Una normale mattina di profonde riflessioni filosofiche...
Parcheggio l'auto in una via secondaria, non lontana dal centro storico maceratese. La scuola di nostro figlio dista poche decine di metri. Camminiamo per mano, mi chiede perché deve tenere il giubbettino, rispondo sicuro che è perché di prima mattina l'aria è pizzichina, lui mi contesta che però le foglie degli alberi non si muovono e quindi non c'è vento, forse collegando l'assenza di vento all'assenza di freddo. Non male per un bimbo di tre anni e quattro mesi. Una giovane donna, alta e bionda, ci supera a piedi. Mi chiedo se abbia figli. All'ingresso incontro i soliti bimbi dei soliti genitori, in buona parte di origine straniera. Saluto con un sorriso, mentre osservo mio figlio entrare, la maestra tiene aperta la porta, io mi assicuro di chiudere bene il cancello di ferro. Dall'interno, un bimbo nero mi chiede in italiano dove sia un certo..., un nome straniero che non al momento non ricordo. Un altro bimbo di probabile origine straniera gli corre dietro. Muovo i miei passi divertito verso l'auto, la nostra è stata una scelta cosciente e mirata, quella di iscrivere nostro figlio in una scuola ad alta percentuale di bimbi e bimbe di origine non italiana. Sarebbe fantastico se, fra qualche anno, porti con sé qualche parola o frase di arabo, albanese, urdu o romeno. Mi piacerebbe se mi chiedesse di invitare a casa l'amichetto nigeriano, o andare a fare merenda dalla famiglia tunisina della sua compagna di classe, o chiedermi i soldi per il biglietto aereo per il Senegal, perché vorrà andare a trovare una sua amica. Oltrepasso un alimentari etnico, dove a volte mi fermo a comprare pane libanese e tè verde cinese. La giovane donna che lo gestisce è alta e magra, indossa un velo che le copre collo e capelli, è una ragazza di rara gentilezza. Giorni fa, il macellaio del negozio ci ha regalato delle ossa di bovino per i nostri cani. Sono quasi arrivato alla macchina, il cielo è azzurro, l'aria pizzichina e puzza un po' di smog, siamo infatti a due passi dalla stazione dei treni e dal traffico cittadino. Peccato, avrei preferito una sigaretta, una di quelle cinesi magari.

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