Thursday, February 07, 2008

Diario indiano (X): Auroville

Una trentina di mesi fa, un carissimo amico romano, Marchetto, studente di antropologia a "La Sapienza" di Roma, mi parla di un posto particolare, una grande comune nelle foreste dell'India meridionale, Auroville, sulla quale vuole scrivere la sua tesi di laurea. Tempo dopo partira' e restera' ad Auroville per diversi mesi, lavorando e intervistando, per scrivere la sua tesi sugli italiani che vivono li'. Ho letto questa tesi e un articolo che ha pubblicato su una rivista, me ne ha parlato molto, mi ha messo insomma la pulce nell'orecchio, ed ora che mi trovavo a zonzo da queste parti mi sono fermato per qualche giorno a visitare questa poco famosa Auroville. Provo, molto umilmente, a parlarvene un po'. Perdonate errori e/o balle eventuali.
Credo siano "esperimento sociale" le due migliori parole per descrivere questo posto. Si trova a 12 km in direzione nord-ovest rispetto a Pondicherry, distretto autonomo ed ex colonia francese nell'India sud-orientale. La prima cosa che mi ha colpito e' che questa citta' di Auroville (creata nel 1968 da Mirra Alfassa e altri numerosi volontari, sulle indicazioni del poeta e mistico Sri Auobindo) e' immersa nella foresta. Gli alberi (tutti piantati dai suoi abitanti negli ultimi quaranta anni) sono a volte talmente fitti che non e' possibile vedere il cielo. Al massimo il cielo lo intuisci. Ma non lo vedi. Non ci sono pressoche' strade asfaltate, solo stradine di terra rossa, dove perdersi non e' un caso, e' un diritto e un dovere del viaggiatore. Esperimento umano. Qui risiedono 1900 persone circa, meta' indiani di etnia Tamil, il resto stranieri, per lo piu' occidentali (francesi, tedeschi ed italiani in primis) ma anche coreani e giapponesi. Insomma persone da ogni angolo della terra con culture e back ground diversissimi tra loro. La multiculturita' e' la caratteistica prima di questa citta'. Si parlano moltissime lingue, ma principalmente inglese, francese e tamil. Sembra incredibile come all'interno di una foresta possa vivere una citta'. Ma di fatti e' cosi'. Non esistono sindaci, preti, papi, re, polizia, esercito. Esistono leggi e soldi ma hanno un uso marginale e un'importanza ancora piu' relativa. Tutti vivono in uno spirito di unione e solidarieta' con il prossimo, tolleranza e rispetto. Non esiste il concetto di lavoro, salario, competizione, diploma. Il lavoro e' solo volontario e i cittadini di Auroville ricevono un sussidio minimo mensile, mentre hanno libero accesso a mense, infrastrutture, internet point, scuole, cinema, corsi di ogni genere, meeting, giochi, riunioni, incontri. La casa appartiene ad Auroville, non a chi la abita. Non si "ha" una cosa, ma si "usa" una cosa. Non c'e' una religione, molti professano le proprie fedi ma in generale tutti sono molto "spirituali", sopra al concetto di religioni instituzionalizzate, dogmatiche, pre-confezionate. E molti seguono semplicemente gli insegnamenti dell'idealizzatore di Auroville, Sri Aurobindo, e della sua creatrice, Mirra Alfassa. Esiste una sorta di consiglio dei piu' anziani che si riunisce per discutere problemi e prendere decisioni sui temi piu' importanti per la comunita'.
Questa e', per grandi somme e con qualche imperfezione, la presentazione di Auroville.
Per quando non molto famosa, questa citta' (che non e' autosufficiente, ma si aiuta con i fondi di Unesco e governo indiano) e' piena di turisti. Specie da dicembre a marzo, quando cioe' e' meno caldo e piu' ricca di feste e attivita'. Appena arrivato non ho trovato posto in nessuna delle molte guest-house nel centro di Auroville, ma solo montagne di turisti indiani in pullman e turisti occidentali presissimi dall'esperimento umano Auroville. File di persone nel centro informazioni, per vedere i video sulla storia della citta' e prendere i biglietti gratuiti per visitare il Matrimandir. Caricati in autostop da tre motociclisti canadesi io e Yu abbiamo raggiunto una guest-house in un villaggio tamil appena fuori la folta vegetazione della citta'. Posto economico e confortevole, una sorta di grande giardino botanico con capanne dove risiedono gli ospiti (tutti occidentali over 40 con bambini), insomma anche questa una piccola comunita' di tolleranza e spiritualita', vecchiette scalze che bevono te' all'ombra di grandi alberi e folgorati cinquantenni tedeschi che mi parlano di notte di guru che vomitano uova d'oro e statue che sudano miele mentre mastico nervosamente una mela offerta dal tipo e vengo divorato dalle zanzare. Banani, palme, piante di papaya. Serpenti, scoiattoli e insetti vari nel bagno all'aperto. Terra rossa, fango e vacche ovunque. Porca vacca troia. Affittiamo per 1,2 euro al giorno una vecchia moto Honda. Un vero affare. Non carbura, si ferma in salita, consuma un casino, non ha frecce, fari o clacson ma almeno frena. Da domenica a giovedi' siamo vissuti in questo piccolo paradiso naturale, mentre dall'alba al tramonto eravamo a zonzo a meta' tra avanscoperta e ricerca di se' stessi in questa posto che definirlo "particolare" non rende minimanente l'idea che e' Auroville. Seguendo le istruzioni lasciate da Marchetto mi sono messo alla ricerca di luoghi e persone da lui indicati. Trovato i posti, non le persone, che erano a lavoro o tornate in patria. Auroville non e' un posto da turisti. Auroville non si visita. Si vive. Magari ci si prova soltanto, per poche settimane, ma non e' proprio posto da turista frettoloso "due foto e tutti in pullman". Credo lo sappiano benissimo anche gli aurovilliani, che pero' beneficiano molto degli introiti del turismo tramite guest-house, negozietti di vestiti, libri e artigianato, bar e ristorante. Auroville e' da vivere. O da provarci. Un po' come ha fatto Marchetto. Impressionante il numero delle cose che si possono fare: decine di corsi di lingua per tutte le eta' e livelli, corsi di yoga, meditazione, respirazione, arti marziali, Tai Qi, pittura, calligrafia, computer, fotografia. Diverse mostre, incontri, attivita'. Moltissimi tipi di lavoro (teoricamente volontario), quali semplici muratore, cameriere, impiegato nei pochi uffici, architetto, giornalista, contadino, radiofonista, curatore di piante e foreste. Zero grattacieli e asfalto, pochissime costruzioni in mattoni nascoste per lo piu' nella foresta, zero macchine, solo persone che girano a piedi (sebbene le distanze siano notevoli!), bicicletta o moto. Tutto gira armoniosamente intorno al Matrimandir, una costruzione imponente effettuata nel 1971, una enorme sfera color oro, che simboleggia il principio creatore dell'umanita' e attira tutti i turisti, con i suoi bei giardini e un anfiteatro esterno per incontri e "riti". Dal Matrimandir Auroville si sviluppa in quattro zone, quella residenziale, quella industriale, quella internazionale e quella culturale. Altre tre sono le costuzioni principali: la Solar Kitchen, mensa per gli aurovilliani e punto di informazioni, incontro e internet per gli altri; la Town Hall, cioe' il municipio, con uffici e radio; il centro informazioni che e' anche entrata principale della citta', mostra fotografica e video, ristorante e negozio. Per il resto la citta' "si nasconde" nella foresta, calma e silenziosa. Noti qua e la' gruppi di persone impegnate a curare il bosco o erigere una casetta. Vietati alcool e droghe, sgradite sigarette e mezzi che inquinano o fanno rumore; chiaro pero' che in assenza di autorita' e polizia ognuno si sente abbastanza libero di far il cazzo che gli pare, specie i turisti. Appena arrivati Yu mi ha chiesto cosa ci facessero cosi' tante signore anziane occidentali in un posto cosi' selvaggio come questo. Bella domanda. In effetti l'eta' media non e' proprio bassina. Molti anche i bambini, soprattutto tamil, che giocano e vivono insieme a bambini di razza, colore e provenienza diversa, in un ambiente totalmente naturale e alla larga dai "mali" che altrove affliggono il mondo (razzismo, guerra, poverta', discriminazione, ...). A mio vedere sono i bambini la scommessa piu' grande e il vero "esperimento sociale" di Auroville. Se io o Marchetto decidessimo di vivere ad Auroville, non sarebbe una gran cosa, per tutto il bagaglio culturale e le esperienze di vita che ti porti dietro. Sarebbe una scelta di vita, una fuga dalla nostra realta', quella vecchia, marcia, opulenta e consumista occidentale. Nascere in un posto del genere invece e' tutt'altra cosa: i bambini crescono senza la concezione di differenza (e superiorita') di sesso, razza, nazionalita' o religione. Crescono senza i ritmi e le pressioni del mondo moderno. Senza inquinamento e veleni vari. Senza il concetto di esame e competizione. Senza l'idea di dover crescere per apparire, scopare, arricchirsi e diventare famosi, possibilmente in televisione. Insomma con un ritmo e dei valori/obiettivi molto piu' naturali e molto meno imposti da dogmi e tradizioni che in un posto come Auroville sono impossibili (in primis per scelta proprio dei suoi abitanti) da imporre/tramandare. O almeno cosi' dovrebbe essere.
Immaginate poi le problematiche, contraddizioni e "sbrocchi" che una citta' come questa puo' creare e che si creano in essa fra gli abitanti. In effetti non ho notato molto unita' e comunita' fra i suoi cittadini, se non nei luoghi di lavoro. Dispiace dirlo ma l'uomo bianco resta sempre bianco e il nero sempre nero. Ma forse mi sbaglio e sono solo mie impressioni incorrette. Non ho poi capito la presenza di "uomini in divisa": alcuni sembravano operai, altri guardie... non proprio lavoratori volontari e nemmeno aurovilliani credo. Altra assurdita': il primo giorno il Matrimandir era stato chiuso perche' domencia pomeriggio; il secondo giorno non si trovavano biglietti perche' troppo pieno di gente; il terzo giorno chiuso per sciopero operai. Sciopero?! Ma se il lavoro e' volontario perche' si sciopera? Evidentemente non tutti sono cittadini, molti sono poveri operai tamil che con Auroville non hanno niente a che vedere. Il quarto giorno finalmente entro nel Matrimandir, ma solo per osservarlo da fuori e vedere i giardini, perche' la grossa palla dorata e' sotto lavori di manutenzione, vietato l'ingresso ai turisti. La cosa piu' bella per un turista credo sia quella di girarsi Auroville a piedi, perdendosi nella fitta boscaglia tra fango, cacche di mucca, casette nascoste, scuole di bambini e giardini botanici, con la sola compagnia di un libro, aprendo la mente e avere finalmente il tempo e il relax per un po' di meditazione, togliere il guinzaglio al cervello e lasciarlo libero di correre nei prati, il tempo per dialogare con se' stessi. Questo ho fatto soprattutto ad Auroville, e devo dire che sono stati cinque giorni sicuramente ben spesi.
Maggiori informazioni su Auroville le trovate qui, qui, qui e qui.
La tesi di Marchetto si trova sul sito di Auroville, ma potete anche chiederla direttamente a me.
Evviva la Comune di Parigi, evviva la Comune di Shanghai, evviva la Comune di Auroville!!