Thursday, January 24, 2008

Diario indiano (I): dove le vacche comandano e il popolo ubbidisce

Qualcuno direbbe che qua "e' complicatissima". Quattro giorni che vaabondo per le strade cittadine di questa incomprensibile India (per me il miglior modo per conoscere una citta' e' "passeggiarla", ore e ore senza sosta, finche' le rotule non pisciano sangue) e ancora non credo di poter proferir parola, muovere un'affermazione, azzardare una conclusione anche solo parziale e superficiale. L'India di queste poche ore e' lontanissima da cio' che a grandi linee mi immaginavo, semplicemente un altro mondo rispetto alla Cina, un'altra galassia rispetto all'occidente. Dove sono finito? Non che mi dispiaccia... dispiace invece avere un'ignoranza simile quanto a storia a cultura indiana, dispiace osservare tutto con occhi da orbo, che guarda ma non vede. Guardo e non capisco. Nulla. Non che vorrei capire, ma azionare domande ed ipotesi, ragionamenti, tentativi di afferrare qualcosa nel mio cervello questo si'. L'India e' davvero lontana. Eppure troppi esami avevo dato in storia, letteratura, filosofia indiana e lingua hindi. Dimenticato tutto, o meglio, irriorganizzabile, irricostruibile. Mi ero aiutato negli ultimi periodi con altra letteratura, articoli, internet. Inutile.
Atterrato a Chennai, ex Madras, stato del Tamil Nadu, profondo sud-est. Una metropoli di sei milioni settecentomila anime. Si parla e si scrive in tamil, lingua diversa dall'hindi, figuratevi dall'inglese. Meno male l'inglese. Qui qualcuno l'inglese lo parla, molte cose sono scritte in inglese, puoi comunicare con la gente del posto anche se non hai studiato la loro lingua, cosa impossibile nel 99% della Cina. Caldo caldissimo ma sopportabile. La cosa piu' fastidiosa (ovvero l'unica) l'inquinamento acustico. Assordante. Mal di testa fisso, impossibile parlare per strada. L'inquinamento atmosferico e' anche invidiabile, ma io vengo da Pechino, non sono abituato a vedere il sole, fiuriamoci se mi spaventa il fumo nero che si respira per strada a Chennai! Ma il rumore, questo mi disturba davvero. Mai vissuto niente di simile. Motori della prima guerra punica e marmitte rigorosamente sfondate. E clacson a go-go. Impazzisco.
Quando vai a visitare un nuovo paese, viene abbastanza naturale descriverlo per analogie/disuguaglianze con il proprio paese d'origine o altri visitati. E io non posso non fare altrimenti, mi vengono automatici i paragoni con (innanzitutto) Cina, Italia, Kenya, Marocco, Thailandia, etc... L'India che ho visto finora non e' paragonabile a niente altro di visto in precedenza. Se proprio devo farlo, abbinerei l'India a una via di mezzo tra Thailandia e il Kenya. I colori della Thailandia e la miseria del Kenya. Cosa so io di India a parte induismo, caste, Mogul, Gandhi, pil? Poco. Con questi pochi elementi cerco di costuirmi e spiegarmi quello che vedo. Vedo strade traboccanti di mezzi, caos inimmaginabile (mi manca la Cina, davvero), gente buttata ad ogni angolo della strada, accanto a immondizia e topi. Di auto non me ne intendo. I bus sembrano quelli cinesi degli anni settanta, ma non hanno porte e si sale e scende quando vuoi (o meglio, quando possibile...). I treni idem. Le mucche sui binari. Non esistono taxi, ma motocarrozzate a tre ruote simili al "tuk-tuk" tailandese. Questi specie di tuk-tuk li chiamano "bus". I ristoranti li chiamano "hotel". Gli ostelli li chiamano "rooms". Fin qui tutto bene. La cosa su cui forse prima butti inesorabilmente l'occhio e' l'immondizia. Come a Napoli, ma non nei sacchetti. E i topi in festa. Ci sono degli animaletti che saltellano tutto il giorno e la notte: se sono sopra altezza uomo sono scoiattoli, altrimenti sono topi. Topi giganti, topi morti topi vivi, topi interi topi mezzi, topi ovunque. Avevate mai visto un fiume nero? Io no. Nero cazzo, nero! Come Weah! Come carbone! Sembrava non ci scorresse acqua ma petrolio. Ne ho visti molti. Ai bordi cumuli di immondizia e carcasse di animali. Sopra delle baracche di legna e paglia, abitate da miserabili. Gli anziani che si rotolano nella loro stessa merda e i bambini che fanno il bagno nel fiume sopra pezzi di polisterolo o gomme. Non molti mendicanti, solo qualche madre con bimbo menomato, paralizzati, mozzati, lebbrosi. Ma la lebbra non e' contagiosa?! Paesaggi abbastanza spettrali, ma non mi scandalizzo, pensavo di peggio, mi infastidisce solo il rumore delle auto. Per Yu invece e' un po' diverso: non ha parlato per diverse ore, limitandosi a seguirmi nel mio giro di riconizione nel centro di Chennai tra fiumi neri, baracche, immondizia, moto a tre ruote. Dopo ore di silenzio mi giro a guardare la faccia stravolta dal ribrezzo. Mi fa "Non pensavo esistesse un posto piu' sporco della Cina... e cosa e' quest'odore permanente di latrina?!". Una volta la portero' a Napoli. Oltretutto gli indiani di qua (i tamil, cugini delle famigerate Tigri del Tamil, guerriglia anti-governativa operativa nello Sri Lanka) la fissano in modo poco decoroso, appena mi allontano la assalgono, dei bambini le hanno toccato tette e sedere. Non c'e' rimasta bene. Ora urla ogni volta che qualcuno le si avviccina. Eppure non veste in modo sconcio. Non capisco, forse fa strano una giapponese a Chennai. Perche' a me non mi si fila nessuno. E ne sono troppo contento. Turisti, viaggiatori, occidentali, stranieri zero. Manco a pagarli. In effetti qui e' tutto cosi' "anti-turistico". Si fatica a trovare un internet point, pochi ristoranti (solo ambulanti che vendono cibo per strada, della serie "diarrea assicurata!"), zero hotel o ristoranti di lusso, pochi ostelli, zero guide turistiche, zero locali/divertimenti, insomma poco/niente per il turismo. A me piace cosi', ma per l'economia del posto credo sia una gran perdita. Ma magari e' meglio cosi'. Non so. Capre e mucche scheletriche come i cani randagi malati dalla coda alle orecchie si ciondolano per le strade trafficate, sembrano non essere di nessuno, sinceramente la spero. Si nutrono di immondizia e carcasse che incontrano qua e la'. Gli uomini sono tutti scurissimi di pelle, baffi neri, camicia e pantaloni lunghi. Le donne (e sulle donne, tanto per cambiare, 10 punti!) hanno dei bellissimi vestiti, credo si chiami sari, dei veli coloratissimi che si passano attorno al corpo e fanno anche da gonna, lasciano scoperte le braccia, la schiena e lasciando intravedere i fianchi. Un po' panzute ma belle. Hanno capelli ornati con fiori, smalti, tatuaggi all'henne', miliardi di orecchini, collanine, bracciali, catenine, cavigliere oro e argento. Devono tenerci molto all'estetica, tutte indiscriminatamente. Passi da una chiesa cistiana ad un tempio indu' ad una moschea islamica. Pochi negozi, poche attivita', come cacchio fa l'India a crescere del 7% all'anno?? Dove sono gli impiegati nel terziario? Dove sta la classe borhese, la classe medio-alta, i ricchi? Vedo solo fiumane di persone vestite pressoche' tutte uguali, al massimo anello d'oro e cellulare, quasi tutti scalzi camminare nella loro immondizia, andare scalzi anche nei cessi sporchi di piscio, vomito, catarri vari e via via dicendo... Ma quanto costano un paio di sandali? Credo non sia un fatto di soldi o di miseria, vanno scalzi e basta per tradizione. Non si schifano a pestare un topo morto tre giorni fa. Vedo gente buttata in ogni dove, ferma a dormire, riposare, pensare, alcuni sembrano morti, altri lo sono davvero, i cani e i topi li calpestano... Yu e' schockata soprattutto dal numero di persone, uomini e donne, che orinano e cagano ai bordi delle strade, in spiaggia, di fianco ai ristoranti. "Cosa fa questa gente buttata per terra invece di andare a lavorare?" mi chiede Yu. Io le indico il dio elefante con il proboscidone e la svastica in mano in cima al tempio indu' di turno. I templi vincono. Per colori e per i dettagli. Straordinari. Moltissimi i mussulmani, barbe lunghe e berretto bianco in testa. Le donne coperte dai capelli all'alluce. Regna uno strano menefreghismo, tollerenza, accettazione dello status quo. Quando ero a Korogocho (baraccopoli di Nairobi, Kenya) pensavo di assistere ad un dramma umano. Qui la situazione non e' molto diversa, diversa e' l'espessione della gente. Sorridente o indifferente. Ma questo lo dico (sbagliando, lo so) per induzione, non per deduzione. Il cibo e' ottimo, ma meno vario di quello cinese. Riso e piadine varie da mangiare con zuppe e salse piccanti. Con le mani. Neanche le bacchette hanno. Mi piace di piu'. La vita costa molto poco, meno della Cina, di sicuro per quanto riguarda cibo e trasporto.
Sono a Bangalore, India centro-meridionale, 350 km da Chennai, sei milioni cinquecento mila anime, capitale tecnologica del continente indiano. A breve un pullman pe Goa (12 ore!). Le foto? Arriveranno.
A presto gente!

3 Comments:

At 1:09 PM, Anonymous Anonymous said...

ohhhh,mi chiedevo dove minghia era finito...e ora che sei tra la merda e il piscio....mi sento meglio....
ah,mi viene da sospirare a saperti in india...
topo è bello!
Un bacio e non farti prendere da un raptus troppo punk mettendoti a cagare ovunque anche tu :-))))

 
At 1:10 PM, Anonymous Anonymous said...

ero irene

 
At 3:02 AM, Blogger 旷必野 said...

welcome to the world of cultural shock :)

mi manca l'India!

 

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