Saturday, June 06, 2009

北京人民广播电台 La mia esperienza alla radio di Pechino

Siete mai stati in uno studio radio? Io no, fino a ieri: la mia prima volta. Esperienza affascinante, mi sono divertito come un bambino.

Tra i vari lavori e lavoretti del cavolo che noi giovani stranieri tiriamo su a Pechino, stavolta è toccata l’intervista alla radio. Un amico italiano mi fa: “Ho conosciuto un tizio cinese, mi ha proposto un’intervista alla radio, in diretta, un’ora di tempo, 300 yuan (35 euro circa)”. Non male, penso. E decido di provare anche io. Il sig. Wu (nome fittizio) mi chiama per sentire come parlo cinese, poi mi fa chiamare dal sig. Lu (altro nome fittizio) per fissare la data dell’incontro e della diretta radio. Mi presento puntualissimo agli edifici della Radio di Pechino (dalle parti di Jianguomen), che raccolgono moltissimi uffici di radio, televisioni e giornali vari. I media insomma. Il sig. Lu è un ragazzo che fa il presentatore di professione, una delle faccia più simpatiche mai conosciute, parla un mandarino più che perfetto, alto e robusto, mongolo di etnia, faccione sorridente, il Fiorello cinese. È uno che sa fare il suo mestiere: ha quell’arte tipica del presentatore di farti sentire completamente a tuo agio. Mi fa superare le burocrazie e le guardie armate che sono nell’edificio. E saliamo nello studio.

Uno studio di registrazione radio è una ficata pazzesca! Nello studio di fronte un ragazzo occidentale e una ragazza cinese, entrambi muniti di cuffione, discutono in inglese di un viaggio nel Laos e di massaggi cinesi. Da dove sono posso sentire la loro registrazione. Lu mi allunga la busta con i 300 yuan. Facciamo amicizia, mi chiede cosa faccio a Pechino, da dove vengo, cosa mangio e stupidaggini simili. Mi gioco le uniche carte che ho: 1) vengo dallo stesso paese di Matteo Ricci 2) faccio ricerca sulle ragazze migranti. La nostra conversazione in radio verterà principalmente su questo.

Alle 21.00 precise la nostra diretta comincia. Il programma è un incontro settimanale che fanno su Radio 744 e si chiama “La vita degli stranieri a Pechino”. Essendo in diretta sono un po’ agitato, fisso il grosso microfono che ho davanti e chiedo a Lu “E se non capisco la domanda?”, Lu mi guarda come si guarda ad un bambino cretino “E se non capisci la domanda te la ripeto”. Facile no!? Parte la diretta, Lu ci sa davvero fare, parte con le presentazioni, la mia ansia svanisce subito, cominciamo un lungo dialogo allegro e spensierato, mi diverto come un coglione, battute e risate, parlo di questa sconosciuta Macerata e del geografo Matteo Ricci, parlo dello Sferisterio e del museo delle carrozze, poi passiamo al mio dottorato e alla mia ricerca, alle interviste e alle storie che ascolto dalle ragazze migranti, di vita e d’amore. La prima mezz’ora vola, parte la pubblicità. Anche durante la pubblicità io e Lu continuiamo a parlare del più e del meno. Mi fa leggere i commenti degli ascoltatori su internet, dicono che parlo bene cinese e fanno domande sul cibo italiano e sul calcio. Riprende la diretta, Lu fa un breve riassunto, concludiamo il discorso sulle migranti e sull’amore, arrivano le domande sul calcio italiano e sulla cucina. Mi tengo sulla cucina, che di cucina ne so poco ma di calcio non ne so niente. Viva la pizza e la cucina mediterranea, abbasso gli anglo sassoni e i loro maledetti fast food! Parliamo delle città italiane, della campagna, del mangiare, della salute e dei miei progetti per il futuro. Vola via anche la seconda metà della puntata.

Il tempo non mi è mai passato così in fretta. Far soldi in un modo così divertente e spensierato sarebbe da orgasmo. Peccato che non riprendono stranieri già intervistati. E detto questo saluto il mio amico Lu che mi accompagna all’ingresso, quello sorvegliato dalle guardie armate. Sono da poco passate le dieci di sera. Splendida sera pechinese.

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