrale elettrica".

Lasciamo l'autostrada poco dopo Udine e per vie provinciali arriviamo dalle parti di Pordenone attraverso San Daniele del Friuli, da lì direzione Conegliano (TV), dove ci fermiamo in un supermercato per fare provviste e piazzarci, nomadi style, all'ombra di un grande albero in un parco lì vicino. Pranzo a km 0: radicchio rosso trevigiano, prosciutto San Daniele e prosecco freddo. Un orgasmo. Abbiamo trascorso poi i due giorni successivi a scoprire queste zone di paesini pianeggianti, alti campanili, portici, canali, campi coltivati, manodopera Refugees Welcome e vigneti in collina. Vi consiglio il centro di Conegliano per uno spritz, la piazza di Valdobbiadene per un aperitivo al prosecco, un giro per le colline adiacenti e una passeggiata tra le vigne (sempre con un freddo prosecco in mano, per combattere la calura), la Via dell'acqua a Cison di Valmarino, il molinetto della Croda a Refrontolo, una visita all'abbazia di Santa Bona a Vidor e una passeggiata per il fiume Piave in secca, che "mormorava calmo a placido al passaggio"... Insomma, viviamo in un Paese bellissimo, ma vale sempre la pena andare anche a fare un giro e due scatti fuori dal Bel paese.

Arrivati nel primo pomeriggio in una Macerata non eccessivamente afosa attraverso la via Romea e l'autostrada Adriatica A14 quasi senza traffico. 28 giorni a zonzo tra auto e crociera tra Germania, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Austria e Veneto; oltre 5.000 km d'asfalto macinati, più credo altri 5.000 via mare fino al punto più a nord della Norvegia raggiungibile via terra, e un ritorno tra paesi, città e meraviglie del Pianeta Terra in buona parte improvvisato. Non voglio sapere quanti soldi se ne siano andati, sono stati tutti ben spesi. Viva il viaggio, viva viaggiare! Un ringraziamento ai posti visti e alle persone conosciute, un ringraziamento particolare alla mia compagna e al suo pancione, e uno a nostro figlio che a soli tre anni ha affrontato il tutto col sorriso sulla bocca e qualche capriccio giusto quando entravamo in una chiesa. Buon proseguimento di estate a tutti e tutte, spero di vacanze, magari in viaggio.

Nel profondo Veneto
dove il cielo è limpido
dove il sole come te è sempre pallido.
Nel profondo Veneto
quello senza traffico
dove il terreno come te a volte è arido.

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