Monday, August 03, 2015

Malacca paura nessuna: tutto comincio' a Singapore...



Si parlava, dicevamo, di viaggiare. Ebbene si', partito di notte per Roma con la corriera dell'1 e mezza. Seduto sul sedile, le luci spente, il silenzio della strada. Mi sento gia' meglio, mi sento gia' in viaggio. Che malinconico partire di sera, che malinconico partire. Fiumicino non ha segreti, la sfiga stranamente non mi perseguita e poco dopo sono gia' in aereo direzione Dubai. Dormito, per lo piu'. Tre ore di scalo, due chiacchiere con i sauditi e via un altro volo, stavolta per la destinazione finale: Singapore!

A Singapore non ero mai stato. Cioe', c'ero stato una volta, diversi anni fa, per diverse ore e solo in aeroporto. Trovate qui una simpatica narrazione della mia breve parentesi singaporese:
http://danielemassaccesi.blogspot.com/2008/02/piccola-e-proficua-odissea.html

Stavolta arrivo solo, mezzo addormentato e con l'umore che si puo' avere alle 9 di mattina dopo 24 ore di viaggio. Due le cose che mi balzano subito agli occhi: 1) la lista dei divieti; 2) i cartelli e gli annunci in quattro lingue diverse, quelle ufficiali di Singapore: inglese, malese, tamil e cinese mandarino. Questa cosa delle lingue mi sta mandendo via di testa. Ma procediamo con ordine.

Di Singapore so poco sia di storia che di politica che di societa', quindi non sto qui ad annoiarvi con una ritratto storico o socio-economico della citta'-Stato. Diciamo solo che e' una metropoli di oltre cinque milioni di anime nella punta meridionale della Penisola di Malacca, tra la Malesia e l'Indonesia. Singapore famosa per essere una piccola Svizzera asiatica, caratterizzata da benessere diffuso, ordine, pulizia e un costo della vita medio-alto anche per un europeo. Domanda: cosa ci faccio io qui? Me lo chiedo anche io. In realta' lo scopo di questo viaggio e' di andare a trovare degli amici in Tailandia, pero' invece di arrivarci direttamente via aria da Roma ho preferito prendermela con comodo, risalendo da solo e zaino in spalla la Penisola di Malacca da Singapore a Bangkok. Si', la disoccupazione crea dei bei mestieri e ti da' anche un sacco di tempo libero.
A Singapore e in Malesia non conosco nessuno, ma conosco persone che vi hanno vissuto e che mi han girato generosamente i loro contatti. Non ho un programma di viaggio ma mi spostero' a seconda 1) dell'umore 2) della disponibilita' ad ospitarmi dei contatti 3) delle "cose da fare e vedere" proposte dalla guida cartacea e dai forum on-line.

Bene, ci siamo. Prima buona notizia: il visto lo fanno in aeroporto ed e' gratis. Ottimo. A Singapore ho trovato ospitalita' la sera prima del mio arrivo tramite il pluri-sfruttato Couch Surfing da un ragazzo indiano che vive in centro e lavora qui da anni. Unico problema non rientra a casa prima di sera. Ne approfitto per strascinarmi lo zaino a spasso per le vie principali della citta', giocando a fare un po' il turista per caso. Servizio metropolitano non eccessivamente costoso (da 1,2 a 2 euro a seconda della distanza, aeroporto compreso) e comodissimo: inizio il mio tour da Arab street e Little India. Trovo le strade pulite, la gente cortese, qualche turista in giro, il caldo afoso e la birra a 5 euro la bottiglia al supermercato. Pazienza, patiro' la sete. Le sigarette piu' economiche sono a 7,5 euro. Un pasto decente in strada a base di cibo indiano e malese, rigorosamente speziato e piccante, non va oltre le 4 euro. 1 euro per il te', che da queste parti bevono a rotta di collo e chiamano teh tarik e corrisponde al chai indiano: un te' leggero, molto dolce, allungato con latte e alcune spezie.

Grattacieli, banche, mega centri commerciali, aria condizionata a tutto, prezzi poco amichevoli e strade pulite: mi sento un po' a disagio, poi pero' gironzolando per Little India trovo anche un po' di degrado, lavoratori indu' o tamil seduti a terra a mangiare con le mano e mi sento subito meglio. La gran parte della gente e' pero'chiaramente di origine cinese: ci sono caratteri cinesi (semplificati, per lo piu') praticamente ovunque e sento parlare cinese in continuazione, non esattamente mandarino ma dialetti del sud, cantonese e simili. Non riesco ad individuare una lingua comune, tutti parlano inglese ma male, i "locali" (malesi, immagino) non parlano ne' cinese ne' tamil, gli indu' e i tamil non parlano cinese o malese, quindi cosa parlano come lingua nazionale? Impazzisco soprattutto davanti alle scolaresce, bambini e bambine di chiara origine etnica e linguistica differente che comunicano parlando insieme lingue diverse. Sembrano capirsi ma ne dubito. E immagino il lessico sia estremamente ridotto e quindi la comunicazione limitata. Ma magari mi sbaglio. E mi sparo un durian, il frutto tipico di queste parti che a parere di molti occidentali "puzza".

Le donne fumano. Gli uomini anche. Per fumare pero' bisogna andare in aree specifiche, non puoi fumare dove ti pare. Non si puo' mangiare o bere in metropolitana. Troppo sofisticati questi cittadini di Singapore. Ogni tanto fa una scrosciata d'acqua, dura una ventina di minuti e poi fa piu' caldo di prima. Sono i monsoni, credo. O le piogge stagionali. O quelle torrenziali. O quelle equatoriali. Di sicuro non quelle tropicali. Mi dirigo allora al museo di arte di Singapore ma e' chiuso e allora trovo per caso quello delle civilta' orientali, gratuito e consigliato agli appassionati di arte buddhista. Ma continua a piovere e sotto il peso dello zaino, la stanchezza e il fuso orario, faccio un cristo spaventoso su dei gradini in piena zona turistica, crollando con i miei orgogliosi 80 chili (piu' 10-15 di zaino) sopra una minuscola ragazza asiatica, uccidendola probabilmente. Chiedo scusa in inglese e, dolorante, me la svigno.

E siamo solo alla prima mezza giornata di viaggio. Meglio di cosi' solo la Rata in Lega Pro.    

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