Sunday, August 09, 2026

On the road: Breslavia.

Da Danzica seguiamo il grande fiume Vistola (Wisła in polacco) fino al villaggio di Czarlin. L’albergo prenotato sembra più un motel a ore, ma il luogo è pulito e tranquillo; il signore che ci dà le chiavi è molto gentile e si scusa per il suo inglese, nel mezzo della campagna della Pomerania. Ceniamo facendo spesa al vicino alimentari di frutta, pane, companatico e birra (“a te basta un cetriolo, del pane e della birra per uscire felice” ha commentato la mia dolce metà e la mia dolce metà ogni tanto ha ragione), spalmandoci sul letto matrimoniale a vedere le foto del viaggio scattate sinora e un telefilm polacco in polacco alla TV in sottofondo.

La mattina seguente ricordo di aver letto un cartello lungo la strada: “Dinopark”. Come tanti altri bambini e bambine, anche nostro figlio va pazzo per i dinosauri. Morale della favola, nell'improvvisazione totale prendiamo l’auto e alle ore 10 in punto siamo ai cancelli del parco dei dinosauri di Malbork. Per 40 euro, abbiamo passato due ore divertenti e gioiose tra questi mostri meccanici che riproducevano dinosauri di gomma, tra laghetti immersi nella foresta, attrazioni e giochi vari che mandano via di testa i bambini e chi li accompagna. Poi pranzo in centro città, ovviamente presso l’ennesimo bar mleczny, ovviamente a base di gulasch, polpette alla carne di maiale, patate lesse e verdure varie.

Prossima tappa? Non siamo mai stati in Slesia, ma la montagna ci piace e prima o poi dovremo ritornare in Italia. Quindi via, in direzione opposta e contraria, 470 km e 5 ore di auto a sud ovest, verso Breslavia, considerata capitale storica della Slesia e gran bella città - ci hanno detto - della Polonia meridionale. Lungo l’autostrada (che si paga da Danzica a Toruń, per qualche oscuro motivo), tra un podcast, i capricci di nostro figlio, una chiacchierata sul viaggio che stiamo facendo o sul rapporto di coppia in generale, notiamo che non lontano da Breslavia vi è un’antica e imponente abbazia, l’Abbazia di Lubiąż. Io vado matto per antichi monasteri, ruderi di chiese abbandonate, abbazie, monaci, circensi, cistercensi e la birra che a volte producono (sì, la birra soprattutto), e quindi prenotiamo una stanza in un altro specie di motel nella campagna polacca del voivodato della Bassa Slesia, non lontano da Lubiąż, nella cittadina di Wołów. Anche qui troviamo gentilezza, ordine e pulizia, anche la ferrovia dietro il nostro motel è timida e silenziosa, un po’ di vita e di grida di bambini e bambine nel vicino parco, verde e curato, aperto fino a sera, con bagni pubblici, gratuiti e puliti. Anche per stasera cena al supermercato, dove acquisto anche una birra scura polacca che sa di Coca-Cola. Buonanotte.

Il giorno dopo alle 7 di mattina fanno 14 gradi, non è prevista pioggia. Abbiamo ritrovato il grande fiume Ober, quello che avevamo conosciuto tagliando Stettino. Sempre piccolo, il mondo. Lubiąż non è lontana, il cielo azzurro a nuvole bianche, la temperatura fatica a superare i 25 gradi, il parcheggio è gratuito, l'edificio imponente e in mezzo al solito pianeggiante rurale di foreste e campi, l'ingresso costa 9 euro per adulti, la guida è obbligatoria e le spiegazioni sono in polacco. L'architettura è importante per lo meno, di qui sono passati cavalieri, ingegneri, operai, monaci, re, ladri, eserciti, soldati, volontari, i nazisti (i nazisti li ritroviamo sempre ultimamente, dai fiordi della Norvegia alle campagne della Polonia, passando per i länder tedeschi, ovviamente), lo Stato e noi. La sala del duca, la sala dell'abate, la sala da ballo, la biblioteca, la chiesa... peccato sia tutto "ex", nel senso che il grande complesso è in gran parte vuoto e in ristrutturazione, una sorta di Reggia di Caserta in piccolo, decadente e svuotata. Con noi un gruppo di pensionati polacchi in gita e nostro figlio a urlare gaudente per le navate della chiesa sconsacrata. Una sonora sculacciata, anche se stavolta la guida non ha proferito rimprovero.

Breslavia dista un'ora, è la terza città della Polonia per numero di abitanti (700 mila circa), dopo Varsavia e Cracovia. Siamo un po' stufi delle grandi città, ma il traffico è sereno e il clima abbordabile. Ci fermiamo tra centro e periferia per un ennesimo ed economico pasto a base di carne e patate in un tradizionale bar mleczny per poi continuare in tram verso il centro cittadino. Tram che seguono vecchie rotte, dal sapore pre sovietico, ma sicuramente moderni e di ultima generazione, rapidi, silenziosi e puliti, dove apparentemente tutti/e fanno il biglietto (digitale) e dove anche noi proviamo a fare il biglietto (digitale) alle macchinette presenti (senza stampa né ricevuta) per non passare come i soliti italiani mafiosi ladroni pizza mandolino africani. Chissà se poi il biglietto siamo riusciti a farlo davvero o meno... (terzo mistero di Fatima, primo di Breslavia).

Breslavia (Wrocław, in polacco) carina ma non troppo, la piazza del mercato e il festival della birra in corso sono stati graditi, ma Danzica vince per stile e bellezza a man bassa. Un giro per il centro e, attraverso Hansel e Gretel (?!?) la visita alla basilica di Santa Elisabetta d'Ungheria con le foto enormi del politico anti-comunista polacco Karol Józef Wojtyła (1920-2005) e una scorpacciata di fragole prima di riprendere il tram (avremo fatto il biglietto stavolta?) verso l'auto, e di lì verso... verso dove? Non abbiamo un posto per passare la notte, ma vogliamo addentrarci ancora di più nel sud della Polonia e nei monti della Slesia. Lungo la strada ma on-line troviamo a un prezzo modesto rispetto ai costi del turismo locale, una tenda dove passare la notte in un campeggio / rifugio nei pressi di una località che si fa fatica a pronunciare o trovare nella cartina, 80 km a sud di Breslavia: Srebrna Góra. Villaggio di circa 1.500 abitanti, non lontano dal confine con la Repubblica Ceca. Abbiamo lasciato la macchina in un bosco e, sfuggendo alle grinfie di un cane, abbiamo scoperto questo campeggio di strutture in legno stile Fort Apache nel verde della Bassa Slesia, in questo villaggio che sembra il set del film di Fantozzi in Transilvania, con le casette di legno e mattoni e il tetto a punta, poca gente in giro, qualche vampiro, ma nessuna bionda sorridente col seno abbondante e le pinte di birra in mano.

Forse nostro figlio inizia a sentire la stanchezza del viaggio e il desiderio del ritorno, poi sta sempre a te genitore creare la magia. Vedremo cosa ci inventeremo domani. Al prossimo post.

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