Wednesday, August 05, 2026

On the road: Amburgo.

Viaggio è quando non sai quando torni a casa. Non ricordo chi l’ha detto o scritto, tantomeno ho voglia di saperlo da Chatgpt. Ma in questo momento è ciò che stiamo facendo, viaggiare. È viaggio, è sentirmi a casa. Bellissima, piacevole e fortunata la crociera per i fiordi norvegesi, così, sbarcati ad Amburgo la voglia era solo quella di proseguire da qualche parte il viaggio, necessariamente in auto, e ovviamente insieme.

Primo giorno, una giusta visita alla città di Amburgo. Giorno due chissà. Non era in programma, non ci eravamo troppo informati e neanche troppo interessati. Due le ipotesi? Scendere giù per la Germania occidentale, attraverso il nodo industriale di Colonia, Dortmund e Düsseldorf, poi Stoccarda e la Foresta nera, oppure a est, verso la Polonia, provocazione lituana (Kaliningrad? Terra russa, vorranno passaporto e visto anche qui?), poi giù per la Slovacchia e la Carnia. Nomi, idee, geografie. Al tempo delle autostrade, delle app e dei siti online per progettare un viaggio, prenotare una notte in albergo, avere informazioni in tempo reale sulle zone da visitare in una città X, leggere la storia del paese Y, scegliere il miglior menù al prezzo più basso nel locale Z. Non c’è più sorpresa o avventura, o meglio, se la cerchi basta spegnere il cellulare. Detto questo…

Amburgo quasi due milioni di abitanti, città enorme che si sviluppa dal suo porto, dal centro antico, dalle zone industriali, lungo l’estuario del fiume Elba e dei suoi tanti canali. Città progressista, antifascista, antirazzista, antisessista, antitutto in generale, dove troneggiano le bandiere arcobaleno e le A cerchiate sui muri, specie nel quartiere di St. Pauli, a due passi dal centro, quello della movida, del porto, dei centri sociali e degli ultrà del Fußball-Club St. Pauli e dell’antifascismo militante. Non è il quartiere di Exarchia ad Atene, ma insomma mi sono trovato bene. Dopo giorni di perfezionismo norvegese, vedere in giro qualche punk e qualche alcolista chiedere l’elemosina mi ha riportato all’umanità della strada per la quale da ventenne andavo pazzo. Anche stavolta abbiamo passato la notte in una stanza di un albergo nell’estrema periferia est della città. Vi dirò, il prezzo della vita sembra abbastanza “affordable” per uno con uno stipendio italiano. Magari non tutto, qualche prezzo fuori norma lo noti, ma in generale sembra una città italiana, dal punto di vista della spesa quotidiana. Questa città, fondata da Carlo Magno nell’810 circa e facente parte della Lega anseatica a partire dal 1241, è un susseguirsi di parchi, laghi, canali, antichi palazzoni e commercialità moderna, ma, come avevo già annusato prima, vive in, con e sul del suo porto. L’odore d’erba in giro, la fontana che spara acqua a 60 metri, il panino al pesce sul lungofiume, il concerto dei Beatles nel 1960, la multietnicità dominante. Romantica, viva, dinamica, interessante e da approfondire, non fosse per il fatto che eravamo a dir tanto di passaggio, e quindi, passata la notte, abbiamo ripreso l’auto direzione altrove.

Siamo partiti la mattina presto sotto la pioggia e senza ancora un’idea, maturata pochi chilometri dopo: e Polonia sarà!

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