Thursday, April 09, 2015

Diario di viaggio (II): orientalismo tunisino.

Il nostro viaggio continua con una visita nella caotica Tunisi, metropoli di oltre due milioni di persone. Tra lo smog soffocante e i tassisti aspiranti omicidi, ti senti un po' a Roma, un po' a Pechino, un po' a casa. A casa soprattutto perché se pensi che in Italia si gesticoli molto allora prova con i paesi arabi. A casa anche per le scritte sui muri, molte in lettere latine che così recitano: "A.C.A.B", "Ultras", "Torcida". No, non mi manca il calcio. Sì, mi manca l'atmosfera domenicale in curva. La guida ci fa anche un breve riassunto sulla situazione calcistica tunisina: quali le squadre più seguite, quali i derby, quali le città. Questo prima di entrare al museo nazionale del Bardo, quello dove tre settimane fa dei patetici figli di puttana hanno massacrato a colpi di mitraglia una quindicina tra turisti e lavoratori. Agghiacciante trovare il museo (pur bellissimo con la sua unica collezione di antichi mosaici romani in un palazzo settecentesco di un governatore ottomano) praticamente semi-deserto. Speriamo sia solo la bassa stagione.  

La guida ci informa che:

- in Tunisia gli Italiani portano lavoro ai locali sfruttandoli nelle fabbrichette per 200 euro al mese ed evadendo le tasse (sport nazionale);

- la Tunisia è tra i massimi produttori mondiali di olio di oliva; molti imprenditori italiani e spagnoli vengono qui per acquistare olive da lavorare in Italia o Spagna col marchio "Made in Italy" o "Made in Spain" sul prodotto finito. Sappiatecelo;

- la Tunisia "è oriente". Ah, non lo sapevo. Visto che Tunisi è a ovest di Ragusa, come fa la Tunisia ad essere oriente per l'Italia? Paese che vai, orientalismo che trovi.

La guida ci suggerisce inoltre di goderci le strade cittadine e i mercanti della medina, stando però attenti a due cose:

- tipi del tutto ignoti che ti fermano per strada dicendoti "Ehi, Italiano! Ti ricordi di me? Lavoro nel tuo hotel?"; è vero, ce ne sono diversi. Non ho però capito questa tecnica di approccio/raggiro... A me la risposta viene spontanea e in romano: "e 'sti cazzi nun ce lo metti?!";

- in Tunisia bisogna sempre contrattare! Cioè tirare il prezzo fortemente al ribasso, a meno che non ci sia scritto "prezzi fissi". Dico, mica vengo dalla Luna! In Italia non funziona molto diversamente e con anni di esperienza a Pechino figurati se non mi ricordo di contrattare il prezzo! Evidentemente qui girano molti turisti timidi e riservati che sono soliti pagare quello che il commerciante di turno chiede. "'sti cazzi", appunto.

Il pranzo a base di verdure mediterrane, pesce, pollo, harissa (la tipica salsa piccante) e dolcetto l'abbiamo consumato a La Goulette, zona portuale della capitale tunisina. Qui durante il protettorato francese (1881-1956) era pieno di italiani: non a caso questa terra ha dato i natali anche all'attrice Claudia Cardinale.

La vasta area che va sotto il nome di Cartagine è poco più a nord. Qui dal 800 a.C. circa fino alla terza guerra punica (146 a.C.) scorrazzavano i Cartaginesi, parenti dei Fenici e dei Berberi autoctoni. Poi sono arrivati i soldati di Scipione l'Africano a spiegare che nel Mediterraneo comandavano i Romani. E pace.
Sempre in zona abbiamo visitato il gioiellino di Sidi Bou Said. Paesino a strapiombo sul porto di Tunisi fatto di casette basse e bianche con porte e finestre azzurre. Ricorda un po' Taormina o Santorini. Insomma, il Mediterraneo. 地中海万万岁!

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