Sulla maturità 2026...
Giugno o luglio 2025, durante gli esami di Stato nel liceo maceratese dove insegno capitò di confrontarsi con una funzionaria inviata dal Ministero dell'istruzione e del merito. Persona di esperienza, professionale e gentile nei modi, chiese se avevamo domande, curiosità o critiche da muovere. Da docente e commissario interno, alzai la mano e dissi che auspicavo al più presto una riforma degli esami di Stato. Prese appunti. Non pensavo che, a distanza di un anno, ne avrei visto alcuni risultati.
Proprio in questo in giugno o luglio 2026 in cui, per la prima volta dall’anno scolastico 2017/18, non sono commissario agli esami. Oltre tutto, con la miglior classe quinta che mi/ci sia mai capitato di avere. Pazienza. Ma volevo essere presente come auditore/pubblico non pagante agli orali, in quanto pubblici, e così è stato.
Mi piace essere onesto, lo sarò anche stavolta: per pigrizia, mai per menefreghismo, e in altre faccende affaccendato, non mi sono neanche degnato di leggere la nuova ordinanza ministeriale per gli esami che tornano a chiamarsi “di maturità”. Quindi, lo ammetto, sono semplicemente entrato in aula con gli alunni e le alunne che me lo hanno permesso, per ascoltare la loro prova orale.
35 gradi (48 percepiti) e l’incessante rumore dei cantieri nei dintorni (Valditara dove sei? Manca sempre un eroe quando serve, tutti buoni a cambiare i nomi, non la sostanza, delle cose), ho visto questi e queste giovani confrontarsi con una commissione di professioniste ridotta da 6 a 4 più la presidente (un mero taglio di spesa, a discapito della Scuola e dei contribuenti, cioè di te che leggi e paghi le tasse in Italia).
Prima impressione? Si parte dal candidato/a che illustra il suo percorso negli ultimi 5 anni, narrazione soggettiva e preziosa soprattutto per la parte “esterna” della commissione, per poi iniziare con le domande per lo più intrinsecamente disciplinari e, nel fondo, un confronto su temi di educazione civica e l’esperienza di FSL (Formazione scuola-lavoro, ex PCTO Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento, ex ASL Alternanza scuola lavoro). Si è nuovamente tornati indietro, facendo passare l’esame orale come una ennesima interrogazione disciplinare su argomenti battuti e ribattuti. Probabilmente sì, anche a giudicare dal fatto che i commissari portano e sfogliano i libri nel porre le domande, non valorizzando quindi le tanto decantate (da 10-15 anni a questa parte) competenze, che dovrebbero essere il fondamento del percorso formativo di scuola secondaria superiore. Tuttavia, ho visto “venir fuori” personalità, voci, esperienze, perplessità e umori dai diretti candidati e candidate, cosa ovviamente apprezzata ma non solo dal sottoscritto. Insomma, non direi che questo “nuovo” modello di esame sia tanto peggio di quello precedente. E quindi, ancora una volta, ad astra per aspera.
Grazie a chi mi ha lasciato entrare in aula durante la sua discussione di esame di maturità, grazie anche a chi non me lo ha permesso. Grazie per l’ultimo rituale confronto prima dell’ultima rituale prova, sempre un arricchimento antropologico esteso. Bello spendere due chiacchiere quasi fuori dalla formalità istituzionale, scambiare due parole e due strette di mano con i vostri familiari e amici/che. Sono poi andato a mangiare, bere e riflettere nel ristorante sushi più vicino, tra i 35 gradi (48 percepiti) e l’incessante rumore dei cantieri nei dintorni più vicino. Mi sembra le vostre prove orali siano state all’altezza di ciò che (io, noi, voi, gli altri?) ci si aspettava. I miei complimenti, onorato di avervi accompagnato in questi cinque anni. Cosa abbiamo vinto? Niente. Cosa avete vinto? Niente. Vi è stato però, giustamente e formalmente, riconosciuto l’epilogo di un lungo percorso formativo, in buona parte obbligatorio, ma da voi scelto. Cosa farne sta ora a voi decidere. E, spoiler, non v’è alcuna risposta corretta, solo molteplici opzioni possibili. Questa “nuova” vita inizia adesso, le nostre strade forse si incroceranno ancora, nel frattempo però vi auguro ogni bene e una serena estate. Buon vento, buona strada.
p. s. Durante le varie discussioni, è stato chiamato in causa il tema della noia tra Leopardi e Montale, che a me ha invece riportato alla memoria la prima strofa del testo della canzone “Vinavil” del gruppo punk maceratese Res Nullis, dedicata al rapporto tra noia di provincia e consumo di droghe:
la noia mi assale
io qui sto male
forse un rimedio troverò
la droga è illegale
ma io me ne frego
ed è per questo
che a tutti voglio cantar…
Qui un link al video di un concerto live a Tolentino (MC) nel lontano 2007:
https://www.youtube.com/watch?v=L1DCtsNW2Yc&list=RDL1DCtsNW2Yc&start_radio=1
Invece, sul tema dell’attesa nella poesia “Il sabato del villaggio”, sempre di Leopardi, avrei riportato i versi di una canzone del cantautore bolognese Claudio Lolli (1950-2018), intitolata “Aspettando Godot”:
Questa sera sono un vecchio di settant’anni
solo e malato in mezzo a una strada
dopo tanta vita più pazienza non ho
non posso più aspettare Godot.
Ma questa strada mi porta fortuna
c'è un pozzo laggiù che specchia la luna
è buio profondo e mi ci butterò
senza aspettare che arrivi Godot.
In pochi passi ci sono davanti
ho il viso sudato e le mani tremanti
e la prima volta che sto per agire
senza aspettare che arrivi Godot.
Ma l'abitudine di tutta una vita
ha fatto sì che ancora una volta
per un momento io mi sia girato
a veder se per caso Godot era arrivato.
Qui il link alla canzone:
https://www.youtube.com/watch?v=Ee8XiILtHaU&list=RDEe8XiILtHaU&start_radio=1
Sul tema della parità di genere e retributiva, come sancita negli articoli della Costituzione italiana, avrei terminato la mia arringa togliendomi la scarpa e sbattendo il tacco sul tavolo della Commissione, un po’ come Nikita Krusciov all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1960. Ma va bene, capisco sarebbe stato un tantino esagerato.
E comunque, sempre per fortuna, l’esame l’avete dato voi, e non io. Ancora buona fortuna, evviva l’anarchia!


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