Wednesday, April 06, 2016

Appunti pechinesi: ultima parte.



Le università me le ricordavo un po’ così. Architettura socialista tra laghetti e padiglioni, dormitori di studenti e pensionati, la modernità che fastidiosamente entra anche nei campus. E poi i banchetti, giacche e cravatte, vino e caffè, noiosa formalità. 革命不是请客吃饭,而学术世界就是。La rivoluzione non è una cena di gala ma l’università sì. Invitato con altri nella principale sede accademica cinese a parlare di un progetto iniziato per caso sei anni fa. Anche qui era il caso di commuoversi. E nel vedere giovani di diversi paesi ascoltare la nostra esperienza mi ha fatto pensare che un Nobel per la pace andrebbe anche a chi organizza questi incontri e prova a distruggere alla base odi e intolleranze, prima ancora che nascano. Apri scuole, chiuderai prigioni. Organizza meeting internazionali, silurerai Salvini.

Poi prendi una metro e scendi a Piazza Tian’anmen. Qui commuoversi è d’obbligo. Mai vista pullulare così di turisti cinesi. Fila per entrare, fila per uscire, fila per depositare lo zaino, fila per vedere la salma del presidente Mao. Mi commuovo anche nel vedere gli anziani che si commuovono nel portare gigli gialli sotto la statua bianca del Grande timoniere. 我爱北京天安门,天安门上太阳升,伟大领袖毛主席指引我们向前进。Avanti presidente, viva la rivoluzione!
Vedo una signora arrampicarsi piangendo sopra un albero, subito seguita da un numero di uomini in divisa che fanno segno ai curiosi di circolare. Una piazza che sembra non avere inizio o fine, il primaverile cielo azzurro di Pechino schiacciare il rosa, il rosso e il giallo della Città imperiale. Il verde delle divise, il bianco sporco dei palazzi del governo, il nero delle macchine con i vetri oscurati.

Fuori dalla porta orientale dell’Università del popolo donne incinta gridano ancora 办证吗? 办证! L’homebrewing anche a Pechino. Il piacere di perdersi il biglietto della metro nella metro. Il piacere di essere ancora ospite di A.: non una persona, ma uno stile di vita. Brioche, birra e monnezza. Il gatto ancora “usato come asciugamano”. Il suo anarco-monolocale negli hutong tra 鼓楼 Gulou e 后海 Houhai, tra miriadi di biciclette a motore e turisti cinesi. Non lontano da 南锣鼓巷 che un tempo era piena di bar per hooligans stranieri ed ora è piena di artigianato commerciale e fast food con caratteristiche cinesi. Non lontano dal 中国美术馆 Museo nazionale di arte cinese (gratis, passaporto in mano) e l’esibizione sul pittore 司徒乔  Si Tuqiao. Lontano invece da Sanlitun e dal quartiere delle ambasciate, dove ha sede il Festival internazionale di letteratura al Bookworm. Tanti ospiti, ma il tempo è tiranno e non mi resta che salutare una vecchia amica cinese che ora è diventata leader di un gruppo di attivisti LGBT e la femminista Wei Tingting che in carcere ha trovato l’amore lesbo. L’importanza delle 腐女. E dei 腐男. L’importanza di Beijing Bitch e di Slut International. Ciao ti ricordi di me, abbiamo scopato una volta dieci anni fa.

Prima.
Prima di te sono stato più in Cina io. "Prima di te sono stato più cattivo io". Prima che arrivi lunedì. Prima che la domenica sera ci divori di malinconia. Prima.

Eppure.
Eppure c'è stato un tempo in cui essere studente significava vivere in solidarietà. Condividere tutto, condividere tutti/e. Eppure un tempo si cercavano lavoretti part-time per avere soldi da spendere in viaggi e divertimento. In quel tempo il dizionario era di carta e sfogliarlo era una piacevole ossessione. Eppure non dev'essere passato poi così tanto tempo. Forse è passata di mezzo troppa esperienza. Eppure.

Odio.
Odio i lunedì mattina. I colori rossoblù. Il concettuale. I format. La barba con gli occhiali. Il gatto con gli stivali. L’Ossezia orientale. La SIAE.

Ancora.
Ancora il materialismo storico. Ancora la fastidiosissima arroganza dello straniero medio nei confronti di Cina e cinesi. Ancora un volo per Pechino. Ancora un volo per Fiumicino. E un bus per l’aeroporto.

Aeroporto.
È sempre il luogo della morte. Burocrazie, file, passaporti, malinconia, noia. “Utopia/Heterotopia: First Wuzhen International Contemporary Art Exhibition” pubblicizzata sui muri dell’aeroporto. Senza troppa voglia salgo su un Boeing 007 diretto a Roma. Al mio fianco sinistro due tipe italiane si lamentano di continuo e di tutto (troppi cinesi, troppi bagagli, troppa confusione, troppa aria condizionata, troppa puzza di aglio, troppa puzza di cibo cinese, troppo …), mentre io divoro l’ultima porzione di cibo cinese pensando “cazzo buonissimo, però ne vorrei ancora” e in quell’esatto istante la 50enne campagnola cinese alla mia destra con due anziani genitori al seguito chiede se voglio la sua porzione di salmone e insalata russa. Accetto senza neanche far finta di rifiutare, le cedo in cambio la mia porzione di melone e cocomero, ma mi risponde di no, col sorriso. Le avrei solo voluto chiedere di sposarmi. Ecco. L’ultima immagine che riporto dalla Cina credo sia questa. Credo sia tutto. Passo e chiudo.

Anzi no. Questo post non serve a nessuno, tranne forse a me. Questo post è dedicato a tutti gli amici e a tutte le amiche incontrati/e in questi giorni a Pechino, all’affetto che non mi fanno mai mancare: grazie.
Adesso sì, è tutto.

3 Comments:

At 9:29 AM, Anonymous Dottor Nomade said...

Buon viaggio, motherfucker.

 
At 3:18 PM, Anonymous Masa said...

Sorriso trentadue denti e occhi allungati, Zhongnanhai/Honghe in mano, la birra Tsingtao/Yanjing nell'altra, i pantaloni strappati, le converse rosse, la felpa con messaggi maoisti o punk, pronto per la prossima ciotala di lamian o chuanr notturni, durante le feste serali always on e mai off. Le discussioni sinologiche, la nostalgia e l'allegria, l'h aspirata, l'inglese come ponte, l'italiano assaporato in una pizza da 80 yuan e i capelli arruffati. Gli hutong alle spalle, mettiamoci un cielo azzurro di rara bellezza, il freddo pungente e la timida primavera pechinese. Questo tizio bizzarro è l'immagine che ho della sinologia moderna da strada, i salotti sono solo di passaggio, sempre un pochino a disagio a dire la verità, meglio l'aula, i cartoccetti per dispetto e la penna rossa, anche lei ridicolissima. Che poi a cosa serve la sinologia ai cinesi stessi che la incarnano? Serve in realtà solo a noi, nel nostro amore-odio, tira-molla che alla fine ci riporta sempre li, più stupiti della prima volta a domandarci perchè cavolo siamo ancora a bocca aperta, anche dopo lo scozzo del tassinaro che ci dice "飞机场到了" :)

 
At 10:30 PM, Blogger Massaccesi Daniele said...

come diciamo dalle mie parti: "daje a tutto, masa!"

 

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