Thursday, October 08, 2009

Report: la (mala)sanità cinese

Gli ospedali non sono simpatici a nessuno e questo non c'è neanche bisogno di scriverlo. Posto orribile l'ospedale, che tu sia paziente, conoscente del paziente, personale medico o donna delle pulizie. Orribile posto. Orribile posto ovunque, specie in Italia dove in materia di malasanità siamo professori honoris causa. Dopo quattro anni e passa di vita in Cina ho collezionato qualche esperienza ospedaliera. E stasera ho bisogno di sfogarmi.

La prima volta che sono entrato in un ospedale cinese è stato a Pechino: dovevo aiutare una famiglia italiana a raccogliere informazioni (e speranze) per una operazione con cellule staminali. Purtroppo non potei far molto, il dottore mi liquidò subito dopo aver dato un'occhiata alla diagnosi.
La seconda volta è stato in un ospedale a Canton: rissa in un locale, mi han spaccato la testa a bastonate e mi han portato a ricucirla in sala operatoria. Medico palestinese, non mi ha neanche fatto pagare il servizio. Eternamente grato ai colleghi del consolato italiano.
La terza volta è stato a Chengdu, provincia del Sichuan, famosa anche in Italia per il terremoto del 2008. Lavoravo come interprete e sono stato due giorni in ospedale con un ragazzo italiano che ha avuto un infarto. Ci sistemarono nella stanza super lusso. Fuori c'era ancora gente bruciata o mutilata dal terremoto. Non vedevo l'ora di andarmene.

E veniamo al presente. Premessa: la sanità in Cina oggi è privata e costosissima. Morto Mao è morto anche lo stato sociale, specie per contadini e operai. La Cina, ufficialmente il paese socialista più popolato al mondo, ha educazione e sanità private. So che sembra una contraddizione ma è così. In confronto la sanità negli Stati Uniti è regalata. Da invidiare la Corea del Nord. C'è un detto fra i contadini che suona più o meno così: "non aver paura della miseria, se ti ammali allora sì hai qualcosa di cui aver paura". Gli ospedali in Cina sono una specie di società per azioni. Fanno business. Mettono pubblicità per attirare pazienti (ovvero clienti). Disgustoso. Anche un analfabeta straniero sa cavarsela in un ospedale cinese: devi solo pagare. E passare da uno sportello all'altro. Pagando.
Negli ultimi giorni ho accompagnato un'amica italiana al BeiYiSanYuan, terzo ospedale della capitale collegato all'Università di Pechino. Non male, pulito, ottima assistenza. Ottima anche la parcella che ti chiedono i medici per una visita. Poco dopo ritorno allo stesso ospedale per accompagnare Yu, una giapponesina di 24 anni, una delle persone più care che ho in Cina. Da giorni ha febbre alta e macchie su tutto il corpo, macchie che diresti morbillo. Per due volte han visitato Yu al BeiYiSanYuan e per due volte l'hanno rimandata a casa con diversi pacchi di medicine e una diagnosi che parla di una non meglio identificata "influenza batterica". Visto che siamo in tempi di influenza A1 (o come cavolo si chiama) io non scherzerei troppo. Yu continua a star male, sopravvive solo grazie alle nostre tachipirine e aspirine. Le medicine cinesi sembrano farle effetto contrario, ovvero peggiorativo. Decide di cambiare ospedale, questa volta all'Haidian Yiyuan, ospedale del quartiere universitario dove viviamo. Anche lì la liquidano in due minuti, altre medicine e altra diagnosi: febbre e macchie alla pelle sono una reazione allergica a medicine prese in precedenza. E Yu continua a star male. Questa volta va in un'ospedale per stranieri. Le dicono di rivolgersi al Ditan Yiyuan, un ospedale nuovissimo, vicino all'aeroporto (ovvero lontano una ventina di chilometri da qui), specializzato in casi di influenza. Questa volta la ricoverano subito.

E adesso arriva la parte dove mi incazzo.

Sono andato a trovarla tre volte. E ogni volta vorrei prenderla e portarla via. Troppe cose ci sono che puzzano, non convincono, casi esageratamente evidenti di incompetenza e malasanità. L'ospedale è davvero enorme, pulito e ben attrezzato. Per questo i prezzi sono altissimi. Ma in tema di salute non si bada al portafogli. Ci badano le assicurazioni però: da studente con borsa, Yu ha una assicurazione fornita dal governo cinese, tramite università; inoltre ha due assicurazioni in Giappone, una con sede a Singapore. Le tre assicurazioni si scannano per evitare di pagare le spese mediche. A Yu l'han portata in una stanza singola, ampia e confortevole, con frigo e televisione, posta sotto osservazione, flebo e analisi continue. Dopo tre giorni i medici non sanno ancora cosa abbia. Farfugliano di ipotetiche scarlattine o orecchioni. Inflenza batterica di sicuro, ma non sanno sbilanciarsi. Si sa solo che è grave e deve stare almeno due settimane in ospedale. E intanto si prendono 200 rmb (20 euro circa) per notte. Che in Cina è una somma semplicemente improponibile per il 90% della popolazione. Ma tanto Yu è straniera e dunque ricca e dunque chissenefrega, se sta male l'ospedale ci guadagna. Si sa solo che "è grave". E han chiamato l'università per farsi portare i soldi per le cure. E parlano di una eventuale operazione e che le devono aprire la schiena e non si sa per cosa né perchè. E vogliono che la famiglia (che vive a Yokohama, in Giappone) la raggiunga al più presto in ospedale a Pechino. E le infermiere sono solo buone a cambiarle la flebo, ma non la aiutano per andare in bagno e prendere le cose di cui ha bisogno (Yu non riesce a camminare da sola). E non le danno medicinali perchè hanno paura che sia allergica. Dunque la lasciano delirante al letto con 39 e mezzo di febbre, testa che le scoppia, pelle gonfia e tirata. E hanno anche chiamato l'università perchè pagasse una donna cinese che stia con lei e l'aiuti ad andare in bagno durante la notte. Le infermiere non ti dicono che malattia ha, ma sono buone a informarmi che una donna sa badare ad un malato meglio di un ragazzo, dunque è il caso che me ne torni a casa e lasci Yu da sola con questa sconosciuta. E in mezzo a dottori maschi che cambiano di giorno in giorno e si presentano solo per toccarle le tette e dirle di stare tranquilla.
Ditemi se non è assurdo. Yu vorrebbe tornare in Giappone e farsi curare là (stessa cosa che pensiamo io e tutti gli amici e conoscenti con i quali ho parlato) ma poichè ha detto all'assicurazione di Singapore che non riesce a camminare, se torna in Giappone l'assicurazione non la copre più. E se non ho capito male la sanità è privata anche in Giappone, anche lì business sulle malattie della gente.
E meno male che Yu ha una copertura medica e comunque soldi da parte. Un comune cittadino cinese sarebbe già morto di fronte al portone dell'ospedale. Un vero schifo. Qui sono messi peggio che in Italia: se hai i soldi bene, sennò crepa. E fottiti pure.

"Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato, l'ultimo albero tagliato, l'ultimo animale ucciso, solo allora capirete che non si può mangiare denaro"

2 Comments:

At 9:57 AM, Blogger tommaso said...

Purtroppo DANI questa storia la conosco bene, è una vera follia e ti dico 200 Rmb a notte va a anche bene. Se vai verso il Medica Centre o l''SoS emergency, sono 700 RMB il consulto, e poi ogni notte di degenza 10000 RMB. Se ti ammali in Cina hai un problema

 
At 10:59 PM, Anonymous ParkaDude said...

"For all pigs must die/ your being is a lie"

 

Post a Comment

<< Home