Wednesday, July 25, 2018

出国旅行万岁 ! Taiwan, on the road. (IV)


La stazione dei treni di Taibei ricorda un po' quella delle grandi citta' cinesi, cioe' un massiccio stabile moderno di piu' piani con negozi e ristoranti a non finire, e sottoterra un labirinto di scale mobili e corridoi senza soluzione di continuita' tra 捷运 linee metro, 台铁 ferrovie del treno e 高铁 dell'alta velocita'. Senza un po' di familiarita' o almeno un pizzico di praticita' sei spacciato.

Prima tappa del mio viaggio e' 南庄 Nanzhuang, che raggiungo in autobus dopo che un trenino mi ha portato a竹南 Zhunan dalla capitale. Trattasi di un villaggio tra verdi colline abitate da cinesi di etnia 客家 hakka. Nemmeno il tempo di arrivare che viene giu' il diluvio universale. A Taibei il tempo ha retto, ma per questa settimana sono previsti acquazzoni in tutta l'isola. Quindi se piove?! Se piove ci bagniamo. Elementare, Watson!

Fuori da un gelataio una signora mi guarda impietosita e mi cede il suo ombrello con cortesia. Rifiuto sorridendo e attraverso la strada per giungere in un vicolo meno affollato, per ripararmi sotto la tettoia di una casa. Dopo qualche minuto esce il padrone che mi offre una sedia e del pesce fritto. Gentili, da queste parti. Finito di piovere, faccio un bel giro per il villaggio e dopo un paio d'ore sono di nuovo alla fermata dei bus. Noto passare un tale che nella fretta perde una banconota da 3 euro. Lo rincorro per restituirgli il denaro caduto. Ringrazia sorridendo. Dev'essere il karma.

Due ore di bus e treno dopo arrivo a 彰化 Zhanghua, piccola cittadina di 250.000 abitanti. E' ormai notte e stendo il sacco a pelo sotto un padiglione di un parco di periferia, mentre fuori batte forte il temporale.
In strada seguo per lo piu' il ritmo del sole: mi sveglio alle prime luci dell'alba e mi corico poco dopo il tramonto. La giornata va quindi dalle 5 alle 21 circa. Al mattino il cielo e' rosso, le strade vuote, la citta' tua e dei cani randagi, gia' svegli prima di chiunque altro. Salgo su un bus in direzione 鹿港 Lugang (che, curiosamente, significa "Porto Cervo"), villaggio non lontano dalla costa occidentale. Le guide lo descrivono come un "museo a cielo aperto". Per me pero' un museo a cielo aperto sono i Fori imperiali a Roma; ma questa e' solo la sfiga di essere nato italiano e purtroppo troppo abituato alla bellezza. Lugang offre case e quartieri storici, oltre alla solita sfilza di templi e street food. Anche qui, e per fortuna, non ho incontrato troppi turisti.

Rientrato a Zhanghua prendo un treno per 台中 Taizhong e da li' un autobus per una delle destinazioni piu' gettonate di Taiwan: il 日月潭 Sun Moon Lake, un lago circondato da templi e pagode nel verde delle colline circostanti, nel cuore del cuore dell'isola di Taiwan.
Mi aspettavo orde di turisti asiatici, invece anche qui e' andata liscia. La voglia di camminare e' tanta, quindi rubo qualche informazione all'ufficio turistico, porto via un paio di cartine e scappo sotto la pioggia con l'intenzione di circumnavigare il lago (un percorso di 34 chilometri) entro l'ora di pranzo del giorno dopo. Appena un'oretta piu' tardi sono pero' costretto a fermarmi sotto ad un tempio causa ennesimo diluvio. Quando si apre il cielo riparto; il caldo asciuga in fretta gli abiti, non fosse per la forte umidita' che lo impedisce. A tarda sera giungo ai piedi della 慈恩塔 Pagoda di Ci'en, a circa 1000 metri sul livello del mare. In giro non c'e' nessuno, silenzio assoluto e buio pesto. A farmi compagnia solo rospi, pipistrelli e uccelli non meglio identificati. La notte nella foresta pluviale in completa solitudine fa in effetti un po' paura. Ma la stanchezza fisica non ha paura della paura e cado subito in un sonno profondo.

Con la luce dell'alba e' tutta un'altra storia e lo spettacolo del lago che si vede dalla base della pagoda mette il sorriso in bocca e la voglia di macinare gli oltre 20 chilometri che restano da camminare. In strada non incontro nessuno, se non un paio di monaci che passano la scopa e degli uccelli che gracchiano come la sirena che annuncia i bombardamenti aerei. Verso le 10 la sete comincia a farsi sentire distintamente. Decido di cambiare rotta, non completare il giro del lago e dirigermi invece verso un villaggio attraversato da una vecchia ferrovia.  Scelta che non posso dire saggia ma si' fortunata: la valle e' uno spettacolo di campi coltivati a banani, palme, frutta e cucurbitacee. Ruscelli, farfalle e il saluto dei contadini rendono l'atmosfera magica. Un paio d'ore dopo sono finalmente a 水里 Shuili, a spegnere la sete e pronto per nuove (dis)avventure.

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