Saturday, May 05, 2018

Alla mia città: Macerata e Maceratese, tre anni dopo.


Proprio tre anni fa, il dì del 3 maggio 2015 segnava una data storica per la gloriosa S.S. Maceratese ("Rata", per gli amici) e per la città di Macerata tutta: il ritorno in Lega Pro dopo oltre quarant'anni di assenza. Artefici del miracolo, Mister Giuseppe Magi e gli "Invincibili" calciatori della squadra della stagione 2014/2015, unica squadra in Europa a non aver mai perso neanche una partita in campionato! Un vero record, oltretutto internazionale, per un piccolo capoluogo di provincia nella tranquilla campagna marchigiana.

Tre anni dopo, a inizio maggio 2018, la situazione per la gloriosa S.S. Maceratese ("Rata", per gli amici) e per la città di Macerata tutta è notevolmente diversa. Beh, innanzitutto, dopo un anno di trasferte in mezza Italia nelle curve di stadi da serie B e serie A, anno che ricorderò per sempre tra i più divertenti nella mia personale e modestissima carriera da ultras, la carissima Rata è caduta vittima di una storia già troppo spesso sentita: il fallimento societario. Potrei qui aprire una lunga e frustrantissima parentesi, ma mi risparmio e vi risparmio tristi polemiche. Nella stagione 2017/2018, infatti, la Rata non ha disputato nessuna partita in nessun campionato di nessuna categoria. Inesistenti. Ed inesistente il tifo. Con grande disperazione del, seppur raccolto, mondo ultrà maceratese.

Malasorte anche per il sottoscritto: il mio datore di lavoro, il Ministero dell'istruzione, ha deciso che non c'era più spazio per la mia professionalità nel territorio che mi ha dato i natali e mi ha spedito con un volo di sola andata in Lombardia. E zitto. Voglio dire, non che in Lombardia si viva male, per lo meno non nel mantovano, però dopo tutto quello che avevo investito, preso dalla e dato alla città di Macerata negli ultimi quattro anni, questo dislocamento forzato l'ho vissuto e purtroppo lo vivo ancora come un esilio. Da anarchico, amo decidere per me. Quando invece sento che il timone della mia nave lo manovra qualcun altro, mi sento subito come con una catena al collo. E la voglia di rompere la catena o il collo.
E quindi, proprio nel momento più buio per la storia della città di Macerata, mi tocca anche vivere tutto a distanza. Ironia della sorte... proprio ora che cominciavo a rinunciare al mio nomadismo congenito.

Ben peggiore è stata infatti la sorte della città di Macerata, dati gli avvenimenti degli ultimi due anni. Innanzitutto, i Sibillini hanno ripreso a tremare e a partire dall'agosto del 2016 grande e continuo è lo spavento per chi vive nell'entroterra maceratese, così come in tante altre zone del Centro Italia. E ogni volta che provi a rialzarti, e quasi ti convinci di avercela fatta, torna la terra a tremare e a dirti di stare pure seduto e di continuare a cagarti sotto. Triste sorte. Certo, c'è di peggio. Solo che di solito c'era di peggio nel mondo. Negli ultimi mesi, invece, il peggio del peggio è entrato violentamente, e da dietro, nella realtà di Macerata, "Città della pace" ("eterna", come scriveva qualcuno).
Accade quindi che qualcuno o qualcosa (mi sto convincendo del fatto che un cane o anche solo un criceto abbiano più dignità dei responsabili) arrivi a far violenza su una ragazzina romana con problemi di tossicodipendenza e a smembrarne il cadavere per lasciarlo in una valigia buttata nella verde campagna maceratese. E che, poco dopo, quasi come un'assurda vendetta, un coglione qualsiasi con simpatie nazifasciste, vuoto in testa e gonfio di palestra, una mattina si svegli a vada a sparare a persone che non conosce, per il solo fatto di avere la pelle nera. Si parla di sei o otto feriti, tutti africani. Sfiorata la strage.

E' il 3 febbraio 2018, e da allora la città che sento mia più di tutte le altre è diventata, suo malgrado, macabro teatrino e territorio di strumentalizzazione politica da ogni parte e per ogni parte. Un teatrino che non cessa di finire. Un teatrino che ha diviso gli animi e creato un gioco al massacro del tutti contro tutti. Non è solo il fatto che ora Macerata abbia in Italia la stessa fama di Cogne, Novi Ligure o Avetrana. No. Non è solo questo. E' che, da quanto vedo a distanza, in città non è facile tornare alla quotidianità di prima. Il terrore è che non tornerà più quella di prima. Pigra e silenziosa forse, ma anche solidale e vivace culturalmente.

Concludo questo malinconico pippone campanilista con due considerazioni finali:

- credo che 'sta cosa dei social, dei tribunali popolari, delle strumentalizzazioni, del pollaio mediatico e delle tecnologie multimediali ci sia un po' troppo sfuggita di mano.
Siamo tornati all'Età della pietra. Ma con uno smartphone in mano;

- credo che i diretti responsabili di questa guerra al massacro umano, civile, mediatico e cittadino dovrebbe esser messi nelle condizioni di ricostruire tutto quanto hanno distrutto. In un parola, quella "pace" di cui resta ancora la scritta nei cartelloni all'ingresso della città. Lavorando con le associazioni del territorio, le scuole, l'università e tutte le altre realtà della società civile. Al processo contro gli animali che hanno massacrato Pamela e contro quell'altro animale palestrato, la città di Macerata e gli abitanti della città tutti dovrebbero costituirsi parte civile.
Non avete colpito solo Pamela e gli africani feriti: avete colpito tutte e tutti. Merde.

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