Thursday, April 05, 2007

Professore Daniè


Ieri ho concluso questa positivissima esperienza dell'insegnamento, oggi due righe le scrivo. L'insegnante: si tratta di cambiare di posto e di verso, dai semplici banchi alla cattedra del professore. Professore a 24 anni fa ridere, se calcoli che 6 anni prima eri proprio fra i banchi a mangiare merendine di nascosto, copiare versioni di latino, preparare l'interrogazione dell'ora dopo, scrivere frasi stupide nel diario o fantasticare sabati sballosi e ragazze consensienti... Professore a 24 è molto punk. Non puoi dire ai ragazzi "Io la penso come vuoi, odio il potere e questo crocifisso che sta alle mie spalle, non voglio darvi compiti, non voglio insegnare ma condividere esperienza e conoscenza, fanculo i compiti in classe, spaccate tutto e fate il cavolo che vi pare!". Questo non lo puoi dire. Non è maturo. E lasciamo stare il lato professionale. Secondo me va fatto ai capire ai ragazzi che il prof è uno studente più anziano, uno studente con più esperienza, i capelli bianchi e due figli della loro età. Non so come si insegna. Io c'ho provato e spero di averlo fatto bene.

Istituto Tecnico Commerciale (Ragioneria) "F. Corridoni" di Civitanova Marche (Mc). Cercano qualcuno che sia in grado di insegnare cinese per dei corsi pomeridiani facoltativi. Provarci sempre: curriculum e colloquio, mi assumono! 12 gennaio - 3 aprile 2007. 40 ore, 2 classi, otto ragazzi per classe (quattro maschi e tutte femmine). Preside, professori, bidelle mi insegnano come funziona il sistema info, firme, registro, fotocopie. Cool. Ci sono dentro. Prima lezione: paranoia totale! E se tra gli studenti ci fosse qualcuno come me quando avevo 18: cresta gialla, strafottenza, menefreghismo, contestazione, violenza?!!? Come affrontare un coglioncello del genere? Magari anche pluribocciato e a me coetaneo?! Paura... Paura che scompare quasi subito: gentili ed allegre ragazzine di 16-17-18 anni, tutte molto curiose di Cina e cinese. E insegnare diventa subito un divertimento. Queste 40 ore mi sono volate. Credo di aver instaurato un buon rapporto con gli studenti, sempre a darsi del "tu", lezioni impostate sul diaologo, discussione, domande, spunti. Materiali, fotocopie, dispense, cassette fornite dal sottoscritto. Spazio a curiosità, discussioni fuori tema, stuzzichini cinesi e thè. Ho anche portato Yu, amica giapponese, studentessa di cinese a Pechino. Ragazzi svegli, sufficientemente attenti ed interessati, ottimi secondo me i risultati ottenuti in così poco tempo: basica conoscenza delle abitudini cinesi, caratteristiche della lingua, fonetica, regole di scrittura e sintassi. Ascolto di cassette e utilizzo del computer per la scrittura in caratteri cinesi. Esercizi orali e alla lavagna. E ieri, ultimo giorno, prova finale: 5-6 esercizi di teoria e pratica della lingua scritta, più 2 minuti di prova orale. Tutto ben riuscito direi. Ho già corretto i compiti: pochi errori, problemi minuscoli. Il brutto è che dovrò dare un voto, una valutazione finale. Ovviamente non si baserà solamente sulla prova finale, ma anche e soprattutto su partecipazione, attenzione, interventi e performance durante le lezioni. Anche se non tutti hanno dato in modo uguale, vorrei dare a tutti il massimo... ma non si può, e odio dare di più a uno e di meno all'altro: discrimina, offende, mette i ragazzi in competizione, crea astio, sfida, risentimento, disillusione, frustrazione. Che cazzata i voti. Io sono figlio e nipote di insegnanti, praticamente sono nato e vissuto tra insegnanti. Mio padre, professore di chimica da una vita, lo dice sempre: i voti rovinano i ragazzi. Ero già d'accordo quando sedevo sui banchi. Lo sono di più adesso che sono passato dall'altra parte. Purtroppo si devono dare ma guastano tutto: se le lezione sono impostate su un dialogo costante con i ragazzi, su domande e risposte, stimoli e reazioni, un giudizo di fondo su ogni persona viene fuori da sè, ognungo sarà più o meno coscente di quanto potrebbe dare/fare e quanto dà/fa, così come degli altri. A cosa serve il voto dell'insegnante? Voto basato spessimo su un compito copiato, un'interrogazione suggerita, un'intervento dettato dal puro caso o dall'aver studiato un'oretta il giorno prima.
Contro il voto. Come stava scritto su un muro a Venezia "Mi no me voto".

Grazie mille ai "miei" ragazzi. Spero che vadano avanti con lo studio e si impegnino come hanno fatto con me. Pochi andranno a fare l'università, spero solo trovino da fare quello che piace loro fare e di cui spesso abbiamo discusso a lezione.
Buona strada guys!

"Daniele, ce l'hai 'na sigaretta?"



0 Comments:

Post a Comment

<< Home