Wednesday, October 01, 2014

Alle quattro di pomeriggio

Avevo un appuntamento alle quattro e mezzo. Spesso non mi ricordo di essere a Macerata e non più a Pechino, così sono arrivato con una ventina di minuti buoni di anticipo. Quartiere familiare: è qui che sono nato e cresciuto. La scuola, la chiesa della parrocchia, i giardini, il tabaccaio. Due passi per guardarmi attorno, solleticare la memoria, farsi coccolare dalla malinconia.

Qualcuno ha scritto che alle quattro è già troppo tardi per salvare la giornata. Aveva dannatamente ragione. Alle quattro scocca l'ora del non ritorno. Il punto del non ritorno. Il salto della quaglia. Alle quattro di pomeriggio ti vedo bene su una panchina a limonare con una tipa e il tuo zaino buttato tra lunghi fili d'erba. Alle quattro dovresti stare a fumare sigarette di nascosto. Dovresti già aver lasciato l'ufficio e camminare per strada con la cravatta in tasca e la giacca penzoloni. Alle quattro il sole non è ancora tramontato e non trovi vampiri in giro. Alle quattro puoi dare il meglio di te stesso, prima che il buio venga a ricordarti che un altro giorno è passato. E' alle quattro di pomeriggio che puoi sederti a gustare il tè: gli inglesi lo fanno alle cinque, ma è risaputo che gli inglesi non hanno mai capito un cazzo. Alle quattro di pomeriggio non oserei neanche mettere piede al bar o in cantina. Alle quattro puntuali al campetto. E' alle quattro di pomeriggio che dormire è reato, è alle quattro che sento il cuore sereno. Alle quattro di pomeriggio puoi ancora permetterti di spaccare il mondo. Alle quattro di pomeriggio, alle quattro e basta.

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