Saturday, December 13, 2025

Non ero mai stato ad una stand-up comedy…

Non ero mai stato ad una stand-up comedy, non dal vivo, intendo. Trattasi di uno di quei spettacoli in cui un comico si esibisce “in piedi” di fronte ad un pubblico seduto, col quale interagisce, cercando di strappare grasse risate. Ne avrete visti in televisione, a me viene ovviamente in mente il programma Zelig, in onda su Mediaset. E un po’ Woody Allen, non a caso. Bene, ieri con due amici che negli ultimi tempi sono diventati cultori della materia, sono stato ad assistere a una di queste stand-up comedy in un circolo nei vicoli del centro di Ancona. Come ha anche fatto notare il comedian che ha aperto lo spettacolo all’ospite principale, credo che uno faccia stand-up comedy per resistere al peso della vita, quando realizzi che l’alcool da solo non basta più. Non si capisce bene quali siano i limiti tra battuta, satira, ironia, umorismo, finzione, denuncia, libera offesa, atto d’accusa, svelare la contraddizione, castigare ridendo mores e altro ancora. Forse, a nessuno interessa davvero capirlo. Il pubblico era composto da 30-40enni bianchi, ben vestiti, a prevalenza maschile. Non certo l’atmosfera da bar di periferia o da centro sociale okkupato. Tra prezzo del biglietto, tessera associativa e birrette varie se ne vanno una cinquantina di euro, e ci sta. La CGIL e il sindacalismo di base hanno provato a portare il Paese in piazza per denunciare il crollo del potere d’acquisto e l’inflazione che si mangia i salari, ma niente, agli italioti sta bene così. Quindi ci sta. Invece ci sta meno il fatto che l’acquisto del biglietto sia rigorosamente on-line, con obbligo di scaricare l’app, iscriversi, dare dati più o meno veritieri, creare il QR code e tutte queste odiose menate che mi fanno sentire inutilmente vecchio e rabbioso. Io odio il mondo che mi circonda. Vi odio. E no, non è una battuta. Comunque, tornando all’altra sera…

Sale sul palco il principale comedian, uomo sulla cinquantina, pisano, affetto da qualche malformazione che lo obbliga ad una più o meno manifesta disabilità, uno dei vari argomenti-tabù da attaccare durante tutto lo show. E giù a bastonate amare con sesso, donne, preti pedofili, albanesi, napoletani, calabresi, sardi, americani, ebrei, zingari, gay, comunità LGBTQ+, africani, nazisti e via via già fino alla presunta innocenza di Bossetti sul caso dell’omicidio della piccola Yara. Non risparmia niente e nessuno, è decisamente democratico da questo punto di vista. Dal pubblico reazioni per lo più divertite, qualcuno ride a squarciagola, altri sorridono appena, qualcuno resta più interdetto. Alle mie spalle, un tipo lamenta di conoscerle ormai tutte a memoria, quelle battute. Credo questi comici preparino uno spettacolo e poi lo portino in giro per un po’, fino a preparare un nuovo spettacolo e portare in giro quello. Un po’ come nel teatro o gli spettacoli di strada. Un’ora circa di monologo, dove ha toccato vari temi appunto, e interagito con un paio di coppie e qualche altro spettatore. Bravo, competente, voce decisa, passo da chi sa stare sul palco, battuta pronta e fissa, qualche applauso, molte risate. Sul finire, ha chiesto se qualcuno si fosse offeso per le sue battute. Nessuna risposta. In effetti, è probabile che tra il pubblico non ci fossero neri, ebrei, preti, albanesi, napoletani, calabresi, zingari, disabili, nazisti. Sicuramente non c’era il padre della piccola Yara. Di questo sono sicuro. Mi ha ricordato un po’ l’immagine dell’attore comico nero americano Will Smith (sì, il “principe di Bel-Air”) quando schiaffeggiò violentemente l’attore comico nero americano Chris Rock per aver fatto una battuta un po’ troppo spinta su sua moglie, di fronte ad un enorme pubblico internazionale di spettatori durante la cerimonia degli Oscar del 2022. Sta un po’ qui il punto: c’è un limite oltre il quale non spingersi? Non credo che questi comedian siano sprovveduti, anzi sono professionisti della propria arte, quindi si interrogheranno su questo e altri dilemmi morali da almeno un centinaio di anni, giungendo a conclusioni diverse e comportandosi di conseguenza. Cosa ne penso io?

Durante i primi trentasette secondi di spettacolo quasi non credevo alle mie orecchie: cazzo, fica, culo, frocio, negro, ebreo… Mi sono sentito catapultato alla metà degli anni ’90, sembrava sentire parlare me stesso a 15 anni nello spogliatoio puzzolente della mia squadra di calcio di periferia, prima di civilizzarmi e iniziare a conoscere il mondo. Più che altro, saranno almeno 25 anni che le mie orecchie non sono più abituate a questo linguaggio, concentrati come siamo, ormai tutti e tutte, al rispetto per “l’altro”, in particolare per le minoranze, all’inclusione, alla critica alle egemonie culturali e linguistiche. Davvero un tuffo nel passato, che mi ha spiazzato, per poi riportarmi alla cinica ironia e all’arte di offendere tutto e tutti, ma con stile, e strappando risate qua e là. Certo, qualche donna, qualche africano, qualche napoletano o qualche albanese si sarebbe potuto seriamente incazzare durante lo spettacolo, qualche femminista o fondamentalista religioso o attivista politico si sarebbe potuto far esplodere, perché sì, qualcuno si potrebbe essere potuto offendere e neanche di poco. Ma, ripeto, forse non è questo il punto. E dev’essere tutto pensato, calcolato, programmato, considerato, valutato in questo ironico e satirico mondo di una stand-up comedy.

p. s.: Grazie a F. e M. per avermi portato con loro, grazie soprattutto per la piacevole serata assieme.

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